mercoledì 14 settembre 2011

Blasphemy teraphy


Ci sono cose inconfessabili...
Che nemmeno su un blog bisognerebbe dire. Una di questa è il fatto che capita di avere istinti aggressivi verso i figli. È normale, credo.
È meno scontato riuscire a controllarsi... ognuno ha le sue tecniche. Io mi sfogo sguinzagliando il peggior turpiloquio di tutto il campionario. 


E dire che arrivo da una famiglia dove praticamente non si diceva nessuna parolaccia (a parte l'intercalare “casso” che in veneto non significa proprio “cazzo”, significa.... no, significa “cazzo”! Però detto in veneto non sembra, ha una accezione più morbida (è un cazzo inoffensivo, in sostanza).
Torniamo al dunque: mi sfogo con le parolacce. Ma vado giù di brutto. Soprattutto durante l'imboccamento e l'addormentamento/risvegli notturni.
E sapete qual'è il bello.
I piccoli si divertono. L'altra sera, dopo l'ennesimo tentativo fallito di appoggiare Jack sul letto (non ne voleva sapere di dormire e l'ho cullato per circa un'ora), l'ho seduto sul seggiolone e gliene ho dette di tutti i colori. E lui giù a ridere. Avrei voluto registrarlo.
E sapete qual'è l'ancora più bello?
Ridendo lui ha fatto ridere me, mi sono calmato e sono riuscito a farlo dormire (se sei agitato non si addormentano mai).
Per cui sotto di Porcoterapia.
Di seguito alcuni estratti dal dialogo di ieri sera:

El_Gae: “Somaro”
Jack: “Ah ah ah”
E:”Suino”
J:”Ah ah ah (più acuto)”
E:”Stronzetto”
J:”Iiiiiiih”
E:”Sei arrivato per sbaglio! Lo sai, vero?”
J:”ah ah ah, iiii, ghhh (estasi)”
E:”Ti propongo per la pubblicità dei preservativi, sai?”
J:”ah ah ah, pa pa ppppa!”
E:”Maledetto quel divano infingardo e la programmazione deludente della rai”
J:”eh eh eh eh eh eh (quasi con le convulsioni dal ridere)”
E:”Sei una figarella, con te non ci parlo (ma già fatico a reggere)”
J:”gggghhhhhh, pa pa pa pa pa pa (e manate sul tavolo, che Jack è un po' cavernicolo, esterna la felicità a clavate).

Approvato dall'associazione genitori di casa mia, aut min ric, può dare dipendenza leggere attentamente il foglietto illustrativo

lunedì 12 settembre 2011

Dieci anni dopo

Non ho scritto nulla ieri e scriverò poco oggi. Non sono bravo a ricordare le cose, tendo sempre a colorirle con foto, impressioni e dialoghi avvenuti dopo. Oppure li faccio aderire, non proprio consapevolmente, all'ideale.
Ma alcune cose che ho letto recentemente sui vari blog hanno risvegliato le sensazioni di quei giorni e di quelli successivi.
Come molti ero al lavoro e, quando l'ho saputo, ho acceso subito la tv. Le immagini mi hanno colpito subito e, contrariamente a quanto mi sarebbe piaciuto, mi sono sentito elettrizzato, quasi eccitato. Io sono fatto così: il panico non mi prende mai subito. Mi succede sempre: quando qualcuno mi comunica una gravidanza o, peggio, una grave malattia. In quel momento devo sempre fare il possibile per non sembrare inadeguato. A volte mi ha anche tolto dai pasticci, questa mia caratteristica (se penso al sangue freddo di certi interventi come bagnino).
Ma torniamo al 9/11.
Non riuscivo a capire perchè tutti si spaventassero così tanto... io la consideravo un'azione-reazione normalissima: gli americani hanno sempre fatto il cazzo che volevano, prima o poi qualcuno si incazza.
Però poi, alla sera, mi ha preso una tristezza sovrumana, passata l'elettricità dei primi attimi. Quei primi piani sfocati sulle persone che cercavano disperatamente di mettersi in salvo al di sopra delle fiamme. E che cadevano giù (o si lanciavano). E non centravano nulla.
Quella sera Silver mi è uscita con una perla che ricordo ancora: "Tutte le grandi civiltà del passato sono cadute in modo traumatico, forse sta capitando anche con gli USA".
E poi la politica che spara cazzate e i cretini che festeggiano in piazza...
Una ferita che si è riaperta ieri e che volevo condividere. Assieme al dolore, ancora più grande, per la guerra che purtroppo non ha ancora avuto fine. 


mercoledì 7 settembre 2011

Te lamenti ma che te lamenti?


Siamo nati per lamentarci,
vero o no?
Ha fatto un caldo atroce per mesi e al primo giorno di pioggia c'era già chi imprecava per il maltempo. Lo confesso: ero io! È che hanno aperto il cantiere della casa nuova e adesso ogni giorno di pioggia è un giorno perso di lavoro... Ma potrei anche non lamentarmi perchè, a ben guardare, non ho lo sfratto e non abito sotto un ponte. 



Lo stesso vale per il lavoro: chi non ce l'ha giustamente si lamenta. Io che ce l'ho mi lamento lo stesso, anche se farei meglio di no, nel rispetto di chi non ce l'ha.
Lavoro tanto. Ma tanto tanto. "Troppo!" direbbero quasi tutti, credo. A parte i folli che lavorano con me; che lavorano anche di più perchè non hanno la fortuna di avere tre figli sotto i tre anni da accudire alla sera. Pensate che ieri abbiamo scioperato. Però, siccome si protestava contro i tagli al sociale, non abbiamo voluto chiudere i servizi (Comunità e Centri Diurni) per non “accanirci” anche noi contro le persone che già subiranno i tagli. Per cui qualcuno è andato in piazza, gli altri, in meno, hanno fatto tutto il resto. Aggratis! Cioè: sia i piazzaioli che quelli che hanno garantito il servizio hanno deciso di rinunciare allo stipendio per solidarietà. E non c'è un capo che ha deciso, lo abbiamo deciso tutti assieme (quasi) all'unanimità (chi non ha aderito allo sciopero avrà la sua paga).
Va be, non volevo dire questo, volevo dire che sono leggermente stanco. Siccome sono stanco divago copiosamente. Capita.
Nessuno di quelli che lavora con me legge il blog (quasi nessuno di quelli che conosco, a dire il vero) per cui posso scrivere serenamente che vorrei lavorare a part time.
Io sono tarato sul part time. I giorni che faccio 6 ore combino di più di quelli in cui lavoro 12, Silver è felice perchè trova la cena, Mari-chan non ricerca la mia attenzione facendo il macaco, dopo tre giorni di fila i gemelli mi riconoscono.
Una moglie in carriera ed un padre part-time che segua i figli... si può fare?
Una volta ho fatto un conto: se lavorassi come psicologo potrei guadagnare gli stessi soldi lavorando metà. 
Perchè non ho fatto lo psicologo? Perchè inizialmente mi sembrava più bello restare qui, a cambiare il mondo. Poi non è facile trovare qualcuno che ti paghi per fare lo psicologo. Forse spero ancora che si possa cambiarlo questo mondo. Forse è sufficiente che i gemelli dormano la prossima notte. 

intanto vi segnalo questo link, se vi va di dare un'occhiata.

lunedì 5 settembre 2011

La storia di Biancaneve (tutorial per raccontare le fiabe)


Le fiabe possono farti uscire di testa. Lo dico a mo' di premessa.
Sapete qual'è la teoria delle favole, no? Un tempo c'erano molte più fiabe di adesso. Però i bimbi volevano farsi raccontare sempre le stesse (immagino a seconda delle latitudini e longitudini) e, tramandandole di generazione in generazione per via orale, un po' alla volta sono rimaste solo le più conosciute. Poi sono arrivati i Grimm, Perrault, Andersen, antesignani degli scrittori “copia-incolla da internet” ed hanno organizzato il tutto.
Penso che, a poterla recuperare, la versione originale, l'embrione di partenza della fiaba, risulterebbe molto diversa da quella che c'è arrivata. 



Per cui io non mi faccio particolari problemi a cambiarle.
Lo consiglio a tutti i genitori. I figli si divertono un sacco e voi guadagnerete in salute e prevenzione della demenza senile (che ripetere sempre le stesse cose non fa mica bene)
Ultimamente a casa nostra tira la Biancaneve e i sette nani
Nella mia versione la matrigna è una Milf ricchissima ma in evidente stato carenza di manico.
Biancaneve è Bianky una sciacquetta che fa gli occhi dolci al cacciatore, il quale cacciatore è proprio un tonto che non ci prova con nessuno: pazienza la minorenne, ma nemmeno con la Milfona della matrigna.
Comunque la Bianky rimane nella casetta nel bosco solo perchè è curiosa di scoprire se è valida la regola della L.
La Matrigna è assolutamente ignara delle regole del Marketing e comunicazione perchè per regalare la sua mela, invece di vestirsi da giovane rampante con il taileur, si cammuffa da vecchiaccia incartapecorita. Oltretutto, una volta riuscitaci, cosa fa? La uccide? No, la addormenta. Ma dico, già che c'eri cosa ti costava? Cercavi le attenuanti generiche?
E poi il Principe... No dico, il Principe. Un cretino vestito come Carla Fracci che si innamora di un cadavere. Parliamone: ma vermaente intere generazioni di ragazze sono sbroccate al pensiero che possa arrivare un individuo così a prenderle? 
Concludendo: i maschi ci fanno una figuraccia, a partire dal padre che, sfortunato a restare vedovo, per carità, si  sposa con questa stronza... è proprio vera quella del carro di buoi che tira meno... ecco.
In ogni caso la regola della L non vale, credo. Sennò perchè Bianky sarebbe andata col principe?

giovedì 1 settembre 2011

L'alba dell'anno dopo

Questo non è un vero post.
Solo che esattamente un anno fa, alle 10,29 nascevano Moe e Pee (nell'ordine). Allo stesso minuto. E, ad un anno di distanza, rimane l'unico punto in comune tra i due.



A seguire una breve lista dei commenti più "carini" delle persone che abbiamo incontrato in questo primo viaggio tutti assieme:

"Ma sono di sacchi diversi? Allora non sono gemelli!" (no, sono anche di padri diversi)
"Sono eterozigoti? Allora è come se non fossero gemelli" (venga lei signora a svegliarsi due volte a notte, allora)

"Sono proprio identici" (a parte gli occhi e i capelli di colore diverso ed il kilo e mezzo di differenza)

"Ma quando piange uno piange anche l'altro?"
"Ma secondo voi si sentono anche se non si parlano?" (e non sa i commenti che stanno facendo ora su di lei)

ma il masterpiece è in assoluto la frase che Silver ed io ci ripetiamo spesso, per buttare a ridere i momenti più duri (mi si perdoni il dialetto veneto ma in italiano perde la musicalità)

"Ah, cari! Tribolo de pi mi co uno" (trad. Cari amici, fatico molto di più io che ne ho solo uno) (ma vaffanculo, va!)

auguri ai miei ragazzi

(forse mi è venuto un po' acido ma non era intenzione... in realtà mi sto divertendo abbastanza a fare il padre)



venerdì 26 agosto 2011

Papi-blues

Non trovate che il blues sia una cosa grandiosa? No? Nemmeno io, a dire la verità. Lo ascolto sempre volentieri ma fatico a dedicargli troppo tempo, ad un certo punto viene a noia.
Suonarlo è diverso, di solito ci si diverte a suonare il blues e, teoricamente, permette di fare molti live e poche prove se sei uno bello tosto (che però non è il mio caso)




Ma non volevo parlare di questo;
Ho scoperto di recente che il baby-blues non è la depressione post-partum ma (cito dalla cara vecchia zia Wiki): “è un disturbo frequente e transitorio dopo parto che associa inquietudine volta nei riguardi del neonato, irritabilità e umore depressivo di lieve intensità. Preannuncia talvolta l'inizio di una psicosi da puerperio”.
Vorrei dire che capita anche agli uomini. Per lo meno a me è capitato. 
Delle due l'una: o ha ragione A.L. la collega che sostiene che io non faccio testo perchè ho la sensibilità di una donna e che le dispiace che io non abbia l'utero per provare l'esperienza del parto o i papà, ancora una volta, non se li fila nessuno.
Non sono qui a fare piagnistei, o a lamentare ingiustizie. Mi piacerebbe capire perchè la cosa non viene sviscerata sul versante maschile. 
Mi sono dato tre risposte: 
La prima risposta è sociale: il maschio può reagire fuggendo e non è (ancora, spero) considerato un grosso problema. Se la mamma fugge si trova addosso gli occhi di tutti. E per fuga non intendo solo scappare di casa in senso stretto.
La seconda risposta è clinica. Forse nel maschio non si modificano gli ormoni o altre cose così.
La terza è che la ginecologia/ostetricia è una dei posti più sessisti che mi sia mai capitato di frequentare. Suggerirei uno slogan da scrivere sulla porta del reparto: “Il cazzo ha già fatto danni, resti fuori da questo corridoio”.
La mia esperienza, comunque è questa:
Quando è nata Maria, un po' sono andato in tilt. Non tanto e non esteriormente. Però ero leggermente in ansia al pensiero che tutto sarebbe inevitabilmente cambiato, ora, con un bebè. L'ansia mi ha accompagnato durante la degenza in ospedale di Silver, mi ha lasciato un attimo quando Mari-chan ha visto il mondo fuori dall'auto (lo so che i bimbi non vedono così lontano, ma sembrava curiosa di guardare fuori), mi ha ripreso lo stomaco un attimo dopo. Era sabato. Poi domenica è arrivata, chissà da dove, la pasta all'acqua. In un centinaio di scomode buste campioncino. Silver (genio) ha recuperato un barattolino di crema vecchio, l'ha lavato e mi ha detto: “Svuota tutte le bustine in questo barattolo che poi è più comodo utilizzarla”. È così, con le mani sporche di pasta bianca, che ho smesso di pensare di esser diventato un padre e lo sono diventato.

domenica 21 agosto 2011

L'ultima di Vasco

disclaimer: questo non è un post sulla paternità :D 

Non sono mai stato un fan di Vasco ma non sono stato mai nemmeno un suo detrattore.

Mi spiego meglio: credo che sia un pessimo cantante, tecnicamente parlando e che le canzoni, che solitamente non si reggono su giri particolarmente originali, siano però arrangiate e suonate alla grande dal supergruppo che si ritrova alle spalle e dagli altrettanto ottimi musicisti che lavorano dietro alle quinte.
Sarebbe ancora troppo facile, perchè credo che il Vascone nazionale abbia anche altre doti di comunicazione fuori dal comune perchè altrimenti non si spiegherebbe come mai Gaetano Curreri, ottimo musicista e compositore, non riesca nemmeno lontanamente ad avvicinare con gli Stadio il successo dell'amico per il quale scrive molte musiche e cura gli arrangiamenti.
La settimana scorsa però ho (ri)scoperto "Eh Gia" che avevo sentito solo di sfuggita quand'era uscita e che sapete, mi piace proprio tanto.
Dirò di più, in alcuni passaggi mi ha commosso, anche dopo più ascolti. Sarà che ormai c'ho un'età da bilanci anche io, o non so cosa, però è così (questo periodo un po' sconclusionato deve essere uno dei primi effetti dell'ascolto prolungato)
Così capitava che girassi per casa ad urlare "Io sono ancora qua", con Mari-chan che dall'altra stanza alzava gli occhi dai bambolotti per rispondere "Eh, cià!"

La cosa che però non ho mai sopportato nell'universo vaschiano è la dedizione talebana di molti fans che, pare, non riescano ad ascoltare altro, che è bravo solo lui ed il resto è merda, che fischiano tutti quelli che suonano prima o dopo: al Primo Maggio di qualche anno fa (con Silver in travaglio, s'aspettava Mari) ho sentito con queste orecchie fischiare Robben Ford (divino chitarrista blues) che aveva il solo torto di essere salito sul palco dopo il signor Rossi.
Vorrei fare un appello: rilassatevi. 
Anni fa, quando con gli amici del paese avevamo messo su la nostra prima band ed andavamo in giro a vessare le sagre paesane con il nostro rock, non mancava una volta che arrivasse il giovinotto ubriaco a dirci:"Oh, grandi, mi fate l'ultima di Vasco?"