martedì 22 aprile 2014

Sorpresi


Nemmeno le Uova di cioccolato sono più come quelle di una volta, pensavo ieri. Le sorprese, ad esempio, non si trovano più i portchiavi di plastica, l'anello con Diabolik o i fili per fare lo scoubidou.
Adesso puoi scegliere l'uovo in base al sesso di tuo figlio, maschio e femmina (saran contente le Sentinelle in Piedi) e puoi addirittura mettere una seria ipoteca sulla sorpresa perché sulla confezione trovi già una sorta di abstract: Winnie the Pooh, gli Avengers, i Pooh.
Che non ci vuole molta fantasia a capire che se deve essere uno degli Avengers, o uno dei Pooh, al massimo te ne capita uno dei quattro, mica che esce Batman o Riccardo Fogli.
Invece noi avevamo tutta questa aspettativa e niente, ti dovevi sfogare sul cioccolato perché quel pupazzo rosa proprio non si poteva guardare.
Mi chiedevo, correndo da solo al mattino presto, se questo in qualche modo influirà sulla crescita dei nostri figli?
Questo programmare tutto nel dettaglio, perfino le sorprese dell'uovo di Pasqua, è giusto? È reale?

Mi tornano in mente le interrogazioni al Liceo; io avevo una sorta di codice d'onore e non mi giustificavo mai. Alcune compagne invece ci davano dentro di giustificazione, si premuravano di avere diritto ad almeno due bonus per ciascuna materia ai quali andavano chiaramente aggiunti i motivi seri: lutti, incendi della casa, separazione dei genitori.
Una volta dissi in confidenza al professore di Filosofia che accettare questo atteggiamento come insegnanti non era molto educativa. Cazzo! Avevo 18 anni e già ne sapevo.
Lui mi rispose che i conti si fanno alla fine.
Chiaramente fui, alla maturità, quello che uscì con il peggior voto in assoluto. Dissi al professore di Filosofia, senza polemiche, perché io avevo avuto quello che meritavo, che mi pareva che i conti, alla fine, fossero usciti un po' sbagliati, in ogni caso.
Lui mi rispose, serafico come sempre, che lui non aveva mai detto che “la fine” fosse l'esame di maturità.
In effetti sono poi stato il primo della classe a laurearmi e qualcuno neppure c'è riuscito.

Ma a parte gli studi mi chiedo quanto ci logori questa ansia di controllo, questa esigenza di piegare tutto alla nostra volontà, alla nostra personale agenda: gli esami solo quando vogliamo, i figli solo quando vogliamo, il fisico come lo vogliamo...
E per cosa poi? C'è sempre una zia che ti regala l'uovo da quattro soldi, quello con il portachiavi con le orecchie di coniglio rosa.
E così è la vita: è un uovo di cioccolato che non si sa cosa contenga. Può avere tanto incarto ed essere più piccolo di come sembra, avere una sorpresa bellissima che la tieni per anni o una schifezza che si rompe subito e la butti via... Può essere al latte e tu lo volevi fondente, essere troppo zuccherato e stomachevole e non hai nessuno che ne mangia un po' con te. 
 
Insomma è solo un cazzo di uovo di cioccolato, non vale la pena aspettarsi chissà che. Ci fosse dentro la garanzia di mangiarlo anche l'anno prossimo, almeno, quella si sarebbe una bella sorpresa. 
"Ehi, Batman, hai preso tu il mio portachiavi di peluche rosa?"
 

venerdì 18 aprile 2014

So Long Nikio!

Mercoledì sera Nicola, aka Nikio, ci ha lasciati.
Sono stato, e sono tuttora, combattuto sull'opportunità di scrivere questo post ma, alla fine, mi sono accorto nei giorni scorsi che molte persone lo seguivano e a lui si erano affezionate. 
Solo ad informare loro serviranno le mie inutili parole; vi chiedo di non commentare e, al limite, di passare su www.nikiocosamicombini.blogspot.it per salutare lui. 

Evidetemente in Paradiso, nonostante la luce eterna, c'era ancora qualche palco da illuminare con i tuoi fari. Altro motivo per averti chiamato lassù così presto io non riesco a trovarlo.
Buon viaggio, mio giovane e sfortunato amico

mercoledì 16 aprile 2014

Vengo anch'io


Ieri sono stato ad un funerale.
Una collega, in senso ampio del termine; nel senso che facevamo lo stesso lavoro in due posti diversi e spesso si lavorarava assieme su progetti o casi particolari.
Giovane e brava. Una perdita in tutti i sensi.
La cosa che più di tutto mi ha colpito è stata che lei si era preparata il funerale: aveva scelto i canti, le letture, aveva parlato con il prete per i dettagli. Aveva detto: “Che sia una festa”.
Diosanto! Ho pensato. Certo, molte volte ho partecipato a funerali dove la maggior parte delle ritualità proposte non sarebbero piaciute al diretto interessato. Ancora peggio quando c'è l'esercito di amici e conoscenti che fa a gare per proiettare sul caro estinto: “lui avrebbe voluto, lui avrebbe detto”.
Per non parlare dei saluti stereotipati, di rito, con la poesiola presa da internet che è uguale uguale a quella del funerale precedente.
Forse a questo avrà pensato la povera collega nell'aprire il libro dei canti del coro in cui anche lei cantava (ad averlo saputo quante volte avremmo potuto parlare di musica e canto invece che delle sfighe quotidiane) per scegliersi i canti da cantare al suo funerale.
Ma che forza ci vuole?
Non so...
Silver dice che la peggio capita a chi muore, che la sua vita finisce.
Io dico che il peggio è per chi rimane.
La verità è forse, come sempre, che delle disgrazie non si fa classifica, ad ognuno tocca la sua. Al limite chi è fortunato può scalare in fondo alla fila, se avrà la grazia di potersene rendere conto, per discrezione. E decenza.


p.s. scrivo pochino ultimamente: c'è la campagna elettorale, il bilancio al lavoro, un po' non ne ho voglia... ma c'è anche una cosa bella
Quei matti di Genitoricrescono devono aver finito le gocce e mi hanno proposto una rubrica con cadenza mensile. I miei contributi li trovate qui ma leggetevi anche il resto del sito, se non lo avete ancora fatto. Se penso a chi ci scrive ancora non mi capacito 

martedì 8 aprile 2014

300


Trecento è il numero della resistenza Spartana alle Termopili, celebrata in un fumettone hollywoodiano con i controcazzi che mi sono goduto parecchi anni fa.
C'era questo Leonida, grande condottiero leggerissimamente privo di senso diplomatico ed una certa inclinazione alle stronzate preterintenzionali (che se uccidi un messaggero lo sai che poi s'incazzano).
Che lascia quella gran gnocca della moglie a casa in compagnia degli individui più visicidi e lascivi che si siano mai incontrati nella Grecia Antica, povera donna (la moglie, non la Grecia), che le tocca pure concedersi per non far arrabbiare gli dei, il senato eccetera. Lui ci rimane un po' mal, quand'ecco orgasma anche il pueblo, canterebbe Elio. 
 
Così questo Leonida, nome che sfido chiunque da ragazzi a non aver pensato che fosse da femmina e, ci metto il carico, sono sicuro che ci fosse qualche femmina che lo avesse, come del resto Yvonne venne dato a qualche maschio, ma lasciamo stare. 
 
C'era Leonida, si diceva che andava contro a Serse. Siccome già Serse come nome da cattivo non è che funzionasse avevano puntato tutto sull'estetica: una drag queen ipertrofica praticamente ignuda e ricoperta di patina sbarluccicosa.
Uhi, da pauuuuraaaa!!!
Credo che giusto Giovanardi potesse venire terrorizzato da un individuo del genere. 
 
Sulla strada, oltretutto, ha anche modo di maltrattare uno storpio deforme che evidentemente la razza eletta si era dimenticato di gettare dalla rupe... Che poi la razza eletta è quella che uccide i messaggeri e va alla carica in 300 contro tutti i supercattivi dell'universo; bella mossa Leonida, ti stimo.
Chiaro che poi questo si risente, no?

Insomma, Leò, sei diventato un eroe e ti vogliamo bene anche se non eri esente da difetti.
È per quello che oggi parlo di te, anche se non volevo parlare di te: questo è il post numero 300.
S'è parlato di tutto, in tutti i modi. Non esenti da difetti ma mai Domi e sempre pronti a resistere nonostante tutto.
Ed in questa piccola ed inutile ricorrenza questo strampalato post lo dedico a chi lotta e resite. A chi lo ha fatto. E a chi avrà il coraggio di farlo ancora.

venerdì 4 aprile 2014

Relazione programmatica per l'idipendenza Monticulense


La qui presente associazione culturalpolitica denominata Sanca Montecchiese (che si direbbe Mionticulense ma, diciamolo, è abbastanza ridicolo) detta la propria personalissima strategia da adempiere entro e non oltre il 2030.
Non cagate il cazzo, ok? Per noi si potrebbe fare anche subito, ma bisogna che sia già stato reso indipendente il Veneto, prima, e la provincia di Vicenza, dopo. Perché è giusto arrivarci per gradi.

Dunque, preso atto che non ci bastano le precedenti forme di indipendenza e secessione e tanto meno di federalismo, bisogna rispettare le specificità del territorio e bla bla bla, ci strutturiamo in modo che il nostro piccolo paese sia indipendente.
Governo:
Il Sindaco non si chiamerà più Sindaco ma Dipendente Superiore del Libero Stato di Montecchio.
Lavorerà gratis e gratis si prenderà tutti gli insulti e le critiche di sempre. Potrà però disporre a suo piacimento della squadra di governo, basta che non rompa i maroni.

Territorio: 
 
Per evitare di dover fare ulteriori passaggi indipendentisti che a quel punto sarebbero subiti e, diciamolo, è uno smacco troppo grande, lasciamo già fuori la campanilistica frazione di Levà. 
Levà potrà a sua volta essere indipendente o rimanere nello Stato Autonomo di Vicenza. Affari suoi, non è un nostro problema.
Ci teniamo la collina, in ogni caso. E se vogliono andarci a passeggiare pagheranno dazio. E quando si saranno stufati di passeggiare nelle vecchie cave di ghiaia vediamo se la smettono di fare tanto gli sgrandazzi.
Ci teniamo invece quelli di Preara che sono molto più simpatici e poi sono distretto commerciale, non conviene separarsene.
Il colle inoltre ci protegge dalle incursioni del nemico, come il torrente Astico, ad est e l'autostrada Valdastico a sud. A nord stanno facendo la Pedemontana e una volta finita non ci saranno problemi neppure da lì.

Economia:
Oltre alla già citata valorizzazione del turismo che si svilupperà con balzelli all'inizio di ogni strada che porta sulla collina, metteremo anche dei parcheggi a pagamento. Quelli in piazza se li intasca il parroco, così la smette di farci pagare le sale per le feste dell'ACR, quelli davanti a casa mia me li tengo io ma poi ci pago le tasse. Giuro.
Pare che ci siano 400 aziende nel territorio. Quelle grandi potranno fare il cazzo che gli pare, basta che assumono gente di qui. Quelle piccole possono evadere un po' le tasse ma con moderazione. Adesso non si manda più nulla a Roma, ladrona, nulla a Venezia, caga in acqua, e nulla a Vicenza, fighetti de merda. Per cui cercate di pagare che ne va del vostro bene.
Tanto sarà comunque di più di quello che prendiamo ora dal governo centrale per cui i servizi minimi vengono garantiti.

Politiche di immigrazione:
siamo abbastanza aperti a parte con quelli di Levà che qui proprio non ci devono venire (o pagano dazio, sempre e comunque).
Via libera anche alla cittadinanza agli africani, ai cinesi e agli asiatici. Possono venirci ad abitare anche quelli di Monticello e Dueville ma devono tutti superare la prova culturale: recitare il Padre Nostro, tradurre “sercare” in almeno due accezioni e non sbagliare la pronuncia delle “L” quando parlano.
Poi, se lavorano come Dio comanda qui c'è posto per tutti.

Mi pare tutto, in ogni caso si potrà integrare.
È un passo importante, è un ritorno alla gloria del passato, prima che costruissero il cavalcavia che va a Dueville. Il nostro passato ci guida per il futuro, Montecchio sta bene nel suo isolamento. Che altri motivi avrebbero sennò le corriere per non passare praticamente mai?

lunedì 31 marzo 2014

Legale


L'arrivo dell'ora legale è sempre una magia, nonostante siano 40 anni che la vivo. Si dorme un'ora in meno ed io la soffro come fosse un jetleg intercontinentale (che non ho mai provato personalmente perché io, al massimo ho viaggiato in longitudine).
Ci metto un paio di settimane a riprendermi.
Gli unici anni in cui non l'ho sofferta è stato quando i gemelli erano piccoli: non si dormiva comunque un cazzo per cui ora più ora meno non faceva tutta sta differenza.
Ma non è della sofferenza che volevo parlare, che poi avercene di queste sofferenze.

Ogni anno, immancabile si ripete un teatro in eterna replica, eppure sempre nuovo: la signora del centro, qui dove lavoro, che già ai primi del mese inizia a ricordarti che a marzo si cambia l'orario. Lo dice un centinaio di volte al giorno (non scherzo). Ha la sindrome di Down ed è l'ultimo dei suoi problemi, a dire il vero. Comunque era per dire che è proprio dura che l'ora legale ci prenda alla sprovvista, al contrario del mondo, là fuori, che c'è sempre qualcuno che buca l'appuntamento.
Tipo a messa, col fatto che suono vedo la gente morta che entra e ci sarebbe da farci un video con le facce di quelli che entrano durante la comunione, a messa quasi finita, ed hanno quei due secondi di smarrimento e vedi proprio il volto che passa dal registrare una situazione strana ma non ancora compresa, il rendersi conto che non è il mondo che è impazzito ma che sono loro ad essere non allineati, fino all'espressione “sotterrami” che li porta a sedersi a testa bassa sul banco più vicino chiudendosi in una meditazione autistica.

Per non farci mancare niente io ed i miei pards ci siamo trovati stesso posto stessa ora delle altre domeniche. Un po' meno luce e decisamente più sonno. Il Franz aveva anche fatto casino con gli orologi e si era svegliato alle 4.
Io venerdì ero pure andato a correre in montagna e le gambe erano così dure che Robocop a mio confronto pareva Roberto Bolle.
E qualcuno, vi prego, mi confermi che il gps del telefono non è affidabile perché, sarà stato il cambio dell'ora, sarà quel che sarà (chi la cantava sarà quel che sarà? Mah?!), fatto sta che tutti e tre siamo convinti di aver fatto almeno due, se non tre o quattro chilometri in più dei venti che ci diceva runtastic.
Ma torniamo all'ora legale; c'è tutta la giornata che corre più veloce di te: sono le tre ma tu stai ancora lavando i piatti e ti pare che siano le due, è ora di metter su la cena e ti pare impossibile perché fuori è così caldo e così bello...
Metteresti a letto anche i bimbi ma loro paiono non del tutto convinti della strana teoria che gli hai appena spiegato sul fatto che adesso si cenerà con la luce del sole e poi si va comunque a letto.
Ma poi, rincoglionimento a parte, nel giro di qualche giorno ci sembrerà tutto nuovamente normale. Esclusa mia mamma che da sempre, ancora quando eravamo piccoli, aveva da fare un paio di settimane a ricordarci che prima era già scuro, eccetera eccetera. La prendiamo in giro la mamma, ma forse è da lei che ho preso questa mania di continuare a stupirmi di questa, tutto sommato, facile e sotto sotto artificiale magia di primavera.

mercoledì 26 marzo 2014

Boomstick Award 2014

Sono sempre un po' a disagio con i premi, come quando mi cantano "Tanti auguri a te" che sei lì che te la senti e tutti ti guardano e tu non sai bene come si debba comportarsi in queste situazioni. 
Tant'è, fanno sempre anche piacere, a dire il vero e quindi ringrazio il mio (purtroppo solo) web amico Mr. Ford che me lo ha assegnato... è uno che li centellina i premi e quindi, per me, vale doppio.  
Ho deciso di assegnare il premio a blog che considero vincenti perché sono poco conosciuti ma, nonostante questo, continuano a scrivere con passione e denotano una forza ed una voglia di farcela superiore alla media. 


Ed ecco allora le regole e, ovviamente, i premiati di questa simpatica iniziativa ideata da Mr.Hell del blog Book and Negative:  le parole sono (quasi) tutte sue (o di Ford, adesso non stiamo qui a guardà er capello):
Il Boomstick Award è un premio per soli vincenti, semplicemente.

Come si assegna il Boomstick? 
Ufficialmente non per merito... i meriti non c'entrano in questa storia (cit.)
Si assegna per pretesto. O con ottime scuse, se preferite. 
In ciò essendo identico a tutti quei desolanti premi ufficiali che s'illudono di vantare qualcosa.
Il Boomstick Award, dunque, possiede il valore che voi attribuite ad esso. Nulla di più nulla di meno.

Per conferirlo è assolutamente necessario seguire queste semplici e inviolabili regole:
1 - I premiati sono 7. Non uno di più non uno di meno, non sono previste menzioni d'onore.
2 - I post con cui viene presentato il premio non devono contenere giustificazioni di sorta da parte del premiante riservati agli esclusi a mo' di consolazione.
3 - I premi vanno motivati. Non occorre una tesi di laurea, è sufficiente addurre un pretesto.
4 - E' vietato riscrivere le regole. Dovete limitarvi a copiarle come ho fatto io, così come Egli (e per Egli intendo Hell) le ha concepite.

Nikio: si lo so, il Nikio è un mio caro amico e questo suona da favoritismo. Beh, è così, ok? Problemi? E poi leggetevi la sua storia e vediamo se trovate voi altri motivi validi per sostenerlo. Io a lui gli voglio bene come ad un fratello e questo è un premio ad un coraggio che non so se io avrei.

Alvin: Pur avendo sempre abitato piuttosto vicino a me non posso dire di conoscere davvero Alvin di persona. Ed è un peccato perché se è come scrive deve essere davvero un mito. Scrive sulla corsa ma non solo per corridori e fa sembrare tutto facile e divertente. Ed ha pure due figli piccoli... ma come cazzo fa? 

Andrea: Sempre sulla corsa e sempre vicentino. Corridore piuttosto forte, oltretutto. Lui è più tecnico di Alvin ma si possono trovare sempre dei validi suggerimenti su come allenarsi. Suggerimenti che inevitabilmente non riesco a seguire perché lui è davvero su un altro pianeta. 

Beatrix Kiddo: scrive di cinema con l'occhio di mamma. Oltre che un riferimento educativo-cinematografico, quindi, è pure una speranza che un giorno si reinizi davvero a guardare qualche buon film, nonostante la prole. 

Francesca: lei in realtà non avrebbe bisogno di particolari pubblicità ma questo blog nuovo che ha aperto magari è sfuggito a qualcuno. 

Lucia: è l'anti-guru dei blog di nicchia (perché non si s-gureggia nella nicchia). Scrive di rado ma ogni volta è da non perdere. E se sto qua a descriverla fisicamente non rispondo dei miei ormoni. 

La Pellona: credo sia la mamma blogger più schiva e riservata dell'universo. Eppure è straletta. Ancora poco, per quello che merita: il suo è uno dei pochi blog che mia moglie legge senza che sia io a suggerirglielo.


Costoro possono assegnare a loro volta il premio ad altri sette blog, ma non arrogarsi la paternità del banner e del premio, quella è del papà sopra citato.
L'assegnazione del premio deve rispettare le semplici regole sopra elencate, e in caso contrario il Boomstick Award sarà annullato d'ufficio e in sostituzione verrà assegnato il