giovedì 7 novembre 2013

Esci da questo corpo 2. Riapparizioni


Prologo:
Ildiavolo è stato cacciato ma non è morto. Infatti, in alcune piccoli paesi dell'Alto Vicentino si manifesta di tanto in tanto sotto forma di misteriose sparizioni di oggetti.
Ma questa non è la sola anomalia: le case di cui parliamo sono abitate tutte dalla stessa famiglia. 
 
Esci da Questo corpo 2. Riapparizioni
La prima segnalazione degna di nota fu nel 2006 quando dall'anulare dell'allora giovane sposina Silver scomparve l'ancora lucente fede nuziale. Lei giura di non essersela mai tolta da qui il sospetto sull'intervento del demonio, facilitato chiaramente dal fatto che l'anello fosse larghetto e che la nostra da tempo si proponesse, senza mai passare all'agito, di andare a farlo stringere.
Poi arrivarono i figli, e con loro i ciucci.
Anche l'occhio meno esperto avrebbe notato delle incongruenze tra il numero dei ciucci comprati e quelli dati in pegno a Babbo Natale in cambio dei regali. Un dato che non sarebbe sfuggito neppure ad un osservatore sordocieco: si tratta di decine di ciucci di differenza.
Passano gli anni e si cambia casa ma la maledizione insegue la famiglia El_Gae in ogni dove. Durante l'inverno più freddo di tutto il 2011 scompaiono nel nulla due cd di Mulan. Ribaltato casa, svuotato e spostato i mobili. Nulla. Il diavolo li ha presi. La colpa viene data alla cara nonna Marge, che è tanto dolce ma che sarebbe in grado di negare l'evidenza perfino se torturata da Torquemada in persona.
Altro cambio di casa, per sfuggire al demonio. Nell'ormai lontana estate del 2013 si perdono inspiegabilmente le tracce del telecomando del cancello di casa. El_Gae in persona, dopo averlo usato per entrare in vespa, non sa come possa essergli stato soffiato da sotto il naso. Scomparso nel nulla, smaterializzato.
Poi la bandana da corsa. Certo i bimbi la usavano per giocare ai pirati ma nei cesti dei giochi non c'è e neppure nelle tasche delle giacche.
Il mistero si infittisce.
Fino a venerdì sera, quando, con le stesse modalità delle precedenti sparizioni, si perde traccia anche di Spiderman 3, film orrendo oltretutto, ma che inspiegabilmente gode dei favori della Triplice Allenza.
Si ripiega su Goblin, senza colpo ferire, ma El_Gae non ci dorme di notte: il diavolo è tornato a fargli visita.
E poi l'epilogo, inaspettato, incredibile.
Domenica mattina, ore 8,30.
Il piccolo Pee dice di voler preparare il DVD da guardare con i fratelli dopo che avranno finito la colazione (piove e allora si concede, sennò al mattino non si accende la tv).
Il carrello del lettore si incastra, non rientra.
Santi e madonne.
El_Gae, che non è certo un asso del bricolage, si arma di cacciavite e decide di smontare il device, certo che si tratti di morte ormai conlcamata e quindi, tutto sommato, grandi danni non si faranno.
Immaginate lo stupore quando, tolto il mantello metallico, si è trovato di fronte a tutti i DVD persi negli ultimi due anni.
L'unica spiegazione razionale è questa: anche a Satana Spiderman 3 ha fatto cagare. 

mercoledì 6 novembre 2013

Esci da questo corpo


Voi credete nel demonio? No, non in tutte quelle manifestazioni della crudeltà del genere umano che molti imputano al diavolo. Dicevo proprio al Demonio con la D maiuscola; Belzebù, Lucifero, Pape Satan, Scalfutro.
Io di mio ne farei anche a meno ma ci sono storie che fanno vacillare le mie certezze.
Tantissimi anni fa, nell'estate fra la prima e la seconda media, in parrocchia organizzarono il primo Camposcuola della storia del mio paese. C'erano una suora ed una educatrice e, a memoria, una ventina di ragazzini in tutto.
Ad onor del vero, il ricordo più terrificante di quella esperienza non è legato al diavolo ma al bagno. Il mio intestino, come il Real Madrid anni '80, ero infallibile in casa, ma a disagio fuori casa. Più che il mio intestino, io proprio. Non mi piaceva farla in bagni dove venivano a bussare ogni 12 secondi.
Così, verso il giovedì (si era partiti il sabato), devastato dai dolori, mi sono deciso ad affrontare la minaccia turca. Feci (è proprio il caso di usare il passato remoto) quello che dovevo fare, tirai l'acqua e me ne fuggii. Senonché, dopo circa dieci minuti, tutto il gruppo delle ragazze, erano in corridoio a sbellicarsi dalle risate. Nella fretta non avevo controllato che lo sciacquone avesse fatto il suo dovere ed uno stronzo (inteso anche come giudizio morale) di venti centimetri si era puntellato sul fondo della turca e faceva cucù al mondo dalla sua finestra di ceramica. Umiliato come solo un adolescente può sentirsi quando viene deriso come solo delle adolescenti sanno deridere, mi servirono svariati minuti e imprecisati litri d'acqua per ridurlo alla ragione. Una parte del mio ego è rimasta dentro quella porticina di legno scrostata. Credo di non averne mai parlato fino ad oggi.
E di per sé non ne volevo parlare neppure ora, io volevo parlare di diavolo ed esorcismi.
Perché il secondo racconto più terrificante di quel soggiorno fu quello che ci fece una fredda sera di pioggia, davanti al camino acceso, un sacerdote che era venuto a trovarci (ok, pioggia e camino sono una licenza poetica).
Ci raccontò della sua esperienza come esorcista. In una casa continuavano a succedere cose strane: gli oggetti venivano trovati “marchiati” da uno strappo a forma di fulmine. Preciso identico, sia che si trattasse di scarpe che di giochi dei bimbi, cartoni del latte, ecc.
Quel prete era un figo e non avevo motivo di non credergli. Anche perché il suo racconto fu molto meno crudo di quello che più o meno tutti avevamo visto (censuratissimo, all'epoca) nel film di Friedkin: avevano pregatopregatopregatopregatopregatopregato (inspirare) pregato. 
E tutto si era risolto.

E la vita torna felice e tranquilla, nel suo tran tran.
Senonché, proprio come lo stronzo di cui sopra, questo racconto mi torna spesso in mente, soprattutto quando da casa nostra scompaiono inspiegabilmente degli oggetti che non vengono mai più ritrovati... 
(si ode in lontananza, sfumando, una sinistra risata)
                                                                                                                          to be continued...

lunedì 4 novembre 2013

La mia prima (non) corsa in montagna

Mi auto denuncio per appropriazione indebita.
Di titolo di corridore, intanto.
Poi di corridore in salita, anche.
E di barefoot runner, pure.

Perché, non ancora smaltito il lutto per la mancata partecipazione alla Superpippo,  con l'amico Franz si è pensato di scarpinarsela di corsa sul Summano, il monte con due gobbe come un cammello.
Via Crucis, si chiama il sentiero; uno se vuole le risposte alle domande le trova.
Invece no.
Un runner ruba tempo al sonno a alla famiglia. La prima che hai detto.
Si parte alle 6,30.
Il giorno prima "Rosto e poenta onta".
Uno dice: corri usando il Chi (chi?). Non è facile se il Chi è seppellito sotto quattro fette di polenta fritta.
Poi il thé verde dà gastrite. Fastidiosa. Cestinato.
Poi chiacchero troppo.
Poi dovrei perdere almeno altri quattro cinque chili che il Franz, che in pianura gli sto dietro, in salita mi saluta di tanto in tanto e solo perché è un caro amico, sennò mi saluterebbe e basta una volta per tutte.
Che pesa trenta chili in meno, il Franz.

Poi le mie buffe scarpe minimaliste sono modello da strada, a dire il vero, e si scivola di gusto sulle roccie e l'erba umida.Che quando le ho comprate mica lo sapevo che volevo correre in montagna.
Sicchè non è che si sia corso poi tanto.
Camminato forte, quello si. E faticato anche tanto. E divertito anche di più.
In ogni caso non sono l'unico ad essermi appropriato indebitamente di qualcosa.
Leggenda vuole che questo monte Summano sia il simbolo della resistenza pagana alla cristianizzazione del Veneto.
Per non saper né leggere né scrivere il Vescovo di Vicenza ci ha fatto mettere prima un crocione di cemento armato e poi, negli anni novanta, un Cristo di metallo che saluta la valle a mano alzata. Che a me ricorda una versione fascia del Cristo col Colbacco di Stefano Benni che salutava a pugno alzato.
Fascio o no è davvero brutto.

Così, oltre che la montagna ai pagani hanno tolto anche il buon gusto ai cristiani.
Meno male che oggi ho così tanto acido lattico da non pensarci.
Stravolto da freddo e fatica El Gae arrivò in cima in preda a terribili allucinazioni: credeva di essere il subcomandante Marcos alla guida dell'esercito Zapatista.


giovedì 31 ottobre 2013

Ovosodo e The (o té) Verde


Ho come un Ovosodo, che non va ne su ne giù”

Così il mio coetaneo Piero Mansani, descriveva il magone alla notizia della futura paternità.
Non l'avevo mai capita tanto quella battuta, non nel 1997, almeno quando vidi per la prima volta il film.
Ricordo che non ero potuto andare al cinema e, grazie ad un contatto carbonaro (mio padre), ero riuscito ad arrivare ad un VHS pirata che il proiezionista ricavava direttamente dalla pellicola. Un antesignano dei DVX con dei colori che, a confronto, una puntata di Derrick sembrava l'ultimo film della Pixar.
Ma non è di Ovosodo che volevo parlare, anche se è un film che ho amato nonostante fosse recitato così così. Che poi questo ha la Pandolfi che gli abitava sottocasa e si infiga della cugina romana depressa...
Però c'è il lieto fine che si tromba la Pandolfi. E se la sposa. Invece la depressa se la tromba e basta.
Qual'è la morale?
Non lo so. Se la trovate voi ditemela.
Ma, appunto, non si voleva parlare di ciò.

Volevo parlare di magone.
Parlavo qualche giorno fa con una collega di ansia, no?
Io sono uno che la maschera bene l'ansia. La totalità delle persone che conosco è convinta che io non sia mai in ansia. E non è vero, ok?
Io vado in ansia. Solo che non lo do a vedere. Mi viene appunto l'Ovosodo che non va ne su ne giù.
Come faccio a combatterlo? Mangio. Praticamente provo a soffocarlo. 
 
Ora, tempo fa, su internet, ho letto di questi miracoli per il dimagrimento che farebbe il The (o té) Verde, con le immancabili foto di una Platinette che è diventata Carla Bruni in dieci settimane; palesemente tarocche, oltretutto, che perfino Pee se si mettesse con Photoshop sarebbe in grado di essere meno pacchiano.
Vabbè, la settimana scorsa stavo facendo la spesa in solitaria (condizione necessaria per acquisti non indispensabili, che quando si va assieme ai bimbi ci si limita a fare come i Nocs: sincronizziamo gli orologi, fuori in 12 secondi, ok?) e su cosa ti butto l'occhio? Sulle compresse di The (o té) Verde. Effetti collaterali? Nessuno.
Ma investiamoli sulla salute sti cinque euri e novantacinque.  
Così ho messo la sveglia e le prendo un'ora prima di ogni pasto. 

Si, siete legittimati a dire che questa è la crisi dei 40 che incombono. 
 
Dovrebbero dare senso di sazietà, credo.
Praticamente ti sembra di avere un Ovosodo sulla bocca dello stomaco che non va ne su ne giù.
Potreste dirmi che è piuttosto fastidioso avere i sintomi dell'ansia quando vorresti solo dimagrire. Ma è vero solo in parte; anche perché io ho un metodo infallibile per sconfiggere l'ansia: la soffoco col cibo.

martedì 29 ottobre 2013

Du dudu duddu dudu du du du due


Giuro che alla prossima condivisione di Perfect Day su Facebook divento come Micheal Douglas in “Un giorno di ordinaria follia”. O “Basic instinct”, adesso decido.

La settimana scorsa, andando al lavoro per le sette e mezza, avevo sentito alla radio la notizia della morte di Zuzzurro. Mi aveva preso una pena strana per vari motivi, credo.
Il primo è che Gaspare e Zuzzurro non mi dispiacevano. Ricordo i pre-cena con “Emilio 90” all'epoca dei mondiali italiani, una comicità scemotta, se vogliamo, ma non volgare, a misura di famiglia.
Il secondo motivo è l'età: sarà che, invecchiando, la morte di un nemmeno settantenne inizia a farti pensare... mah!?
Il terzo motivo era la coppia. Pensavo: ma ora che farà il povero Gaspare, quello di Gaspare e Zuzzurro?
Continuerà a chiamarsi Gaspare? Continuerà a fare il comico? Come si reinventerà la sua carriera, la sua vita?
Così mi veniva un parallelo, no? Di quanto siamo abituati a concepire anche la nostra vita cercando di semplificare gli schemi.
Perché gli amici sei abituato a chiamarli a due a due, da un certo punto della vita in poi, avvicinando i nomi così tanto da farli diventare uno solo: AleeGiorgio. A volte semplifichi al punto tale che con il nome di uno al plurale li nomini entrambi: i Luigini, i Marti, i Claudi.
Noi siamo i Tani, per gli amici del mio paese.
Così, venerdì scorso pensavo alle persone che si separano, no? Che ad un certo punto non li puoi più chiamare al plurale. Loro non possono più chiamarsi al plurale.
Allora forse varrebbe la pena cercare di non farlo, un po' come si dovrebbe fare con i gemelli. Che lo sanno tutti che non si possono chiamare “i gemelli”, ma che andrebbero distinti, per favorire la crescita e l'identificazione.
Lo stesso per la coppia, almeno credo: facciamo tanto parlare di mantenere la propria identità, non snaturarsi, tenersi anche degli spazi, dei tempi per poi cadere sull'ABC.
Forse mantenerci ben identificati ci aiuterà, quando non saremo più in due (è triste, ma prima o poi capiterà). Forse no, perché non è solo questo, chiaramente.
Insomma io volevo anche svilupparla meglio, venerdì, sta cosa, ma poi avevo anche voglia di ridere ed allora ho rimandato. Poi è morto Lou Reed ed è passato di moda parlare di Gaspare e Zuzzurro.

Che poi, chiariamoci, non ho nulla contro Perfect Day e neppure contro Lou Reed, che mi piaceva anche. Solo che io quella canzone me la ricordo stuprata da Pavarotti... Mi auguro che in Paradiso, o dovunque si trovano ora, siano vietati i duetti.

lunedì 28 ottobre 2013

Romagna mia

Le statistiche mi dicono che la stragrande maggioranza della gente che passa su Stratobabbo arriva da "Volevo fare la rockstar".
Oggi vi rimbalzo indietro; visto che la giornata è caruccia, sono andato a trovare Polly in Romagna.
E per quei quattro gatti che non la conoscono, andatevela a scoprire che è fior di ragazza e scrive come pochi davvero.

venerdì 25 ottobre 2013

Il metodo Scheggia


devo decidermi ad aggiornare il blog, non ho scusanti.
Il problema è che il periodo è caldo e fatico quasi a trovare il tempo per buttare giù le quattro acche che, due volte a settimana, vi aiutano nella vostra regolarità. Perché, caro lettore, a te ci tengo più che a me (cit.)
Però, insomma, mi sono reso conto che nella pagina di presentazioni i miei figli hanno ancora un anno in meno, la casa è ancora in costruzione ed invece non ci sono tutta una serie di gustosissime chicche che penso e mi dimentico, penso e mi dimentico e poi mi dimentico del tutto.
E pensavo che potrei metterci una pagina dove raduno le mie teorie strampalate ecchepperò, tante volte funzionano. Sia mai che, vendendole, non ci si faccia pure due soldi che non guasta mai.

Una di queste è il nuovissimo, rivoluzionario e infallibile “Metodo Scheggia”, da me in persona ideato.
Milioni di americani lo hanno già provato. Non è vero, gli americani se lo sognano, un metodo così. Che poi sta cosa che dovremmo comprare in massa una cosa che hanno comprato in massa gli americani me dovrebbero anche spiegare. Ad esempio il té verde che fa dimagrire. Io lo sto provando e sono giorni che scorreggio come un treno a vapore ingolfato. Sarà che non sono americano... mah?!

Ma torniamo al metodo Scheggia: avete problemi di tempo al mattino? Vi piace puntare la sveglia alle sette e mezza se iniziate a lavorare alle otto e dovete fare quindici chilometri in auto in mezzo al traffico?
Il primo figlio non vi ha fatto cambiare abitudine? Ah, neppure il secondo?
Beh, non vi gasate, a me neppure il terzo.
Come faccio?
Con il metodo scheggia, l'innovativo, rivoluz... eccetera eccetera.
Trattasi di metodo dalle profonde basi pedagogiche:
fate alzare i vostri figli,
coccolateli q.b.
Preparate la colazione con un sorriso che la famiglia del mulino bianco, a confronto, pare una comunità di depressi cronici.
Dategli tutto ciò che chiedono: latte, biscotti, polvere di cacao, l'altro tipo di frollino, la cannuccia, il cucchiaio grande, il cucchiaio piccolo, tutto, insomma.
Poi in bagno, dai, hop... s'è mai visto un supereroe che va a scuola senza fare la cacca?
No, lo so, amore che non ti scappa, ma intanto ti racconto tutta la storia di cappuccetto rosso nelle due versioni, quella con i sassi nella pancia del lupo e quella col cacciatore che spara.
Si, poi anche quella che il papà domenica mentre correva l'ha inseguito il lupo nero che ha preso anche un po' paura, il papà, mica il lupo”.
Ci si veste, “no amore, le magliette con disegnate le bambine sono tutte a lavare, questa ha la farfalla rosa, ti piacciono tanto le farfalle rosa no, Mary?”
Ma papi, io sono Giacomo”
Ah, scusa!”
Si sale in macchina, bacini e controbacini ai nonni, al cane ed ai pupazzi.

Se siete arrivati fino a qui e ancora non dubitate della mia integrità psichica, fatevi delle domande.
In ogni caso tutto il tempo che fino a qui avete perso si recupera da ora in poi.
Perché è qui che il metodo trova la sua risoluzione, il turnaround necessario per la riuscita di qualsiasi assolo.
Ragazzi, facciamo una roba scheggia?”
Siiiii!!!”

Risultato: 7 minuti netti dall'uscita dell'auto dal garage fino alla mia solitaria risalita dopo averli lasciati alla materna (a circa due km da casa).
Ed in mezzo sono pure riuscito a salutarli come si deve.

Perché la scheggia è ciò che li responsabilizza, che li fa sentire grandi, che li fanno prendere a cuore che il papà deve arrivare al lavoro in orario.
Ma papi, cos'è la scheg-ia?”
È una cosa velocissima che vola che nemmeno la vedi”
Di solito entra nel cervello di papà e gli fa trovare soluzioni che, almeno per qualche giorno, sembrano brillanti.