giovedì 12 luglio 2012

Che rottura di uova


Recentemente, disquisendo amabilmente (a casa nostra o si disquisisce o ce se manda) sull'autonomia da dare ai figli, emergeva la solita tiritera di come una volta fosse diverso, che non ci sono più i giovani di una volta (son diventati vecchi, dice mio padre), che “'na volta si e desso no”, e si stava meglio quando si stava peggio, eccetera, eccetera.

Diverso lo era di sicuro. Che fosse meglio non lo so. 
 
L'estate, come dissi qui ha sempre avuto un sapore particolare per i fratelli El.
Mia madre, che chiusa nel suo laboratorio, aveva interroto le valutazioni sul tempo che passa e i costumi che cambiano, ci infliggeva proponeva lo stesso stile educativo (?) che sua madre aveva avuto con lei. Da notare che lei e la sorella gemella erano le “ultime dea coà”* per cui la nonna, verosimilmente, poteva avere uno stile educativo (??) addirittura da 15-18.
Fa nulla. Parliamo di noi.
Con mio fratello da toseti – tipo dai 7-8 anni in poi – mia madre, antesignana delle mamme (orco)bio nutrizioniste, ci teneva che mangiassimo prodotti salutari a chilometri zero.
Per cui ci mandava a prendere le uova dal contadin. Non ho mai capito come mai, in effetti, avendo i miei nonni le galline, non ci si approvvigionasse da loro. Mah!
Il contadin era una famiglia il cui cognome finiva davvero in -in
Abitavano poco fuori paese, in linea d'aria 700 – 800 metri da casa nostra. Ma non era lo spazio che divideva i l nostro mondo da quello della famiglia contadin, due fratelli con le rispettive consorti, che avevano questo casolare un po' cadente in cima ad una strada bianca in leggera salita. Vagamente ricordava la casa di Gargamella.
Quando si imbaccava la stradina iniziava la sfida: un tragico videogioco in cui in palio c'era la tua vita (ok, sto esagerando, diciamo che c'era in palio almeno l'orlo dei pantaloni).
Primo schermo: i “pai” (tacchinelle) e altri volatili che, a stormi, attraversavano la strada spaventati dal rumore delle ruote sulla ghiaia.
Secondo schermo: Mori e la Lupa (i cani, anche se cambiavano negli anni, si chiamavano sempre così: il piccolo Mori, il grande Lupa). Rognosissimi.
Essendo la casa sprovvista di campanello e di recinzione la prova consisteva in questo: riuscire a far sentire l'abbaire dei cani alle padrone di casa prima di arrivare sull'aia. In sostanza, bisognava che qualcuno uscisse dalla casa prima che fossimo costretti a mettere i piedi per terra. L'alternativa era il morso alla pupola (polpaccio). Quindi la tecnica era questa: i primi metri della stradina si facevano in surplace per dare modo ai cani di avvertire il nostro arrivo e venirci incontro. Quando li vedevamo sbucare là in cima ci si preparava allo scatto eeeee vai, scatto alla Bontempi con i cani che, repentinamente, si giravano e si mettevano al nostro inseguimento. Di solito funzionava.
Terzo schermo: le mosche. La cucina era proprio di fianco alla stalla. Giuro che bastava fare un gesto repentino con la mano per prendere una mosca.
Le uova venivano avvolte nei fogli di rivista, a due a due. A quel punto il più era fatto. Bastava evitare i forti scossoni per non rompere le uova. 

* lett. l'ultima della covata: ultima nata
 

20 commenti:

  1. Ecco, dopo questo tuo racconto avventuroso io mi chiedo: i cani esistono ancora? Quelli veri senza collare, senza guinzaglio e senza nome registrato all'anagrafe. Anche io ricordo sfide coi cani (cioè fughe dai cani) per strada, perché anche se avevano una casa comunque erano liberi d'andarsene in giro (erano altri tempi anche per loro) a spaventare i ragazzini, o a sfidarli, o a giocarci ma chi lo capiva che era per giocare, io pedalavano alla velocità della luce per due o tre metri e poi mollavo i pedali e sollevavo i piedi per salvare i polpacci (infatti sono ancora bellissimi, da passerella). Per le uova dovevo fare molta meno strada e non uscivo dal paese, però..

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Beh, però anche noi non dovevamo fare tutta sta strada... sarà stato un chilometro a farla grande. ;)
      Ti confermo che i cani veri si sono estinti. Adesso ci sono solo quelli che stanno perfettamente fermi sul cestino dell'Ikea

      Elimina
  2. Da me è diverso al "contrario".
    Mi spiego.
    Quando ero piccola compravo le uova al supermercato.
    Mia figlia adesso va nel nostro (dei miei suoceri in realtà) pollaio.
    Luogo fantomatico in cui io non ho mai messo piede, ma i miei figli sì.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Anche noi abbiamo i nonni che approvvigionano. Marichan è innamorata delle "ggallinelle"

      Elimina
  3. anche mia mamma da piccola prendeva "i ovi del condadin"...ora non più...in compenso i miei suoceri ci prendono sempre un sacco di verdure e miele e vino dai contadini.... quando si può si approfitta

    RispondiElimina
  4. Io invece da piccola andavo a prendere le uova nel pollaio di mio nonno, sempre un po' timorosa di venir "beccata" dalle galline...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Pensa che la nuova casa è costruita sul vecchio pollaio di mio suocero :)

      Elimina
  5. Mi piace leggerti perché hai conservato molto del Fanciullino, come Ammaniti. Questa pagina avrebbe potuto essere sua :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Infatti, sono il ghost writer di Ammaniti... :)
      (si capisce che scherzo, vero? Non vorrei partisse la denuncia)

      Elimina
  6. Eheh da bocia conoscevo perfettamente i cani dei conoscenti. Con certi potevo entrare direttamente in casa e mi facevano festa. Altri invece (maledetti, che nervoso mi facevano!) non smettevano di ringhiarmi addosso neanche se davo loro da magnare... e poi quando venivano fuori i padroni ed entravo scodinzolavano e facevano tanto i simpatici. La volta dopo e le millemila dopo, stessa storia...
    I peggiori ricordi arrivano comunque da quelli di notevole stazza che arrivavano e ti SALTAVANO ADDOSSO. Soprattutto perchè pesavano più di me... ma forse mi davano più fastidio i padroni che se la ridevano a vedere la scena... :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Decisamente i padroni, per quello che mi riguarda

      Elimina
  7. Quelle uova dovevano essere buonissime....

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Mi pare di ricordare di si. Però mi ricordo di più i cani...

      Elimina
  8. io andavo dal contadino a prendere il latte, lo mungeva direttamente dalle tette della vacca, poi ce lo metteva nel *bidoncino* e bisognava farlo bollire.
    poi ha messo la mungitrice, una macchina tristissima.
    adesso non so neanche se esistano più, le vacche.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Di sicuro non esiste più la mungitrice. Ora ci sono proprio delle stanze attrezzate dove le mucche entrano e vengono munte in serie.

      Elimina
  9. si stava meglio quando si stava peggio

    RispondiElimina
  10. el gae... se non sbaglio il contadin a cui ti riferisci forse so chi è ( anche senza forse di lupa e mori ce ne sono solo 2 , o meglio n, infatti tutti i cani in quella famiglia si chiameranno così ) non erano 2 fratelli con le consorti ma 2 fretelli, una sorella e la moglie di uno dei 2 fratelli. ma un po' di vino non te lo hanno mai dato.. el Clinto che fa deposito sul bicchiere?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Centrato in pieno. È vero, sono tre fratelli ed una moglie sola. Ma l'importante erano Mori e Lupa. Il vino a me non lo davano... quasi quasi doman vo tore i uvi. ;)

      Elimina

Scrivi quello che vuoi, in questo blog non si censura un ca##@