Conoscete David Howell Evans?
Ah no?
Eppure è strano: se capitate in un blog di uno che parla di paternità e musica non potete non conoscere David Howell Evans, musicista e padre.
Vabbè, l'operazione "antipatia e spocchia" la chiudiamo qui.
David Howell Evans altri non è che "The Edge" chitarrista degli U2, gruppo che non ha bisogna di altre presentazioni.
Sto ascoltando l'ultimo lavoro della band irlandese. La messa a disposizione gratuita su iTunes del mese scorso, anche se è stata criticata, io non l'ho boicottata per niente. E sono qui che me la giro a perla in macchina "O-OOOOOH! O! O-OOOOOOOOOH!" che chi mi vede al semaforo distoglie lo sguardo imbarazzato.
Non è che volessi parlare proprio dell'ultimo degli U2, però. Che si ascolta volentieri, in ogni caso.
Mi incuriosiva, come mi ha sempre affascinato, lo stile di The Edge, che apprezzo da quando la mia amica Debora mi ha palgiato fino all'acquisto, verso la fine degli anni 80, di Unforgetable Fire e War. Mi pare di ricordare che le sue motivazioni fossero che con gli U2 si cuccava di sicuro.
Scherzo Deb, in ogni caso non funziona, mi pare che ce ne siamo accorti tutti. Non funziona con me, perlomeno.
Ma torniamo sul "Bordo"; tempo fa lessi da qualche parte che D.H. (si trovano decine di interpretazioni del suo soprannome, ma secondo me è molto più banalmente un'assonanza delle sue iniziali) ha cinque o sei figli.
Non so se sia un buon padre per loro, magari non lo è, ma in questo momento non mi interessa.
Il punto è che bisognerebbe essere padri come The Edge è riuscito a diventare uno dei più famosi chitarristi del mondo: cercando il proprio stile, unico ed inconfondibile. Coerente, anche, nel suo incredibile eccletismo.
Se penso alla fine degli anni 70 dove il mondo musicale si divideva in due: il punk da una parte ed il rock più melodico dall'altra. Questo ragazzo di nemmeno 20 anni ha deciso di non copiare né Mark Knopfler né Mick Jones, e neppure di rifugiarsi in un passato allora recente con i Pink Floyd, i Rolling Stones, i Beatles. L'unica cosa che ha tenuto di tutti questi illustri colleghi è stata la voglia di innovare e di cercare uno stile che fosse una firma, un'impronta digitale.
Di quelle situazioni che succedono solo con i grandi: senti due note e taaac! Questo è The Edge.
Sempre in movimento, però, sempre nuovo eppure coerente con la propria storia.
Ha preso le sue chitarre come fossero dei figli (ha tante chitarre oltre che tanti figli) e le ha fatte crescere assieme a lui: nuovi effetti, corde differenti, prove ed errori, errori e soluzioni.
Esperienza, sempre!
Allo stesso modo bisognerebbe essere padri: senza credere troppo ai metodi trovati in libreria, senza ascoltare troppo ai blogger sgureggioni, senza copiare il vicino di casa esperto di bricolage, non cedendo alle colleghe che ti vedono come un "mammo", ma volendo credere al proprio stile, cercando con costanza le due note che un giorno, in un ipotetico cd di memorie faranno dire ai nostri figli: "'azzarola! Era papà".
"If you go your way and I go mine
Are we so helpless against the tide?" (U2 - Every Breaking Wave)
venerdì 17 ottobre 2014
martedì 14 ottobre 2014
Michael Pholp
Ho ricominciato a nuotare.
Si, 45 minuti a settimana forse non è proprio il caso di chiamarli "nuotare" ma questo è quanto.
Dallo scorso anno porto tutta la ciurmaglia in piscina al giovedì. Uno dei momenti più belli della settimana ma anche uno dei più faticosi.
Tra parentesi: ma 'sto mito dei genitori che fanno fare troppe attività extra ai bimbi? È vero?
Se è vero, come fate? Dove le trovate le energie?
Lasciando stare tempo e soldi che sono un altro discorso. La risposta forse sta nel gruppetto di tate straniere che portano uno s'ciapo di rampolli di qualche nobile casata in piscina alla stessa ora. Non vale, però: non c'è gara se c'avete la tata che ve li scarrozza.
Ma torniamo a noi: una volta a settimana che di più non si può. Vorrebbe dire andare a lavorare a chissà che ora per finire a chissà che altra. No no no.
La piscina dove andiamo ha una caratteristica, oltre che essere gestita da mio papà: è calda. È calda l'acqua ed è caldissimo l'ambiente.
Così lo scorso anno mi preparavo in assetto da competizione già al mattino: t-shirt fiqua invece della maglia della salute, che se devi rimanere in maniche corte almeno che tu non abbia la canotta de nonno. Pantalone non eccessivamente attillato (che pesando quasi 100 kg non era mica facile da trovare). Calzini senza buco.
E comunque sudavo mentre li cambiavo tutti e tre in rapida successione. Anche puntando all'autonomia sudavo. Pure di più, ad onor del vero.
Poi avevo l'illusione di questi 45 minuti di pace.
Pia illusione, si direbbe. Una volta la signora che pulisce lo spogliatoio non trova la scala e nemmeno mio padre e chiede a me (che notoriamente so dove mio padre mette la scala), una volta mio padre deve farmi fare un lavoro, una volta mi chiamano al telefono per una cosa che non può aspettare domani, una volta ci sono i nipotini da guardare, un'altra volta trovi la compagna del liceo che ti attacca il bottone, poi ce la mamma dell'altra bimba che vuole sapere cosa ne pensi dell'istruttrice... insomma: addio 45 minuti di tranquillità.
Così ho pensato: invece di bollirmi di umidità e di facebook mi tuffo in acqua e provo a vedere se questa benedetta spalla destra trae un minimo di beneficio facendo un po' di esercizio.
Funziona.
No, non per la spalla, che fa sempre male, ma per i 45 minuti di tranquillità.
In corsia ci sono due dodicenni sprintosi che probabilmente mi vedono come io vedevo il 40enne barbuto in corso con me quando avevo 12 anni: un rompicoglioni fuori posto.
Poi c'è una mamma con un fisico da pin-up che se l'avessi avuta in corso a 12 anni avrei nuotato tutto il tempo con la deriva bella fissa che manco Luna Rossa.
Insomma, questa cosa mi piace. I bimbi sono contenti, ogni tanto dalla loro corsia mi salutano, ma la maggior parte delle volte neppure mi calcolano. Ci si lava e ci si veste assieme ed alla sera si dorme il sonno dei giusti.
Adesso cerco il modo di mettere una segreteria telefonica personalizzata per il giovedì: chiamate domani, sono occupato ad essere felice.
Si, 45 minuti a settimana forse non è proprio il caso di chiamarli "nuotare" ma questo è quanto.
Dallo scorso anno porto tutta la ciurmaglia in piscina al giovedì. Uno dei momenti più belli della settimana ma anche uno dei più faticosi.
Tra parentesi: ma 'sto mito dei genitori che fanno fare troppe attività extra ai bimbi? È vero?
Se è vero, come fate? Dove le trovate le energie?
Lasciando stare tempo e soldi che sono un altro discorso. La risposta forse sta nel gruppetto di tate straniere che portano uno s'ciapo di rampolli di qualche nobile casata in piscina alla stessa ora. Non vale, però: non c'è gara se c'avete la tata che ve li scarrozza.
Ma torniamo a noi: una volta a settimana che di più non si può. Vorrebbe dire andare a lavorare a chissà che ora per finire a chissà che altra. No no no.
La piscina dove andiamo ha una caratteristica, oltre che essere gestita da mio papà: è calda. È calda l'acqua ed è caldissimo l'ambiente.
Così lo scorso anno mi preparavo in assetto da competizione già al mattino: t-shirt fiqua invece della maglia della salute, che se devi rimanere in maniche corte almeno che tu non abbia la canotta de nonno. Pantalone non eccessivamente attillato (che pesando quasi 100 kg non era mica facile da trovare). Calzini senza buco.
E comunque sudavo mentre li cambiavo tutti e tre in rapida successione. Anche puntando all'autonomia sudavo. Pure di più, ad onor del vero.
Poi avevo l'illusione di questi 45 minuti di pace.
Pia illusione, si direbbe. Una volta la signora che pulisce lo spogliatoio non trova la scala e nemmeno mio padre e chiede a me (che notoriamente so dove mio padre mette la scala), una volta mio padre deve farmi fare un lavoro, una volta mi chiamano al telefono per una cosa che non può aspettare domani, una volta ci sono i nipotini da guardare, un'altra volta trovi la compagna del liceo che ti attacca il bottone, poi ce la mamma dell'altra bimba che vuole sapere cosa ne pensi dell'istruttrice... insomma: addio 45 minuti di tranquillità.
Così ho pensato: invece di bollirmi di umidità e di facebook mi tuffo in acqua e provo a vedere se questa benedetta spalla destra trae un minimo di beneficio facendo un po' di esercizio.
Funziona.
No, non per la spalla, che fa sempre male, ma per i 45 minuti di tranquillità.
In corsia ci sono due dodicenni sprintosi che probabilmente mi vedono come io vedevo il 40enne barbuto in corso con me quando avevo 12 anni: un rompicoglioni fuori posto.
Poi c'è una mamma con un fisico da pin-up che se l'avessi avuta in corso a 12 anni avrei nuotato tutto il tempo con la deriva bella fissa che manco Luna Rossa.
Insomma, questa cosa mi piace. I bimbi sono contenti, ogni tanto dalla loro corsia mi salutano, ma la maggior parte delle volte neppure mi calcolano. Ci si lava e ci si veste assieme ed alla sera si dorme il sonno dei giusti.
Adesso cerco il modo di mettere una segreteria telefonica personalizzata per il giovedì: chiamate domani, sono occupato ad essere felice.
venerdì 10 ottobre 2014
Prendiamoci un 4
Io
di 4 ne ho presi una valanga, al liceo. Voi no?
Per
un periodo della mia vita addirittura arrivare a 4 pareva già un
risultato.
Ricordo
ancora, con lo stesso magone di allora, la consegna del primo compito
di latino corretto in terza superiore.
La
premessa della vecchia insegnante fu: “È andata piuttosto male, ho
tolto un voto ad ogni errore ma ad un certo punto ho dovuto fermarmi
per darvi una chance di recuperare durante l'anno. Se non fosse il
primo compito che faccio con voi e non vi scontassi almeno le colpe
del professore che mi ha preceduto, sarei andata sotto zero senza
pietà. Parto dal voto più basso: El_Gae”.
Ecco!
Avevo
preso uno. #1#
Da
lì è stata una lentissima risalita durata ben 29 compiti scritti,
passando per una bocciatura l'anno successivo e un cambio di
insegnante per arrivare ad un inaspettato quanto meritato 7,5 al
trentesimo compito. L'ultimo della quarta liceo.
Capirete
che con un curriculum così, quando l'insegnate, stavolta più
giovane e comprensiva, mi disse che una sola sufficienza non poteva
bastare per rimettermi completamente in pari e avrebbe voluto
ritestare il mio progresso, ma non con l'orale, disciplina in cui me
la cavavo abbastanza bene, ma con lo scritto, mi prese il panico e
per la prima volta sconfinai nell'illegale copiando il successivo
compito, pensato ad hoc per pochi fortunati, praticamente da capo a
piedi.
Va
ben, ma non volevo fare coming out sui miei trascorsi scolastici.
Parlavo
di progressioni lente, di traguardi.
Mancano
15 giorni esatti alla Maratona di Venezia.
Domenica
scorsa, con un paio di compagni di merende ci siamo sparati i 35 km
di quello che in gergo si definisce “il Lungo”; che non è uno
dei bravi cowboy ma l'allenamento sulla distanza. È intuitivo, in
effetti.
![]() |
| Panorami "Lunghissimi" al sorgere del sole |
Le
gambe girano benissimo sul serio, i quasi 14 kg persi si fanno
sentire.
Così
mi è venuta un'idea bizzarra: forse riesco a stare sotto le 4 ore.
No,
mi dico un attimo dopo, non ce la posso fare. Tieniti le 4,30 come
obiettivo ed accontentati.
Ma
poi mi faccio tutti i miei conti: ci siamo fermati un paio di volte
che si poteva fare a meno, ai ristori ottimizzo mangiando velocemente
o camminando più forte... insomma...
Potrebbe
non essere impossibile.
Chiaro
è che, essendo andata la precedente esperienza abbondantemente sopra
le 5 ore, qualsiasi timing che inizi per 4 andrebbe comunque bene.
Ci
pagano uguale, direbbe mio suocero, anche se arriviamo a 4,15.
Però,
vuoi mettere?
Va
ben, la cosa migliore è provare a vedere come girano le gambe quella
mattina e come starò durante la giornata. Andando in progressione,
appunto, come con i compiti di latino. Certo, senza lo stress dei
compiti di latino, possibilmente.
Poi,
visto che c'è in giro un sacco di brava gente, ma sul serio, ho fatto
anche un ultimo pensierino su Occhio al Nikio. Senza i clamori dei
primi tempi o del botto fatto al concerto, il nostro piccolo conto ha
continuato a salire piano piano, arrivando oramai in prossimità del
2000 € tondi tondi.
Mi
chiedo: ma in 15 giorni ce la faremo ad arrivarci?
Dai!
Che qui, a differenza delle 4 ore, il risultato ha davvero un valore.
mercoledì 8 ottobre 2014
Sognavo d'esser con la mia bella ed invece ero di sentinella
Mannaggia a me e alla mia poca attenzione, al mio poco fiuto per le notizie che contano ed i fenomeni sociali.
Cazzocazzo!
Qualche mese fa stavo guardando la tv, con il mio solito fare sonnacchioso e Silver mi fa vedere una mail abbastanza sconcertante su di un prete che se la prende con Scalfarotto, Lunacek e le amministrazioni comunali di sinistra in genere.
Lo scritto chiudeva, così, senza mai averle nominate prima con: "Continuiamo a lottare, uniti, con le Sentinelle in Piedi".
Ad aggravare lo sgomento l'aver ricevuto la mail da una persona che si stimava, ma vabbè, questo ora non c'entra.
Anzi un po' c'entra, ma lo vediamo dopo.
Insomma, io sono pigro ed ho poco "intividere" come direbbe mia madre, cioè ci vedo poco dentro alle cose, ma sono anche un gran curiosone.
Allora il giorno dopo mi pianto su internet e mi vado a cercare chi siano queste Sentinelle in Piedi.
E l'ho capito, chi sono.
Lì per lì sembra un gruppo pacifico, che teme di non poter dire più la sua opinione sulla famiglia tradizionale, alla quale tiene particolarmente, una volta che sarà passata la legge contro l'omofobia.
Vabbè! Avevano fatto un paio di flash mob in piazza, non particolarmente popolati ed io avevo archiviato la pratica mettendo un like sulla pagina facebook per tenerli d'occhio.
Tra parentesi: ho scoperto che c'è un modo per seguire qualcuno su facebook anche senza mettere il like che, in effetti, non è che sia proprio il massimo se le idee che vuoi seguire non le condividi. Ora non mi ricordo come si fa, ma so che si può. Chiusa parentesi.
Senonché ora è pieno di gente che parla delle Sentinelle in Piedi. Tutti sanno chi sono, ed io ho perso l'occasione di fare questo pezzo sei mesi fa, quando nessuno lo sapeva e poteva dire: "Guarda io le conosco, me ne ha parlato El_Gae".
In ogni caso, anche fuori tempo massimo, ve lo dico: le Sentinelle mi fanno paura? Mi fa paura perché è non violento, per cui non allontana chi non è violento. Mi fa paura perché non parla contro ma a favore di diritti. Certo, i proprio, come fanno tutti, dicono che vogliono difendere il loro diritto di parola, la possibilità di esprimere la propria idea. Ora trovatemi uno che vi dica che è contro il diritto di parola.
Mi fanno paura perché leggono libri. E cosa c'è di più rassicurante, colto, pacato e bello di un libro da leggere.
Insomma, sono carini da vedere con quel libretto in mano nei soleggiati pomeriggi estivi a ravvivare il grigiume delle piazze italiane. Sono così belli, puliti, cattolici e rassicuranti che piacciano alla mammma dell'asilo che non ce l'ha con i gay, ma questi ragazzi, signora mia, sono tanto buoni e cari... vuoi non dargli una mano?
Piacciano anche alla nostra amica, quella della mail, che si preoccupa sul serio della salute dei suoi figli.
Vabbè, ma allora a cosa ti attacchi?
Mi attacco al fatto che le Sentinelle difendono un diritto a discapito di qualcun altro e questo non va bene. Perché difendono un diritto che non è nemmeno a rischio e questo è una provocazione, è un pretesto.
E provocare non va bene perché fa incazzare e se tu vuoi fare incazzare qualcuno lo fai per due motivi: o ci trovi gusto, e allora sei un immaturo o sei malato, oppure perché speri che l'altro faccia qualche cosa che lo scredita agli occhi del mondo.
Insomma, voi dareste dei figli in mano a dei violenti?
Operazione geniale, devo dare atto. Semplice, immediata, stilisticamente ben riuscita.
Ma non ci sto, mi dispiace. Ho tolto anche il like alla pagina, tanto ormai ho capito (grazie a Barbara che mi ha fatto notare che non lo avevo ancora tolto)
La pensiamo in modo diverso. Sono sicuro che non vi dispiaccia; in fondo, non è per questo che lottate?
"Uomo bianco! L'ebreo sta usando il negro come muscolo contro di noi. Cosa vuoi fare, Uomo bianco? Startene con le mani in mano?"
"Io li odio i nazisti dell'Illinois" (The Blues Brothers)
Cazzocazzo!
Qualche mese fa stavo guardando la tv, con il mio solito fare sonnacchioso e Silver mi fa vedere una mail abbastanza sconcertante su di un prete che se la prende con Scalfarotto, Lunacek e le amministrazioni comunali di sinistra in genere.
Lo scritto chiudeva, così, senza mai averle nominate prima con: "Continuiamo a lottare, uniti, con le Sentinelle in Piedi".
Ad aggravare lo sgomento l'aver ricevuto la mail da una persona che si stimava, ma vabbè, questo ora non c'entra.
Anzi un po' c'entra, ma lo vediamo dopo.
Insomma, io sono pigro ed ho poco "intividere" come direbbe mia madre, cioè ci vedo poco dentro alle cose, ma sono anche un gran curiosone.
Allora il giorno dopo mi pianto su internet e mi vado a cercare chi siano queste Sentinelle in Piedi.
E l'ho capito, chi sono.
Lì per lì sembra un gruppo pacifico, che teme di non poter dire più la sua opinione sulla famiglia tradizionale, alla quale tiene particolarmente, una volta che sarà passata la legge contro l'omofobia.
Vabbè! Avevano fatto un paio di flash mob in piazza, non particolarmente popolati ed io avevo archiviato la pratica mettendo un like sulla pagina facebook per tenerli d'occhio.
Tra parentesi: ho scoperto che c'è un modo per seguire qualcuno su facebook anche senza mettere il like che, in effetti, non è che sia proprio il massimo se le idee che vuoi seguire non le condividi. Ora non mi ricordo come si fa, ma so che si può. Chiusa parentesi.
Senonché ora è pieno di gente che parla delle Sentinelle in Piedi. Tutti sanno chi sono, ed io ho perso l'occasione di fare questo pezzo sei mesi fa, quando nessuno lo sapeva e poteva dire: "Guarda io le conosco, me ne ha parlato El_Gae".
In ogni caso, anche fuori tempo massimo, ve lo dico: le Sentinelle mi fanno paura? Mi fa paura perché è non violento, per cui non allontana chi non è violento. Mi fa paura perché non parla contro ma a favore di diritti. Certo, i proprio, come fanno tutti, dicono che vogliono difendere il loro diritto di parola, la possibilità di esprimere la propria idea. Ora trovatemi uno che vi dica che è contro il diritto di parola.
Mi fanno paura perché leggono libri. E cosa c'è di più rassicurante, colto, pacato e bello di un libro da leggere.
Insomma, sono carini da vedere con quel libretto in mano nei soleggiati pomeriggi estivi a ravvivare il grigiume delle piazze italiane. Sono così belli, puliti, cattolici e rassicuranti che piacciano alla mammma dell'asilo che non ce l'ha con i gay, ma questi ragazzi, signora mia, sono tanto buoni e cari... vuoi non dargli una mano?
Piacciano anche alla nostra amica, quella della mail, che si preoccupa sul serio della salute dei suoi figli.
Vabbè, ma allora a cosa ti attacchi?
Mi attacco al fatto che le Sentinelle difendono un diritto a discapito di qualcun altro e questo non va bene. Perché difendono un diritto che non è nemmeno a rischio e questo è una provocazione, è un pretesto.
E provocare non va bene perché fa incazzare e se tu vuoi fare incazzare qualcuno lo fai per due motivi: o ci trovi gusto, e allora sei un immaturo o sei malato, oppure perché speri che l'altro faccia qualche cosa che lo scredita agli occhi del mondo.
Insomma, voi dareste dei figli in mano a dei violenti?
Operazione geniale, devo dare atto. Semplice, immediata, stilisticamente ben riuscita.
Ma non ci sto, mi dispiace. Ho tolto anche il like alla pagina, tanto ormai ho capito (grazie a Barbara che mi ha fatto notare che non lo avevo ancora tolto)
La pensiamo in modo diverso. Sono sicuro che non vi dispiaccia; in fondo, non è per questo che lottate?
"Uomo bianco! L'ebreo sta usando il negro come muscolo contro di noi. Cosa vuoi fare, Uomo bianco? Startene con le mani in mano?"
"Io li odio i nazisti dell'Illinois" (The Blues Brothers)
venerdì 3 ottobre 2014
I dolori del giovane Father
Giovane?
Nemmeno troppo, a ben guardare.
Giovanile, diciamo.
Vabbé, lasciamo perdere.
Una delle cose che non ti dicono mai è che la paternità ti mina nel fisico. Proprio come la maternità.
Parlo di paternità attiva, chiaramente, mica del solo gesto di inseminare che quello, se natura non ti ha detto male, non richiede chissà che sforzo.
Certo, non ti si dilata all'inverosimile la panza per nove mesi, non hai buchi atti ad uscita di oggetti di misure e forme non standard, ma ha comunque in serbo delle sorprese che nessun libro di testo riporta.
Oggi colmiamo questa lacuna.
ve lo ricordo Occhio al Nikio? Ma si, ve lo ricordo
Nemmeno troppo, a ben guardare.
Giovanile, diciamo.
Vabbé, lasciamo perdere.
Una delle cose che non ti dicono mai è che la paternità ti mina nel fisico. Proprio come la maternità.
Parlo di paternità attiva, chiaramente, mica del solo gesto di inseminare che quello, se natura non ti ha detto male, non richiede chissà che sforzo.
Certo, non ti si dilata all'inverosimile la panza per nove mesi, non hai buchi atti ad uscita di oggetti di misure e forme non standard, ma ha comunque in serbo delle sorprese che nessun libro di testo riporta.
Oggi colmiamo questa lacuna.
- La spalla dello spannolinatore. Sarà che ne avevo tre tutti vicini di età e che per un bel anno ci siamo sciroppati tre pannolini a cambio(quando arrivavo all'ecocentro gli addetti mi riservavano il posto vicino all'apposito cassonetto al grido "xè qua queo dei panesèi") ma io a cambiar pannolini mi sono fottuto la spalla destra. Esattamente quella del braccio che tiene sollevato il bimbo per movimentarlo verso l'acqua e ritorno, si protende per prendere l'asciugamano dall'altra parte del bagno, si allunga per afferrare la cremina che, cazzo, non mi ricordo mai di prendere, eccetera eccetera eccetera. Ha iniziato a fare male in quel periodo. Passerà, mi dicevo. Invece son due anni che i bimbi sono spannolinati e ancora mi sveglio di notte con il dolore se per caso faccio un movimento strano.
- La sindrome di Apollo. No, non quello delle palle di pelle di pollo, Apollo Creed, il primo mitico avversario di Rocky Balboa. Quando i bimbi diventano grandicelli, se sono un pelino agitatini, come i miei, ogni tentativo di avvicinarsi è un rischio di prendersi una randellata in faccia con il loro testone. Sono sul divano e devi infilare le antiscivolo? Testata! Ti giri per aiutarli a mangiare l'ultimo chucchiaio di minestra? Testata! "Papi, mi dai il bacino della buona notte? Si, amore" Sbam! Testata!
- Il Braccio Elasticman. Questo soprattutto se ne hai almeno due: "andiamo a vedere la giostra dei cavalli" "no, le macchinette". E uno tira di qua e l'altro tira di là.
- La sindrome "Un gancio nel cielo". Piccolo corollario:fino a qui le mamme potrebbero dirmi: "Bravo, ma credi di averceli solo tu questi problemi?" ed avrebbero ragione. La sindrome UGC invece è esclusivamente paterna. Si sa, i piccoli hanno bisogno che i padri siano un valido appoggio, che siano una certezza, un sostegno. Io pensavo dicessero in senso figurato. Invece no, cazzarola: partono di corsa e devono virare con decisione, o nascondersi dietro di te perché i fratelli li rincorrono, il terreno è instabile o sdrucciolevole (si può dire sdrucciolevole?) o anche solo un punto morbido dove tendere il braccio e frenare. Insomma. Quel Punto! Sempre lì, li nel mezzo, cantava Ligabue.
ve lo ricordo Occhio al Nikio? Ma si, ve lo ricordo
mercoledì 1 ottobre 2014
Manoterapia non mi avrai
Vorrei che si ricordassero di me che da piccoli li portavo in piscina: si mangiava dei crackers in macchina, che era un cesso, durante il viaggio e poi ci si cambiava tutti assieme in spogliatoio, prima e dopo. Un biscotto comprato alle macchinette prima di ripartire verso casa.
Oppure che se c'era il sole ci si metteva le scarpe e si partiva per una passeggiata sul colle, a scoprire i pezzi di bosco dove, al limite, poteva ancora abitare un lupo, anche se non si è mai visto.
Anche che sapevo tutto di supereroi: poteri, colore del costume e relazioni con altri supereroi (oltre alle caratteristiche di tutti i villain).
Mi dispiacerebbe che portassero dentro il ricordo di un padre che li sculacciava, li sgridava, continuava a dire no a tutto, alzava la voce per qualsiasi sciocchezza.
Non è il voler bene, non c'entra qui. Il voler bene, anche se non scontato, non è in discussione, anche da parte loro.
Il problema è il tempo: quantità e qualità. A volte ho la sensazione di non poter puntare su nessuna delle due cose: la quotidianità è fatta di incombenze e le incombenze portano via tempo e stancano.
Parafrasando De Gregori direi che "non facciamo più fermate nemmeno per pisciare".
A conti fatti non corriamo neppure a casa senza pensare, non facciamo l'amore con le infermiere e non andiamo neppure a funghi. Vaffanculo anche il generale.
E così ci si ritrova a tavola, sfiniti, che il minimo capriccio fa saltare per aria e pure quando loro vorrebbero farti ridere ti viene da sgridarli.
Ho deciso che non sculaccerò più i bimbi. Oh, prima che qualcuno chiami i servizi sociali (se lo fate, in bocca al lupo), non è che io picchi i miei figli, ok?
Dicesi sculaccione il buffetto sul sedere, al quale loro di solito reagiscono con un "Neanche male! Gnecche ghecche gnecche!".
È questo il punto, capite?
Se non fa male non serve, e allora devi volergli far male e io non voglio.
Ho provato a fare un patto, allora: io non ti sculaccio più, ma tu ti devi comportare bene. Devi smetterla di fare la lotta con i tuoi fratelli, devi mangiare da solo senza capricci, devi piantarla di rompere tutto quello che ti passa per le mani, guai a te se la maestra mi dice ancora che ti ha messo in castigo perché tratti male gli altri.
Nessuna minaccia, solo una specie di gara: ci prova il papà e ci provate anche voi.
Oh, è incredibile: Non funziona!
Però ho la sensazione che la loro ammirazione sia maggiore e che sia una base su cui costruire. O forse mi sento semplicemente meno merda. Che comunque sulla merda non si costruisce di certo.
Non so, vi saprò dire.
A presto
Scrivo poco, anche perché mi sto allenando ed il tempo, come dicevo, è poco poco. Però questo non è un motivo per ridurre l'attenzione su Occhio al Nikio. La Venice Marathon ha deciso di aggiungere alla gara principale anche la 10 km e a noi della Folgorante sta cosa è piaciuta parecchio, così ci andiamo in tanti tanti e ci si divertirà un sacco. Chi non lo ha ancora fatto, faccia un giro cliccando su quel link lì sopra. Poi, se vi va, se potete e se volete, fate la vostra offerta. Anche se abbiamo raggiunto l'obiettivo che ci eravamo dati (abbiamo sottostimanto le nostre capacità), nel nostro cuore c'è ancora posto per farci stare anche il vostro nome e correre a Venezia tutti assieme.
Oppure che se c'era il sole ci si metteva le scarpe e si partiva per una passeggiata sul colle, a scoprire i pezzi di bosco dove, al limite, poteva ancora abitare un lupo, anche se non si è mai visto.
Anche che sapevo tutto di supereroi: poteri, colore del costume e relazioni con altri supereroi (oltre alle caratteristiche di tutti i villain).
Mi dispiacerebbe che portassero dentro il ricordo di un padre che li sculacciava, li sgridava, continuava a dire no a tutto, alzava la voce per qualsiasi sciocchezza.
Non è il voler bene, non c'entra qui. Il voler bene, anche se non scontato, non è in discussione, anche da parte loro.
Il problema è il tempo: quantità e qualità. A volte ho la sensazione di non poter puntare su nessuna delle due cose: la quotidianità è fatta di incombenze e le incombenze portano via tempo e stancano.
Parafrasando De Gregori direi che "non facciamo più fermate nemmeno per pisciare".
A conti fatti non corriamo neppure a casa senza pensare, non facciamo l'amore con le infermiere e non andiamo neppure a funghi. Vaffanculo anche il generale.
E così ci si ritrova a tavola, sfiniti, che il minimo capriccio fa saltare per aria e pure quando loro vorrebbero farti ridere ti viene da sgridarli.
Ho deciso che non sculaccerò più i bimbi. Oh, prima che qualcuno chiami i servizi sociali (se lo fate, in bocca al lupo), non è che io picchi i miei figli, ok?
Dicesi sculaccione il buffetto sul sedere, al quale loro di solito reagiscono con un "Neanche male! Gnecche ghecche gnecche!".
È questo il punto, capite?
Se non fa male non serve, e allora devi volergli far male e io non voglio.
Ho provato a fare un patto, allora: io non ti sculaccio più, ma tu ti devi comportare bene. Devi smetterla di fare la lotta con i tuoi fratelli, devi mangiare da solo senza capricci, devi piantarla di rompere tutto quello che ti passa per le mani, guai a te se la maestra mi dice ancora che ti ha messo in castigo perché tratti male gli altri.
Nessuna minaccia, solo una specie di gara: ci prova il papà e ci provate anche voi.
Oh, è incredibile: Non funziona!
Però ho la sensazione che la loro ammirazione sia maggiore e che sia una base su cui costruire. O forse mi sento semplicemente meno merda. Che comunque sulla merda non si costruisce di certo.
Non so, vi saprò dire.
A presto
Scrivo poco, anche perché mi sto allenando ed il tempo, come dicevo, è poco poco. Però questo non è un motivo per ridurre l'attenzione su Occhio al Nikio. La Venice Marathon ha deciso di aggiungere alla gara principale anche la 10 km e a noi della Folgorante sta cosa è piaciuta parecchio, così ci andiamo in tanti tanti e ci si divertirà un sacco. Chi non lo ha ancora fatto, faccia un giro cliccando su quel link lì sopra. Poi, se vi va, se potete e se volete, fate la vostra offerta. Anche se abbiamo raggiunto l'obiettivo che ci eravamo dati (abbiamo sottostimanto le nostre capacità), nel nostro cuore c'è ancora posto per farci stare anche il vostro nome e correre a Venezia tutti assieme.
lunedì 29 settembre 2014
Un remo solo va poco lontano
Ditemi
almeno che vi preoccupate se non avete notizie per due settimane?
Ditelo
almeno per la mia autostima.
Vabbè,
non ditelo, così se non lo dice nessuno almeno mi illudo che qualcuno mi stia
ascoltando.
Dovrei
piano piano ritornare a scribacchiare con maggiore costanza, se la
smetto di schiattare muorto sul divano alla sera.
Intanto
vi faccio fare un giro sul meraviglioso ottovolante di
Genitoricrescono che anche questo mese mi accoglie con i mieivaneggiamenti sociali.
A
me piace molto Genitoricrescono perché sono padri e madri ma non
parlano solo di cacche, pannolini, scuola. Guardano la vita con
occhiali di genitore. Ed è quel modo discreto, che non rompe i
coglioni a chi figli non ne ha o semplicemente non ha voglia di parlare solo di quello.
Buona
lettura e a domani.
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