Sono
giorni di crisi creativa, non c'è che dire.
Ho
in testa almeno quattro cinque argomenti per il blog ma come mi
ritaglio cinque minuti per scrivere, succede qualcosa che mi fa
passare la voglia di parlare di quell'argomento.
Che
poi non sono tanto bravo a pianificare un post, questo l'ho già
detto spesso. Mio figlio rutta, mi viene una riflessione e Silver
dice: facci un post.
Poi
il giorno dopo vedo uno che passa e cambio direzione, senza sapere
dove andrò.
Mi
piace perdermi, in sostanza.
Mi
sono perso un po' anche ieri che sono andato a Mestre a fare una
lezione ad una specie di master.
Non
è che voglio sminuire il master definendolo “una specie” ma, a
dir la verità, non dev'essere sta gran cosa, sto master, se si
accontentano di docenti come me.
Infatti
l'ho detto ai ragazzi: guardate che io a scuola ero l'ultimo della
classe, fatevi i vostri conti.
Nel
frattempo ho capito di cosa volevo parlare.
Ho
preso il treno.
Vabbè,
oh!
Io
ho fatto il pendolare per sei anni con il treno, quando studiavo
all'università. Se per una volta, a distanza di più di dieci anni
ti ritrovi sullo stesso marciapiedi ad aspettare lo stesso treno
(sicuramente la stessa ora ma, ad occhio e croce, anche le stesse
carrozze) un po' la malinconia ti viene, no?
Il
regionale delle 7,25. Il carro di bestiame.
Se
fossero già iniziati i corsi sarebbe stato difficile perfino
salirci, di lunedì.
Invece
non c'era tantissima gente. Qualche lavoratore fuori sede, qualche
studente.
Ti
accorgi lì che gli anni son passati. Non tanto perchè tu ti
percepisca più vecchio. Io mi sento sempre uguale. Sono sempre stato
grassottello, ho sempre avuto la barba alla cazzo ed anche il
giubbotto blu. Ieri mattina mi pareva di essere un universitario. Poi
li vedi gli universitari e tu pensi che siano in gita con le medie.
E
pensi: “Ma quanto presto si iscrivono all'università al giorno
d'oggi?”
E
poi ti danno del lei e ti lasciano sedere (non è vero ma credo che
la prima volta che succederà mi farà un certo effetto).
Però
ci si innamora sempre in treno.
C'è
questa bellissima ragazza con le cuffie dell'Iphone.
Risponde
in italiano con un accento toscano, pare: “Ha mangiato? Hai trovato
la tuta
da
mettergli?”
Ci
sarebbe da parlare fino Mestre di figli, colazioni e tutine.
Invece
apro il mio libro e aggiungo viaggio al viaggio.
E
aggiungo non detto ai non detti e sogno ai sogni.