Mi immagino sempre di fare una lista.
Sul web vanno forte, fanno figo. Io le leggo volentieri.
Ho anche una discreta capacità di memorizzarle involontariamente.
Forse non l'ho mai detto ma credo che la mia migliore qualità sia la memoria. Non ho detto che ho una memoria formidabile, ho detto che è la mia migliore qualità.
Però, se mi lasciate un attimo di autocelebrazione, devo dire che non ho mai perso una partita a memory in vita mia.
È anche vero che sono circondato da gente con la memoria a breve termine che.. ecco, di cosa si parlava?
Ah! Si, parlavo di liste.
Ecco, non le so fare.
Vedete?
Con un titolo così si dovrebbe partire a raffica: 1, 2, 3,
Invece io no. Mi perdo.
Questo è il primo motivo che fa di me un chitarrista di merda. Mi perdo. Nel tragitto che va dal salotto al sottoscala dove ho le chitarre (un paio di metri) trovo almeno 4 cause di distrazione: il bicchiere lasciato la sera prima da riporre nell'acquaio, il giornale da leggere, un sms che arriva, il pc acceso. Poi mi dimentico della chitarra (dicevo appunto che non trattavasi di grande memoria).
Poi non ho il cervello matematico. Lo sapete, vero, che ogni buon musicista ha un cervello matematico? La musica è matematica: toni, semitoni, intervalli. Ad analizzarla è una palla che non vi dico. Come la trigonometria, l'algebra (cazzo, saran vent'anni che non pronuncio 'sta parola).
La poesia nella musica è tutt'altro che scontata. Infatti un buon musicista jazz di solito è apprezzato da chi capisce cosa sta facendo ma non da chi lo ascolta e basta.
Chi riesce a coniugare la matematica con la poesia, elaborando melodie che "entrano" è un grande artista. Poi si sa, a fare 2 + 2 sono buoni tutti. Accendete la radio e ne avrete un esempio.
Io un po' ho in testa qualcosa che suona bene, anche voi ce l'avete, provate a inventarvi un jingle. Ma non riesco a tradurlo in codice binario. Per cui resta nella mia testa.
Poi sono pigro. La musica richiede sacrifici. Prendete mio fratello: è un bravissimo chitarrista blues/jazz autodidatta (insegna matematica, baideuei!). Suona tutti i giorni. Da ragazzo aveva sempre la chitarra in mano.
Io non ce la faccio, solo l'idea di accordarla mi deprime. Poi se non ho un obiettivo nemmeno mi metto, mi stanco e basta. Se ho un concerto sono una macchina da guerra. Sennò faccio zapping, piuttosto.
L'ultimo motivo è mia madre.
Nella cultura in cui sono cresciuto non c'è spazio per i fronzoli.
Faccio un esempio: c'è un contadino vicino ai miei nonni, che "tira le ossa" (ti aggiusta le slogature). Una volta mi ero fatto male e mio padre mi ci ha portato. "ah, ti alora te studi?" Mi chiese "Cossa serve, coi libri miga che cresse el sorgo".
Tanto per dirvi. Un tipo, qualche anno più di me, che suonava la batteria (no, dico, la batteria) veniva chiamato dai vecchi Beethoven, in senso di scherno.
Mia madre era uguale. Ogni volta che sentiva un plin plin dal piano di sopra si metteva ad urlare: "Se non te ghe gnente da fare, vien xò a far forète!"
Capito? Potrei essere lo Steve Vai berico. Invece so fare le federe con la macchina da cucire.
Vi lascio
Come dite? Non sono dieci motivi?
Beh, ve l'avevo detto che non sono bravo con le liste
mercoledì 28 novembre 2012
lunedì 26 novembre 2012
Lo conosso mi, cheo lì
Trattasi di tipica frase veneta per darsi un tono, per segnalare al mondo che, in qualche modo, si conosce gente importante.
Riflettevo in questi giorni che si è tornati dopo un bel po' a parlare di politica. Non si faceva più da che Mister B si è dimesso.
O forse, più semplicemente, mi ero stancato di starci dietro io. Non so.
Fatto sta che nelle ultime settimane mi sono rimesso di buzzo buono, oltre che a suonare come si deve (ma lo sapete che ho scoperto dopo circa 25 anni che ho iniziato a suonare la chitarra, che la qualità del plettro fa la differenza?) a seguire i dibattiti tv.
Un po' mi è toccato; mia suocera è da sempre un pasionaria di sinistra.
"Puoi tenerci i piccoli stasera?"
"No, c'è Renzi a Vicenza"
"Aiuteresti El Gae a mettere a letto i bimbi che c'ho la riunione a scuola?"
"No! Devo andare a vedere la Moretti alle Acli".
E così via...
Così, per non sentirsi esclusi ci siamo rimessi a guardarci sporadicamente Ballarò, Otto e mezzo, Santoro, Piazza Pulita...
Bellina la Moretti, vero?Era rappresentante d'istituto al mio liceo... è anche brava. Però fateci caso a quante volte vi dicono per prima cosa che è bella.
Dobbiamo ancora mangiarne, di pane duro...
Poi, una sera, la notizia....
Umberto Ambrosoli si candida in Lombardia.
Sentirlo parlare è stato un flash: legalità, partecipazione, bene comune... da quanto tempo non si sentivano?
Lo conosco personalmente, io, il Beto!
Faccio parte di un gruppetto che si chiama GDP (Gruppo di discussione politica) che tutti chiamano Cheghebe (KGB) perchè non ci troviamo mai ufficialmente, siamo in 5 e, nonostante la professata non appartenenza, tutti pensano che siamo comunisti della prima ora.
Tre anni fa abbiamo organizzato una serato dove Umberto Ambrosoli presentava il libro sulla storia di suo padre: "Qualunque cosa succeda"
Ci siamo fatti S.Donà di Piave, Dueville in macchina. Si è parlato di lavoro, di viaggi, di figli (Il mio "socio" ne ha due, io ne avevo una e due in arrivo ma questo era un segreto, Ambrosoli tre).
Non c'è che dire, una persona con delle qualità notevoli, con una caratura superiore alla media ed un umorismo sornione veramente irresistibile.
Serata stupenda, teatro pieno.
Poi lo abbiamo portato in un locale radical chic di quelli che ti servono formaggi e affettati a km zero. Stavano chiudendo e abbiamo implorato il gestore di farci sedere, di darci comunque qualcosa. Eravamo con Ambrosoli, perdio.
"Quello del miele?" disse il locandiere cadendo nel più classico dei luoghi comuni.
Fatalità su raitre stavano mandando proprio un'intervista ad Umberto Ambrosoli. È stata il nostro cavallo di Troia.
A fine cena, il gestore, un po' imbarazzato, si è avvicinato ed ha detto ad Umberto: "Mi piacerebbe che ti ricordassi di questo posto ma purtroppo non saprei come fare... accetteresti questa?"
Era una maglia con scritto "Meno internet e più cabernet"
Il giorno dopo sulla sua pagina facebook Umberto Ambrosoli ringraziava nella sua nuova maglietta gli amici di Dueville.
Certamente non ha bisogno del mio endorsement. Non si ricorderà neppure di me, se non vagamente.
Però, ieri, mentre mettevo la mia crocetta, pensavo che mi spiace non poter votare per lui, perchè nelle parole che adesso pronuncia c'è un po' di speranza per il futuro e credo che troppo poco siamo abituati a pensare alla politica come a questo, al futuro.
Gli faccio un umile, spassionato, in bocca al lupo:
Riflettevo in questi giorni che si è tornati dopo un bel po' a parlare di politica. Non si faceva più da che Mister B si è dimesso.
O forse, più semplicemente, mi ero stancato di starci dietro io. Non so.
Fatto sta che nelle ultime settimane mi sono rimesso di buzzo buono, oltre che a suonare come si deve (ma lo sapete che ho scoperto dopo circa 25 anni che ho iniziato a suonare la chitarra, che la qualità del plettro fa la differenza?) a seguire i dibattiti tv.
Un po' mi è toccato; mia suocera è da sempre un pasionaria di sinistra.
"Puoi tenerci i piccoli stasera?"
"No, c'è Renzi a Vicenza"
"Aiuteresti El Gae a mettere a letto i bimbi che c'ho la riunione a scuola?"
"No! Devo andare a vedere la Moretti alle Acli".
E così via...
Così, per non sentirsi esclusi ci siamo rimessi a guardarci sporadicamente Ballarò, Otto e mezzo, Santoro, Piazza Pulita...
Bellina la Moretti, vero?Era rappresentante d'istituto al mio liceo... è anche brava. Però fateci caso a quante volte vi dicono per prima cosa che è bella.
Dobbiamo ancora mangiarne, di pane duro...
Poi, una sera, la notizia....
Umberto Ambrosoli si candida in Lombardia.
Sentirlo parlare è stato un flash: legalità, partecipazione, bene comune... da quanto tempo non si sentivano?
Lo conosco personalmente, io, il Beto!
Faccio parte di un gruppetto che si chiama GDP (Gruppo di discussione politica) che tutti chiamano Cheghebe (KGB) perchè non ci troviamo mai ufficialmente, siamo in 5 e, nonostante la professata non appartenenza, tutti pensano che siamo comunisti della prima ora.
Tre anni fa abbiamo organizzato una serato dove Umberto Ambrosoli presentava il libro sulla storia di suo padre: "Qualunque cosa succeda"
Ci siamo fatti S.Donà di Piave, Dueville in macchina. Si è parlato di lavoro, di viaggi, di figli (Il mio "socio" ne ha due, io ne avevo una e due in arrivo ma questo era un segreto, Ambrosoli tre).
Non c'è che dire, una persona con delle qualità notevoli, con una caratura superiore alla media ed un umorismo sornione veramente irresistibile.
Serata stupenda, teatro pieno.
Poi lo abbiamo portato in un locale radical chic di quelli che ti servono formaggi e affettati a km zero. Stavano chiudendo e abbiamo implorato il gestore di farci sedere, di darci comunque qualcosa. Eravamo con Ambrosoli, perdio.
"Quello del miele?" disse il locandiere cadendo nel più classico dei luoghi comuni.
Fatalità su raitre stavano mandando proprio un'intervista ad Umberto Ambrosoli. È stata il nostro cavallo di Troia.
A fine cena, il gestore, un po' imbarazzato, si è avvicinato ed ha detto ad Umberto: "Mi piacerebbe che ti ricordassi di questo posto ma purtroppo non saprei come fare... accetteresti questa?"
Era una maglia con scritto "Meno internet e più cabernet"
Il giorno dopo sulla sua pagina facebook Umberto Ambrosoli ringraziava nella sua nuova maglietta gli amici di Dueville.
Certamente non ha bisogno del mio endorsement. Non si ricorderà neppure di me, se non vagamente.
Però, ieri, mentre mettevo la mia crocetta, pensavo che mi spiace non poter votare per lui, perchè nelle parole che adesso pronuncia c'è un po' di speranza per il futuro e credo che troppo poco siamo abituati a pensare alla politica come a questo, al futuro.
Gli faccio un umile, spassionato, in bocca al lupo:
venerdì 23 novembre 2012
Di Nichia!
Vi ricordate lo schetch (come si scrive schetc) di Natalino Balasso dove definiva il genere di film che lui interpretava "Di Nichia" con un pesantissimo accento veneto?
Ecco, tutti dicono che io assomiglio a Natalino Balasso.
Così, ad occhio e croce io sono più alto.
Forse anche un po' più bello, secondo i canoni dela bellezza occidentali (e quali sono? Boh! Faceva figo dire così)
Inoltre, cosa ben più importante, il mio accento è fortemente vicentino e non fortemente rodigino.
Comunque, io Balasso lo stimo molto e mi sento anch'io "Di Nichia".
Così non potevo non accogliere l'invito ad aderire (in realtà ho chiesto io di aderire ma se sei di nicchia un po' te la devi pur tirare) al Nicchioni Club ideato da La Lu di La in mezzo al mar..
Nonostante la mia incredibile predisposizione per gli errori grammaticali mi hanno accettato...
Un passo importante verso l'integrazione...
Grazie Luci
Ecco, tutti dicono che io assomiglio a Natalino Balasso.
Così, ad occhio e croce io sono più alto.
Forse anche un po' più bello, secondo i canoni dela bellezza occidentali (e quali sono? Boh! Faceva figo dire così)
Inoltre, cosa ben più importante, il mio accento è fortemente vicentino e non fortemente rodigino.
Comunque, io Balasso lo stimo molto e mi sento anch'io "Di Nichia".
Così non potevo non accogliere l'invito ad aderire (in realtà ho chiesto io di aderire ma se sei di nicchia un po' te la devi pur tirare) al Nicchioni Club ideato da La Lu di La in mezzo al mar..
Nonostante la mia incredibile predisposizione per gli errori grammaticali mi hanno accettato...
Un passo importante verso l'integrazione...
Grazie Luci
giovedì 22 novembre 2012
21-11-2012
Questa data non vi fa nessun effetto?
Secondo chi interpreta i Maya manca un mese alla fine del mondo. Sarebbe stato ieri, ma non c'ho avuto tempo.
Devo dire che questa cosa della fine del mondo mi pare si sia parecchio attenuata. Un anno fa se ne parlava molto di più, ora basta. Infatti non conosco nessuno che si sia messo a vivere come se tutto finisse tra un mese.
Va tutto un po' lentamente a puttane, questo si!
E allora tutti a cercare di far sentire la propria voce, a manifestare contro i tagli al sociale, contro i contratti di lavoro capestro, contro i privilegi della casta, contro la Guerra in Palestina.
Ci sarebbe così tanta gente che si sbatte se il mondo finisse davvero il 21/12?
Qualcuno potrebbe dire di si, l'uomo non è un animale che fugge o che si mette al riparo. Pensiamo alla Shoah, ad esempio; in quanti sapevano che i nazisti sarebbero arrivati e sono stati lì, ad aspettare di venire deportati?
Ma io preferisco pensare che il calendario Maya si sia concluso quel giorno perchè il signor Frate Mayndovino aveva finito la carta e che il 22/12 saremo ancora qui a mandar giù bocconi amari e a stringere le chiappe.
Però, giocandoci un po'. Se fosse l'ultimo mese di vita?
Lo sapete, sarà che in fondo in fondo non ci credo ai maya, ma a me non viene da cambiare proprio nulla. Credo che semplicemente me ne fotterei delle scadenze. Per il resto penso di poter dire che morirei felice.
Secondo chi interpreta i Maya manca un mese alla fine del mondo. Sarebbe stato ieri, ma non c'ho avuto tempo.
Devo dire che questa cosa della fine del mondo mi pare si sia parecchio attenuata. Un anno fa se ne parlava molto di più, ora basta. Infatti non conosco nessuno che si sia messo a vivere come se tutto finisse tra un mese.
Va tutto un po' lentamente a puttane, questo si!
E allora tutti a cercare di far sentire la propria voce, a manifestare contro i tagli al sociale, contro i contratti di lavoro capestro, contro i privilegi della casta, contro la Guerra in Palestina.
Ci sarebbe così tanta gente che si sbatte se il mondo finisse davvero il 21/12?
Qualcuno potrebbe dire di si, l'uomo non è un animale che fugge o che si mette al riparo. Pensiamo alla Shoah, ad esempio; in quanti sapevano che i nazisti sarebbero arrivati e sono stati lì, ad aspettare di venire deportati?
Ma io preferisco pensare che il calendario Maya si sia concluso quel giorno perchè il signor Frate Mayndovino aveva finito la carta e che il 22/12 saremo ancora qui a mandar giù bocconi amari e a stringere le chiappe.
Però, giocandoci un po'. Se fosse l'ultimo mese di vita?
Lo sapete, sarà che in fondo in fondo non ci credo ai maya, ma a me non viene da cambiare proprio nulla. Credo che semplicemente me ne fotterei delle scadenze. Per il resto penso di poter dire che morirei felice.
lunedì 19 novembre 2012
Farsi le corna
E' cominciato tutto un annetto e mezzo fa; eravamo seduti sul divano e così, a bruciapelo, ho chiesto a Silver: "Tesoro, c'è qualcosa che non hai il coraggio di dirmi? Perchè da qualche giorno mi stanno crescendo le corna!"
Lei, a mezzo sorriso (adorabile mezzo sorriso, aggiungerei) mette la sua mano dov'era anche la mia e sentenzia: "Cisti"
"Bon! Cazzo! E ora che faccio?"
"Niente, le lasci lì e vediamo cosa succede"
A me il discorso delle cisti ha sempre fatto schifo ed impressione, anche il nome, mi fa senso. Mio padre e le mie zie sue sorelle sono stati tutti cistectomizzati (non so se è un termine che esiste, era per darmi un tono) al cuoio cappelluto. Ricordo mio padre, tanti anni fa, che tornò a casa con un bellissimo berretto bianco della Marlboro con il frontino. Sembrava Alan Prost. Serviva a nascondere tre grossi cerotti appiccicati alla testa rasata a pois: cisti.
In questo anno e mezzo, pur continuando ad essere abbastanza sicuro della fedeltà di Silver (fateci pure dell'ironia, ma vi assicuro che è così, ci metto "abbastanza" solo per non sputare troppo in alto), le corna hanno continuato a crescere. Una più dell'altra, a dire il vero.
Così, siccome quelle tre volte l'anno che mi vado a tagliare i capelli tendo a farli accorciare parecchio e iniziava a fare capolino e, poichè quando mi sposto in vespa devo indossare il casco e, avendo io un capoccione tanto, che c'è solo una marca che fa la misura che mi va bene, meglio andarla a togliere che sennò non riesco neppure più a chiudere il cinturino (vi è piaciuto l'ultimo periodo pieno zeppo di parentetiche? Spero che nell'aldilà ci sia qualche entità che costringa Cicerone a tradurre in latino l'ultimo paragrafo, tiè!)
Ma l'intevento, di per sè, è stato una stupidaggine. Anche chiamarlo intervento è un'esagerazione.
Mi concede però una giornata libera.
L'ultima è stata in giugno, quando mi sono malato. E prima in febbraio, che anche lì avevo la febbre.
Per "giornata libera" intendo senza lavoro e senza figli.
E sapete qual'è il colmo? Mi sento in colpa.
Allora mi passa tutta la voglia di scherzare e penso che c'è qualcosa che non va se mi sento in colpa per rimanere a casa per un motivo valido, ci resto un solo giorno e poi, per mesi, non succederà più.
Dico sempre, e ne sono convinto più che mai, che sapersi annoiare è un'arte sottile.
Ci vuole una gran classe pr sapersi annoiare come si deve. Intanto bisogna partire dal presupposto che c'è qualcosa che è rimasto da fare (le cose da fare non finiscono davvero mai) e tu te la vivi bene comunque. Devi essere anche in grado di non oltrepassare il limite del fancazzismo patologico, anche. Poi bisogna starci bene nella noia, non va confusa con la depressione. Quando non stai facendo nulla rischi di iniziare a pensare ed è lì che scopri chi sei, dentro quel vuoto lì.
Conosco troppe persone che sono ciò che fanno e non si fermano mai.
Invece io oggi mi dedico un verbo: Sostare
Che però, per me, si legge So-stare*!
*non è farina del mio sacco, questa doppia lettura, non ricordo con precisione da dove arrivi, l'ho fatta mia diverso tempo fa. Ringrazio Marco V. che me l'ha fatta conoscere.
Lei, a mezzo sorriso (adorabile mezzo sorriso, aggiungerei) mette la sua mano dov'era anche la mia e sentenzia: "Cisti"
"Bon! Cazzo! E ora che faccio?"
"Niente, le lasci lì e vediamo cosa succede"
A me il discorso delle cisti ha sempre fatto schifo ed impressione, anche il nome, mi fa senso. Mio padre e le mie zie sue sorelle sono stati tutti cistectomizzati (non so se è un termine che esiste, era per darmi un tono) al cuoio cappelluto. Ricordo mio padre, tanti anni fa, che tornò a casa con un bellissimo berretto bianco della Marlboro con il frontino. Sembrava Alan Prost. Serviva a nascondere tre grossi cerotti appiccicati alla testa rasata a pois: cisti.
In questo anno e mezzo, pur continuando ad essere abbastanza sicuro della fedeltà di Silver (fateci pure dell'ironia, ma vi assicuro che è così, ci metto "abbastanza" solo per non sputare troppo in alto), le corna hanno continuato a crescere. Una più dell'altra, a dire il vero.
Così, siccome quelle tre volte l'anno che mi vado a tagliare i capelli tendo a farli accorciare parecchio e iniziava a fare capolino e, poichè quando mi sposto in vespa devo indossare il casco e, avendo io un capoccione tanto, che c'è solo una marca che fa la misura che mi va bene, meglio andarla a togliere che sennò non riesco neppure più a chiudere il cinturino (vi è piaciuto l'ultimo periodo pieno zeppo di parentetiche? Spero che nell'aldilà ci sia qualche entità che costringa Cicerone a tradurre in latino l'ultimo paragrafo, tiè!)
Ma l'intevento, di per sè, è stato una stupidaggine. Anche chiamarlo intervento è un'esagerazione.
Mi concede però una giornata libera.
L'ultima è stata in giugno, quando mi sono malato. E prima in febbraio, che anche lì avevo la febbre.
Per "giornata libera" intendo senza lavoro e senza figli.
E sapete qual'è il colmo? Mi sento in colpa.
Allora mi passa tutta la voglia di scherzare e penso che c'è qualcosa che non va se mi sento in colpa per rimanere a casa per un motivo valido, ci resto un solo giorno e poi, per mesi, non succederà più.
Dico sempre, e ne sono convinto più che mai, che sapersi annoiare è un'arte sottile.
Ci vuole una gran classe pr sapersi annoiare come si deve. Intanto bisogna partire dal presupposto che c'è qualcosa che è rimasto da fare (le cose da fare non finiscono davvero mai) e tu te la vivi bene comunque. Devi essere anche in grado di non oltrepassare il limite del fancazzismo patologico, anche. Poi bisogna starci bene nella noia, non va confusa con la depressione. Quando non stai facendo nulla rischi di iniziare a pensare ed è lì che scopri chi sei, dentro quel vuoto lì.
Conosco troppe persone che sono ciò che fanno e non si fermano mai.
Invece io oggi mi dedico un verbo: Sostare
Che però, per me, si legge So-stare*!
*non è farina del mio sacco, questa doppia lettura, non ricordo con precisione da dove arrivi, l'ho fatta mia diverso tempo fa. Ringrazio Marco V. che me l'ha fatta conoscere.
venerdì 16 novembre 2012
Sostiene Faber
"La chitarra è come una donna: se la trascuri te la farà pagare"
È una frase che ho letto tantissimo tempo fa in un libretto di un cd di Fabrizio De Andrè. O forse in uno di quei libretti che si trovano dentro al cofanetto "libro + VHS" che poi ti filavi solo il VHS ed il libretto lo leggevi solo se ti scappava di andare in bagno e non eri passato in biblioteca di recente per cui andava bene anche quello.
È una frase che mi torna in mente spesso. O meglio, se prendessi in mano spesso la chitarra forse non mi tornerebbe in mente spesso. Va, ben, è un paradosso. Diciamo che ogni volta che metto le mani alle corde sento il vecchio Faber che me lo dice.
Però è un mesetto che suono con una certa regolarità. Alla sera, dopo che i bimbi sono andati a letto. Silver si sfonda di formazione online ed io mi ritiro nella stanzetta vicino al garage. Con il solito gruppo di vecchi rocker della provincia si sta cercando di metter su una serata su De Andrè. Non potevo mancare. Sarebbe come saltare messa per un cattolico, ma con molti più sensi di colpa.
Così mi sono messo ed una sera ho cambiato 20 corde: 12 della chitarra folk, 6 dell'acustica, 8 del bouzouki. E giù, a strummare in allegria.
Non conosco miglior toccasana per l'animo, dico la verità. Saranno le poesie inarrivabili o le musiche così ben curate. Sarà che da troppo tempo non mi mettevo a lavorare musicalmente a qualcosa di un po' strutturato, alla responsabilità che si ha di far funzionare un pezzo non solo per me ma anche per chi suona con me.
Certo le articolazioni sono rigidotte: alcuni lick non c'è verso che vengano al primo colpo. Arpeggiare e cantare richiede una certa consuetudine che ormai è passata da un po'.
Aprire la mano e raggiungere proprio quel "tasto lì" non è più semplice come una volta.
Le cosciotte pienotte non permettono più al bouzouki di essere tenuto nella giusta posizione e quella dannata cassa ovale ha proprio la curvatura della mia panza. Solo dall'altra parte. Per cui non vanno d'accordo, non c'è verso di tenerle appoggiate l'una all'altra.
Ma ci stiamo lavorando. Così, se vedete passare un'auto grigia con sotto Creuza de Ma a tutto volume o un folle barbuto che canticchia Il suonatore Jones, quello sono io.
Il terzo sabato di gennaio si va in scena, praticamente senza provare (due o tre prove al massimo che per De Andrè è come non provare nemmeno).
Probabilmente nulla sarà degno di essere messo su youtube.
Lì, un cuore felice, non si riesce a renderlo.
ps: lunedì mi operano... se non muoio sotto i ferri vi racconterò tutto. Sennò sappiate che vi ho amato.
(nulla di serio, non c'è da preoccuparsi e non è neppure una vera operazione; è solo per tirarsela un po')
È una frase che ho letto tantissimo tempo fa in un libretto di un cd di Fabrizio De Andrè. O forse in uno di quei libretti che si trovano dentro al cofanetto "libro + VHS" che poi ti filavi solo il VHS ed il libretto lo leggevi solo se ti scappava di andare in bagno e non eri passato in biblioteca di recente per cui andava bene anche quello.
È una frase che mi torna in mente spesso. O meglio, se prendessi in mano spesso la chitarra forse non mi tornerebbe in mente spesso. Va, ben, è un paradosso. Diciamo che ogni volta che metto le mani alle corde sento il vecchio Faber che me lo dice.
Però è un mesetto che suono con una certa regolarità. Alla sera, dopo che i bimbi sono andati a letto. Silver si sfonda di formazione online ed io mi ritiro nella stanzetta vicino al garage. Con il solito gruppo di vecchi rocker della provincia si sta cercando di metter su una serata su De Andrè. Non potevo mancare. Sarebbe come saltare messa per un cattolico, ma con molti più sensi di colpa.
Così mi sono messo ed una sera ho cambiato 20 corde: 12 della chitarra folk, 6 dell'acustica, 8 del bouzouki. E giù, a strummare in allegria.
Non conosco miglior toccasana per l'animo, dico la verità. Saranno le poesie inarrivabili o le musiche così ben curate. Sarà che da troppo tempo non mi mettevo a lavorare musicalmente a qualcosa di un po' strutturato, alla responsabilità che si ha di far funzionare un pezzo non solo per me ma anche per chi suona con me.
Certo le articolazioni sono rigidotte: alcuni lick non c'è verso che vengano al primo colpo. Arpeggiare e cantare richiede una certa consuetudine che ormai è passata da un po'.
Aprire la mano e raggiungere proprio quel "tasto lì" non è più semplice come una volta.
Le cosciotte pienotte non permettono più al bouzouki di essere tenuto nella giusta posizione e quella dannata cassa ovale ha proprio la curvatura della mia panza. Solo dall'altra parte. Per cui non vanno d'accordo, non c'è verso di tenerle appoggiate l'una all'altra.
Ma ci stiamo lavorando. Così, se vedete passare un'auto grigia con sotto Creuza de Ma a tutto volume o un folle barbuto che canticchia Il suonatore Jones, quello sono io.
Il terzo sabato di gennaio si va in scena, praticamente senza provare (due o tre prove al massimo che per De Andrè è come non provare nemmeno).
Probabilmente nulla sarà degno di essere messo su youtube.
Lì, un cuore felice, non si riesce a renderlo.
ps: lunedì mi operano... se non muoio sotto i ferri vi racconterò tutto. Sennò sappiate che vi ho amato.
(nulla di serio, non c'è da preoccuparsi e non è neppure una vera operazione; è solo per tirarsela un po')
martedì 13 novembre 2012
Unicum
Quei
pochi autolesionisti che leggono costantemente o abbastanza spesso il
blog si saranno accorti che ho tre figli tutti piuttosto piccoli. Lo
dico perchè, alla pari, mi trovo a leggere dei blog dove genitori
che ne hanno uno si lamentano tanto uguale. E non c'è nessuna
implicazione spocchiosa in questa mi affermazione. Sono convinto che,
a volte, sia più difficile gestire una sola belva che un piccolo
branco.
Nonostante
ciò vi diffido dall'usare in mia presenza (e credo alla presenza di
tutti i trigenitori o dei genitori gemellari) la frase che per meglio
entrare nel contesto scriverò in dialetto veneto: “Ah, caro! Te
savessi quanto che tribolo de più mi co' uno”.
Ma
non voglio andare fuori tema. Ah, già, non ho ancora detto il tema.
No
no, dicevo (scusate sono reduce da una formazione in cui il docente
continuava a cambiare discorso, lasciare frasi a metà ed aprire
parentetiche senza poi chiuderle per riprendere sempre con un “no
no, perchè...”
Cioè:
da un lato mi lamento, dall'altro mi rendo conto che averne tre tutti
vicine di età sta iniziando a dimostrare i suoi vantaggi. Ieri, ad
esempio sono tornato dal lavoro alle 20 e, per la prima volta non ho
trovato Silver esaurita nella gestione della Triplice Alleanza. “Sono
stati bravissimi: finchè preparavo la cena hanno giocato tra di loro
a costruire la casetta con i cuscini del divano”. Impensabile, fino
a poche settimane fa.
Si
vede proprio che iniziano a collaborare per periodi significativi:
anche per 10-15 minuti...
Poi
si menano senza pietà o iniziano a saltare selvaggiamente in
equilibrio sul bracciolo del divano, o arrampicarsi sul mobile del
soggiorno, aprire le porticine e svuotare i pensili. L'altra sera
Pietro mi ha portato amorevolmente la bottiglia di Vecchia Romagna
che ho lì solo per quando viene mio padre a bere il caffè. Mio
nonno Bepi sarebbe fiero di lui: per quanto mi volesse un bene della
madonna non ha mai mandato giù il fatto che fossi praticamente
astemio (a casa mia “aqua e vin” si bevevano appena smesso
il biberon di latte)
Chi
ha un solo figlio, invece, è probabilmente sempre più impegnato a
“fare compagnia” al pargolo (credo, dite la vostra senza
problemi).
Ricordo
che, da piccolo, i figli unici erano rari e le persone ne parlavano
sempre come se fosse una malattia. Credo che influisse molto anche la
sociologia veneta e contadina: tutto quello che è diverso spaventa,
i figli unici sono rari quindi diversi, i figli unici forse non
spaventano ma i loro genitori sono da guardare con sospetto.
E
tematiche legate all'infertilità non erano mai scevre da
implicazioni teo-colpevolizzanti.
(l'uso
del tempo passato è, in realtà, retorico perchè recentemente una
giovane mamma mi ha freddato con la cazzata solenne che: “Se Dio o
la Natura ha deciso che non puoi avere figli forse un motivo c'è”)
Stesso
effetto facevano i figli di genitori divorziati; in paese addirittura
non ce n'erano. Però alle medie, fatte a Vicenza, dai preti, ce
n'erano un sacco. Dicevano che era un modo di tutelare i figli dei
divorziati metterli in una scuola che poteva garantire una maggiore
tutela. Non ho mai capito tutela rispetto a cosa, ma se si erano
posti il problema forse un motivo c'era.
È
proprio strana la società: in un era in cui non si usava integrare le fragilità vere, si andava in cerca di crearsene ad hoc.
Fortunatamente
queste cose si sono risolte: non si guarda più strano un figlio
unico, un figlio di divorziati, un mancino, un ateo.
C'è
di che sperare che possano avere la stessa sorte anche tutti gli
altri: le persone con disabilità, i gay, i figli dei gay, le persone
con la pelle scura, con un accento diverso o con le mamme coperte da
capo a piedi.
È
un augurio che faccio
Ai
miei figli, soprattutto.
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