E' cominciato tutto un annetto e mezzo fa; eravamo seduti sul divano e così, a bruciapelo, ho chiesto a Silver: "Tesoro, c'è qualcosa che non hai il coraggio di dirmi? Perchè da qualche giorno mi stanno crescendo le corna!"
Lei, a mezzo sorriso (adorabile mezzo sorriso, aggiungerei) mette la sua mano dov'era anche la mia e sentenzia: "Cisti"
"Bon! Cazzo! E ora che faccio?"
"Niente, le lasci lì e vediamo cosa succede"
A me il discorso delle cisti ha sempre fatto schifo ed impressione, anche il nome, mi fa senso. Mio padre e le mie zie sue sorelle sono stati tutti cistectomizzati (non so se è un termine che esiste, era per darmi un tono) al cuoio cappelluto. Ricordo mio padre, tanti anni fa, che tornò a casa con un bellissimo berretto bianco della Marlboro con il frontino. Sembrava Alan Prost. Serviva a nascondere tre grossi cerotti appiccicati alla testa rasata a pois: cisti.
In questo anno e mezzo, pur continuando ad essere abbastanza sicuro della fedeltà di Silver (fateci pure dell'ironia, ma vi assicuro che è così, ci metto "abbastanza" solo per non sputare troppo in alto), le corna hanno continuato a crescere. Una più dell'altra, a dire il vero.
Così, siccome quelle tre volte l'anno che mi vado a tagliare i capelli tendo a farli accorciare parecchio e iniziava a fare capolino e, poichè quando mi sposto in vespa devo indossare il casco e, avendo io un capoccione tanto, che c'è solo una marca che fa la misura che mi va bene, meglio andarla a togliere che sennò non riesco neppure più a chiudere il cinturino (vi è piaciuto l'ultimo periodo pieno zeppo di parentetiche? Spero che nell'aldilà ci sia qualche entità che costringa Cicerone a tradurre in latino l'ultimo paragrafo, tiè!)
Ma l'intevento, di per sè, è stato una stupidaggine. Anche chiamarlo intervento è un'esagerazione.
Mi concede però una giornata libera.
L'ultima è stata in giugno, quando mi sono malato. E prima in febbraio, che anche lì avevo la febbre.
Per "giornata libera" intendo senza lavoro e senza figli.
E sapete qual'è il colmo? Mi sento in colpa.
Allora mi passa tutta la voglia di scherzare e penso che c'è qualcosa che non va se mi sento in colpa per rimanere a casa per un motivo valido, ci resto un solo giorno e poi, per mesi, non succederà più.
Dico sempre, e ne sono convinto più che mai, che sapersi annoiare è un'arte sottile.
Ci vuole una gran classe pr sapersi annoiare come si deve. Intanto bisogna partire dal presupposto che c'è qualcosa che è rimasto da fare (le cose da fare non finiscono davvero mai) e tu te la vivi bene comunque. Devi essere anche in grado di non oltrepassare il limite del fancazzismo patologico, anche. Poi bisogna starci bene nella noia, non va confusa con la depressione. Quando non stai facendo nulla rischi di iniziare a pensare ed è lì che scopri chi sei, dentro quel vuoto lì.
Conosco troppe persone che sono ciò che fanno e non si fermano mai.
Invece io oggi mi dedico un verbo: Sostare
Che però, per me, si legge So-stare*!
*non è farina del mio sacco, questa doppia lettura, non ricordo con precisione da dove arrivi, l'ho fatta mia diverso tempo fa. Ringrazio Marco V. che me l'ha fatta conoscere.