Mi sono sempre chiesto come mai il cambio di orario non corrispondesse all'inizio della Primavera.
O meglio, capisco le ragioni per cui, storicamente, si dovesse fare di domenica... vi ricordate, quando tutti lavoravano.
Però per me la Primavera non inizia finchè non si "allungano" le giornate.
Sono strani i ricordi. Non so se accada anche a voi, credo di si, di associare odori, sapori, emozioni, ai ricordi. Il primo ricordo che associo al cambio dell'ora è il Gran Premio del Brasile di Formula 1. Da bambino sapevo che se era in programma il GP do Brazil si sarebbe dormito un'ora in meno. Non mi importava nulla della Luna, dell'ultima domenica di Marzo o di tutti gli altri modi di calcolare il giorno giusto del cambio.
Recentemente ho scoperto che, per ragioni pubblicitarie, il GP del Brasile non lo fanno più all'inizio della stagione. Per fortuna "i miei ragazzi" qui in cooperativa iniziano a ricordarmi di aggiornare gli orologi già in febbraio.
Le giornate lunghe preparano lo spirito per le vacanze. Da fine marzo si smette di guardare la tv: la sera si gioca a palla fuori, si gira in bici, si va a passeggiare.
Mi tornano in mente le infinite serate in strada a giocare a calcio con tutti i ragazzi della via.
Eravamo in tanti, e non eravamo una vera e propria compagnia. Avevamo età diverse, facevamo scuole diverse. Ma in quelle due ore, tra la cena ed il sonno eravamo tutti amici.
Non ci ho mai pensato prima, ma era proprio così. La maggior parte di loro non l'ho più vista ma mi piace stare qui a ricordarli in queste ultime serate fredde.
Il primo che mi ricordo è Il Ranger.
Il soprannome gli era stato affibiato da qualcuno una sera qualsiasi e dura ancora oggi, anche se lui si è trasferito e i ragazzi non lo conoscono più. Ma quando giocavamo a pallone, usando il cancello di casa mia come unica porta, che per fare il contropiede dovevi superare la riga di mezzeria della strada e poi tornare verso il cancello, lo si chiamava con il suo nome vero. Ed era un ragazzo normale. E normale erano tutti: erano quelli senza papà o senza mamma, quelli bocciati a scuola, quelli un po' ritardati, ma solo un po'...
Si muoveva in modo un po' rigido, quasi robotico. Se lo incrociavi per strada ti salutava sempre ma alzando solo, anche se in modo molto enfatico, il sopracciglio sinistro.
La sua casa era un po' sgarrupata. ancora adesso ha dei pezzi incompleti. Le saracinesche erano perennnemente abbassate e, quelle rare volte che ci eravamo entrati, all'interno era impossibile muoversi senza andare a sbattere da qualche parte. Lasciavano crescere l'erba all'inverosimile. Poi compravano una falciatrice nuova e provano ad addentrarsi nella sterpaglia. Facevano qualche metro e la povera macchinetta si ingolfava.
Quando, stremati, si arrendevano, il prato sembrava la riproduzione del labirinto di Knosso. Infatti avevamo il terrore che il pallone finisse in quel prato. Trovarlo sarebbe stata dura. Uscirne ancora di più.
Tranne che per lui, naturalmente.
Poi chissà perchè, dopo il diploma, invece di iscriversi banalmente all'università o cercarsi un lavoro, si era messo a girare di notte in macchina. Non si fermava. Faceva delle ronde inquiete. Per questo lo chiamavamo il Ranger.
Tutto questo è durato anni. Poi è sparito del tutto. Pare che conviva, che stia bene. Glielo auguro.
Buona primavera a tutti
ah, se leggete abitualmente Elle o se vi avanzano 3 euro e cinquanta, mi trovate in una mini intervista dell'allegato Elle Kids
giovedì 21 marzo 2013
martedì 19 marzo 2013
Mr Ford and me
Ci sono persone con cui nella vita si ha condiviso tutto: la scuola, le avventure, i film visti ed i libri letti. Ce ne sono altre che non abbiamo mai incontrato.
Poi
è arrivato internet a farci scoprire che c'è qualcuno che non
abbiamo mai incontrato che però ha in comune con noi tantissime
cose.
È
quello che mi è capitato quando ho incrociato per la prima volta la
rotta di WhiteRussian, del mitico MrJamesFord.
Sono
sempre stato un appassionato di cinema e, a volerla dire tutta, la
cosa che mi manca di più da quando sono diventato padre, è la
frequentazione assidua di una sala cinematografica.
WhiteRussian
ha tenuto accessa la fiammella e, quando posso, non manco mai di
andare a dare una sbirciata perchè mi sono reso conto che i gusti
cinematografici, musicali e letterari sono sostanzialmente identici.
Non solo: molti nostri racconti di infanzia, pur non essendo uguali,
si basano sugli stessi colori, odori e sapori.
Lo
trovo una cosa meravigliosa, tenuto conto che tutto il resto sembra
invece diametralmente opposto: lui un bevitore irlandese, cappellone,
tatuato, un duro insomma. Io astemio mio malgrado e per nulla duro:
l'espressione più dura che mi riesce è pari pari a Natalino Balasso
quando paceva il pornodivo.
Altra
affinità, ancora più bella, Il Ford, è da poco diventato padre.
Allora
si è pensato ad un post assieme, così, quasi come a concederci una
bevuta per festeggiare il lieto evento (in queste occasione bevo
anche io).
Come
sempre fanno i compagni di bevute che sono già padri quando bevono
in onore di un novellino, ci metto la mia dose di “Te vedarè, te
vedarè” (odiosa pratica di dire alla gente “vedrai” con fare
saputello).
In
questo caso il mio compito è traghettarti verso la consapevolezza di
non essere più proprietario dello schermo e del lettore (a
proposito, qualcuno mi ha detto che il lettore non si usa più). Ti
consiglio i film che sono andati per la maggiore in questi primi
tre anni della mia vita da padre, cosa è servito per far passare la
fissa per un film a beneficio di un altro (recuperando la mia
tecnica) e le domande che, immancabilmente tuo figlio ti farà (ah, è
maschio, allora forse ti va meglio perchè i miei, in confronto a
Marichan, sono piuttosto gnogni).
Gli Aristogatti
Eccezionale
per iniziare: il cattivo non è proprio cattivo e non fa paura
a nessuno (anzi, i gemelli dicono che assomiglia al nonno) anche perchè,
diciamolo, chi non si incazzerebbe con quella vecchia rincoglionita
che fa ereditare tutto ai gatti?
Il
parere di Ford: un film intramontabile, che ricordo ancora dal pieno
della mia infanzia. Romeo è mitico, Duchessa un pò figa di legno,
ma in fondo capace di sciogliersi al ritmo travolgente del jazz,
come è giusto che sia.
Questo
è un inizio che ha pochi eguali.
Cosa
ha fatto appassionare al film: la nonna che cantava in continuazione
“Tutti quanti voglion fare jazz” (solo quella frase) perchè
già vittima della fissa della cuginetta.
La
domanda: “Ma papi, ma chi è il papà dei gattini? Perchè non
torna a casa?”
Il
Principe d'Egitto
![]() |
| Si si, sembro bello e buono. Vedrai quanto ti faccio tribolare da grande |
Se
la baby sitter ti chiede pochi soldi, è adorata da bambini e nonne, ti
stira di straforo la roba, spolvera casa, eccetera, le perdoni tutto.
Anche il fatto che sia cattolica “della stretta osservanza” e che
orienti le scelte televisive di conseguenza. Non vorrete che questi
bimbi crescano senza dio come le galline? (dice mio padre)
Il
parere di Ford: la religione e casa Ford sono praticamente due universi
a distanze incalcolabili, quindi a meno che non lo faccia qualcuno
dei nonni - e spero proprio per loro di no, altrimenti sono bottigliate!
- difficilmente vedrò entrare al Saloon questo film Dreamworks,
che pure è un buon lavoro, tecnicamente parlando.
Staremo
a vedere. In caso, dovrai insegnarmi come cercare di svicolare dall'oppio
dei popoli senza causare nel Fordino l'effetto di attrazione
contrario.
Cosa
ha fatto appassionare: La canzone “Se Crederai”
La
domanda: “Perchè Dio uccide i bambini?” (lo so, questa non
fa
ridere,
in ogni caso è già un buon antioppiaceo dei popoli)
"Ford,
in quanto eretico, sei bandito dal regno dell'oppio del popoli!"
Ponyo
sulla scogliera
Uno
dei fratelli di Silver è un vero e proprio untore di giapponesismo a
casa nostra. Miyazaki su tutti. Personalmente mi piacciono molto, sono
tutti film curatissimi. Il problema è Silver che li molla con il contagocce:
troppo fantasiosi o irrazionali (da donna di scienza non riesce
a capirli). Se le esce la frase “Cosa si fumava secondo te l'autore
quando ha scritto questa parte?” stai pur certo che quel film non
girerà più nel nostro lettore. Ponyo è miracolosamente passato indenne.
Il
parere di Ford: film bellissimo, adatto a dialogare con i piccoli
e i
grandi, un pò come tutta la produzione di Miyazaki. Alcuni passaggi sono
piuttosto complessi per i primi anni, ma di certo - come tutti i titoli
del Maestro - sarà uno dei capisaldi dei cineforum per i piccoli
che Julez sta già pregustando - e anche io -. Come se non bastasse,
la canzoncina è uno splendido tormentone!
Cosa
ha fatto appassionare: saperlo... ogni regola ha le sue eccezioni.
La
domanda: “Papi, ma adesso Ponyo è pesce o bambina? E adesso? E
adesso?”
Cars
![]() |
| Ah, il fascino di una gru vince perfino sul rosso fiammante di un'auto da corsa. |
Film
proposto da James Ford che, giustamente, in quanto in attesa di un
maschio, si vedeva esentato dal commentare un qualsivoglia pellicola sulle
principesse.
Ma
non cantare troppo presto vittoria, vecchio cowboy, utlimamente Giacomo
preferisce di gran lunga Rapunzel al resto del pacchetto...
Il
parere di Ford: Cars - il primo -, nonostante sia stato sottovalutato
rispetto ad altri filmoni come Monsters&Co, Wall-E o Up!,
resta uno dei miei preferiti della splendida serie firmata Pixar.
Sono
già pronto, dunque, a sedermi sul divano con il Fordino e simulare
anche il rumore delle macchine, sperando che non gli venga troppa
voglia di farmi andare in giro con lui al volante, date le mie ormai
leggendarie scarse capacità alla guida.
Cosa
ha fatto appassionare: una cuginetta esasperata di vedere sempre il
“Principe d'Egitto” ha provato a forzare cercando di fare leva sulla
mascolinità dei gemelli. È indubbio che personaggi come Cricchetto
non passino inosservati.
La
domanda: “Ma come fa a guidare quella macchina senza persone?” (troppo
razionale sta bimba, però)
Rapunzel
![]() |
| Ma secondo voi, la Gothel a cosa pensava quando ha fatto costruire la torre? |
Film
Disney che strizza decisamente l'occhio alla produzione Dreamworks
con battute e riferimenti molto più comprensibili agli adulti
che hai bambini. Ha però il pregio di riportare la grande D al genere
musical, anche con qualche bel brano (“Un sogno c'è” cantata da Mario
Biondi è già un must).
Il
parere di Ford: trovai piuttosto deludente Rapunzel, almeno rispetto
a cose "da principesse" molto più riuscite come i
Classiconi Biancaneve
o La bella addormentata o il recente La principessa e il ranocchio,
deboluccio e un pò vuoto. Dunque, a meno che di colpo non compaia
nella dvdteca di casa Ford, farò finta che non esista.
Cosa
ha fatto appassionare: i film proposti dalle cugine passano, non c'è
che dire.
La
domanda: come si chiama Fin Laide?
Ribelle
– The Brave
![]() |
| Vi insegno io a tradurre The Brave con Ribelle, mannaggia a voi |
Qui
la parte musicale non è granchè ma in compenso il film è una cannonata.
Ha tutti gli ingredienti per piacere alla famiglia intera: la
voglia di emanciparsi, un pizzico di paura, l'umorismo... insomma, tutto. Andatevi a leggere la recensione di Ford
Il
Parere di Ford: fresco di premio Oscar, quest'ultimo Brave è un vero
gioiellino che ha riportato la Pixar ai suoi fasti dopo il mezzo scivolone
di Cars 2. In casa Ford è piaciuto molto, tecnicamente è pazzesco
e coinvolge e diverte dall'inizio alla fine. Senza dubbio sarà
parte delle future visioni animate del Fordino.
Cosa
ha fatto appassionare: l'ho trovato in offerta al supermarket... l'ho
imposto.
La
domanda: Dov'è Mordù, dov'è Mordù (c'hanno fifa per tutto il
film)
The
Avengers
![]() |
| Ehi Fordino, ti vesti da Aiomemme e vieni a giocare con noi? |
Film
che segna il mio successo come padre: ai mostriciattoli piacciono i
supereroi.
Primo
“non cartoon” a girare nel lettore DVD da parecchio tempo a
questa parte.
Il
parere di Ford: i film che riescono ad unire genitori e figli e
far divertire
entrambi sono sempre una meraviglia, tanto più se sono giocattoloni
roboanti come questo. Da appassionato di fumetti, ho trovato
The Avengers una delle cose migliori mai tratte da un fumetto Marvel,
l'ironia è perfetta ed il ritmo anche, oltre agli attori in grande
spolvero - Downey Jr su tutti -. Come
se non bastasse, alcuni dei ricordi più belli che ho rispetto all'infanzia
e a mio padre, sono i Cinema insieme a vedere tamarrate di
questo tipo. Mitico.
Cosa
ha fatto appassionare: un fumetto comprato al mare e lasciato di fianco
al water che ha catturato l'attenzione di JackJack. Da lì è stato
tutto un Hukke, Aiomemme, Tolle, Tatan Memeca.
Presto contagiati anche
gli altri due.
La
domanda:”Papi, perchè Hukke quando diventa grande e verde
strappa
la
camicia ma non le braghe?”
Tranquillo
Ford, quando sarai arrivato qui, anche se non saprai
rispondere
alla domanda, avrai almeno la certezza di aver superato il
peggio:
le notti insonni, la moglie un po' esaurita, l'influenza
seriale
ma, soprattutto la fissa per i Teletubbies.
Alla
salute!
Alla
salute anche a te, Gae! E muchas gracias!
venerdì 15 marzo 2013
L'emancipazione maschile
Per anni non ho mangiato verdura. E nemmeno frutta.
Non lo so perchè. Un po' tutti i bambini fanno fatica a mangiarle e, molto probabilmente, quando sono nato e poi, nei primi anni, ero così piccolo e magro e pigro nel nutrirmi, che mia madre ad un certo punto potrebbe essersi stancata di insistere e si sarà accontentata di quello che mandavo giù.
Aveva strategie non proprio ineccepibili, dal punto di vista pedagogico, ma erano efficaci. Ad esempio per anni ci ha propinato il risotto ai funghi. Aveva ogni domenica un gusto diverso a seconda che fosse stagione di melanzane o di radicchio... ma se stiamo lì a guardare tutto.
Non è escluso che i nonni abbiano avuto un ruolo fondamentale. Se penso che anche per noi, quando mangiamo con i nonni (soprattutto i nonni maschi), è impossibile insistere con gli alimenti meno "attraenti". "Asseo stare poareto, perchè te voi chel piansa?"
"Dei, nol ga magnà la pasta? El sarà pien..."
E gli stronzetti subito a correre in braccio, sotto l'ala protettiva, dell'avvocato difensore.
Ma non volevo parlare di questo.
Parlavo del fatto che, ad un certo punto, verso i sedici anni, mi sono imposto di mangiare la verdura. Non tutta in un colpo, naturalmente: un po' alla volta. Ho inziato da zucchine e melanzane. Poi sono passato all'insalata, al radicchio crudo (cotto, come detto, lo avevo sempre mangiato). Poi i broccoli, i cavolfiori.
Ora quasi tutto. A parte la cipolla (a meno che non sia frullata o "mimetizzata" dentro altre cose).
Ma non voglio farvi un trattato sulle verdure che mangio
E di che minchia vuoi parlare, oggi, Gae, che sei qui che ce la smeni? Direte voi.
Vogli dire che ancora oggi, mi madre, le mie zie e alcuni amici storici sono convinti che io non mangi verdura.
Le convinzioni sono dure a cambiare, anche se abbiamo sotto gli occhi ogni giorno un esempio diverso.
Prendete mia suocera; ogni sera viene a salutarci, abita proprio qui a fianco. Bacia i piccoli, si fa una parola assieme. E magari sono lì, che lavo l'insalata o che salo l'acqua per la pasta. "Cosa vi cucina la mamma stasera?"
"Come li cucini gli gnocchi alla romana, Silver?"
"Ma diocristo, sono anche bello grosso, vedrai che sono io ai fornelli?"
Invece no. Ma non è lei il problema... è tutto il nostro mondo che è così. Le maestre mi chiedono di parlare con la mamma, al limite, vanno bene anche le nonne, quelli che ti telefonano per l'ADSL chiedono di parlare con me...
Sono categorizzazioni difficili da superare, che semplificano la nostra lettura del mondo. Se torni una volta tardi dal lavoro torni ad essere uno dei padri "gran lavoratore" che delega l'educazione, se ti vedono al bar, poi è finita.
C'è un rimedio?
Si, c'è: fregarsene, per quanto possibile, del giudizio degli altri. E non allontanarsi mai da quel cazzo di fornello, a meno che non tocchi a Lei cucinare
Non lo so perchè. Un po' tutti i bambini fanno fatica a mangiarle e, molto probabilmente, quando sono nato e poi, nei primi anni, ero così piccolo e magro e pigro nel nutrirmi, che mia madre ad un certo punto potrebbe essersi stancata di insistere e si sarà accontentata di quello che mandavo giù.
Aveva strategie non proprio ineccepibili, dal punto di vista pedagogico, ma erano efficaci. Ad esempio per anni ci ha propinato il risotto ai funghi. Aveva ogni domenica un gusto diverso a seconda che fosse stagione di melanzane o di radicchio... ma se stiamo lì a guardare tutto.
Non è escluso che i nonni abbiano avuto un ruolo fondamentale. Se penso che anche per noi, quando mangiamo con i nonni (soprattutto i nonni maschi), è impossibile insistere con gli alimenti meno "attraenti". "Asseo stare poareto, perchè te voi chel piansa?"
"Dei, nol ga magnà la pasta? El sarà pien..."
E gli stronzetti subito a correre in braccio, sotto l'ala protettiva, dell'avvocato difensore.
Ma non volevo parlare di questo.
Parlavo del fatto che, ad un certo punto, verso i sedici anni, mi sono imposto di mangiare la verdura. Non tutta in un colpo, naturalmente: un po' alla volta. Ho inziato da zucchine e melanzane. Poi sono passato all'insalata, al radicchio crudo (cotto, come detto, lo avevo sempre mangiato). Poi i broccoli, i cavolfiori.
Ora quasi tutto. A parte la cipolla (a meno che non sia frullata o "mimetizzata" dentro altre cose).
Ma non voglio farvi un trattato sulle verdure che mangio
E di che minchia vuoi parlare, oggi, Gae, che sei qui che ce la smeni? Direte voi.
Vogli dire che ancora oggi, mi madre, le mie zie e alcuni amici storici sono convinti che io non mangi verdura.
Le convinzioni sono dure a cambiare, anche se abbiamo sotto gli occhi ogni giorno un esempio diverso.
Prendete mia suocera; ogni sera viene a salutarci, abita proprio qui a fianco. Bacia i piccoli, si fa una parola assieme. E magari sono lì, che lavo l'insalata o che salo l'acqua per la pasta. "Cosa vi cucina la mamma stasera?"
"Come li cucini gli gnocchi alla romana, Silver?"
"Ma diocristo, sono anche bello grosso, vedrai che sono io ai fornelli?"
Invece no. Ma non è lei il problema... è tutto il nostro mondo che è così. Le maestre mi chiedono di parlare con la mamma, al limite, vanno bene anche le nonne, quelli che ti telefonano per l'ADSL chiedono di parlare con me...
Sono categorizzazioni difficili da superare, che semplificano la nostra lettura del mondo. Se torni una volta tardi dal lavoro torni ad essere uno dei padri "gran lavoratore" che delega l'educazione, se ti vedono al bar, poi è finita.
C'è un rimedio?
Si, c'è: fregarsene, per quanto possibile, del giudizio degli altri. E non allontanarsi mai da quel cazzo di fornello, a meno che non tocchi a Lei cucinare
lunedì 11 marzo 2013
The Blair Parents Project
Sssshhhh!!!
“C'è
un rumore... si stanno avvicinando” Quasi piangeva dalla
disperazione
“Oddio...
l'ho risentito” tremava ora.
“No,
non preoccuparti, non può essere” cercava invano di rassicurarla
lui... ma la voce era incrinata, prossima alle lacrime
“Ma
si, ma si” Ho sentito il cancelletto delle scale che cigolava, sono
loro ti dico, sono ancora qui... vai a vedere tu, io non ce la
faccio, aiuto, non ne posso più”
“Ma
no, ma scusa, sempre io... porc...”
Sembra
il dialogo di un B Movie. Uno di quei bruttissimi horror che mandano
in seconda serata d'estate, dopo l'ennesima replica di Bud Spencer e
Terence Hill o di un film dei Vanzina.
Invece
non si discosta molto da una normalissima scena serale a casa nostra.
Si mettono i bimbi a letto, si finisce di riassettare, si cerca
conforto sul divano... qualcuno si sveglia... Mannagg....
Sempre
meno, però. La notizia è proprio questa: le cose stanno andando
bene!
Meglio, per lo meno.
I
bimbi hanno orari abbastanza regolari ma non muoiono se li si cambia
un po': riescono a reggere qualche ora la sera, se ci sono amici a
cena. Se siamo fuori, non è più necessario pisciarli e cambiarli
prima di risalire in macchina. Non serve più trasformare il tavolo
della pizzeria nella nursery di Ostetricia.
Non
è indispensabile farli dormire al pomeriggio. Certo, se non lo fanno
non te li puoi portare al rave party la sera; a qualcosa devi pur
rinunciare.
Però,
se tutto è a posto, alle 20,45 dormono. I notiziari più belli sono
già finiti ma rimane ancora una mezz'ora per valutare i millibar
delle labbra di Lilli Gruber.
Mangiano
quello che trovano. In pizzeria, ad esempio, la pizza. Che è più
facile trovare la pizza in pizzeria che perdere la sera a cercare una
papperia per le pappe.
Inoltre
sono belli cicciotti, se una sera mangiano meno, non succede nulla,
hanno una certa riserva.
Non
servono più i seggioloni, le seggiole per mangiare, il passeggino
(abbiamo avuto momenti con tre passeggini (il gemellare nel
bagagliaio e l'ultraleggero sotto il sedile), la borsa con il cambio,
il sacchetto per i pannolini sporchi, il bibe per bere... Praticamente un trasloco ogni volta. Poi dice non vi muovete mai.
Se
hanno una ruspetta giocattolo ed un libricino potrebbero litigarseli
per ore ma, piano piano, stanno imparando che si può giocare
assieme, fare cambio, raccontarsi le storie.
Ieri
Maria litigava con l'amichetta G.: entrambe volevano interpretare
Aurora. Dopo dieci minuti di pianto l'illuminazione: “Ma ascolta G,
che male c'è se facciamo tutte e due Aurora?”
Bella
mia, sei tutta tuo padre, un genio della mediazione relazionale...
quantotevojobene.
Ma
se noi ci siamo riusciti, perchè non mettere tutto il mondo a parte
della nostra tecnica, del nostro metodo infallibile, della nostra
teoria, approfondita nel dettaglio teorico e sapientemente applicata
nella pratica?
Perchè
tenercelo per noi?
Facile
mi direte: basta sapersi organizzare.
Ma
no, ma dai... certo, aiuta, io lo consiglio, ma ci siete arrivati
tutti, che segreto è?
Siete
pronti?
Ve lo dico?
I
bimbi crescono.
Banale? Mah, non so: Ogni giorno passa un giorno ed ogni giorno aggiunge
stanchezze.
Ma se vi fermate un attimo e aprite la vostra mappa, vi
accorgerete che non siete al punto di partenza e non state girando in
tondo. Forse la meta è ancora lontana ma i passi fatti in avanti,
quelli, non ve li toglie nessuno.
Questo post partecipa al blogstorming di GenitoriCrescono
venerdì 8 marzo 2013
La Festa della Donna aumenta il mio sconforto
Non c'è ancora un governo e forse dovremmo tornare a votare. Questo aumenta il mio sconforto. Continua a piovere e non posso andare a correre e questo aumenta il mio sconforto. Quando sono sconfortato mi viene fame ma non posso mangiare. Questo manda alle stelle il mio sconforto. Non mangio perchè ho il metabolismo di un brontosauro: butto giù un cioccolatino e va a puttane un mese di dieta. Il mio sconforto tende a + infinito.
In più oggi, nonostante quanto scritto da me medesimo lo scorso anno, è di nuovo la Festa della Donna. Anche questo aumenta il mio sconforto.
D'altro canto non può essere altrimenti, no?
Come non lasciare acceso il faro su questi aberranti numeri? 100 donne l'anno uccise in modo violento dal compagno o ex compagno. Cifre assurde, ancora troppo poco conosciute.
Ma facciamo finta che da domani non succeda più, che chi grida venga finalmente ascoltato. Credete che il lavoro sia finito?
Naturalmente no!
Guardate bene, al margine di quello spot di luce, proprio appena fuori dal cerchio luminoso, c'è un'altra forma di violenza, più silenziosa, meno cruenta, certo, ma non per questo meno abbietta.
È quella che relega le donne a serve, strumenti di gestione della casa e dei figli. Che non possono esprimere le loro potenzialità per un sistema culturale vecchio e stupido, per un marito ottuso che non si scosta da modelli obsoleti per pigrizia, comodità o paura del giudizio degli altri.
Dirò di più, facciamo lo sforzo di guardare anche oltre a questo cerchio in penombra: cerchiamo nell'oscurità là dietro. Il lavoro finirà quando la dignità, la realizzazione e la felicità del compagno o compagna non dipenderà da quanto l'altro sia disposto a sgomitare ma da quanto ciascuno di noi si sentirà responsabile del percorso dell'altro.
Parlo per me: ogni tanto ci casco anch'io nel tranello: piccoli giochi psicologici, leve agite sul senso di colpa... tutto questo fa di me un violento contro mia moglie... anche se non le ho mai alzato un dito contro. Questo aumenta il mio sconforto.
Ho la sensazione che la Festa della Donna servirà anche l'anno prossimo. Questo aumenta il mio sconforto.
Ma sai che c'è? Che quasi quasi mi prendo avanti ed inizio a lavorare alla mia parte, qui, al buio, sperando che piano piano dentro al cono di luce non ci sia più nessuno.
In più oggi, nonostante quanto scritto da me medesimo lo scorso anno, è di nuovo la Festa della Donna. Anche questo aumenta il mio sconforto.
D'altro canto non può essere altrimenti, no?
Come non lasciare acceso il faro su questi aberranti numeri? 100 donne l'anno uccise in modo violento dal compagno o ex compagno. Cifre assurde, ancora troppo poco conosciute.
Ma facciamo finta che da domani non succeda più, che chi grida venga finalmente ascoltato. Credete che il lavoro sia finito?
Naturalmente no!
Guardate bene, al margine di quello spot di luce, proprio appena fuori dal cerchio luminoso, c'è un'altra forma di violenza, più silenziosa, meno cruenta, certo, ma non per questo meno abbietta.
È quella che relega le donne a serve, strumenti di gestione della casa e dei figli. Che non possono esprimere le loro potenzialità per un sistema culturale vecchio e stupido, per un marito ottuso che non si scosta da modelli obsoleti per pigrizia, comodità o paura del giudizio degli altri.
Dirò di più, facciamo lo sforzo di guardare anche oltre a questo cerchio in penombra: cerchiamo nell'oscurità là dietro. Il lavoro finirà quando la dignità, la realizzazione e la felicità del compagno o compagna non dipenderà da quanto l'altro sia disposto a sgomitare ma da quanto ciascuno di noi si sentirà responsabile del percorso dell'altro.
Parlo per me: ogni tanto ci casco anch'io nel tranello: piccoli giochi psicologici, leve agite sul senso di colpa... tutto questo fa di me un violento contro mia moglie... anche se non le ho mai alzato un dito contro. Questo aumenta il mio sconforto.
Ho la sensazione che la Festa della Donna servirà anche l'anno prossimo. Questo aumenta il mio sconforto.
Ma sai che c'è? Che quasi quasi mi prendo avanti ed inizio a lavorare alla mia parte, qui, al buio, sperando che piano piano dentro al cono di luce non ci sia più nessuno.
martedì 5 marzo 2013
5 marzo 2013
Il primo non me lo ricordo, nemmeno il secondo ed il terzo, a dire la verità.
Non so nemmeno che numero portasse con sè, quello che ha iniziato a lasciare tracce nella memoria: sfocato, un po' sovraesposto, con i colori caldi di una taverna ricoperta di tavole di abete ed un camino acceso. E noi bimbi tutti nell'angolo della panca, con la torta accesa davanti.
C'erano sempre vestiti nei pacchetti. Capisco ora, da papà, che le espressioni felici dei miei genitori non erano di circostanza, come le mie.
Solo la Ziamaria, che allora non era ancora sposata, anche se era più vecchia della mamma, si distingueva sempre. Portava sempre dei bellissimi libri illustrati: "Gli Egizi", "I Romani", "I Dinosauri", "Gli Animali".
Bellissimi. Ci si lasciava gli occhi.
Un anno è arrivato anche "Il Corpo Umano": ho scoperto lì, come si fanno i bambini, da autodidatta. Avrei anche avuto delle domande da fare, ma all'epoca non si usava.
Poi tanti confusi, sto invecchiando...
Il primo con Silver: un bacio ed un live di Guccini, qualche giorno prima del concerto vero. Ed era già un quarto di secolo.
Poi i bimbi, e passa tutto in secondo piano: solo dentro continua a scavare il tempo, ed anche un po' fuori.
Ed oggi, ad aspettare sera, per trovarci tutti assieme a festeggiare, anche con i miei perchè è invecchiando che ti rendi conto di quanto ti abbiano dato.
E quelli di domani a sperare di stare bene, di essere ancora tutti qui.
E quelli di dopodomani, ad augurarsi di avervi ancora qui ad abbracciarmi, almeno oggi che compio gli anni, almeno nel cuore, anche se sarete grandi, piccole, meravigliose pesti.
Oggi un piccolo regalo di compleanno, per così dire, me lo ha fatto "Sale & Pepe Kids", pubblicando una mini recensione di Stratobabbo.
La trovate in edicola e qui:
Non so nemmeno che numero portasse con sè, quello che ha iniziato a lasciare tracce nella memoria: sfocato, un po' sovraesposto, con i colori caldi di una taverna ricoperta di tavole di abete ed un camino acceso. E noi bimbi tutti nell'angolo della panca, con la torta accesa davanti.
C'erano sempre vestiti nei pacchetti. Capisco ora, da papà, che le espressioni felici dei miei genitori non erano di circostanza, come le mie.
Solo la Ziamaria, che allora non era ancora sposata, anche se era più vecchia della mamma, si distingueva sempre. Portava sempre dei bellissimi libri illustrati: "Gli Egizi", "I Romani", "I Dinosauri", "Gli Animali".
Bellissimi. Ci si lasciava gli occhi.
Un anno è arrivato anche "Il Corpo Umano": ho scoperto lì, come si fanno i bambini, da autodidatta. Avrei anche avuto delle domande da fare, ma all'epoca non si usava.
Poi tanti confusi, sto invecchiando...
Il primo con Silver: un bacio ed un live di Guccini, qualche giorno prima del concerto vero. Ed era già un quarto di secolo.
Poi i bimbi, e passa tutto in secondo piano: solo dentro continua a scavare il tempo, ed anche un po' fuori.
Ed oggi, ad aspettare sera, per trovarci tutti assieme a festeggiare, anche con i miei perchè è invecchiando che ti rendi conto di quanto ti abbiano dato.
E quelli di domani a sperare di stare bene, di essere ancora tutti qui.
E quelli di dopodomani, ad augurarsi di avervi ancora qui ad abbracciarmi, almeno oggi che compio gli anni, almeno nel cuore, anche se sarete grandi, piccole, meravigliose pesti.
Oggi un piccolo regalo di compleanno, per così dire, me lo ha fatto "Sale & Pepe Kids", pubblicando una mini recensione di Stratobabbo.
La trovate in edicola e qui:
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venerdì 1 marzo 2013
Febbre Febbraia
Febbario è un mese di merda.
Sia in senso figurato che letterale.
Me lo faceva notare Silver l'altra sera: "A Febbraio succede sempre qualche cosa" ha detto. E giù, con l'elenco delle sfighe.
Purtroppo non posso nemmeno raccontarvi il perchè, mi spiace. Non è per tirarmela, è che ci sono persone che non sanno nulla ed è meglio così.
Vi basti pensare che la prima di queste notizie febbraine è stata, nel 2010, l'arcangelo Gabriele che ci ha annunciato la nascita dei gemelli.
Era proprio lui, lo abbiamo riconosciuto da quella nausea che aveva Silver e dall'inequivocabile doppia striscia rossa che usa portare nei suoi test di gravidanza.
A conti fatti, anche se lì per lì ci aveva sconvolti, era stata la notizia migliore, tutto sommato. Ma anche la seconda si è poi risolta...
Per cui probabilmente si risolverà anche questa terza, no?
Nel frattempo siamo alle prese con il corpo umano che, come diceva Guzzanti:"Seccerne Muco".
Passato quasi indenne Gennaio, che lo scorso anno ci ha falciato come Gentile a Zico nel Mundial '82, la coda di Febbraio ci ha preso in pieno.
Giacomo, ribattezzato l'Espectore Callaghan, febbricitante, pieno come un uovo di catarro e, soprattutto, impossibile da curare.
Non si lascia aspirare il naso, non si lascia misurare la febbre, non prende la tachipirina, non accetta le supposte. 'Na Guera.
Ogni volta, ma mica solo ora che ha la febbre, anche per tagliargli le unghie, per dire, bisogna placcarlo a terra, tenerlo in tre, uno per le braccia uno per le gambe ed uno "che opera", far finta di nulla, canticchiare una canzone, parlargli di qualsiasi cosa, nella speranza di distrarlo.
E niente, lui che si dimena come un cinghialino appena catturato, strilla così forte che al centralino del Telefono Azzuro devono averci messo uno sordo, singhiozza, fa gli sforzi di vomito, il muco che scende dal naso e le lacrime che tengono tutto ben amalgamato.
Alla fine siamo tutti da lavare ma lui si incazza anche per quello (diciamo che quando è così ogni pretesto è buono) e la giostra ricomincia.
Ma a tirarci su è arrivata la cacherella di Pee e, breaking news, anche mia.
Sono qui che sto domando il mio intestino come un incantatore di serpenti... finora funziona.
Se tutto continua così domani non avrò bisogno di scuse meschine per saltare la messa.
Sia in senso figurato che letterale.
Me lo faceva notare Silver l'altra sera: "A Febbraio succede sempre qualche cosa" ha detto. E giù, con l'elenco delle sfighe.
Purtroppo non posso nemmeno raccontarvi il perchè, mi spiace. Non è per tirarmela, è che ci sono persone che non sanno nulla ed è meglio così.
Vi basti pensare che la prima di queste notizie febbraine è stata, nel 2010, l'arcangelo Gabriele che ci ha annunciato la nascita dei gemelli.
Era proprio lui, lo abbiamo riconosciuto da quella nausea che aveva Silver e dall'inequivocabile doppia striscia rossa che usa portare nei suoi test di gravidanza.
A conti fatti, anche se lì per lì ci aveva sconvolti, era stata la notizia migliore, tutto sommato. Ma anche la seconda si è poi risolta...
Per cui probabilmente si risolverà anche questa terza, no?
Nel frattempo siamo alle prese con il corpo umano che, come diceva Guzzanti:"Seccerne Muco".
Passato quasi indenne Gennaio, che lo scorso anno ci ha falciato come Gentile a Zico nel Mundial '82, la coda di Febbraio ci ha preso in pieno.
Giacomo, ribattezzato l'Espectore Callaghan, febbricitante, pieno come un uovo di catarro e, soprattutto, impossibile da curare.
Non si lascia aspirare il naso, non si lascia misurare la febbre, non prende la tachipirina, non accetta le supposte. 'Na Guera.
Ogni volta, ma mica solo ora che ha la febbre, anche per tagliargli le unghie, per dire, bisogna placcarlo a terra, tenerlo in tre, uno per le braccia uno per le gambe ed uno "che opera", far finta di nulla, canticchiare una canzone, parlargli di qualsiasi cosa, nella speranza di distrarlo.
E niente, lui che si dimena come un cinghialino appena catturato, strilla così forte che al centralino del Telefono Azzuro devono averci messo uno sordo, singhiozza, fa gli sforzi di vomito, il muco che scende dal naso e le lacrime che tengono tutto ben amalgamato.
Alla fine siamo tutti da lavare ma lui si incazza anche per quello (diciamo che quando è così ogni pretesto è buono) e la giostra ricomincia.
Ma a tirarci su è arrivata la cacherella di Pee e, breaking news, anche mia.
Sono qui che sto domando il mio intestino come un incantatore di serpenti... finora funziona.
Se tutto continua così domani non avrò bisogno di scuse meschine per saltare la messa.
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