"Che effetto vi fa sapere che sarete divisi?"
"Non saprei, non abbiamo mai provato!"
Così è iniziata la scuola.
Capirai, direte voi, son passate due settimane.
Beh, in effetti...
È che ho dovuto domare la routine della ripartenza, fare e brigare.
Ma Pee e Jack hanno inziato le elementari e devo ammettere che il passaggio mi metteva quel filino di ansia che ammetto solo ora, con il senno di poi.
Un po' Silver e la sua famiglia che in un modo un po' inconscio e sicuramente irrazionale si erano fatti la convinzione che i maschi a scuola vanno male. Solo perché in famiglia (non è chiaro fino a che ordine e grado di parentela fosse risalita la ricerca) la statistica era impietosa. Avevo voglia io, a dire che a scuola sia io che mio fratello abbiamo avuto anche meno problemi di mia sorella che comunque, più di tanto, non è che ne abbia dati.
Poi, appunto, c'era questa faccenda della separazione dei gemelli. Pensavo fosse scontata, ad essere sincero, invece mi hanno detto che se non lo avessi specificato alla segreteria probabilmente sarebbero finiti insieme.
Si, lo abbiamo chiesto noi, komeinisti della separazione dei gemelli. In questo caso si che avere osservato da vicino le coppie gemellari che abbiamo in famiglia ci è servito.
Eppure all'asilo nemmeno giocavano assieme, ha detto la maestra. Eppure sono già così diversi, siete sicuri che serve?
Con Pee che non racconta mai nulla, non farebbe comodo un Jack che invece è piuttosto dettagliato nel riferire tutto?
Boh!
Poi, proprio su questa cosa del racconto ho pensato a come io raccontavo la scuola a mia madre. La raccontavo come volevo io, al limite anche mentendo, se mi andava di mentire o pensavo che fosse meglio farlo (don't try this at home, mentire è sbagliato).
E ci siamo detti che in fondo è giusto che ognuno di loro possa essere padrone anche dei propri ricordi.
Poi il primo giorno Jack che piange, prima di entrare: "Dov'è Pee?"
Forse solo Silver può sapere cosa si prova.
E poi Pee che alla sera racconta, inarrestabile, dettagliato, felice. "Aspetta, Jack, è la mia classe, la racconto io". Non sembra nemmeno lui.
E Jack felice anche lui: "E poi ci vediamo alla merenda e siccome lui si era dimenticato l'acqua gli ho dato un po' della mia".
E alla fine dividendoli, forse li abbiamo uniti.
Magari poi a scuola saranno dei somari, ma Silver ed io ci siamo detti che da quando abbiamo cominciato, sei anni fa, forse è la prima volta che siamo sicuri di aver fatto una scelta giusta.
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venerdì 23 settembre 2016
Ma sono gemelli?
giovedì 13 settembre 2012
Invicta mia
Ieri sono iniziate le scuole.
È pazzesco come questo sia un giorno speciale per tutti, anche per chi non ha figli o per chi ce li ha piccoli ed è già qualche settimana che si è ripreso con l'asilo.
Per strada c'è il delirio: macchine parcheggiate in doppia fila, cappannelli di persone che si salutano dopo tre mesi davanti ai cancelli, nonni vigili (nel senso del servizio di attraversamento, non di nonni svegli) che hanno lavato e stirato il gillet arancione.
Ci sarebbe da scrivere un libro sulla fenomenologia del genitore-accompagnatore di bambino a scuola.
C'è il classico, è quasi stereotipo, genitore (di solito si dice mamma col suv ma sappiamo bene che non è solo la donna e nemmeno solo il suv) che se potesse entrerebbe in classe con la macchina. E se c'è la fila per entrare in classe scandisce l'attesa a colpi di clacson. L'anno scorso mi è capitato di trovarmi in coda davanti alle scuole: un senso unico con ciclabile/pedonale sul lato passeggero. Ora: se faccio scendere i bimbi a destra e gli faccio fare 20 metri a piedi, cosa succederà mai? No, sembrava una catena di montaggio, tipo "Tempi Moderni": ogni macchina avanzava un metro, si posizionava davanti al cancello, faceva scendere il pargolo, chiudeva la portiera e ripartiva. E via così.
Poi c'è il Pedibus: iniziativa egregia, a mio modo di vedere. Ma poco attuabile dove abito ora che le case sono sparse e per arrivare a scuola ci sono i chilometri. Poi gli istituti comprensivi eliminano le scuole delle frazioni e quelli per andare a scuola a piedi devono partire alla cinque di mattina. Ai miei tempi facevamo il pedibus. Da soli, però ,senza genitori. Qualcuno lo lascia fare ancora, ho visto. Spero che resistano.
Poi c'è il genitore biker: caschetto, valigetta e almeno due figli con bici davanti. Se ci sono le ciclabili credo che sia la soluzione migliore... Anche qui, io spero sempre che ci sia ancora la possibilità per i ragazzi di trovare degli spazi di autonomia. Non dico che debbano fare come T, il mio amico che partiva in bici, assieme ad altri sventurati, dalla campagna più selvaggia per arrivare alla scuola elementare**.
Però nemmeno che si arrivi alle superiori senza mai essere partiti una volta da casa da soli con la cartella sulle spalle, per dio.
Ma mi veniva da lanciare un'idea. Incentiviamo il risparmio energetico, l'aria pulita e l'utilizzo dei mezzi pubblici o, se proprio no, almeno il car sharing.
Tenetevi forte perchè la proposta è populista fuor di misura:
Mensa gratis a chi va a scuola a piedi, in bici o dimostra che è arrivato in macchina con almeno altri 4 bimbi (purchè sia chiaro che guidava mamma o papà).
Mi piacerebbe fare un conto di quanto paga un'amministrazione comunale di multa se supera il tetto delle PM10* e quanto invece ci perderebbe di contributo alla mensa scolastica.
Si, lo so che non bastano le macchine che portano i bimbi a scuola per ridurre le polveri sottili.
Ma da qualche parte bisognerà pur cominciare, no?
* le polveri che dovrebbero stare sopra al limite al massimo 35 giorni l'anno e noi a marzo qui a Vicenza siamo già fuori norma, di solito
**Ne parlerò di T. Credo che meriti.
È pazzesco come questo sia un giorno speciale per tutti, anche per chi non ha figli o per chi ce li ha piccoli ed è già qualche settimana che si è ripreso con l'asilo.
Per strada c'è il delirio: macchine parcheggiate in doppia fila, cappannelli di persone che si salutano dopo tre mesi davanti ai cancelli, nonni vigili (nel senso del servizio di attraversamento, non di nonni svegli) che hanno lavato e stirato il gillet arancione.
Ci sarebbe da scrivere un libro sulla fenomenologia del genitore-accompagnatore di bambino a scuola.
C'è il classico, è quasi stereotipo, genitore (di solito si dice mamma col suv ma sappiamo bene che non è solo la donna e nemmeno solo il suv) che se potesse entrerebbe in classe con la macchina. E se c'è la fila per entrare in classe scandisce l'attesa a colpi di clacson. L'anno scorso mi è capitato di trovarmi in coda davanti alle scuole: un senso unico con ciclabile/pedonale sul lato passeggero. Ora: se faccio scendere i bimbi a destra e gli faccio fare 20 metri a piedi, cosa succederà mai? No, sembrava una catena di montaggio, tipo "Tempi Moderni": ogni macchina avanzava un metro, si posizionava davanti al cancello, faceva scendere il pargolo, chiudeva la portiera e ripartiva. E via così.
Poi c'è il Pedibus: iniziativa egregia, a mio modo di vedere. Ma poco attuabile dove abito ora che le case sono sparse e per arrivare a scuola ci sono i chilometri. Poi gli istituti comprensivi eliminano le scuole delle frazioni e quelli per andare a scuola a piedi devono partire alla cinque di mattina. Ai miei tempi facevamo il pedibus. Da soli, però ,senza genitori. Qualcuno lo lascia fare ancora, ho visto. Spero che resistano.
Poi c'è il genitore biker: caschetto, valigetta e almeno due figli con bici davanti. Se ci sono le ciclabili credo che sia la soluzione migliore... Anche qui, io spero sempre che ci sia ancora la possibilità per i ragazzi di trovare degli spazi di autonomia. Non dico che debbano fare come T, il mio amico che partiva in bici, assieme ad altri sventurati, dalla campagna più selvaggia per arrivare alla scuola elementare**.
Però nemmeno che si arrivi alle superiori senza mai essere partiti una volta da casa da soli con la cartella sulle spalle, per dio.
Ma mi veniva da lanciare un'idea. Incentiviamo il risparmio energetico, l'aria pulita e l'utilizzo dei mezzi pubblici o, se proprio no, almeno il car sharing.
Tenetevi forte perchè la proposta è populista fuor di misura:
Mensa gratis a chi va a scuola a piedi, in bici o dimostra che è arrivato in macchina con almeno altri 4 bimbi (purchè sia chiaro che guidava mamma o papà).
Mi piacerebbe fare un conto di quanto paga un'amministrazione comunale di multa se supera il tetto delle PM10* e quanto invece ci perderebbe di contributo alla mensa scolastica.
Si, lo so che non bastano le macchine che portano i bimbi a scuola per ridurre le polveri sottili.
Ma da qualche parte bisognerà pur cominciare, no?
* le polveri che dovrebbero stare sopra al limite al massimo 35 giorni l'anno e noi a marzo qui a Vicenza siamo già fuori norma, di solito
**Ne parlerò di T. Credo che meriti.
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