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lunedì 19 novembre 2012

Farsi le corna

E' cominciato tutto un annetto e mezzo fa; eravamo seduti sul divano e così, a bruciapelo, ho chiesto a Silver: "Tesoro, c'è qualcosa che non hai il coraggio di dirmi? Perchè da qualche giorno mi stanno crescendo le corna!"
Lei, a mezzo sorriso (adorabile mezzo sorriso, aggiungerei) mette la sua mano dov'era anche la mia e sentenzia: "Cisti"
"Bon! Cazzo! E ora che faccio?"
"Niente, le lasci lì e vediamo cosa succede"
A me il discorso delle cisti ha sempre fatto schifo ed impressione, anche il nome, mi fa senso. Mio padre e le mie zie sue sorelle sono stati tutti cistectomizzati (non so se è un termine che esiste, era per darmi un tono) al cuoio cappelluto. Ricordo mio padre, tanti anni fa, che tornò a casa con un bellissimo berretto bianco della Marlboro con il frontino. Sembrava Alan Prost. Serviva a nascondere tre grossi cerotti appiccicati alla testa rasata a pois: cisti.
In questo anno e mezzo, pur continuando ad essere abbastanza sicuro della fedeltà di Silver (fateci pure dell'ironia, ma vi assicuro che è così, ci metto "abbastanza" solo per non sputare troppo in alto), le corna hanno continuato a crescere. Una più dell'altra, a dire il vero.
Così, siccome quelle tre volte l'anno che mi vado a tagliare i capelli tendo a farli accorciare parecchio e iniziava a fare capolino e, poichè quando mi sposto in vespa devo indossare il casco e, avendo io un capoccione tanto, che c'è solo una marca che fa la misura che mi va bene, meglio andarla a togliere che sennò non riesco neppure più a chiudere il cinturino (vi è piaciuto l'ultimo periodo pieno zeppo di parentetiche? Spero che nell'aldilà ci sia qualche entità che costringa Cicerone a tradurre in latino l'ultimo paragrafo, tiè!)

Ma l'intevento, di per sè, è stato una stupidaggine. Anche chiamarlo intervento è un'esagerazione.
Mi concede però una giornata libera.
L'ultima è stata in giugno, quando mi sono malato. E prima in febbraio, che anche lì avevo la febbre.
Per "giornata libera" intendo senza lavoro e senza figli. 
E sapete qual'è il colmo? Mi sento in colpa.
Allora mi passa tutta la voglia di scherzare e penso che c'è qualcosa che non va se mi sento in colpa per rimanere a casa per un motivo valido, ci resto un solo giorno e poi, per mesi, non succederà più.
Dico sempre, e ne sono convinto più che mai, che sapersi annoiare è un'arte sottile.
Ci vuole una gran classe pr sapersi annoiare come si deve. Intanto bisogna partire dal presupposto che c'è qualcosa che è rimasto da fare (le cose da fare non finiscono davvero mai) e tu te la vivi bene comunque. Devi essere anche in grado di non oltrepassare il limite del fancazzismo patologico, anche. Poi bisogna starci bene nella noia, non va confusa con la depressione. Quando non stai facendo nulla rischi di iniziare a pensare ed è lì che scopri chi sei, dentro quel vuoto lì.
Conosco troppe persone che sono ciò che fanno e non si fermano mai.
Invece io oggi mi dedico un verbo: Sostare
Che però, per me, si legge So-stare*!

*non è farina del mio sacco, questa doppia lettura, non ricordo con precisione da dove arrivi, l'ho fatta mia diverso tempo fa. Ringrazio Marco V. che me l'ha fatta conoscere.

mercoledì 18 gennaio 2012

Fahrenheit 102,2


Mi sono sempre piaciuti i film catastrofici. Quelli belli, anni 70. Avete presente? L'avventura del Poseidon, Airport (vari), Inferno di Cristallo (ahhh, voglio una vita come Steve McQueen).
In tempi recenti sono tornati un po' di moda: Deep Impact, The day after tomorrow, che tra l'altro riprende il titolo di uno dei film che mi ha fatto passare più notti insonni da bambino “The day after”. Lo conoscete? Conoscetelo, per cortesia. E fate finta di essere un bimbo di 10 anni nei primi anni 80, quando la Russia era ancora Unione Sovietica, c'erano i boicottaggi olimpici, la corsa agli armamenti, gli euromissili e lo scudo spaziale. Poi mi saprete dire. Anche se credo che visto ora abbia tutt'altro sapore (per fortuna).
Va ben, ma non volevo parlare dell'Unione Sovietica, che già ci sono un sacco di persone che pensano che io sia comunista.
E, a dire il vero, non volevo nemmeno parlare dei film catastrofici, in senso stretto.
E allora che cazzo vuoi? Direte.
No, è che da domenica vivo in una situazione degna di un buon copione fantacatastrofico anni 70-80.
Ha iniziato Mari-chan ancora venerdì: febbre (non alta ma febbre). Domenica Silver (39,8°). Ok, no problem: Pee va al nido, Mari e Moe dai nonni e Silver se ripija a casa. Lunedì Pee (39,5°) ma pure nonna c'ha 39°. 
In ginocchio sul divano abbiamo recitato tutti e cinque i misteri dolorosi del rosario, litanie dei santi e della madonna compresi e abbiamo chiamato Tata Francesca, la superbabysitter. “Non avendo in programma di venire, ho lasciato la macchina a mia figlia”. Giaculatorie, rogazioni, lodi e vespri.
Il nonno va a prendere la babysitter, e la porta tra noi. Io disdico tutti i miei impegni e resto al capezzale del resto della famiglia.
Ma non è finita. Martedì mattina, pensando che Mari-chan fosse nidabile dopo il lunedì sfebbrato, la sveglio per caricarla in macchina. 39° (recitato passi del deuteronomio)
Nel pomeriggio il bollettino si aggrava: nonno 38,5°, cognato 38,5°, nipote 38,5°.
Badare bene: si sono malati tutti sul versante “materno” della famiglia. I miei stanno da dio. Io sto da dio (nei limiti di come si possa stare da dio con 4 stufette smoccolanti per casa).
Così ho elaborato una teoria. A casa nostra è sempre stato freddo. Mia madre ha sempre considerato i termostati dei marchingegni infingardi che non te la raccontano giusta. Secondo lei se segnano spento, comunque quel led rosso un po' riscalda. Così lo scollega direttamente. E poi lo lascia così. Il cane ed il gatto ci mettono il carico da 11. Sanno aprirsi le porte e finestre ma mica le richiudono. Da ragazzo studiavo a 15°. Uscivo a passeggiare per scaldarmi.
In sostanza siamo temprati.
Ah, poi pulivamo poco. Mica perchè siamo zozzi, ma perchè non ci sono casalinghe. Lo standard si è adeguato per necessità. La frase strategica è “Daghe on spasson al pi grosso” con le varianti “on graton”, “na passada” e “on russon”. 
La scena madre è stata quella volta che Silver, finiti gli esami all'università, per festeggiare mia fa: "ti pulisco il bagno". Trovata una spazzola dice: "Questa spazzola è piena di capelli, che schifo... per curiosità, chi ha i capelli lunghi?" 
"Nonna"
"Ma non è morta, scusa?"
"Si, nell'88. Me lo ricordo perchè ero in terza media"

Abbiamo gli anticorpi che girano armati fino ai denti.
Silver dice che è una cazzata. Ma lei è un po' ordinata compulsiva, non fa testo. Qui si fa scienza empirica, mica pizza e fichi.

martedì 12 aprile 2011

La Pazienza dei Pazienti

Sono reduce da una settimana di ricovero in ospedale con Pee.
Gli ospedali esercitano la pazienza. Non arriva mai sera. Nel mio caso, che facevo le notti, non arriva mai mattina. Più precisamente la mattina inizia alle 6 con un can can di barelle, scope, carrelli, farmaci. Dalle sei alle 9, che alle 9 arriva la mamma, è eterna.
Non c'è nemmeno la possibilità di socializzare con le altre mamme o papà, tutti in camera a sperare che il loro piccolo dorma ancora mezz'ora.
Si vede il sole che sorge, però, dalle finestre che danno sul parco Querini. Un bellissimo rosso invade la stanza e gli occhi blu di Pee che mi fissano dalla culla sono ancora più luminosi.