Sto invecchiando.
Ci sono parecchi segnali che lo
evidenziano.
Le striature dorate della barba, ad
esempio, unica testimonianza della mia biondezza infantile, stanno
diventando argentee.
Le rughette d'espressione ai lati degli
occhi, fedeli compagne di viaggio che da sempre mi fanno attribuire
più anni di quelli che ho, stanno diventando dei solchi nel cuoio,
sempre più affaticate nell'esercizio di rientrare dopo un sorriso.
Ma l'aspetto che più di tutti denunzia
la mia vetustità (oltre al linguaggio aulico in stile ottocentesco) è la fissità
su alcuni aspetti della vita sui quali sono sempre meno disponibile a
trattare.
In poche parole, sto diventano un
rompicoglioni.
Ad esempio non sopporto che si pronunci
la parola “vissuti”. “Ho un vissuto rispetto al fatto che mi
hai detto quella cosa”, “Bisogna elaborare il vissuto sulle
decisioni prese”...
Al lavoro ne abusavamo. Poi, con un
esercizio misto tra l'abuso di potere e la prepotenza giustificata
con un titolo di studio, ho proibito di usarla in mia presenza.
Stessa sorte per la locuzione “ad esempio oggi/ieri/prima”. Mi fa
incazzare. Se lavori in favore di una persona devi avere in mano
tutto, non l'ultimo quarto d'ora. Così quando ci parliamo, al
lavoro, sembra di giocare a Tabo: tutti a fare dei giri di parole assurdi per dire le cose. La parte sadica che è in me se ne compiace in modo smodato.
Ora ho un nuovo bersaglio: le persone
che dicono “non è mia competenza” oppure “io ho evidenziato il
problema, il mio dovere l'ho fatto”.
Mi fa schiumare di rabbia; quasi sempre serve a giustificare uno scarico di responsabilità, un menefreghismo rispetto agli altri.
Non lo sopporto.
So di suonare saccente ed antipatico ma è proprio più forte di me.
Io mi sto
educando a non sollevare problemi ma a risolverli. Non ci riesco
quasi mai, ad onor del vero, però almeno cerco di essere davvero
sicuro di aver provato a fare tutto quello che si poteva. L'autostima
non decolla, questo è sicuro.
Ma almeno, alla sera, non mi vergogno
di guardare in faccia i miei figli.
Se vi va, partecipate al gioco: ditemi
quali sono le vostre parole taboo