lunedì 15 settembre 2014

Cronaca di un week end annunciato

Il tempo continua a correre più veloce di me.
È un velocista ed io vado piano anche per essere un fondista. È come se mettessimo Bolt a correre i 200 mt contro Gelindo Bordin. Ora però, con il maratoneta vicentino già avanti negli anni.
Per cui è già giovedì venerdì lunedì ed io ho appena il tempo di rendermi conto che fatico a star dietro alle cose.
Questo comunque è un post di cronaca. Niente emotività (almeno da parte mia). Perché mi sembrava doveroso dare restituzione a tutti del week end super impegnato che abbiamo passato la settimana scorsa.
Venerdì sera s'è fatto tardi all'Alberto Race, un esaltante doppio giro di Dueville, paese in cui ho abitato e che avevo percorso in lungo ed in largo quando Maria era piccola, col passeggino o in bici, mentre Silvana era a casa con i gemelli in forno.
La bellezza della serata è stata l'aspettarci tutti (quasi), senza esserselo detti prima. Che io corressi vicino a Silver lo ritenevo scontato avendo insistito perché si iscrivesse. Che tutto il gruppo corresse con noi non era scontato e per questo ancora più bello.
Poi sabato, la serata Occhio al Nikio per dare il colpo di grazia al progetto per la Banca degli Occhi Veneto.
Obiettivo raggiunto e superato.
Il conto rimane aperto, chi vuole donare lo può ancora fare, se non lo avete fatto ma non siete ancora riusciti, potete. Non tenetevi la voglia.
È stata una serata di coccole tra amici, cercando anche che fosse il meno commovente e strappalacrime possibile.
Anche io ora, non vorrei buttarmi sul melanconico che a poco serve, vi basti la cronaca, per oggi.
Sul palco si sono alternati gli amici di Nikio, tanti, a suonare con i gruppi attuali, con improvvisate reunion o con estemporanee riunioni di famiglia, come nel mio caso.
Posto in rapida successione un video per ciascun gruppo, per non fare torto a nessuno.
Così potete anche vedermi di persona e sentire lo splendore del mio marcatissimo accento veneto.
Noi si cantava Guccini, come dicevo: Lettera ed Autogrill. E direi che per aver provato 40 minuti in tutto non è neppure andata male.
Insomma, alla fine metto pure la nostra performance, perché di vanità, un po', si vive anche.
A tutti quelli che hanno lavorato, in particolare Elena e Zambo che si sono anche fatti il culo per pensarla, la serata, va il ringraziamento mio e del gruppo La Folgorante; il loro nome non apparirà sui giornali, non saranno nominati da nessuno runners solidali e non riceveranno la maglietta logata ma non hanno fatto meno di me per il progetto. È giusto che ricevano almeno questo piccolo ed insignificante gesto di cortesia.
Luigino, Fiorenzo, Maria, Mattia, Samantha, Elisa, Silvia, Samuele, Dario, Silvia, Alice, Francesca, Christian, Davide, Riccardo, Mirko, Alan, Gabriele, i Kitty on Fire, Sara, Silvio, Gabriele, Elisabetta, Stefano, Debora e, naturalmente, Arianna.
Grazie a tutti, ragazzi!

ps. se mi sono dimenticato di qualcuno aggiorno il post.


Me and Giulia


La reunion della 3eeD Band



SoftKitty ed i loro spettacolari arrangiamenti

Raffinati ed eleganti i Resoulution 

Ed io, indegno divisore del palco con tanti bravi musicisti e cantanti, assieme a fratelli e cognato. Che famiglia, però!
 Lettera (Francesco Guccini)



E niente, Autogrill non me la carica... se riesco aggiornerò il post sennò ve la linko qui

venerdì 12 settembre 2014

Il Cinema secondo mamma

Non voglio stare qui a tediarvi ancora con la storia della corsa alle 5 di mattina. Perché, oltretutto, non è che ci vada neppure tutti i giorni e non sapete quante volte capiti che ci si giri dall'altra parte.
Bene, dopo questa premessa, che serviva più che altro a rasserenare lo psichiatra, volevo parlarvi dei film in tv.
Una delle cose che apprezzo del ritorno alla routine autunnale è la riconquista del dopo cena come spazio personale o di coppia.
Perché d'estate, poveri bambini, non è che li puoi mettere a letto alle 9 che fuori c'è ancora luce (dire sole pare esagerato, vista l'estate che è trascorsa) e poi al mattino possono anche dormire di più.
Il problema, se di problema vogliamo parlare, è che se poi al mattino punti la sveglia alle 5 non è che ti puoi tanto attardare a leggere o guardare la tv (che poi la tv estiva te la raccomando).
Mentre in autunno/inverno alle 9, a dio piacendo, puoi essere già spaparazzato sul divano. Non male.
C'è un piccolo problema: i film iniziano tardi e se si va a letto alle dieci e mezza, si e no che si arrivi alla fine del primo tempo.
Ieri sera ero lì, che mi guardavo un film sull'11 settembre, sapendo che non avrei mai finito di vederlo e mi sono tornati in mente, a tradimento, le colazioni con mia madre di tanti tanti anni fa.
Per inciso andrebbe specificato che io le colazioni con mia madre credo di averle condivise al massimo fino alla quinta elementare perché già alle medie col cazzo che si alzava alle sei per prepararci, dato che lei lavorava sotto casa e noi s'aveva il bus alle 6,40 in piazza.
Comunque funzionava così: alla sera facevano un bel film, no?

All'epoca il TG finiva alle 20,30 ed il film iniziava subito: "wondiundà! Didè didù dudà" La sigla di "lunedì film" cantata da Lucio Dalla.
Niente pubblicità, poi aggiunta solo alla fine del primo tempo (non come ora che è in mezzo alle scene di maggior pathos).
Senonchè alle 21,30 cascasse il mondo, si doveva andare a letto. "Tanto manca poco e domani te lo racconto io".
Ok!
Il giorno dopo, davanti al barattolo di ovomaltina o nesquik (no sta esagerare) e dei biscotti secchi (quanti ghin gheto messi?) mamma dava saggio del suo incredibile ermetismo narrativo raccontando i finali.
L'incipit era comune a tutte le pellicole:
"Dunque, fin dove gheto visto?" (Fino a dove hai visto il film?)
Per poi svisare a seconda della trama.
Ricordo nell'ordine:
  1. "L'incredibile Hulk" (pilota della serie tv): "alla fine il poliziotto, lì, trova il giornalista e gli dice: ma allora? La storia di Hulk? La storia di Hulk?"
  2. "La Grande Guerra" (di Monicelli): "cercano il volontario ma fanno un passo indietro e vengono mandati in missione. Alla fine i tedeschi li trovano e loro quasi confesserebbero ma poi hanno amorproprio e non lo fanno. Solo che il film finisce con il generale che dice che erano sfaticati" 
  3. "The day after": "Era tutto distrutto e il vecio, lì, torna a casa e trova della gente e si arrabbia, ma alla fine li abbraccia" 
  4. "War Games": "trovano lo scienziato e risolvono il problema" (in effetti non era facile entrare nel gergo informatico negli anni ottanta). 
Insomma, negli anni successivi, vedendo finalmente i finali dei film, riscoprivo contorni e sfumature completamente nuove ma non ho mai pensato che mia madre fosse una pessima narratrice. Un po' come per le fiabe, che ciascuno le racconta a modo suo, aveva un suo codice per svelarmi il finale dei film lasciandomi anche la sorpresa per quando lo avrei visto davvero.
Ed oggi, quando spengo la tivu alle 22,30, con il film che è arrivato più o meno allo stesso punto, vado a letto che quasi riesco a sentire ancora il profumo del latte con l'ovomaltina.

Continuate a passare da Occhio al Nikio. E non badate alle percentuali, la settimana prossima vi spiego.

venerdì 5 settembre 2014

Acorette! Siore e siori!

Scrivo poco, scusate!
Non è il massimo partire con le scuse, mi rendo conto, anche perché, ho notato, che chi comincia a scrivere un post scusandosi, nel giro di qualche settimana chiude il blog...
Ok, ricominciamo!

Sarà un weekend frenetico.
Quasi mi emoziono a dirlo perché sono tornati i week-end frenetici, dopo cinque anni e mezzo.
La principale differenza tra chi ha tre bimbi sopra i quattro anni e chi invece ne ha anche solo uno sotto i due è questa: si possono fare programmi, rispettarli. E si possono riempire le giornate.

Li riusciamo a coinvolgere, in sostanza, anche solo raccontandogli quello che faranno mamma e papà.

Stasera Alberto Race, la famosa corsa "cheek to cheek" tra Silver e me di stasera che è un po' l'ingresso ufficiale della nostra squadra nel panorama del podismo vicentino, anche se non avremo ancora le nostre meravigliose divise.
Sono contento che si sia quasi al sold out, è una bellissima iniziativa che merita di essere sostenuta. 

Ma sarà una sorta di riscaldamento di gruppo per la "nostra" serata, questa

L'hanno organizzata gli amici del gruppo che non corrono, coinvolgendo tutto il paese.
La settimana prossima, a bocce ferme, scriverò un post per ringraziare tutti ad uno ad uno, io intanto vi invito solo a venire ad ascoltare il concerto.
Nikio aveva tanti amici, molti dei quali musicisti o sedicenti tali, come me.
Io farò pochino, perché come chitarrista sto un po' vivendo una sorta di analfabetismo di ritorno, ma mi sarebbe dispiaciuto non esserci del tutto.
Siccome a Nicola piacevano i cantautori italiani, ho pensato di cantare due brani di Guccini.
Siccome sono un pochino arrugginito mi faccio aiutare dai miei fratelli e da mio cognato, in una sorta di stramba riunione di famiglia.
C'ho già il cagotto perché Guccini infila mille parole in una canzone ed io non sempre riesco a farcele stare tutte. Lui è avantaggiato perché non ha la "r", forse è per quello che si trova con quelle metriche assurde.
Ma sarà di sicuro un successone.
Se siete in zona non mancate di passare.
Se non farò schifissimo magari posto un filmato. Sennò lo metto di qualcun altro, che di gente brava che suona ce ne sarà parecchia.
Buon fine settimana.


venerdì 29 agosto 2014

Finisseur

Ah, cosa mi evoca la parola "Finisseur"...
Mi ricorda i pomeriggi da bambino prima e da ragazzo, poi, in primavera estate e le cronache del Giro e del Tour di Adriano De Zan, con il nonno, finché c'è stato, e con lo zio Severino, poi, negli anni in cui c'erano i muratori e lui gli dava una mano ma, cascasse il mondo, la tappa la si doveva guardare e allora tutti davanti alla tv, con le persiane abbassate come se fossimo in vacanza perché il riflesso non lasciava vedere le immagini sulla vecchia Mivar.
Sembra di sentire ancora il caldo, che quest'anno non c'è mai stato, e l'odore del pino marittimo che era proprio lì fuori e che è stato tagliato lo scorso anno.

Ma non volevo parlare di ricordi o di ciclismo o di pini marittimi.
Mi veniva in mente il termine finisseur perché Genitoricrescono, sito che affronta con garbo e serietà, pur senza prendersi troppo sul serio, il tema della genitorialità, è candidato ai Macchianera Internet Awards.
Ora, uno potrebbe non sapere nemmeno che cacchio siano sti MIA e vivere sereni. Senonché da qualche tempo per GC scrivo pure io e sta cosa inizia a starmi anche un po' a cuore.
Oltretutto delle candidature che avevo privatamente espresso quando sul sito raccoglievano i voti, è passata solo questa e quella del Cannibale (anche se lo avevo candidato per un'altra categoria)

Siccome Genitoricrescono è stato candidato anche negli anni precedenti ed era un signor sito ben prima che sapessero della mia esistenza, non è che possa prendermi chissà quali meriti, ok?
Per potermi gasare con gli amici, ma soprattutto con le amiche, dovremmo vincere di brutto.
Per cui io voglio fare il Finisseur, quello che fa la sgroppata finale, che cerca di cogliere il momento buono.
Un po' lo Schillaci di Italia 90, che si son fatti tutti il mazzo per arrivare lì e poi i gol che contavano li ha fatti tutti lui.
Insomma, voglio fare il solito paraculo, che se vinciamo (e vinceremo), non sarà certo per merito mio, ma insomma... ecco!

Per cui vi invito ad andare su questa pagina qui (cliccate sul qui), mettete un nome di fantasia o quello vero, come volete, la vostra mail e votate per almeno 10 categorie.
Se non conoscete nulla votate a caso o a sensazione, a parte la categoria sul cinema (dove c'è, appunto, il Cannibale ed il suo Pensieri Cannibali) e quella sul sito per genitori e figli.
Dai che poi portiamo sul Red Carpet quelle quattro sgnacchere di Genitoricrescono.
Oh, io prenoto lo smoking, ok? Non facciamo scherzi.

ultimo ed in piccolo ma non meno importante, metto la solita noticina su Occhio al Nikio. È una cosa seria a cui tengo molto, per chi si fosse sintonizzato solo ultimamente trovate spiegato tutto nel post che ho scritto (cliccate su scritto (pare che faccio il pedante ma vi assicuro che non è mai il caso di dare nulla per scontato))


martedì 26 agosto 2014

Stretchers in the night

L'altro giorno cercavo lo zainetto che uso per correre in montagna (in gergo tecnico credo che si chiami camel bag) e non lo trovavo.
Mentre ruscavo in mezzo all'inedito ordine dello stanzino altrimenti detto Rifugio pecatoru (Refugium Peccatorum), che dopo aver messo a posto non si trova mai una minchia, sento chiamare a gran voce il mio nome: "Tano, Tano, ciao".
Ora, ci sono si e no dieci persone al mondo che mi chiamano Tano e nessuno abita con me. Una di queste è mio fratello, ma quella non era la voce di mio fratello, pareva più di un bimbo di quattro anni.
Infatti un attimo dopo sento un'altra voce di un bimbo di quattro anni che dice: "Ciao Silvio, salutami la Sara! Ciao Francesco!"
Orco can! Inizio a mangiare la foglia.
Esco e vedo Jack e Pee tutti bardati: maglia del Milan (bleah!), scarpe da ginnastica (che, diciamolo, i colori delle scarpe da runner sono parecchio infantili) e, appunto, camel bag sulle spalle.
"Papi, siamo andati a fare la Maratona!".
"Bravi"
"Abbiamo vinto!"
"Bravissimi!"
"Dai Jack, andiamo a rifarla!"
"Si, dai"
E via, come se non ci fosse un domani.
Prima del Trail delle Creste, una sera che gli spiegavo che dovevo fare una gara su quel monte strano, che sembra che abbie due gobbe come i cammelli, loro mi avevano fatto la classica domanda: "Ma vinci?"
"Si, beh, insomma... no! C'è gente molto più forte del papà sapete"
"Vuoi che veniamo noi, ha detto Pee con fare minaccioso e rassicurante insieme, che andiamo fortissimo e gli facciamo vedere noi?"
"Quando sarete grandi, ragazzi, ci iscriviamo insieme e voi sarete bravissimi di sicuro"
E mi piace pensare che sarà così, che il futuro sarà bellissimo e che ce la godremo tutta! E a fare in culo anche le ansie del quarantenne.

Nel frattempo, che non si dica che non sono un influencer, perfino Silver si è lanciata con la corsa.
Dice che non ne può più di sentirsi una cacchina a predicare con i suoi pazienti l'attività fisica e poi avere il fiatone a fare le scale. 
Per il momento Tapis Roulant. Pirulà, come lo chiamano i bimbi. Solo che è determinatissima: ci alziamo al mattino alle 5 tutti e due, in pratica è ancora notte fonda, ci si veste in velocità, in silenzio, si beve un bicchiere d'acqua, ci si scambia un bacio ancora impastato di sonno e via, un'ora di corsa.
La settimana prossima partecipiamo alla Alberto Race, una corsa non competitiva di 9 km che faranno qui vicino. Non che sarebbe cambiato molto se fosse stata competitiva, ok?
Ce la prendiamo comoda, noi, ci mettiamo dietro e ce la godremo come un appuntamento galante.
E poi ha una finalità sociale, come piace a noi. È per Città della Speranza,che si occupa di leucemie infantili.
Ora dico, anche solo potersela andare a correre, senza che il nome ti ricordi qualche cosa di vicino, ma non pensate che sia già una ricchezza, questa?

Città della Speranza ha anche lei il suo progetto collegato alla Venice Marathon. Eccolo qui. Lo dico perché questa del Runner Solidale non è una gara a chi arriva primo ma ad arrivare insieme. 
Intanto però vi ricordo, come sempre (e come sarà per altri 61 giorni) che il nostro progetto si chiama Occhio al Nikio e che chiunque può dare una mano, o un dito, o una falangina, quello che vuole, se vi avanzano due lire o se li trovate dentro la giacca invernale che avete or ora tirato fuori arrendendovi al freddo agosto (a me è successo) sapete che qui non saranno sputati.



martedì 19 agosto 2014

Con gli occhi ad un metro da terra

Esattamente 16 anni fa la mia vita veniva completamente stravolta da un'esperienza di volontariato ed amicizia al mare con dei ragazzi con disabilità. Da lì in poi è cambiato tutto, ma tutto tutto: Ho conosciuto Silver, mi hanno chiesto di lavorare per la loro cooperativa, tracciando, in qualche modo, tutto quello che sarebbe stato il mio futuro professionale ed umano da lì in poi.
Ho provato a raccontarlo cambiando prospettiva, come mi piace fare di tanto in tanto nei racconti d'estate che da un paio di mesi potete trovare su genitoricrescono. Io vi consiglio caldamente la lettura perché ben si sposano con l'estate che stiamo passando. 

Il mio post invece è questo: Con gli occhi ad un metro da terra.
Come sempre andate lì e fate come se foste qui.

Non vorrei mischiare troppe cose, per cui oggi di Occhio al Nikio non vi parlo

lunedì 18 agosto 2014

Trail delle Creste 2014 (e se avesse ragione Zambo?)

Zambo è un amico che ce l'ha su con la corsa. Per motivi suoi, credo, perché non è mica il tipo che sta sempre sul divano.
Di fatto è stato uno dei primi a stupirsi della conversione alla corsa del Lungo, del Corto e del Pacioccone, conoscendo da una vita l'indole divanosa soprattutto dei Bus Brothers al punto che, qualche mese fa, ad una battuta su una futura ipotetica, eventuale partecipazione alla Ultrabericus 2015 aveva sentenziato: "Ma trovarvi un passatempo più salutare? Tipo drogarvi?"

Ma si sa, i consigli degli amici sono fatti per rimanere inalscoltati, pentirsene e tornare a scusarsi con gli amici medesimi.
Così il Franz (aka il Lungo) ed io (Pacioccone un po' in disarmo), ieri mattina presto, ma nemmeno troppo, viste le nostre abitudini, ci siamo messi in macchina alla volta di S.Rocco di Tretto, poco sopra a Schio per partecipare al Trail delle Creste: 20 chilometri sulle montagne lì attorno con 1550 di dislivello positivo. Convenzione infingarda questa di tener conto solo il D+, considerando quanto delicata è la discesa se la si affronta correndo.
Altimetria del percorso dal sito traildellecreste.it
Tant'è fa un freddo becco e la prima missione è cercare il bagno.
Trovo un paio di persone che conosco per lavoro con le quali si sparano un po' di minchiate rilassanti. Uno dei due è un corridore con i controcazzi che potrebbe arrivare nei primi 30 che mi dice di lasciare in macchina i bastoncini da trail che mi avrebbero solo rotto le balle. 'Annaggia! Se non lo avessi ascoltato mi sarebbero tornati utili ad un certo punto del percorso.
Poco prima del countdown trova anche il tempo per la domanda ansiogena: ma tu non ti porti nemmeno una borraccetta?
Eh eh, caro mio, io ho seguito i consigli dietologici di Galloway ed ho bevuto come un cammello nei due giorni precedenti alla gara. Sono più idratato di una crema per le rughe (e mi sono alzato a pisciare due volte per notte nelle ultime 48 ore).
La zona di partenza-arrivo fotografata dal Franz

Si parte.
"Partiamo piano" dice il Lungo
"Nessun problema" gli dico io.
I primi 5 km vanno lisci come l'olio, la salita è ancora pedalabile (si diceva ai tempi della bici) ed i nove chili che ho perso negli ultimi mesi si sentono eccome.
Il Lungo è felice di vedermi pimpante ma morde il freno ed insisto perché liberi i cavalli del suo motore... e tanti saluti, ci si rivedrà all'arrivo.
La prima salita, il Brazome, è dura e lunga e come sempre soffro. Lassù però si sta d'incanto: il sole scalda ma non troppo e la giornata è limpidissima come raramente accade in agosto
 Qualcuno dice che si dovrebbe vedere il mare. Vabbè, io il mare quest'anno l'ho visto quando ci sono andato e adesso non è che c'ho tanta voglia di tirare gli occhi.
Di sicuro si vede il Summano, seconda asperità di giornata ed il profilo delle Creste da cui il nome della gara.
È una meraviglia vederlo da qui, con la croce, minuscola, lassù in cima.

La discesa è spettacolare e vado come un missile; ripasso a mente i dettami del Chi-Running: gambe leggere, nessun movimento a limitare la forza che ti porta in avanti. Certo c'è da tenere gli occhi bene aperti e l'attenzione a mille. Uccello ad uno ad uno tutti quelli che mi avevano superato in salita;
Un atleta de "La Fulminea" (squadra molto nota e pure parecchio simpatica) è a terra con la gamba già immobilizzata dai sanitari... Osti! Attento Gae, appunto!
Arrivo alla metà gara bello pimpante: magio un biscotto, bevo tutto quello che trovo manco fossi un sommelier e via per "Le Creste".
Cazzarola che dure, sbuffo come un cotechino nella pentola, mi faccio ripassare da un po' di quelli che avevo passato in discesa convinto che tanto, poi, superata la Croce di cima Summano, con quel brutto Cristo che pare disegnato apposta per farsi bestemmiare da chi ci arriva in affano, li avrei ripresi con comodità nella ampia discesa che conosco abbastanza bene.
Sè! Banane!
Appena la strada cambierà pendenza le gambe diventeranno così dure che Pinocchio in confronto a me sembrerà Roberto Bolle.
Ma questa è storia di dopo, prima c'è il tempo per fare uno scatto anche alla Val D'Astico dagli squarci che si aprono nelle creste di roccia. È talmente bello che non si può non fotografare. E poi ogni scusa e buona per rifiatare un po'.
Arrivo in cima e provo a fare un'ultima foto.
"Ma come, fai una foto ora che se in cima e ti manca solo la discesa?" Mi dice uno degli addetti al percorso.
"Beh, sai, visto che il podio è sfumato..."
Ce la ridiamo e riparto. Tra l'altro la foto non è neppure venuta... pazienza.
Il problema è che credo di essere in riserva: inizio ad avere qualche crampo ai quadricipiti, si fa sentire la mancanza di allenamento specifico alla salita.

Sul Summano cellulare e suo padrone in panne. Grazie al Franz anche per questa foto
Anche la lucidità inizia a scarseggiare, se non fosse per il gentile richiamo di un'altra Fulminea (credo Martina, se la memoria di qualche sua foto su vari blog di amici non mi inganna) avrei sbagliato strada un paio di volte, nonostante il sentiero fosse ben segnalato. E niente, come provo a mollare le gambe i cosciotti mi si irrigidiscono. Pazienza.
Finita la discesa più impegnativa vado di intervalli di passo: 3 minuti corro, un minuto cammino. Le gambe sono dure ma girano abbastanza.
Trovo il bimbo stronzo che all'ultima deviazione mi dice: "Dietro di te non c'è più nessuno". Mi ricorda quello che faceva il segno della decapitazione al treno per Auschwitz in Schindler's List.
Tant'è! Ultimo per ultimo, mi fermo a pisciare su di un albero in modo da affrontare la passerella finale bello sereno.
L'arrivo è, come lo era stato alla maratona a Padova, esaltante: lo speaker, la festa, gli striscioni. Salto a piedi pari la striscia del cronometro quasi a dire: c'ho messo una vita ma non sono mica morto.
3 ore e 39. Almeno stando al mio orologio. Spero confermata dal crono ufficiale, ma in fondo chi se ne frega.
Trovo il Franz che è già bello che cambiato. Ci mangiamo un panino al volo, che per gli gnocchi c'è da aspettare almeno un ora.
E noi un'ora non ce l'abbiamo.
Pronti via, per la nostra seconda gara: raggiungere le rispettive famiglie al mare, lui, e alla grigliata con gli amici, io e godersi con loro questa splendida giornata di sole in questa estate così fredda e piovosa.

Che dire? Forse la cosa più divertente che mi sia capitata di fare da quando ho iniziato a correre.
Certo dura dura.
Tanto che ad un certo punto il Lungo ed il Pacioccone si guardano e dicono: "La maratona su strada è una palla, il trail è duro. E se avesse ragione Zambo?"





Ieri era la prima uscita "Ufficiale" di due folgoranti. Come si diceva, probabilmente non vinceremo mai nulla nelle gare a cui prenderemo parte.
L'unica cosa in cui pare che non abbiamo rivali è questa: Occhio al Nikio. Ci sta dando grandi soddisfazioni.
Grazie a tutti voi che siete passati a lasciare quello che ritenevate giusto e che è importante sempre e comunque. Ma non è ancora ora di ringraziare, andate a vedere e fate quello che ritenete più opportuno. Siamo a metà gara, teniamo duro ed il risultato sarà assicurato.