Ora basta!
Vado all'INAIL e chiedo la malattia professionale.
Non è possibile fare la dieta in questo posto, è peggio che l'inferno.
In venti giorni di dieta, rispettatissima (ok?) ho rinunciato nell'ordine:
- Bomboloni alla crema portati da collega che compiva gli anni,
- Panini e soppressa per diosacosa in una riunione
- Torta della nonna per ultima assemblea della stagione tra i soci della cooperativa
- Gelato a pranzo per 50 anni altra collega (portati benissimo!)
- Pastine offerte da chissachi un pomeriggio
- Crackers o biscotti in tutte le altre riunioni (io vivo in riunione)
Non si può, non è umano.
Da un lato mi rendo conto di quanto io mangi.. cazzo io di solito in questi momenti mi distinguo per zelo, ma dico: ma quasi ogni giorno si sgarra con creme cremine, insaccati, pastefrolle...
L'ho detto al medico del lavoro, un tipo che anche con 40 gradi ha la camicia a maniche lunghe perfettamente inamidata che pare gliela stirino addosso: se non mangio faccio la figura dell'antipatico, e poi sono d'umore nero. Dice che me la danno la malattia professionale come obeso?
Mi ha detto di provarci che non si sa mai. Ed ha riso... no, dico, è l'uomo più glaciale del mondo ed ha riso... Lo metto nel curriculum.
Da anche le sue soddisfazioni, veh?
Ho polverizzato il mio record sui 10 km (che ve frega quant'è? L'ho polverizzato!)
E la pizza senza mozzarella non fa così schifo. Se sono otto ore che nemmeno inspiri a bocca aperta perché non si sa mai le calorie che potrebbe avere l'aria.
Poi ieri sera siamo andati al Palio delle contrade. "Al Palio ci sono i Paliacci?" ha chiesto Jack... questo ragazzo mi darà soddisfazioni.
Abbiamo comprato la fritola.
La Fritola è un impasto che non so di preciso di cosa, ma credo acqua, latte, uova farina. Poi tirata tipo piccola pizza e fritta. E girata nello zucchero.
Naturalmente non l'ho mangiata.
Pee, ad un certo punto, con i suoi occhi di cerbiatto mi fa: "Tu papi non la puoi mangiale?"
"No"
"Il dottole di dimaglile si è dimenticato di dilti che la puoi mangiale?"
"Si Pee, si è dimenticato, accidenti a lui! La prossima volta gli chiedo se posso, intanto tu finisci la tua, ti prego!"
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venerdì 11 luglio 2014
venerdì 13 giugno 2014
To Mare
Le settimane senza figli non sono mica male, sapete?
Bella scoperta, direte voi...
Invece è una scoperta sul serio; noi ci abbiamo messo quattro anni prima di imparare.
Dovete sapere che i suoceri vanno da trent'anni in questo villaggio del litorale jesolano (ne parlo anche su GC, con taglio diverso, se vi interessa). Piccolino, a misura di bambino, pericoli zero.
Da circa sedici anni, in un misto di eroismo ed incoscienza (l'eroe è anche incosciente) ci portano i nipoti una settimana, lasciandoli poi, la successiva, ai rispettivi genitori, in questo caso noi.
Sicchè sono quattro anni che le nostre "vacanze" si dividono esattamente in due parti: nella prima si rimane nello stesso posto ma attorno tutto cambia.
Non ci sono più i ritmi serrati in funzione dei bimbi, si può mangiare anche un'ora dopo, si può stare a tavola mezz'ora dopo aver finito, non c'è da riordinare le macerie, si può prendere ed andare al cinema, decidendolo ora, via di corsa, al mattino si dorme perché c'è tempo...
Capite? C'è tempo!
Certo, c'è da domare la nostalgia, ma la nostalgia è un problema nostro, non dei bambini. I bimbi al mare si divertono, hanno le cugine grandi, i nonni che non sanno dire di no, per loro è più vacanza questa settimana che la prossima (con quei rompicoglioni di mamma e papà).
E siamo stati bravi Silver ed io, l'abbiamo domato sul serio la nostalgia. Ieri ci siamo perfino dimenticati di chiamarli. Poco male, ho detto, fra qualche anno saranno loro a non chiamarci più quando saranno in giro; me lo auguro, glielo auguro.
Stasera invece andiamo giù noi e sarà la quotidianità familiare di sempre in un posto completamente diverso per una settimana. E staccheremo il cervello dalla follia del lavoro e riguadagneremo gli abbracci, gli schiamazzi, le chiacchere fra di loro ascoltate di nascosto. Ci saranno tutte le cose che ci sono mancate questa settimana.
Ieri sono iniziati anche i Mondiali di calcio, il cronista ha detto spesso "non è più un giocatore giovanissimo" riferendosi a persone che hanno quasi dieci anni meno di me. Complice la settimana senza figli, ho pensato che se l'Italia vincesse non potremmo certo andare a fare i caroselli in macchina come nel 2006, così, d'impulso, come 8 anni fa.
Ed io di questo sono sinceramente contento: la vita è andata avanti, è cambiato tutto ma non ho rimpianti e non ho rimorsi. Siamo ancora qui a godercela. Oggi non riesco ad immaginare una ricchezza maggiore di questa.
Se non ci vediamo la settimana prossimo è perché starò costruendo una "vespa come la tua, papi" di sabbia.
Bella scoperta, direte voi...
Invece è una scoperta sul serio; noi ci abbiamo messo quattro anni prima di imparare.
Dovete sapere che i suoceri vanno da trent'anni in questo villaggio del litorale jesolano (ne parlo anche su GC, con taglio diverso, se vi interessa). Piccolino, a misura di bambino, pericoli zero.
Da circa sedici anni, in un misto di eroismo ed incoscienza (l'eroe è anche incosciente) ci portano i nipoti una settimana, lasciandoli poi, la successiva, ai rispettivi genitori, in questo caso noi.
Sicchè sono quattro anni che le nostre "vacanze" si dividono esattamente in due parti: nella prima si rimane nello stesso posto ma attorno tutto cambia.
Non ci sono più i ritmi serrati in funzione dei bimbi, si può mangiare anche un'ora dopo, si può stare a tavola mezz'ora dopo aver finito, non c'è da riordinare le macerie, si può prendere ed andare al cinema, decidendolo ora, via di corsa, al mattino si dorme perché c'è tempo...
Capite? C'è tempo!
Certo, c'è da domare la nostalgia, ma la nostalgia è un problema nostro, non dei bambini. I bimbi al mare si divertono, hanno le cugine grandi, i nonni che non sanno dire di no, per loro è più vacanza questa settimana che la prossima (con quei rompicoglioni di mamma e papà).
E siamo stati bravi Silver ed io, l'abbiamo domato sul serio la nostalgia. Ieri ci siamo perfino dimenticati di chiamarli. Poco male, ho detto, fra qualche anno saranno loro a non chiamarci più quando saranno in giro; me lo auguro, glielo auguro.
Stasera invece andiamo giù noi e sarà la quotidianità familiare di sempre in un posto completamente diverso per una settimana. E staccheremo il cervello dalla follia del lavoro e riguadagneremo gli abbracci, gli schiamazzi, le chiacchere fra di loro ascoltate di nascosto. Ci saranno tutte le cose che ci sono mancate questa settimana.
Ieri sono iniziati anche i Mondiali di calcio, il cronista ha detto spesso "non è più un giocatore giovanissimo" riferendosi a persone che hanno quasi dieci anni meno di me. Complice la settimana senza figli, ho pensato che se l'Italia vincesse non potremmo certo andare a fare i caroselli in macchina come nel 2006, così, d'impulso, come 8 anni fa.
Ed io di questo sono sinceramente contento: la vita è andata avanti, è cambiato tutto ma non ho rimpianti e non ho rimorsi. Siamo ancora qui a godercela. Oggi non riesco ad immaginare una ricchezza maggiore di questa.
Se non ci vediamo la settimana prossimo è perché starò costruendo una "vespa come la tua, papi" di sabbia.
venerdì 30 maggio 2014
La Zeta che vuol dire Zorro
I
miei figli hanno un nuovo trip: Zorro.
Che
se la gioca con Frozen, ad onor del vero, per cui ogni volta (per
fortuna poco, data la bella stagione) che c'è da decidere cosa
guardare è guerra su tutti i fronti.
Che
poi entrambi piacciono a tutti e tre, per cui già nei titoli di
testa la tensione si stempera, è proprio una presa di posizione,
politica, quasi.
Infatti
proprio la delusione politica non si stempera.
Ma
lasciamo stare che non è di politica che si vuole parlare.
Zorro,
dicevo; tutto è nato perché la babysitter un giorno ha preso uno
scampolo dal laboratorio di mia madre ed ha imporvvisato mantelli per
tutti (cuginetti compresi).
Sembra
la Confraternita del Sacro Ordine dello Scampolo.
Ma
la babysitter ha saltato gli ultimi due upgrade su eroi e supereroi
così se n'è uscita con un “ti vesti da Zorro” mentre nelle loro
ambizioni c'era Batman.
Non
sono così diversi, in realtà, l'uomo pipistrello e l'eroe
californiano: entrambi miliardari, entrambi con un maggiordomo
aiutante, entrambi vestono di nero, entrambi sventano il crimine.
Ma
di base entrambi non sono dei supereroi, non hanno poteri
sovrannaturali che danno loro un vantaggio rispetto ai nemici,
semplicemente si smazzano a dovere per essere quello che sono.
Certo
con scampoli e cartoncino nero è più facile imbastire un cappello
con la tesa larga ed una mascherina che tutto l'armamentario del
Principe di Gotham.
Così si sono incuriositi ed alla fine ho ceduto ed ho comprato un DVD.
Zorro ci piace, proprio per il messaggio che porta: aiuta i poveri,
combatte i soprusi dei potenti nei confronti del popolo e non degli
psicopatici in calzamaglia che rifiutano il TSO.
Zorro
è cordiale, educato. Zorro non uccide, se proprio non serve, non è
forcaiolo come quelli della Disney che il cattivo lo fanno morire
sempre e comunque (a parte Frozen, adesso che ci penso).
Zorro
è di sinistra!
Certo,
sarebbe un po' il classico miliardario radical chic di sinistra (che
ad essere di sinistra da miliardari sono capaci tutti), ma poi lui ha
la vita segreta e lì rischia la pelle. È pur vero che trovare il
tempo di allenarsi come si deve e poi anche uscire a combattere i
cattivi se in mezzo ci devi mettere pure un turno in catena di otto
ore non è certo agevole.
Insomma,
tirando il pari ed il dispari, Zorro ci piace, con tutti i suoi
limiti e qui si guarda volentieri. E non ci stancheremo mai di
metterci maschera e cappello e impennare il cavallo sulla duna dove
brilla la luna, con fierezza, anche se ci additeranno come comunisti,
fanatici, rompiscatole.
Lo
faremo nella convinzione che ci sia una sola maschera che andrebbe
tolta, quella che sta sui loro volti.
venerdì 9 maggio 2014
Andare di bolina
Come gran parte degli italiani ho un passato oscuro.
Ai tempi di Luna Rossa e della finale dell'a America's Cup, mettevo la sveglia nel pieno della notte per vedere i neozelandesi che asfaltavano la nostra imbarcazione ad ogni singola regata.
Anche se il risultato lo apprendevo il mattino dopo dai giornali: non c'è nulla di più palloso di una regata nel pieno della notte. Vista in tv, chiaramente, in una barca da match race non ci sono mai salito in vita mia, abitando ai piedi delle prealpi. Immagino che trovarsi in uno scafo lanciato nel vento nel pieno della notte, l'abbiocco sia meno scontato.
Ma non è di America's Cup che volevo parlare.
È che ultimamente continua a tornarmi in mente il termine "andare di bolina".
Significa risalire il vento, andare avanti nonostante il vento contro.
Beh, è difficile a piedi, ancora peggio in bici, provateci in barca a vela.
Mi torna in mente perché è quanto più si avvicina al momento che sto vivendo, personale e lavorativo.
Potremmo stare qui ore, io a scrivere e voi a leggere; a raccontarci i drammi quotidiani, a scambiarceli, che tanto immagino di non avere l'esclusiva.
Quanti sono i venti che ci spingono all'indietro?
Però la bolina è positiva: serve creatività, serve tecnica e tattica.
Non c'è una direzione da prendere e basta, ogni scelta giusta è rimessa in discussione dal vento qualche minuto dopo.
Non bisogna mai distrarsi, andando di bolina, mai mollare un attimo.
Mi sto accorgendo che conosco persone che sanno andare di bolina nella vita come Paul Cayard nel Pacifico.
Le ammiro tanto perché a loro dire"buon vento" non ha senso: il loro vento e contrario ma loro riescono ad andare avanti lo stesso. E virano e strambano e sono ancora lì, a risalirlo con tenacia, anche quando potrebbero ammainare le vele e aspettare che qualcuno le rimorchi in porto.
E le incoraggio, sperando, al bisogno, di essere forte come loro. Perché nelle gare di vela vince sempre chi sa andare di bolina.
Ai tempi di Luna Rossa e della finale dell'a America's Cup, mettevo la sveglia nel pieno della notte per vedere i neozelandesi che asfaltavano la nostra imbarcazione ad ogni singola regata.
Anche se il risultato lo apprendevo il mattino dopo dai giornali: non c'è nulla di più palloso di una regata nel pieno della notte. Vista in tv, chiaramente, in una barca da match race non ci sono mai salito in vita mia, abitando ai piedi delle prealpi. Immagino che trovarsi in uno scafo lanciato nel vento nel pieno della notte, l'abbiocco sia meno scontato.
Ma non è di America's Cup che volevo parlare.
È che ultimamente continua a tornarmi in mente il termine "andare di bolina".
Significa risalire il vento, andare avanti nonostante il vento contro.
Beh, è difficile a piedi, ancora peggio in bici, provateci in barca a vela.
Mi torna in mente perché è quanto più si avvicina al momento che sto vivendo, personale e lavorativo.
Potremmo stare qui ore, io a scrivere e voi a leggere; a raccontarci i drammi quotidiani, a scambiarceli, che tanto immagino di non avere l'esclusiva.
Quanti sono i venti che ci spingono all'indietro?
Però la bolina è positiva: serve creatività, serve tecnica e tattica.
Non c'è una direzione da prendere e basta, ogni scelta giusta è rimessa in discussione dal vento qualche minuto dopo.
Non bisogna mai distrarsi, andando di bolina, mai mollare un attimo.
Mi sto accorgendo che conosco persone che sanno andare di bolina nella vita come Paul Cayard nel Pacifico.
Le ammiro tanto perché a loro dire"buon vento" non ha senso: il loro vento e contrario ma loro riescono ad andare avanti lo stesso. E virano e strambano e sono ancora lì, a risalirlo con tenacia, anche quando potrebbero ammainare le vele e aspettare che qualcuno le rimorchi in porto.
E le incoraggio, sperando, al bisogno, di essere forte come loro. Perché nelle gare di vela vince sempre chi sa andare di bolina.
venerdì 4 aprile 2014
Relazione programmatica per l'idipendenza Monticulense
La
qui presente associazione culturalpolitica denominata Sanca
Montecchiese (che si direbbe Mionticulense ma, diciamolo, è
abbastanza ridicolo) detta la propria personalissima strategia da
adempiere entro e non oltre il 2030.
Non
cagate il cazzo, ok? Per noi si potrebbe fare anche subito, ma
bisogna che sia già stato reso indipendente il Veneto, prima, e la
provincia di Vicenza, dopo. Perché è giusto arrivarci per gradi.
Dunque,
preso atto che non ci bastano le precedenti forme di indipendenza e
secessione e tanto meno di federalismo, bisogna rispettare le
specificità del territorio e bla bla bla, ci strutturiamo in modo
che il nostro piccolo paese sia
indipendente.
Governo:
Il
Sindaco non si chiamerà più Sindaco ma Dipendente Superiore del
Libero Stato di Montecchio.
Lavorerà
gratis e gratis si prenderà tutti gli insulti e le critiche di
sempre. Potrà però disporre a suo piacimento della squadra di
governo, basta che non rompa i maroni.
Territorio:
Per
evitare di dover fare ulteriori passaggi indipendentisti che a quel
punto sarebbero subiti e, diciamolo, è uno smacco troppo
grande, lasciamo già fuori la campanilistica frazione di Levà.
Levà potrà a sua volta essere indipendente o rimanere nello Stato Autonomo di Vicenza. Affari suoi, non è un nostro problema.
Levà potrà a sua volta essere indipendente o rimanere nello Stato Autonomo di Vicenza. Affari suoi, non è un nostro problema.
Ci
teniamo la collina, in ogni caso. E se vogliono andarci a passeggiare
pagheranno dazio. E quando si saranno stufati di passeggiare nelle
vecchie cave di ghiaia vediamo se la smettono di fare tanto gli
sgrandazzi.
Ci
teniamo invece quelli di Preara che sono molto più simpatici e poi
sono distretto commerciale, non conviene separarsene.
Il
colle inoltre ci protegge dalle incursioni del nemico, come il
torrente Astico, ad est e l'autostrada Valdastico a sud. A nord
stanno facendo la Pedemontana e una volta finita non ci saranno
problemi neppure da lì.
Economia:
Oltre
alla già citata valorizzazione del turismo che si svilupperà con
balzelli all'inizio di ogni strada che porta sulla collina, metteremo
anche dei parcheggi a pagamento. Quelli in piazza se li intasca il
parroco, così la smette di farci pagare le sale per le feste
dell'ACR, quelli davanti a casa mia me li tengo io ma poi ci pago le
tasse. Giuro.
Pare
che ci siano 400 aziende nel territorio. Quelle grandi potranno fare il cazzo
che gli pare, basta che assumono gente di qui. Quelle piccole possono
evadere un po' le tasse ma con moderazione. Adesso non si manda più
nulla a Roma, ladrona, nulla a Venezia, caga in acqua, e nulla a
Vicenza, fighetti de merda. Per cui cercate di pagare che ne va del
vostro bene.
Tanto
sarà comunque di più di quello che prendiamo ora dal governo
centrale per cui i servizi minimi vengono garantiti.
Politiche
di immigrazione:
siamo
abbastanza aperti a parte con quelli di Levà che qui proprio non ci
devono venire (o pagano dazio, sempre e comunque).
Via
libera anche alla cittadinanza agli africani, ai cinesi e agli
asiatici. Possono venirci ad abitare anche quelli di Monticello e
Dueville ma devono tutti superare la prova culturale: recitare il
Padre Nostro, tradurre “sercare” in almeno due accezioni e non
sbagliare la pronuncia delle “L” quando parlano.
Poi,
se lavorano come Dio comanda qui c'è posto per tutti.
Mi
pare tutto, in ogni caso si potrà integrare.
È
un passo importante, è un ritorno alla gloria del passato, prima che
costruissero il cavalcavia che va a Dueville. Il nostro passato ci
guida per il futuro, Montecchio sta bene nel suo isolamento. Che
altri motivi avrebbero sennò le corriere per non passare
praticamente mai?
venerdì 14 marzo 2014
Astinenza
Il venerdì di quaresima, per i cattolici, ci sarebbe da osservare l'astinenza dalla carne.
In teoria ciò che si risparmia con la carne si dovrebbe darlo in carità.
Ma ormai è opinione comune ed accettata che l'astinenza possa essere anche di altro tipo: fumare, bere, eccetera.
Una mia ex collega diceva che secondo lei si sarebbe, ad esempio, potuto astenersi dal fare sesso.
Ancora sorrido al pensiero che uno faccia sesso così tante volte da considerare un sacrificio saltare una sera.
Siccome per me non varrebbe, e se mi dovesse capitare ma col cavolo che mi astengo, io mi astengo dallo scrivere...
vi mando invece a questo post che ho scritto per Genitori Crescono che mi ospita anche questo mese.
Non l'ho scritto oggi, per cuiil precetto è rispettato
In teoria ciò che si risparmia con la carne si dovrebbe darlo in carità.
Ma ormai è opinione comune ed accettata che l'astinenza possa essere anche di altro tipo: fumare, bere, eccetera.
Una mia ex collega diceva che secondo lei si sarebbe, ad esempio, potuto astenersi dal fare sesso.
Ancora sorrido al pensiero che uno faccia sesso così tante volte da considerare un sacrificio saltare una sera.
Siccome per me non varrebbe, e se mi dovesse capitare ma col cavolo che mi astengo, io mi astengo dallo scrivere...
vi mando invece a questo post che ho scritto per Genitori Crescono che mi ospita anche questo mese.
Non l'ho scritto oggi, per cuiil precetto è rispettato
venerdì 7 marzo 2014
Il Sollievo
È
come se mi fossi levato un peso dallo stomaco.
Lo
avevo scritto, no? Che il mio nome veniva proposto più o meno per
tutto ultimamente, mancava che mi nominassero per fare il parroco ed
il gioco era fatto.
Così
c'era anche sto giochino per cui, tra il serio ed il faceto, ma io
pensavo molto faceto, veniva fatto anche il mio nome come candidato
sindaco.
Non
meniamola, ok? Fa piacere essere ben considerati, essere
riconosciuti. C'è l'orgoglio, c'è l'ambizione, c'è il senso di
rifarsi dalle volte che la vita ti ha riservato delle sconfitte.
Fa
anche effetto pensare che un gruppo di persone ti abbia pensato, è
facile dire di no ad una persona, è molto più dura se te lo
chiedono in 20.
Così
la notte dormi un po' meno di gusto, a parte la costola dolorante, e
continui a farti tutti i film possibili: cosa ne sarà di me e della
mia famiglia?
Potrò
ancora correre in giro per il paese e salutare le persone senza che
nessuno pensi che ho interesse ad essere cordiale?
Potrò
ancora uscire in pigiama a portare la differenziata fuori dal
cancello senza paura di essere giudicato un cialtrone?
Potrò
ancora andare alla pizza dell'asilo, sedermi di fianco al segretario
della Lega (mannaggia Silver che cazzo di posto che hai scelto) e
lasciarlo parlare tutta la sera che tanto idea non la cambia di
sicuro?
E
soprattutto, ma se vinciamo, che tanto non vinciamo, ma se vinciamo:
ma io li vedrò ancora crescere questi piccoli qui? Proprio questi,
che già ci si ritaglia qualche scampolo di giornata, loro stanchi ed
io di più e spesso son solo sgridate e litigi e sculacci.
Dovrei
accontentarmi di vederli dormire alla sera, quando sono ancora più
belli e a volte potresti illuderti che siano ancora piccoli e che il
tempo non sta passando.
E
Silver? Lei che è così poco adatta a fare l'angelo del focolare,
che potrebbe farlo lei il Sindaco se solo aprisse gli occhi e si
accorgesse di quanto più brava è di tutti, in tutto, cosa se ne
farà della maggiore solitudine e del riflettore puntato sulla nostra
casa?
Così,
ieri, quando abbiamo capito che non si può fare, che non è
oppurtuno, che sarei in conflitto di interessi e quindi no... beh, mi
sono sentito leggero, sollevato. E come faccio spesso vedo il lato
positivo delle cose e non sto lì a piangere su ciò che avrebbe
potuto essere e quello che si sarebbe potuto fare.
Io
domani vado a correre e saluterò tutti e per tutti sarò solamente
quello che corre e saluta tutti.
Siete voi la mia più grande avventura. E rischiavo di perdermela (Mr. Incredible - Gli incredibili)
Siete voi la mia più grande avventura. E rischiavo di perdermela (Mr. Incredible - Gli incredibili)
venerdì 28 febbraio 2014
O tempora, o mores! Oddio!
Papa
Bergoglio Santo subito
Lo
so, non è ancora morto, e pare pure piuttosto in forma, ma non ci
vuole molto a capire che verrà fatto santo pochi mesi dopo.
Lo
faranno perché sarà il modo migliore per mettere a tacere le sue
idee: diamo loro un santo da pregare in modo che non abbiano più un
uomo da ascoltare.
Perché
dico questo? Vi spiego.
L'altra
sera eravamo sul divano io scrivevo e Silver leggeva quando, ad un
certo punto mi chiede se avessi ricevuto anche io la mail di
taldeitali.
Taldeitali
è una bella donna che ha circa
la nostra età, i figli a scuola, un lavoro serio, una profonda fede
cattolica, eccetera eccetera. Persona moderata e piacevole della
quale entrambi abbiamo stima.
Se
non che la mail è uno scritto inoltrato da chissà dove che riporta
pezzi di un'omelia di un sacerdote milanese che, in buona sostanza,
demonizza il rapporto Lunacek, accusando di connivenza tutti i
cristiani che non fanno nulla per opporsi a tale legge.
Il
rapporto Lunacek è un documento del Parlamento Europeo che
raccomanda agli stati membri di attuare una serie di azioni congiunte
atte a prevenire le discriminazioni nei confronti delle persone
LGBTI.
Alcuni
passaggi della mail recitano “Le
potenti lobby LGBT
lesbiche-gay-trans-bisex, vogliono mettere le mani nella testa dei
nostri bambini (oltre che nelle loro mutande…). ”
e
“masturbazione
davanti ai compagni, auto-palpazione e palpazione vicendevole,
educazione sessuale con i bambini nudi e altre oscenità che gli
europarlamentari di sinistra vogliono imporre a tutti i Paesi membri,
al di là e al di sopra della legislazione nazionale in materia.
“in
alcuni comuni italiani governati da giunte di sinistra, conformemente
alle direttive dell’UNAR sottoscritte dall’allora Ministro
Fornero, sono già stati distribuiti ai bambini delle materne e agli
alunni delle scuole elementari e medie opuscoli informativi e
formativi, contenenti vere e proprie lezioni di educazione sessuale
pro-gender, dove praticamente è previsto di confondere le idee ai
bambini in materia di sesso e di genere sessuale, attraverso un vero
e proprio lavaggio del cervello su famiglia, padre, madre, donna,
uomo, identità sessuale”.*
Come
avrebbe detto il Prof Keating ne “l'Attimo Fuggente”: Escrementi!
Ecco quello che penso di questa mail inoltrata da Taldeitali.
Eppure
mai come l'altra sera sono andato a letto demoralizzato, con l'animo
pesto, sfiduciato nei confronti del futuro del mondo.
Lì
per lì non sono riuscito a comprendere quale fosse il motivo
principale dello stato d'animo; in fondo che ci sia l'ignoranza al
mondo non è una novità.
Poi
ci sono arrivato, piano piano, aiutato da qualche feedback amico che
aveva letto lo stesso scritto ed aveva reagito allo stesso modo, o
grazie a questo bel post di Enrica Tesio. I segnali c'erano tutti,
erano davanti ai miei occhi: il problema sono io. È il fatto che
frequento molte persone che la pensano come me e sono portato a
pensare di essere nella ragione, di essere “il buono”. Non ho mai
preteso di avere in tasca la verità ma ho sempre pensato che le
persone intelligenti la pensassero come me perché il mio principale
vangelo è il buon senso.
Invece
non è così; A me la mail non è stata inviata: io sono il
comunista, l'anarchico. Io sono quello che si indigna, quello che
obbietta, che cerca il pelo nell'uovo. Soprattutto io sono quello
che potrebbe contribuire ad un'amministrazione che farà del male ai
nostri figli, abuserà di loro o, ben che vada, li confonderà e li
porterà tutti a vestirsi di piume di struzzo rosa alla prossima
baraccata culattona in centro.
E non lo pensano i leghistoni che passano il pomeriggio al bar ma anche le persone a cui voglio bene, quelle che stimo e con le quali condivido dei pezzi della mia vita.
Mi
ha atterrito questo, più delle decine di siti deliranti ed omofobi
che portano il Cristo nella loro homepage. Mi ha atterrito sapere che
qualsiasi cosa accadrà ai miei figli sarà imputata a me, sarà
colpa delle mie idee.
“Chi
sono io per giudicare i gay?” ha detto Francesco I. Ma quando i
miei figli saranno grandi lui sarà santo ed i santi vanno venerati,
non ascoltati.
*perdonatemi se non linko il sito dove, alla fine, sono riuscito a trovare l'origine della lettera: non voglio dargli visibilità o statistiche aggratis.
venerdì 21 febbraio 2014
Ukraina est... uhu, sentiamo il pezzo di Renga
In Ucraina si stanno uccidendo come le galline.
Ah si, poi c'è Renzi che fa il governo.
Però c'è Sanremo.
Che poi non ho capito se mi annoi di più Sanremo o la politica. Dovremmo provare a fare delle serate twitter anche per le consultazioni, forse diventano passabili anche quelle. Perché, diciamolo, senza le twittate in compagnia Sanremo fa veramente pena, quest'anno. A me Fazio non dispiace neppure ma è decisamente più a suo agio su format radical chic tipo lo scorso anno che con il nazional popolare di questa edizione. Perché, voglio dire, Pippo Baudo ti invita le Kessler, le loda anche, ma sotto sotto lo vedi che dice: vecchie cariatidi se non fosse per me stareste a marcire all'ospizio (se scherza Pippo, su).
Invece Fazio è lì che le lecca che manco se avesse davanti Giselle e un'altra modella che non conosco (se dico il nome delle ultime modelle che conoscevo mi sa che non mi allontano molto dall'età delle Kessler)
Di positivo c'è che i bimbi hanno ricominciato a dormire nel loro letto. Alla fine l'unica cosa che funziona è leggere il libro "Il Sonno dei Bambini" di Genitori Crescono.
Non è tanto che ci siano consigli infallibili, anche perché non l'ho ancora finito; è solo che ogni volta che mi metto a leggerlo, stremato da notti insonni, la Triplice Alleanza ricomincia a dormire nel proprio letto, come un sol uomo.
E dura già da una settimana.
Poi mi sono incrinato una costola, credo! Rotta non credo ma fa maluccio. Giusto per non riuscire a dormire di gusto (visto che ora c'è il posto).
Silver ha detto che non vale la pena sottoporsi a lastre o cose tanto nulla si farebbe.
E non vi dico nemmeno come ho fatto perché non c'è proprio nulla di eroico (o di erotico). Il classico incidente domestico con caduta alla sacco di.
Domani riprovo a correre e vediamo come va.
Ed in Ucraina si ammazzano come le galline. No, dico, in Ucraina, Europa.
Se non vi fosse bastato leggere le due stronzate che ho scritto sta settimana potete andare a spulciare su GC che mi ospita anche questo mese. Approfittatene prima che si accorgano di avere un problema.
Ah si, poi c'è Renzi che fa il governo.
Però c'è Sanremo.
Che poi non ho capito se mi annoi di più Sanremo o la politica. Dovremmo provare a fare delle serate twitter anche per le consultazioni, forse diventano passabili anche quelle. Perché, diciamolo, senza le twittate in compagnia Sanremo fa veramente pena, quest'anno. A me Fazio non dispiace neppure ma è decisamente più a suo agio su format radical chic tipo lo scorso anno che con il nazional popolare di questa edizione. Perché, voglio dire, Pippo Baudo ti invita le Kessler, le loda anche, ma sotto sotto lo vedi che dice: vecchie cariatidi se non fosse per me stareste a marcire all'ospizio (se scherza Pippo, su).
Invece Fazio è lì che le lecca che manco se avesse davanti Giselle e un'altra modella che non conosco (se dico il nome delle ultime modelle che conoscevo mi sa che non mi allontano molto dall'età delle Kessler)
Di positivo c'è che i bimbi hanno ricominciato a dormire nel loro letto. Alla fine l'unica cosa che funziona è leggere il libro "Il Sonno dei Bambini" di Genitori Crescono.
Non è tanto che ci siano consigli infallibili, anche perché non l'ho ancora finito; è solo che ogni volta che mi metto a leggerlo, stremato da notti insonni, la Triplice Alleanza ricomincia a dormire nel proprio letto, come un sol uomo.
E dura già da una settimana.
Poi mi sono incrinato una costola, credo! Rotta non credo ma fa maluccio. Giusto per non riuscire a dormire di gusto (visto che ora c'è il posto).
Silver ha detto che non vale la pena sottoporsi a lastre o cose tanto nulla si farebbe.
E non vi dico nemmeno come ho fatto perché non c'è proprio nulla di eroico (o di erotico). Il classico incidente domestico con caduta alla sacco di.
Domani riprovo a correre e vediamo come va.
Ed in Ucraina si ammazzano come le galline. No, dico, in Ucraina, Europa.
Se non vi fosse bastato leggere le due stronzate che ho scritto sta settimana potete andare a spulciare su GC che mi ospita anche questo mese. Approfittatene prima che si accorgano di avere un problema.
venerdì 7 febbraio 2014
per terra, la morte addosso, io ridevo, ridevo
Come
reagite voi alle notizie brutte?
Proprio
a quelle brutte brutte: la morte di un amico, un brutto incidente del
collega, la moglie che ti tradisce...
Io
rido.
Si,
come il matto della canzone di Guccini.
Non
lo faccio apposta, è una reazione incontrollata. Anzi, per meglio
dire, diciamo che riesco a non sganasciarmi dalle risate, però credo
che un attento osservatore mi sgami subito, si vede che mi sforzo di
controllare la bocca, di evitare di dare quella particolare curvatura
agli occhi.
Finchè
sei un ragazzo questa cosa può anche passare inosservata. Anche a
me, passava abbastanza inosservata, anche se piano piano capivo di
comportarmi come una merda. Quando ho iniziato ad esserne consapevole, ho pensato, nella mia fissa
dell'autoanalisi, che si trattasse di una egoistica reazione del
tipo: “Finalmente ho qualche cosa da raccontare in questa grigia
vita”.
La mamma del compagno moriva, il vicino si era impiccato... io ridevo.
E
mi sentivo ancora più merda.
Poi ho capito che non dipende da me, non dal mio io cosciente, perlomeno.
È il mio fisico che parte da solo, comandato forse da una parte a me ignota del cervello; è la mia risposta sbagliata agli scherzi della vita: c'è
chi parte a piangere, chi sviene, chi straparla. A me viene da
ridere, nervosamente, stupidamente.
Ha
di certo il vantaggio che mi permette di essere molto freddo nelle
situazioni di emergenza. Ricordo quel ragazzino ripescato blu dalla
piscina che ho rianimato praticamente da solo mentre il mio collega
bagnino era completamente nel panico.
Ma
tolti questi rari casi è proprio una brutta faccenda ed ultimamente
mi provoca anche parecchio fastidio, oltre che imbarazzo.
Allora
me ne sto zitto, in disparte, cerco di non parlare con nessuno,
finché mi passa. Finchè io possa dimostrare anche fuori ciò che piano piano inizio a vivere dentro. Ma ho il metabolismo lento, io. E tutto il dolore
mi resta lì, come i chili che non perdo, che riesco a piangerlo a
stitiche gocce intime, nascoste.
venerdì 10 gennaio 2014
Nè di Venere nè di Marte
Ieri
sera si fantasticava con Silver sulla reazione che potremmo avere se
diventassimo improvvisamente ricchi; ipotesi peraltro ben più che
remota, ma è un esercizio che vale la pena fare per capire cosa
siamo realmente motivati a fare nella vita.
Così
pensavo che se mi trovassi improvvisamente nella condizione di non
dover lavorare per garantire lo stretto necessario: comprare il pane,
mantenere due auto, una vespa, il contratto per il wifi,
l'ammortamento del iPhone, le rate del Bimby, lo skipass a Cortina,
le ferie in Grecia, l'abbonamento in palestra, il cineforum, la
babysitter per quando vado in palestra ed al cineforum, il contratto
con Sky, Premium on demand e non rinunciare ad un paio di gratta e
vinci al sabato.
Dai,
sto esagerando.
Ad
esempio non gioco al gratta e vinci, il che diminuisce sensibilmente
la possibilità di avere la botta di chiulo di cui sopra.
Comunque,
dicevo, la frase classica che si dice in questi casi è che sarebbe
bello poter lavorare come passatempo, senza doverlo fare per problemi
economici.
Un
paio di grancazzi! (mi si perdoni il francesismo)
Anche
se amo tantissimo il mio lavoro credo che se potessi vivere senza
lavorare non lavorerei e tanti saluti.
Cosa
farei?
Potrei
dedicarmi al blogging compulsivo: un articolo al giorno... non saprei
che minchia scrivere ma potrei scopiazzare qua e la... ve lo
immaginate l'articolo di cucina (nei blog professional c'è sempre
l'articolo di cucina): Dieci consigli per ingrassare senza sensi di
colpa in pochi mesi.
Potrei
correre tutti i giorni (che è già un consiglio per ingrassare senza
sensi di colpa).
Potrei
impegnarmi in associazioni politiche e paramilitari clandestine
(essere casalingo è sicuramente una copertura migliore che lavorare
in cooperativa).
Potrei
dedicarmi seriamente al romanzo che ho in testa da mesi e diventare
finalmente lo scrittore depresso ed in crisi creativa che ho sempre
sognato di diventare. Il che presupporrebbe che almeno un romanzo di
successo riuscissi a scriverlo; su questa voce mi sa che ci devo
lavorare su.
Potrei
fare il mammo a tempo pieno: vado a prendere i figli a scuola, li
lavo, li vesto, gli faccio fare i compiti ed i lavoretti di scuola,
vado a farmi il cappuccino con le altre mamme casalinghe, mi trombo
il postino.
Sapete
che vi dico? Nessuna di queste ipotesi mi convince più di tanto, mi
sa che dopo qualche tempo finirei per tornarmene al lavoro, chiedendo
di farlo anche gratis, che tanto io sono ricco.
Allora
ho un'idea migliore: continuo a non giocare al gratta e vinci e
continuo a lavorare facendomi pagare. Qualche volta sarà dura
arrivare a venerdì; qualche altra arriverà prima di quanto ci si
aspettasse. Forse, in fondo, sono già ricco così.
venerdì 6 dicembre 2013
Chiedilo ad una ragazza di 15 anni di età
tu
chiedi chi erano i Beatles e lei ti risponderà... ...la ragazzina
bellina col suo sguardo garbato, gli occhiali e con la vocina
Ma
che cazzo di quindicenni conosce il mio omonimo leader degli Stadio?
Posto
che ormai la ragazzina potrebbe essere prossima alla menopausa... no,
forse esagero.
Io
ho una nipote di 15 anni ed è oggettivamente carina (si coglie una
somiglianza con la prima Kirsten Dunst, mica pizza e fichi), ma non
ha la vocina, non ha lo sguardo garbato e non ha la treccina.
È
un femenòn di quasi un metro e ottanta con una criniera di
capelli biondi e crespi che non pettina praticamente mai.
Io
le voglio un bene dell'anima. Arrivata prima che potessimo essere
genitori (anche se i suoi sono, ad onor del vero, miei coetanei), è
la bambina che abbiamo tutti viziato, la prima che abbiamo portato
alle giostre, al cinema, in piscina. Quella per cui abbiamo imparato
a scolpire i palloncini, a giocolare con le arance.
Mi
fa un certo effetto che entri in casa mia senza bussare, saluti in
modo un po' scontroso ma poi giochi con i piccoli e prima di uscire
mi chieda se ho un libro da prestarle o qualche DVD fico.
Ancora
più effetto mi fa che abbia iniziato a prestarmeli lei. Ha disegnato
il titolo del mio blog, anche.
Ma
non volevo parlare di mia nipote. Volevo parlare di Mandela.
Stamattina
su facebook c'era un dibattito su quali saranno i Mandela dei nostri
figli, che pare non ce ne siano.
Ma
ho avuto un rigurgito di speranza e credo che non sia vero.
Pur
ammettendo che i tempi erano diversi e la comunicazione un minimo
meno immediata, credo che mio nonno non sapesse chi fosse Mandela.
Forse
trent'anni fa non lo sapeva neppure mio padre.
Voglio
dire: magari i Mandela di ora non ci vengono in mente, però ci sono.
E allora mi sforzo e penso
ad Aung San Suu Kyi (che ho scritto il nome quasi giusto al primo
colpo), a Rigoberta Menchu, per dire quelle famose.
Penso
a Suor Fausta, che mi ha insegnato all'asilo e che da trent'anni
soffre in Guatemala.
Penso
ai padri Gianni, Maurizio, John, Bruno e Mario che in Sierra Leone
sono stati picchiati e torturati dai ribelli del RUF ed anche dai mercenari assoldati dal governo, ma sono rimasti lì, a
prendersi la malaria, ad accorciare le messe per costruire pozzi nei villaggi e quando te lo raccontano, ancora gli scappa di far brillare gli occhi d'amore.
Credo
che il miglior omaggio che possiamo fare a Nelson Mandela sia
ricordare ai nostri figli chi era. E raccontare anche che ce ne sono tanti, di Mandela, e che non tutti è necessario conoscere ma non per questo li dobbiamo dimenticare.
Buon
viaggio Madiba
venerdì 22 novembre 2013
Ricattoterapia
Alzi
la mano chi non ha mai usato un regalo come ricatto per ottenere un
risultato con un figlio.
Così il Natale diventa leva educativa; ben venga, dunque, che al due di
novembre ci siano già gli addobbi al supermercato: è l'onda lunga
del comportamentismo.
Si
lo so, non si fa.
Il
bimbo dovrebbe essere intrinsecamente motivato a mangiare, a lavarsi,
a dormire, ad essere bravo a scuola, a riordinare casa a prendersi
cura dei suoi vecchi quando un giorno saranno dei piscioni allettati
capendone il senso profondo, l'utilità personale e sociale. E non
estrinsecamente, con un rinforzo esterno come un gelato, un john
deere giocattolo, l'eredità.
Ma
non facciamo i verginelli, ok?
Scappa
di farlo. Come scappa il cazziatone quando sei più esaurito del
solito e lo scapaccione quando proprio te lo levano dalle mani (anche
se sempre meno, devo dire, bravo Gae).
È
successo un fatto però che mi ha spinto a riconsiderare il ricatto
rinforzo come qualcosa che possa servire allo scopo: ottenere il
risultato insperato.
I
miei figli hanno saputo dai nonni che Babbo Natale porta il carbone
ai bimbi cattivi (rinunciate all'idea di convincere i nonni che non
si fa. Rinunciate all'idea di convincere i nonni di qualsiasi cosa,
ok?)
Un
giorno, in macchina, Pee era in preda a crisi capricciosa convulsiva,
si è sganciato dal seggiolino e se n'è uscito con un “Io voglio
il carbone” che è un po' come dire " provateci, se avete il coraggio".
Accecato
dall'ira sono sceso e, legandolo di nuovo, gli ho detto
incazzatissimo che lui era ancora troppo cattivo per meritare il
carbone e che al massimo poteva sperare in un po' di cacca di renna.
Secca.
La
situazione è improvvisamente cambiata. Tutti hanno iniziato a ridere
ed anche Pee ha cambiato completamente registro.
Cosa
voglio dire?
Non sempre la minaccia deve servire a minacciare, può
anche essere una specie di gioco che “dis'cioca”, diciamo
noi, ovvero fa pensare ad altro e consente di uscire da una situazione di muro
contro muro. a la a la
Se
avete letto fino a qui e vi sembra la scoperta dell'acqua calda, per
evitare che vogliate indietro i soldi, vi elenco alcuni regali
farlocchi con i quali ricattare i vostri figli in vista del Natale.
- Mutande e calzini (diciamolo una volta per tutte, hanno sempre fatto cagare anche a noi)
- Il cicciobello bua, per lui, se vuole un trattore
- Il trattore, per lei, se vuole il cicciobello bua
- La Barbie con il culo grosso
- Il trattore senza una ruota
- Il carbone, quello vero, della stufa dei nonni
- Cioccolatini preciucciati
- Caramelle gusto minestra di verdura
- La cacca di renna secca.
- Un barattolo con le scorregge delle renne: tu lo apri, fa prr, un po' di puzza e poi basta.
venerdì 15 novembre 2013
Protocollo EST
Ogni
tanto pure a me viene il lampo di gegno.
Nei
giorni scorsi, passando a salutare Mafalda sul suo blog, mi veniva in
mente che sarebbe utile che l'umanità facesse, di tanto in tanto, un
salto in avanti, tipo il DNA degli X-Men.
Il
succo del mio pensiero vi potrà sembrare poco economico, così, su
due piedi, e forse anche un po' complesso, ma vi invito a valutare
gli effetti a lungo termine della proposta.
Ma
sono sicuro che, una volta metabolizzato il cambiamento, non
riuscirete a fare a meno di pensare che la qualità della vostra vita
è decisamente migliorata.
Il
protocollo EST
Si
tratta di un semplicissimo obbligo di legge che prevede di apporre,
su qualsiasi cosa, la dicitura EST qualora il tempo sia l'unica
soluzione.
EST
è infatti l'acronimo di È Solo questione di Tempo. Si potrebbe
anche mettere ESQT ma capite anche voi che vi si svita la lingua solo
a cercare di pronunciarlo.
Quindi
si potrebbe mettere su tutte le preoccupazioni rispetto alla crescita
dei bimbi, no? Il mio non cammina ancora sicuro mentre il tuo, che è
nato due giorni dopo, ha iniziato ieri a muovere i primi passetti.
La
mia si ciuccia il dito spasmodicamente, ha otto mesi e temo che a 18
anni ancora starà lì a succhiare.
Piove,
governo ladro, i bimbi andranno sicuramente in tilt, oddio, no non è
il caso di far loro vedere la tv, non concedo mai la tv più di dieci
minuti al giorno, sto in ansia.
Dormono
in mezzo, oddio, ma sarà letale il co-sleeping? No non posso
riportarli nel loro letto perché non mi accorgono che vengono,
allora metti la sveglia ogni ora e svegliati anche se non vengono nel
tuo letto.
La
vecchia del piano di sotto rompe? È vecchia.
Berlusconi
al governo.... beh, ogni teoria ha le sue brave eccezioni.
Non
è semplice? Non vi sentite rassicurati nel sapere che la maggior
parte di queste cose, e tante altre ancora, si risolveranno senza
particolari interventi da parte vostra?
Non
sentite che il vostro naturale stress esistenziale è già diminuito?
Dai,
è sufficiente un'etichetta sulla scatola.
Chiaro: una volta capito come fare a mettere tutto in delle scatole.
Questo post, abbastanza inutile, partecipa comunque al Blogstorming di Genitori Crescono.
E se non vi fosse bastato, oggi mi trovate anche qui
giovedì 31 ottobre 2013
Ovosodo e The (o té) Verde
Ho
come un Ovosodo, che non va ne su ne giù”
Così
il mio coetaneo Piero Mansani, descriveva il magone alla notizia
della futura paternità.
Non
l'avevo mai capita tanto quella battuta, non nel 1997, almeno quando
vidi per la prima volta il film.
Ricordo
che non ero potuto andare al cinema e, grazie ad un contatto
carbonaro (mio padre), ero riuscito ad arrivare ad un VHS pirata che
il proiezionista ricavava direttamente dalla pellicola. Un
antesignano dei DVX con dei colori che, a confronto, una puntata di
Derrick sembrava l'ultimo film della Pixar.
Ma
non è di Ovosodo che volevo parlare, anche se è un film che ho
amato nonostante fosse recitato così così. Che poi questo ha la
Pandolfi che gli abitava sottocasa e si infiga della cugina romana
depressa...
Però
c'è il lieto fine che si tromba la Pandolfi. E se la sposa. Invece
la depressa se la tromba e basta.
Qual'è
la morale?
Non
lo so. Se la trovate voi ditemela.
Ma,
appunto, non si voleva parlare di ciò.
Volevo
parlare di magone.
Parlavo
qualche giorno fa con una collega di ansia, no?
Io
sono uno che la maschera bene l'ansia. La totalità delle persone che
conosco è convinta che io non sia mai in ansia. E non è vero, ok?
Io
vado in ansia. Solo che non lo do a vedere. Mi viene appunto
l'Ovosodo che non va ne su ne giù.
Come
faccio a combatterlo? Mangio. Praticamente provo a soffocarlo.
Ora,
tempo fa, su internet, ho letto di questi miracoli per il
dimagrimento che farebbe il The (o té) Verde, con le immancabili
foto di una Platinette che è diventata Carla Bruni in dieci
settimane; palesemente tarocche, oltretutto, che perfino Pee se si
mettesse con Photoshop sarebbe in grado di essere meno pacchiano.
Vabbè,
la settimana scorsa stavo facendo la spesa in solitaria (condizione
necessaria per acquisti non indispensabili, che quando si va assieme
ai bimbi ci si limita a fare come i Nocs: sincronizziamo gli orologi,
fuori in 12 secondi, ok?) e su cosa ti butto l'occhio? Sulle
compresse di The (o té) Verde. Effetti collaterali? Nessuno.
Ma
investiamoli sulla salute sti cinque euri e novantacinque.
Così
ho messo la sveglia e le prendo un'ora prima di ogni pasto.
Si, siete legittimati a dire che questa è la crisi dei 40 che incombono.
Dovrebbero
dare senso di sazietà, credo.
Praticamente
ti sembra di avere un Ovosodo sulla bocca dello stomaco che non va ne
su ne giù.
Potreste
dirmi che è piuttosto fastidioso avere i sintomi dell'ansia quando
vorresti solo dimagrire. Ma è vero solo in parte; anche perché io
ho un metodo infallibile per sconfiggere l'ansia: la soffoco col
cibo.
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