Lo scorso anno lessi su facebook un bellissimo post scritto da Francesco Rigodanza, golden boy del trail running italiano, che faceva gli auguri al suo papà per la Trans D'Havet, che tra l'altro avrei corso anche io, seppure qualche bella posizione dietro.
La cosa più bella di quel post era la descrizione che Francesco faceva della sua storia sportiva in famiglia. Il padre, verosimilmente un appassionato di sport anche da (più) giovane, aveva sempre accompagnato le scelte sportive del figlio senza mai sconfinare nelle aspettative ma incoraggiandolo, principalmente, a divertirsi e a continuare a praticarlo. Immagino, da uomo intelligente quale mi pare essere, non può non aver notato il talento del figlio e nonostante questo c'è riuscito.
Poi c'è un'amico che mi parla del libro di Agassi. Non l'ho ancora letto, ma è molto centrato sulla figura del padre che, in qualche modo, gli ha rovinato l'esistenza (che magari fa un po' sorridere, perché è meglio triste e ricco che triste e povero), comprendolo di aspettative.
Mi è tornato in mente in questi giorni, tipicamente dedicati alla pianificazione scolastica ed extrascolastica della vita dei figli.
Cosa facciamo fare a questi benedetti ragazzi?
Uno potrebbe dire: quello che vogliono, chiedete a loro.
Bella lì! Pare facile.
Un giorno uno vuole fare Hockey, l'altro calcio e la bimba danza.
Il giorno dopo uno atletica, l'altro calcio (Jack in effetti è piuttosto coerente) e la bimba ginnastica artistica.
Il terzo giorno tutti calcio a parte Maria che è ferma sulla ginnastica ma l'ha fatta diventare ritmica.
Il che sarebbe nulla, se ci fosse:
a. Almeno uno dei due che potesse/volesse non lavorare o lavorare part-time in modo da scorrazzarli in giro tutta la settimana.
b. Dei nonni che, oltre al classico "Ma fategli fare calcio, poveri, che ve lo chiedono", fossero disponibili a prendere su la macchina e scarrozzarli in giro
c. Essere così ricchi da avere il maggiordomo.
Che poi l'ultimo che ho sentito avere avuto il maggiordomo di notte si vestiva da pippistrello e direi che anche no.
Un ginepraio, insomma.
E questo, per tornare al discorso di Rigodanza fatto all'inizio, senza voler a tutti i costi ascoltare quelli che, qui e là, ti buttano ideone sul piatto: "Ma tu hai visto come corre Pee? Non ti pare che potresti fargli fare atletica?"
Ma se manco corre alle garette paesane, che non le vuole fare. Devo pure sentirmi in colpa?
"Ma non vedi che bene che batte le gambe Mary? Non la vedresti bene nella preagonistica di nuoto?"
"E Jack? Guarda che non è proprio male a calcio, in più c'ha un gran fisico"
E via discorrendo.
In tutto questo finiremo per fare, come sempre, tutti e quattro nuoto nella stessa ora. Facile da organizzare, sano e quasi a km zero (nel senso che la piscina la gestisce il nonno ed è come essere a casa).
Tutto a posto, tutti d'accordo.
Nel frattempo in una garetta per beneficienza Mary va a podio e arriva prima delle bambine.
Però atletica non la vuole fare.
In tutto questo mi sento molto più affine al padre di Agassi che a quello di Francesco.
Un gran casino.
E tutto questo non era specificato nella brochure
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mercoledì 6 settembre 2017
mercoledì 1 agosto 2012
Papàlimpiadi
Siamo sul pezzo. Ci siamo gustati la
cerimonia di apertura (pluralia maiestatis, visto che Silver e
Marichan, che volevamo iniziare alle meraviglie dello sport, si sono
addormentate praticamente subito) delle Olimpiadi di Londra. Tutto
questo sport mi ha sempre esaltato, eccezionale. Inutile dire che, da
ragazzo, ogni giornata olimpica veniva chiusa in giardino a tirare di
scherma con le assicelle di legno, a correre in strada i 100 piani, a
rotolarsi per terra con la lotta greco-romana.
E ora?
Ora l'esaltazione è la stessa ma gli
sport sono per forza di cosa da personalizzare.
Di seguito un elenco di discipline
olimpiche tipiche dei genitori. Se siete d'accordo le invio al CIO
(che per l'occasione sarà ribattezzato Ciò, alla veneta).
SOLLEVAMENTO PESI
Un genitore ha la braccia toniche. Non
c'è dubbio. La preparazione è meticolosa: si inizia quando sono
piccoli piccoli, sui 3 kg. Poi, via, si aggiunge un chilo al mese per
qualche tempo, poi il trend si riduce ma, se siete fortunati,
potreste trovarvi nel giro di due anni a fare parecchie alzate al
giorno di pesi di 10-12 chilogrammi alla volta. Vince chi si
disintegra le braccia per ultimo.
GINNASTICA ARTISTICA
Prendiamo un esercizio base: il cambio
di pannolino. Quante contorsioni ed acrobazie richiede un'operazione
apparentemente così semplice? C'è forza (i sollevamenti di cui
sopra) e coordinazione. Togli il panno, tieni le gambette aperte, no
amore non mettere le dita nella merda, alzalo, lavalo, cristo ho
scordato l'asciugamano, girati prendilo, occhio a non gocciolare in
giro... eccetera.
Vince il più veloce. Occhio però, è
ad alto tasso di infortuni.
TIRO AL BERSAGLIO
Solo per i più coraggiosi: il lancio
del pannolo ripieno a centrare il cesto del Merdamix*
SCATTO – VELOCITÀ – CON O SENZA
OSTACOLI
I bimbi hanno una caratterstica: lì,
dove si annida lo sporco più sordido, lì dove il porfido non drena
la pioggia, lì dove c'è una scala sensa protezione, loro ci
andranno. Ci andranno, matematico. Anche se lo sai, non riuscirai a
prevenirlo. A quel punto devi produrti in uno scatto che manco il Ben
Johnson bombato dei tempi d'oro. Certo, non devi correre per 100 mt,
in compenso devi riuscire a frenare prima di sfracellarti e anche ad
afferrare il pupo al momento giusto. Secondo me Bolt non ce la fa.
CICLISMO
Sono previste due specialità:
“Equilibrismo endurance” e “Carrettino radical chic”.
La prima delle due si fa con i
seggiolini classici. Se hai solo un figlio lo metti dietro e devi
solo stare attento a non fare le penne come i tamarri con il Ciao
negli anni '80. Se ne hai due la faccenda si complica. Fare strada
con le gambe larghe non è comodissimo anche se le vostre pudenda
saranno sempre ben ossigenate. Ma il livello estremo di difficoltà è
quando i pargoli si addormentano. Allora andare in bicicletta diventa
davvero disciplina olimpica. Uno che ti pisola sul braccio e l'altro
che ti immobilizza la schiena.
La seconda specialità è girare con il
carrettino. Le difficoltà principali sono due: riuscire ad entrare
ed uscire da quelle stramaledette transenne delle piste ciclabili e
resistere dallo sfanculeggiare tutti quelli che ti dicono che secondo
loro quel trasportino non è affatto sicuro.
Ma adesso ditemi voi... che altre
specialità proponiamo al buon vecchio Jacques Rogge?
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