Come
reagite voi alle notizie brutte?
Proprio
a quelle brutte brutte: la morte di un amico, un brutto incidente del
collega, la moglie che ti tradisce...
Io
rido.
Si,
come il matto della canzone di Guccini.
Non
lo faccio apposta, è una reazione incontrollata. Anzi, per meglio
dire, diciamo che riesco a non sganasciarmi dalle risate, però credo
che un attento osservatore mi sgami subito, si vede che mi sforzo di
controllare la bocca, di evitare di dare quella particolare curvatura
agli occhi.
Finchè
sei un ragazzo questa cosa può anche passare inosservata. Anche a
me, passava abbastanza inosservata, anche se piano piano capivo di
comportarmi come una merda. Quando ho iniziato ad esserne consapevole, ho pensato, nella mia fissa
dell'autoanalisi, che si trattasse di una egoistica reazione del
tipo: “Finalmente ho qualche cosa da raccontare in questa grigia
vita”.
La mamma del compagno moriva, il vicino si era impiccato... io ridevo.
E
mi sentivo ancora più merda.
Poi ho capito che non dipende da me, non dal mio io cosciente, perlomeno.
È il mio fisico che parte da solo, comandato forse da una parte a me ignota del cervello; è la mia risposta sbagliata agli scherzi della vita: c'è
chi parte a piangere, chi sviene, chi straparla. A me viene da
ridere, nervosamente, stupidamente.
Ha
di certo il vantaggio che mi permette di essere molto freddo nelle
situazioni di emergenza. Ricordo quel ragazzino ripescato blu dalla
piscina che ho rianimato praticamente da solo mentre il mio collega
bagnino era completamente nel panico.
Ma
tolti questi rari casi è proprio una brutta faccenda ed ultimamente
mi provoca anche parecchio fastidio, oltre che imbarazzo.
Allora
me ne sto zitto, in disparte, cerco di non parlare con nessuno,
finché mi passa. Finchè io possa dimostrare anche fuori ciò che piano piano inizio a vivere dentro. Ma ho il metabolismo lento, io. E tutto il dolore
mi resta lì, come i chili che non perdo, che riesco a piangerlo a
stitiche gocce intime, nascoste.