Tiene banco in questi giorni, scopro da Repubblica di ieri anche a livello
nazionale, la notizia degli allenatori di una squadra di nuoto
vicentina accusati di aver rasato per punizione un ragazzino di
undici anni prima di una gara che dovevano affrontare in Svizzera.
Riportati
più o meno da tutti i giornali, spesso anche nei titoli, non tanto
la spiegazione dei fatti in sé (ma ci sono ancora giornali che
riportano i fatti?) quanto due particolari: il disegno di una croce
lasciata sulla testa del ragazzino e la frase: “Ti abbiamo rasato
come gli Ebrei”.
Non
voglio esprimere la mia opinione in merito, né a favore della difesa
che dice che da sempre nel nuoto agonistico viene fatta
un'iniziazione attraverso la rasatura della testa e la croce era
solamente un richiamo alla bandiera elvetica, né con l'accusa che
dice che si tratta di una punizione eccessiva per una qualche
mancanza, con richiami vagamente nazifascisti.
E
vorrei anche tralasciare un fatto abbastanza importante: conoscevo
personalmente l'allenatore in questione, abbiamo lavorato assieme due
anni e, anche se non lo vedo da tantissimo tempo, l'ho sempre
considerato uno dei migliori educatori sportivi che io abbia mai
incontrato. Gli allievi lo adoravano. Ed era un'enciclopedia vivente
di sport. Non l'ho mai visto interessarsi di politica.
Ma
lasciamo stare, lo dico per correttezza, perchè si sappia che non
sono neutrale su questa vicenda.
Ricordo
che parecchi anni fa, quando stava sorgendo l'astro Rosolino, i
compagni di squadra più anziani, prima di una gara importante, lo
avevano completamente rasato e lui, un po' per vergogna ed un po' per
la brutta sensazione di sentirsi l'acqua sulla pelata, nuotava
comunque con la cuffia in testa. Ho notato con piacere che proprio
quel fatto è stato ricordato da Repubblica.
Ora,
dico: mettiamo che sia un rito scaramantico, una iniziazione. Sarebbe
sufficiente che mi chiedessero il permesso? Come genitore lascierei
rasare mio figlio? In fondo i capelli ricrescono, non gli hanno mica
tagliato un dito.
E
se lo avessero fatto senza chiedermelo, avrei preso in disparte
l'allenatore e gliene avrei dette quattro o avrei mandato avanti
l'avvocato?
E
se fosse davvero stata una punizione eccessiva? Si questo sarebbe
grave davvero e se si dimostrasse che è stato così, ma avvocato o confronto?
E
se invece fosse tutta un'esagerazione: esistono davvero genitori
pronti a mettere in gioco i propri figli solo per ottenere diosacosa,
un indenizzo, un senso di giustizia?
Io
sono sempre per il confronto, di mio. Però poi se ti capita di
esserci in mezzo non si sa mai come ci si comportebbe. Ma il
confronto ti permette di capire, di andare a fondo. Magari di
interpretare nel giusto modo una frase antisemita che, però,
potrebbe essere semplicemente una battuta pesante e mal riuscita.
E
quei giovani atleti? Cosa si porteranno a casa questi ragazzini, come
lezione, alla fine di tutta questa storia?
Non
cerco polemiche, mi piacerebbe sapere cosa ne pensate.