martedì 3 settembre 2013

Go Jovanotti Go

Go Jovanotti Go.
Se siete di quelli che vogliono tenere nascosta la loro reale età vi sconsiglio di dire che vi ricordate quando è uscita Go Jovanotti Go.
Io invece me lo ricordo benissimo.
Era il secondo singolo dopo Gimme Five. Quello che precedeva Gimme Five 2.
Al campo scuola in Val di Sole il mio compagno di scuola Guido aveva La Cassetta Originale.
No, dico, la Cassetta Originale. Dal natale del 1989 quando acquistai la prima, "But Seriously" di Phil Collins ai primi anni del nuovo millennio, "Forrest Gump - Original Soundtrack" AAVV, ne avrò comprate si e no una ventina.
Il resto era tutto cassette registrate da cd dei compagni più spendaccioni. Oppure Cd, dopo, quando buona parte dello stipendio di bagnino finiva nei registratori di cassa del Saxophone, a Vicenza.

Ma parliamo del Lorenzone nazionale. Ieri facevano un concerto in tv. Ne parlavano tutti.
Io manco lo sapevo, che c'era: l'ho scoperto accendendo la tv. Dopo mezz'ora ero prossimo alla crisi epilettica grazie alle appena finite 12 ore di lavoro ed ad una regia di sicuro impatto ma un filino nevrastenica.
Dopo un po' pero ci si faceva l'occhio e lo spettacolo era godibile. 
Nemmeno mi ero reso conto che Lorenzo Cherubini fosse diventato un tal fenomeno di costume. Quanti potrebbero permettersi di riempire San Siro in Italia, oggi?

A me il ragazzone è sempre piaciuto. Sarà chele prime canzoni erano la colonna sonora dei primi ormoni, delle estati spensierate. E poi, sempre di altri sogni irrealizzati (chi ha detto PD?)

Scrive anche dei gran bei testi, se devo dire la mia opinione. Ci sono alcune frasi del suo repertorio che mi aggrediscono all'improvviso nei momenti più inimmaginabili della giornata. Se riesci a far sentire queste cose a chi ti ascolta sei un grande. Punto.
Adesso la sparo grossa: secondo me è il migliore oggi come oggi, a scrivere testi in Italia. 

Sul palco è magnetico, non c'è che dire. Si muove per ore come un ossesso. Secco come un'acciuga, perfettamente a suo agio in vestiti che, se portassi io, per dire, sembrerei Alvaro Vitali fuori forma.

Ha dei musicisti con i controcazzi al cubo. Uno meglio dell'altro.

Però diciamoci la verità... Non sa cantare!
È peggio di Vasco ed i suoi insopportabili EEEEEEHHHH!!!
Peggio di Guccini e della fastidiosa evve.
Peggio di KEKKO dei ModuAAAAA!!!

È calante da paura. Sempre.
E guardate che io mica sono uno che ha orecchio, sapete! Se penso a mia cognata che è peggio di un accordatore digitale, chissà cosa potrebbe dire, lei!

Eppure oggi in macchina mi ascoltavo dei suoi pezzi a caso e li cantavo anche.
E non ce n'è, non si possono cantare intonati.
Ti viene da farli calanti, con la zeppola e saltare come un tarantolato fino a che ti regge il fiato.
Fa quasi 100 km al giorno il bici, Jovanotti.
E piace parecchio alle donne, Jovanotti. 
Piace alle donne, canta, suona, scrive e si allena. 

Dai, provate ad indovinare in che girone dell'inferno finiro


venerdì 30 agosto 2013

Arnica

Ho scoperto l'Arnica.
Se me lo aveste chiesto lo scorso anno vi avrei detto che è un rimedio naturale che, come tutti i rimedi naturali può funzionare ed anche no. Ve lo avrei detto così, in modo qualunquista e disinformato, solo per demolire ciò che non conosco.
Poi ho scoperto che fa benissimo per le botte sulla crapa che i miei figli si prendono in continuazione.
Ora so che è un eccezionale rimedio per la tendite che mi affligge da anni: un massaggino al mattino e via, movimenti lievi come se fossi uno smilzo.
Ma non volevo parlare della tendinite

Pensavo che sarebbe bello avere un Arnica per ogni problema, no?
Un unguento per le cazzate che ci dicono e per prevenire quelle che diciamo.
Qualcosa che spalmandola ci protegga dalla cattiveria gratuita degli altri, che faccia scivolare il bisogno di esercitare il potere su di noi.
Una pomata contro la stupidità, anche. Perchè a volte, pur riconoscendola, non siamo in grado di sopportarla, non ce ne facciamo una ragione. E ci stiamo male, e loro non se ne accorgono o, peggio, ne godono. E ci stiamo ancora peggio.
Ci sarà una pomatina per questo, no? Anche da applicare dopo, se proprio non si può prevenire.

Una crema per il dolore, poi. Non quello fisico, che per quello c'è. Per quello che ci prende dentro, che ci spacca.
Una pomata per i magoni che abbiamo per il futuro: per i figli, per i cari, per gli amici. Che stiano bene, che guariscano, che non succeda nulla di male, mai.
E la pomata servirebbe non perchè il male non accada, ma solo per non avere il magone, o per lenirlo, se proprio no.
Che ci vorrà a produrla?

E poi una spalmata sulla fatica di ogni giorno. La fatica di mantenere un lavoro che non piace, di sostenere un rapporto che si logora, di resistere un'ora in più, un metro in più per arrivare a sera, fino a tempi migliori.
Che per quanto si scaldino i muscoli prima e ci si alleni, c'è sempre un momento della gara dove vorresti fermarti e cercando le scuse per farlo e invece, intanto, continui a correre. 
E poi la fatica più nascosta, quella di cui sono consapevoli solo i migliori: quella che ci regala ancora la forza di indignarci, quella che ci serve per pensare di essere un po' migliori del mondo che vediamo, quella che distilla ancora una goccia di senso civico verso un mondo che vorremmo regalare ai nostri figli un po' più bello di com'è adesso.
Che non è mai bello abbastanza.

Un arnica per tutto questo mi servirebbe. Io, nel frattempo, continuo la corsa.

martedì 27 agosto 2013

El Pig

I bimbi sono entrati nel tunnel della droga. 
No, non è né l'eroina né la cocaina. 
È Peppa Pig. 
Peppa Pig è La Droga dei bambini sotto i cinque anni. 
Noi, tutto sommato, siamo fortunati che i piccoli non hanno ancora capito come funziona il broadcast televisivo; pensano che la tv funzioni solo con i DVD. Mica glielo abbiamo detto noi, ci mancherebbe. È solo che fino ad ora solo DVD guardavano. Le rare volte che si trovava qualcosa di adatto era un casino durante le pubblicità: "Fallo ripartire, papi, fallo ripartire". 
Per cui Peppa se la guardano sul tablete, un quarto d'ora finchè prepariamo la cena. 
Un quarto d'ora, si! Cos'è volete insinuare che in un quarto d'ora non si riesca a preparare una cena seria? 
Ma cosa dite? In un quarto d'ora ti impiatto i sofficini come non li hai visti mai. 

Ma non è di questo che volevo parlare. Di sofficini, dico (che non mangiamo, scherzi a parte). Nemmeno di cene. 
Nemmeno di Peppa, a dire il vero, ma del caro Papino. 
L'altra sera Silver mi fa: "Lo sai che inizio a scorgere più di qualche analogia tra te e Papà Pig?" 
Ora: io di Peppa Pig ascolto solo l'audio finchè cucino o preparo la tavola. 
Papà Pig è cicciottello: go (Go è il corrispettivo veneto di ce l'ho)
Ha gli occhiali e la barbetta: go. 
Lavora ma non si capisce bene cosa faccia: go.
Papà Pig millanta abilità artistiche non sempre confermate: go. 
Ricorda di avere avuto una ruggente gioventù rock: go. 
È abbastanza negato nel bricolage ma si ostina a voler fare da solo: go. 
Ha un suocero che viene sempre tirato in ballo da sua moglie quando non riesce a fare qualche cosa: go.
Il suocero ha l'hobby del giardinaggio e dell'ortocoltura: go. 
Papà Pig è molto bravo nel coinvolgere i figli: go. 
I figli si prendono talvolta gioco di lui oppure Peppa lo bacchetta: go.
Papino ha una figlia sveglia ma un pochino saputella: go.
Papà pig fa battute del cazzo: go. 

In effetti è più di qualche analogia. Io non grugnisco, chiaramente, ma ho una serie di rumori simili che so emettere al bisogno (bisogno mio, sia chiaro) sui quali è meglio sorvolare.
L'unica cosa che non ha Papino sono i due gemelli.
Devo segnalare il bug a chi di dovere. 


 

venerdì 23 agosto 2013

Rapporto duraturo - La ricetta

È un periodo in cui si trovano ricette un po' ovunque, no?
E chi sono io per non darvene una.
Parliamo di rapporto duraturo.

Prendete una donna intelligente. Molto intelligente.
Un uomo buono e paziente.
Un paio di sogni nel cassetto.
Almeno una passione comune (non esagerate però)
Affinità musicale q.b.
Gusti cinematografici simili q.b.
Pazienza q.b.
Coccole q.b.
Passione q.b.
Tenacia q.b.
Noia - un pizzico, solo per valorizzare il sapore degli altri ingredienti.

Mettete tutto in un grande contenitore, meglio se colorato.
Agitate
Lasciate riposare
Agitate ancora
Lasciate riposare
Andate avanti finchè non otterrete un amalgama non troppo omogeneo. Viene meglio se si riescono ancora a distinguere gli ingredienti.
Di volta in volta potete aggiungere o togliere alcuni degli elementi della ricetta, per gusti sempe nuovi.
Non rimarrete delusi.
Dite che la ricetta è imprecisa? Che c'è troppo spazio alla discrezionalità dei cuochi?
Caspita, è vero.
Però, dite la verità, non sono quelle che danno più soddisfazioni?

È una ricetta garantita 15 anni. Almeno.



Agosto 1998 - Lignano Sabbiadoro

mercoledì 21 agosto 2013

Che brutti i figli di...


Quanto siamo disposti a farci da parte per non essere ingombranti nel futuro dei nostri figli?
Chi di noi non sogna di scrivere un libro, incidere un disco o girare un film e, avendone la possibilità, non esiterebbe a farlo?
Mesi fa ero in macchina e c'era questa voce che usciva dalle casse della radio. Era talmente familiare che mi pareva impossibile non riconoscere null'altro di quel brano: le parole, le note, nemmeno le sonorità. Poi ho capito: era un pezzo di Cristiano De Andrè, il figlio del grande Fabrizio.
Precisazione ovvia, no? Tutti sanno chi sia Cristiano De Andrè, soprattutto se conoscono suo padre e la musica che ci ha regalato.
Se non conoscete Fabrizio De Andrè, probabilmente ignorate il fatto che avesse un figlio. Cristiano, appunto, figlio del grande Fabrizio De Andrè. Aveva anche una figlia: Luisa Vittoria, detta Luvi De Andrè, la figlia del grande Fabrizio De Andrè e di Dori Ghezzi.
Ma non è di Luvi che volevo parlare, per quanto sia una discreta figliola e che, secondo me, avesse anche una signora voce.
Volevo parlare di Cristiano De Andrè. Il figlio di quel mito che era Fabrizio De Andrè.
Ah, l'ho già detto?
È vero. Ma fateci caso: non c'è un articolo che parli di Crisitano De Andrè che non lo associ inesorabilmente a quel vecchio ubriacone e puttaniere che era il padre che oltretutto aveva piantato lui e la madre quando era poco più che un bambino (De Andrè era un grande poeta ma non è raro trovare opinioni su di lui come persona piuttosto critiche, soprattutto fino agli anni 90)
Perchè, mi chiedo?
Quanto alcol e psicofarmaci dovrà ancora calarsi questo povero Cristiano prima che la gente capisca che lo spettro del padre lo sta perseguitando anche senza che glielo si continui a ricordare?

Ed ora lo rivedo, causa nuova fissa dei figli, in un concerto del 1998, assieme al padre. Un concerto perfetto, suonato divinamente. Cristiano suona tutto. Tutto. Qualsiasi cosa produca un rumore lui riesce a farcela stare sul palco. Grande musicista, Cristiano De Andrè. Molto più di quanto non lo sia stato il padre.
Forse avrebbe fatto meglio cambiarsi il cognome con quello della madre e fare il musicista per altri artisti. Fior di band contemporanee si sognano di essere anche solo la metà bravi di quanto non sia il figlio del grande De Andrè.
Forse, se non fosse stato il figlio del grande De Andrè non avrebbe mai imparato a suonare un cazzo perchè si sarebbe dovuto guadagnare da vivere come tutti noi stronzi e poteva essere un mediocre professionista con una mal coltivata passione per la musica.
Io non compro dischi di Cristiano De Andrè perchè mi piaceva il padre e non cerco surrogati. Che poi se li cerchi non li trovi, visto che lui fa di tutto per smarcarsi dalla musica del padre.
Mio fratello, che lo apprezzerebbe come musicista, non lo compra perchè non gli piace De Andrè.
Oggi mi consolo pensando che nessuno dei miei figli avrà questo problema.

lunedì 19 agosto 2013

Insaziabile Lupin


Ormai si è arrivati alla psicosi.
Prima c'era la cronaca di qualche episodio qua e là, poca cosa, che si sapeva con giorni di ritardo.
Poi sono arrivate le notizie dei furti sistematici; quelle notizie che di bocca in bocca aggiungono una casa al racconto.
“La notte scorsa sono stati in via Roma ed hanno passato quattro case”.
“L'altra notte sono passati in via Roma e si sono fatti sei case”.
“Un paio di notti fa si saranno fatti dieci case in via Roma”.
Ma se manco ci sono dieci case, in via Roma?

Prima c'era uno sderenato, un “ultimo” di quelli che se ti metti a raccontare la storia sua e della sua famiglia su un libro, le case editrici te lo segano perché macchiettistico, esagerato. Un pecoraio ladruncolo che si narra porti il gregge a pascolare nei campi vicini alle case da “ripulire”. Era sempre lui il colpevole, l'inafferrabile, il Lupin de noaltri.
Poi il nostro eroe si è andato a catafottere, tanto era inafferrabile, ubriaco marcio, da sopra una diga del torrente e trovasi in rianimazione da circa un mese. 
 
Ma le cronache continuano e, con esse, fioriscono le leggende metropolitane.
Si narra di sprai anestetici, che ti fanno piombare in un sonno torbido ma profondissimo (deve avercelo anche mio figlio, che spesso non mi accorgo che si infila sotto le lenzuola tra mia moglie e me).
Qualcuno giura che esistano attrezzi appositi per aprire balconi da fuori, con le calamite, che non si sa dove li vendano, visto che sarebbero tanto utili quando ci si chiude fuori.
Poi però si sa di frighi svuotati, di minestroni presi dal congelatore, scaldati direttamente sul gas e mangiati lì, mentre i proprietari sono in vacanza.
Si narrà di ladri che cercano di rubare una collana ad un signore disabile che guarda i passanti che vengono messi in fuga, a mani vuote, da una signora con la scopa.
Qualche tempo fa i miei suoceri sono stati svegliati dal campanello suonato accidentalmente dal “topo” che vi si era appoggiato nel tentativo di forzare la porta con un cacciavite. 
 
Si dice sempre che l'accento è straniero, ma non si sa se sia verità o suggestione. Per mia madre siete stranieri se non avete il cognome che finisce per “n”, e a volte non basta neppure quello. 
 
In ogni caso cosa cambia?
Quanto ci rassicura ancora pensare che a rubare per fame si riducono prima gli slavi e i terroni?
Possiamo sperare che il pecoraio torni dall'ospedale per avere un colpevole da indicare in società? È questo che ci serve per dormire tranquilli?
Cosa penseremo quando il minestrone al piano di sotto lo mangeranno parlando nel nostro dialetto?
Continueremo ad aggiungere chiavi e catene a porte e finestre, e condizionatori per non morire dal caldo e rimanere dentro, svegli, a bagnomaria nella paura? 
 
Io non ci sto.
Io lascio il portafoglio in vista, la pentola pronta e la birra in fresca.
Fate ciò che volete ma non toccate mia moglie ed i bambini.
Fate piano, lascio la finestra aperta, e mi godo il fresco.

mercoledì 14 agosto 2013

"Quattro soli a motore" libro dell'estate del 2013

Aderisco volentierissimo all'iniziativa che non so da chi sia partita ma che ho conosciuto grazie al mio quasi conterraneo Alligatore (alligatore.blogspot.it).
Si tratta di dare la massima e meritata visibilità all'ultimo nato in casa Pezzoli, il web amico Zio Scriba, pubblicando una delle frasi che più ci è piaciuta del suo libro. 
A me ha colpito subito ( nel senso che è proprio all'inizio) questa qui:

Feci colazione con fettucce imburrate e una badilata di Ovolmatina sull'acre del latte degli Stevanato che andava fatto bollire prima di berlo, e se ti faceva schifo la panna non se ne formava un velo ma un plaid. 

Dico la verità: mi è capitato di rado di leggere un libro che sia stato in grado di restituire assieme al racconto odori e sapori di quando ero bambino. Forse è perché la campagna lombarda non è così diversa da quella veneta, forse è perché, semplicemente, Nicola Pezzoli è davvero bravo. 
Quattro soli a Motore, Nicola Pezzoli, NEO editore