Nei
periodi meno ispirati do il meglio di me.
Perchè
sono un pigro fondamentalmente e, se non ho nulla da fare, tutto
quello che faccio, è in più rispetto ai programmi.
Diciamo
che non siamo in una situazione molto semplice: Silver gira in
stampelle e fa quel che può. Beh, è più di quanto mi aspettassi,
per cui va benissimo.
I
bimbi all'inizio si erano un po' preoccupati ma adesso non se la
vivono male. Bisogna stare attenti che non saltino sopra al piede
malandato della mamma, ma per il resto va bene.
Scrivo
pochetto, è passata quasi una settimana dall'ultimo post. In pausa
pranzo vado a casa, in volata, per fare un po' di compagnia
all'inferma e così non ho la possibilità di scrivere.
Ieri
sera, complice un lavoro che dovevo finire ho acceso il computer è
c'ho infilato questo post...
La
settimana scorsa riflettevo sui tormentoni.
Che
bei pensieri, direte voi!
Mi
ci ha fatto pensare il Pee che ogni mattina, puntualissimo, quando
porto tutta la progenie al nido mette in scena la seguente piece: “Il
mio primo tormentone” atto unico.
El
Gae scende dall'auto, apre la portiera posteriore lato guida facendo
scendere Marichan, ormai abbastanza autonoma.
El
Gae si infila dentro all'auto per sganciare Jack, soffoca due madonne
indirizzate alla sua mole che non ne vuol sapere di calare, sfila il
panzerotto dal seggiolino e lo ripone sul selciato (in realtà è
asfalto, ma quanto più poetico è il selciato?).
El
Gae fa il giro della vettura, apre la portiera posteriore destra
(quello dietro al “posto dea suocera”) e...
Pee,
che non ha mai perso di vista il padre, sbirciandolo di sottecchi,
reclina velocemente la testa e finge di dormire.
El
Gae: “dormi, cucciolo?”
Apre
gli occhi blu e giù risate.
Capite?
È il suo primo tormentone. A poco più di due anni è già al
livello di Colorado, Striscia la Notizia, gran parte di Zelig.
O
forse sono Colorado, Striscia e Zelig che sono al livello di Pee?
E
mi chiedo, ogni volta che cerco di guardarli, che mi illudo di poter
liberare il magone con una risata, perchè? Perchè? Perchè?
E
niente, mi viene il nervoso e cambio canale.
Forse
dipenderà dalla mia storia personale con i tormentoni.
I
primi che io ricordi erano quelli del Drive In. A casa non si
guardava il Drive In: “Non se varda serte putanade!”, “Quante
cassade”, “Mi digo che i dovarìa vergognarse”
Questo
per riprendere le migliori rime di mia madre all'epoca.
Il
problema era che a scuola tutti continuavano:
“Pippopippopippopippopippo”, “Sa che lei è proprio un
bel...volpino!” “Ehi, sono io sono il paninaro”. Ogni piè
sospinto, in continuazione.
La
storia si è ripetuta più o meno uguale anche dopo, con la
Gialappa's Band, con i primi Zelig: non erano più i genitori a
proibire ma la vita incasinata del ragazzo impegnato. Non li guardavo
e non li conoscevo. Eppure i vari “E aluuura?”, “Bastardiiii!!!”,
“Potevo rimanere offefo” mi risultavano familiari, si sentivano
ovunque: in treno, in aula, al bar, in piscina, nello spogliatoio del
calcio...
Così,
la mia psiche, verosimilmente già labile, invece di sviluppare un
astio nei confronti dei genitori che probivano, ha maturato un
pesante senso di repulsione per i tormentoni.
Mi
fanno incazzare.
Ma
incazzare proprio. (a proposito: vi ricordate “Non esiste
proprio”?)
E
niente, poi ti scappa di usarli anche tu, perchè se vivi in
Inghilterra ti vien da imparar l'inglese e non vi dico quante frasi
stereotipate che usano i ragazzi dove lavoro non siano diventate di
uso comune quando ci parliamo tra colleghi. Ma quello è un codice,
un linguaggio complice.
Il
tormentone è il minimo sforzo con il massimo risultato. Lo sforzo ce
lo mette chi lo crea. Il risultato le pecorelle che si fanno
addomesticare.
E
non sono l'unico a pensarla così. Ne parlavo anche ieri con
Tatiana...
“Chi
è TATIANAAA???”



