mercoledì 16 aprile 2014

Vengo anch'io


Ieri sono stato ad un funerale.
Una collega, in senso ampio del termine; nel senso che facevamo lo stesso lavoro in due posti diversi e spesso si lavorarava assieme su progetti o casi particolari.
Giovane e brava. Una perdita in tutti i sensi.
La cosa che più di tutto mi ha colpito è stata che lei si era preparata il funerale: aveva scelto i canti, le letture, aveva parlato con il prete per i dettagli. Aveva detto: “Che sia una festa”.
Diosanto! Ho pensato. Certo, molte volte ho partecipato a funerali dove la maggior parte delle ritualità proposte non sarebbero piaciute al diretto interessato. Ancora peggio quando c'è l'esercito di amici e conoscenti che fa a gare per proiettare sul caro estinto: “lui avrebbe voluto, lui avrebbe detto”.
Per non parlare dei saluti stereotipati, di rito, con la poesiola presa da internet che è uguale uguale a quella del funerale precedente.
Forse a questo avrà pensato la povera collega nell'aprire il libro dei canti del coro in cui anche lei cantava (ad averlo saputo quante volte avremmo potuto parlare di musica e canto invece che delle sfighe quotidiane) per scegliersi i canti da cantare al suo funerale.
Ma che forza ci vuole?
Non so...
Silver dice che la peggio capita a chi muore, che la sua vita finisce.
Io dico che il peggio è per chi rimane.
La verità è forse, come sempre, che delle disgrazie non si fa classifica, ad ognuno tocca la sua. Al limite chi è fortunato può scalare in fondo alla fila, se avrà la grazia di potersene rendere conto, per discrezione. E decenza.


p.s. scrivo pochino ultimamente: c'è la campagna elettorale, il bilancio al lavoro, un po' non ne ho voglia... ma c'è anche una cosa bella
Quei matti di Genitoricrescono devono aver finito le gocce e mi hanno proposto una rubrica con cadenza mensile. I miei contributi li trovate qui ma leggetevi anche il resto del sito, se non lo avete ancora fatto. Se penso a chi ci scrive ancora non mi capacito 

martedì 8 aprile 2014

300


Trecento è il numero della resistenza Spartana alle Termopili, celebrata in un fumettone hollywoodiano con i controcazzi che mi sono goduto parecchi anni fa.
C'era questo Leonida, grande condottiero leggerissimamente privo di senso diplomatico ed una certa inclinazione alle stronzate preterintenzionali (che se uccidi un messaggero lo sai che poi s'incazzano).
Che lascia quella gran gnocca della moglie a casa in compagnia degli individui più visicidi e lascivi che si siano mai incontrati nella Grecia Antica, povera donna (la moglie, non la Grecia), che le tocca pure concedersi per non far arrabbiare gli dei, il senato eccetera. Lui ci rimane un po' mal, quand'ecco orgasma anche il pueblo, canterebbe Elio. 
 
Così questo Leonida, nome che sfido chiunque da ragazzi a non aver pensato che fosse da femmina e, ci metto il carico, sono sicuro che ci fosse qualche femmina che lo avesse, come del resto Yvonne venne dato a qualche maschio, ma lasciamo stare. 
 
C'era Leonida, si diceva che andava contro a Serse. Siccome già Serse come nome da cattivo non è che funzionasse avevano puntato tutto sull'estetica: una drag queen ipertrofica praticamente ignuda e ricoperta di patina sbarluccicosa.
Uhi, da pauuuuraaaa!!!
Credo che giusto Giovanardi potesse venire terrorizzato da un individuo del genere. 
 
Sulla strada, oltretutto, ha anche modo di maltrattare uno storpio deforme che evidentemente la razza eletta si era dimenticato di gettare dalla rupe... Che poi la razza eletta è quella che uccide i messaggeri e va alla carica in 300 contro tutti i supercattivi dell'universo; bella mossa Leonida, ti stimo.
Chiaro che poi questo si risente, no?

Insomma, Leò, sei diventato un eroe e ti vogliamo bene anche se non eri esente da difetti.
È per quello che oggi parlo di te, anche se non volevo parlare di te: questo è il post numero 300.
S'è parlato di tutto, in tutti i modi. Non esenti da difetti ma mai Domi e sempre pronti a resistere nonostante tutto.
Ed in questa piccola ed inutile ricorrenza questo strampalato post lo dedico a chi lotta e resite. A chi lo ha fatto. E a chi avrà il coraggio di farlo ancora.

venerdì 4 aprile 2014

Relazione programmatica per l'idipendenza Monticulense


La qui presente associazione culturalpolitica denominata Sanca Montecchiese (che si direbbe Mionticulense ma, diciamolo, è abbastanza ridicolo) detta la propria personalissima strategia da adempiere entro e non oltre il 2030.
Non cagate il cazzo, ok? Per noi si potrebbe fare anche subito, ma bisogna che sia già stato reso indipendente il Veneto, prima, e la provincia di Vicenza, dopo. Perché è giusto arrivarci per gradi.

Dunque, preso atto che non ci bastano le precedenti forme di indipendenza e secessione e tanto meno di federalismo, bisogna rispettare le specificità del territorio e bla bla bla, ci strutturiamo in modo che il nostro piccolo paese sia indipendente.
Governo:
Il Sindaco non si chiamerà più Sindaco ma Dipendente Superiore del Libero Stato di Montecchio.
Lavorerà gratis e gratis si prenderà tutti gli insulti e le critiche di sempre. Potrà però disporre a suo piacimento della squadra di governo, basta che non rompa i maroni.

Territorio: 
 
Per evitare di dover fare ulteriori passaggi indipendentisti che a quel punto sarebbero subiti e, diciamolo, è uno smacco troppo grande, lasciamo già fuori la campanilistica frazione di Levà. 
Levà potrà a sua volta essere indipendente o rimanere nello Stato Autonomo di Vicenza. Affari suoi, non è un nostro problema.
Ci teniamo la collina, in ogni caso. E se vogliono andarci a passeggiare pagheranno dazio. E quando si saranno stufati di passeggiare nelle vecchie cave di ghiaia vediamo se la smettono di fare tanto gli sgrandazzi.
Ci teniamo invece quelli di Preara che sono molto più simpatici e poi sono distretto commerciale, non conviene separarsene.
Il colle inoltre ci protegge dalle incursioni del nemico, come il torrente Astico, ad est e l'autostrada Valdastico a sud. A nord stanno facendo la Pedemontana e una volta finita non ci saranno problemi neppure da lì.

Economia:
Oltre alla già citata valorizzazione del turismo che si svilupperà con balzelli all'inizio di ogni strada che porta sulla collina, metteremo anche dei parcheggi a pagamento. Quelli in piazza se li intasca il parroco, così la smette di farci pagare le sale per le feste dell'ACR, quelli davanti a casa mia me li tengo io ma poi ci pago le tasse. Giuro.
Pare che ci siano 400 aziende nel territorio. Quelle grandi potranno fare il cazzo che gli pare, basta che assumono gente di qui. Quelle piccole possono evadere un po' le tasse ma con moderazione. Adesso non si manda più nulla a Roma, ladrona, nulla a Venezia, caga in acqua, e nulla a Vicenza, fighetti de merda. Per cui cercate di pagare che ne va del vostro bene.
Tanto sarà comunque di più di quello che prendiamo ora dal governo centrale per cui i servizi minimi vengono garantiti.

Politiche di immigrazione:
siamo abbastanza aperti a parte con quelli di Levà che qui proprio non ci devono venire (o pagano dazio, sempre e comunque).
Via libera anche alla cittadinanza agli africani, ai cinesi e agli asiatici. Possono venirci ad abitare anche quelli di Monticello e Dueville ma devono tutti superare la prova culturale: recitare il Padre Nostro, tradurre “sercare” in almeno due accezioni e non sbagliare la pronuncia delle “L” quando parlano.
Poi, se lavorano come Dio comanda qui c'è posto per tutti.

Mi pare tutto, in ogni caso si potrà integrare.
È un passo importante, è un ritorno alla gloria del passato, prima che costruissero il cavalcavia che va a Dueville. Il nostro passato ci guida per il futuro, Montecchio sta bene nel suo isolamento. Che altri motivi avrebbero sennò le corriere per non passare praticamente mai?

lunedì 31 marzo 2014

Legale


L'arrivo dell'ora legale è sempre una magia, nonostante siano 40 anni che la vivo. Si dorme un'ora in meno ed io la soffro come fosse un jetleg intercontinentale (che non ho mai provato personalmente perché io, al massimo ho viaggiato in longitudine).
Ci metto un paio di settimane a riprendermi.
Gli unici anni in cui non l'ho sofferta è stato quando i gemelli erano piccoli: non si dormiva comunque un cazzo per cui ora più ora meno non faceva tutta sta differenza.
Ma non è della sofferenza che volevo parlare, che poi avercene di queste sofferenze.

Ogni anno, immancabile si ripete un teatro in eterna replica, eppure sempre nuovo: la signora del centro, qui dove lavoro, che già ai primi del mese inizia a ricordarti che a marzo si cambia l'orario. Lo dice un centinaio di volte al giorno (non scherzo). Ha la sindrome di Down ed è l'ultimo dei suoi problemi, a dire il vero. Comunque era per dire che è proprio dura che l'ora legale ci prenda alla sprovvista, al contrario del mondo, là fuori, che c'è sempre qualcuno che buca l'appuntamento.
Tipo a messa, col fatto che suono vedo la gente morta che entra e ci sarebbe da farci un video con le facce di quelli che entrano durante la comunione, a messa quasi finita, ed hanno quei due secondi di smarrimento e vedi proprio il volto che passa dal registrare una situazione strana ma non ancora compresa, il rendersi conto che non è il mondo che è impazzito ma che sono loro ad essere non allineati, fino all'espressione “sotterrami” che li porta a sedersi a testa bassa sul banco più vicino chiudendosi in una meditazione autistica.

Per non farci mancare niente io ed i miei pards ci siamo trovati stesso posto stessa ora delle altre domeniche. Un po' meno luce e decisamente più sonno. Il Franz aveva anche fatto casino con gli orologi e si era svegliato alle 4.
Io venerdì ero pure andato a correre in montagna e le gambe erano così dure che Robocop a mio confronto pareva Roberto Bolle.
E qualcuno, vi prego, mi confermi che il gps del telefono non è affidabile perché, sarà stato il cambio dell'ora, sarà quel che sarà (chi la cantava sarà quel che sarà? Mah?!), fatto sta che tutti e tre siamo convinti di aver fatto almeno due, se non tre o quattro chilometri in più dei venti che ci diceva runtastic.
Ma torniamo all'ora legale; c'è tutta la giornata che corre più veloce di te: sono le tre ma tu stai ancora lavando i piatti e ti pare che siano le due, è ora di metter su la cena e ti pare impossibile perché fuori è così caldo e così bello...
Metteresti a letto anche i bimbi ma loro paiono non del tutto convinti della strana teoria che gli hai appena spiegato sul fatto che adesso si cenerà con la luce del sole e poi si va comunque a letto.
Ma poi, rincoglionimento a parte, nel giro di qualche giorno ci sembrerà tutto nuovamente normale. Esclusa mia mamma che da sempre, ancora quando eravamo piccoli, aveva da fare un paio di settimane a ricordarci che prima era già scuro, eccetera eccetera. La prendiamo in giro la mamma, ma forse è da lei che ho preso questa mania di continuare a stupirmi di questa, tutto sommato, facile e sotto sotto artificiale magia di primavera.

mercoledì 26 marzo 2014

Boomstick Award 2014

Sono sempre un po' a disagio con i premi, come quando mi cantano "Tanti auguri a te" che sei lì che te la senti e tutti ti guardano e tu non sai bene come si debba comportarsi in queste situazioni. 
Tant'è, fanno sempre anche piacere, a dire il vero e quindi ringrazio il mio (purtroppo solo) web amico Mr. Ford che me lo ha assegnato... è uno che li centellina i premi e quindi, per me, vale doppio.  
Ho deciso di assegnare il premio a blog che considero vincenti perché sono poco conosciuti ma, nonostante questo, continuano a scrivere con passione e denotano una forza ed una voglia di farcela superiore alla media. 


Ed ecco allora le regole e, ovviamente, i premiati di questa simpatica iniziativa ideata da Mr.Hell del blog Book and Negative:  le parole sono (quasi) tutte sue (o di Ford, adesso non stiamo qui a guardà er capello):
Il Boomstick Award è un premio per soli vincenti, semplicemente.

Come si assegna il Boomstick? 
Ufficialmente non per merito... i meriti non c'entrano in questa storia (cit.)
Si assegna per pretesto. O con ottime scuse, se preferite. 
In ciò essendo identico a tutti quei desolanti premi ufficiali che s'illudono di vantare qualcosa.
Il Boomstick Award, dunque, possiede il valore che voi attribuite ad esso. Nulla di più nulla di meno.

Per conferirlo è assolutamente necessario seguire queste semplici e inviolabili regole:
1 - I premiati sono 7. Non uno di più non uno di meno, non sono previste menzioni d'onore.
2 - I post con cui viene presentato il premio non devono contenere giustificazioni di sorta da parte del premiante riservati agli esclusi a mo' di consolazione.
3 - I premi vanno motivati. Non occorre una tesi di laurea, è sufficiente addurre un pretesto.
4 - E' vietato riscrivere le regole. Dovete limitarvi a copiarle come ho fatto io, così come Egli (e per Egli intendo Hell) le ha concepite.

Nikio: si lo so, il Nikio è un mio caro amico e questo suona da favoritismo. Beh, è così, ok? Problemi? E poi leggetevi la sua storia e vediamo se trovate voi altri motivi validi per sostenerlo. Io a lui gli voglio bene come ad un fratello e questo è un premio ad un coraggio che non so se io avrei.

Alvin: Pur avendo sempre abitato piuttosto vicino a me non posso dire di conoscere davvero Alvin di persona. Ed è un peccato perché se è come scrive deve essere davvero un mito. Scrive sulla corsa ma non solo per corridori e fa sembrare tutto facile e divertente. Ed ha pure due figli piccoli... ma come cazzo fa? 

Andrea: Sempre sulla corsa e sempre vicentino. Corridore piuttosto forte, oltretutto. Lui è più tecnico di Alvin ma si possono trovare sempre dei validi suggerimenti su come allenarsi. Suggerimenti che inevitabilmente non riesco a seguire perché lui è davvero su un altro pianeta. 

Beatrix Kiddo: scrive di cinema con l'occhio di mamma. Oltre che un riferimento educativo-cinematografico, quindi, è pure una speranza che un giorno si reinizi davvero a guardare qualche buon film, nonostante la prole. 

Francesca: lei in realtà non avrebbe bisogno di particolari pubblicità ma questo blog nuovo che ha aperto magari è sfuggito a qualcuno. 

Lucia: è l'anti-guru dei blog di nicchia (perché non si s-gureggia nella nicchia). Scrive di rado ma ogni volta è da non perdere. E se sto qua a descriverla fisicamente non rispondo dei miei ormoni. 

La Pellona: credo sia la mamma blogger più schiva e riservata dell'universo. Eppure è straletta. Ancora poco, per quello che merita: il suo è uno dei pochi blog che mia moglie legge senza che sia io a suggerirglielo.


Costoro possono assegnare a loro volta il premio ad altri sette blog, ma non arrogarsi la paternità del banner e del premio, quella è del papà sopra citato.
L'assegnazione del premio deve rispettare le semplici regole sopra elencate, e in caso contrario il Boomstick Award sarà annullato d'ufficio e in sostituzione verrà assegnato il
 

lunedì 24 marzo 2014

Sono Stato Veneto


Oncò xè el primo giorno che noialtri veneti semo indipendenti. Ghemo votà onlain par la secession e finalmente podarèmo tignerse i nostri schei. E basta mandarli a Roma (Ladrona) che dopo foraggia tutti i teroni (de merda). 
 
Importante, tanto importante. Mi go votà anca par me nono che l'è morto qualche ano fa e par me zia che ghe xè rivà el folio ma la gavèa dito che ea tra on fià la distira le gambe e che del Veneto Stato non ghe ne ciava on casso. 
 
Ma gera importante, che ne ga messo in xenocio sta politica centralista e, po', ghe mancava anca l'Europa che ancora con l'Euro ne ga mandà su i conti; che basta 'ndare in pisserìa e la Margherita che costava 5 mia franchi desso i te la mete a 5 euro.
Desso vien el beo, comunque: bisogna organixarse con la nova monèta. Che non xè la picola mona, ok?
Perché, se se tignemo l'Euro semo sicutere in prinsipio, e de sicuro i pressi dee pisse no i se sbassa. Che i xè tuti teroni i gestori dee pisserie, feghe caso. 
La Lira, po, gera lo strumento in mano all'opressore romano per cui bisogna gnanca pensare de rimeterla.
Allora come podarissimo ciamarla? Un tempo la Lega Nord gavèa proposto el “Bosso” ma mi non ghe credo pì alla Lega che me ga menà pai fighi tuti sti ani.
Podarissimo ciamàrlo “Serenissimo” che fa un po' retrò che ci piace tanto. Certo, farìa on fià retrò, non so gnanca collocare ben la Serenissima nel tempo. Problema mio, che so sempre sta ignorante.
Quasi quasi podarissimo ciamarlo “Franco”. I miei nonni chiamavano così anche le Lire: mie franchi, vinti franchi, sento franchi. E basta con sti insulsi decimai. Demoghe ala gente el senso del costo, va ben? Se te digo sento euri par on par de scarpe, ti i te pare pochi, ma quando mai gavèito speso dosento carte, prima?
Anca “Carta” podarìa essere on bel nome. Solo che la monèda dopo la xè de fero e ciamarla carta se confondèmo.
Risolto el problema dei schei me pare che semo a posto, o no?
Beh, si, più o meno... no?
Go solo el dubio che non servisse diventare indipendenti, ecco, magari bastava anca manco: qualcossa tipo el statuto speciae o on federaismo fato ben. Ma i xè tuti paroloni che non conosso proprio ben.
Tra l'altro ne toca rinunciare anca a zugare i Mondiai. Che pacco... al limite podevino spetare on par de mesi. 
Xè vero che chei quatro incapeà vestii de axuro i farà na figura da ciodi (e desso oltre ai teroni ghemo anca i negri), ma xè sempre meio che non aver nessun da tifare. 
 
Iolàte! Vuto che ghemo fato na cassada?

venerdì 21 marzo 2014

Go Down


Bisogna scendere un paio di rampe di scale, che è una cosa strana per andare in piscina. Chi è il genio che l'ha pensata sotterranea? Eppure per me è questa la piscina, quella dove mio padre lavora da sempre, a pochi metri da un fiume che un paio di volte l'anno bussa per entrare a salutare, ogni volta che fuori piove più di tre giorni di fila.
Ci vengo da quando avevo 5 anni, mesi attaccato ad un bordo, terrorizzato.
Ora porto i bambini al giovedì. Tutti e tre assieme, che non sia troppo facile, e non li porterei in altri posti. Vabbè, è chiaro che è la piscina gestita dal nonno, non c'è neppure scelta, ma anche gli aspetti affettivi hanno un loro perché.

Si passa il badge e si scende le scale.
C'è un gruppo di ragazzotti che si cambia e fa anche un po' di confusione: hanno gli occhi a mandorla e parlano in modo un pelino gutturale.
All'inizio la Triplice Alleanza restava imparpagliata a fissarli. Ora non ci fanno più caso o per lo meno hanno imparato a farci caso senza immobilizzarsi.

Io lo dico: li capisco perché a me la disabilità mette paura. Nessuna esclusione. Ancora adesso, anche se ci lavoro con le persone con disabilità, da un quarto di secolo, ormai.
Si, mi fa paura anche la sindrome di Down, quella dei Bambini Down. Una volta si usava chiamarli “Bambinodown”. Diossignore, per fortuna almeno questa è scomparsa dall'uso comune!
E non è vero che sono simpatici, che sono dolci e che sono affettuosi.
Il primo pugno da un ragazzo con la sindrome di Down me lo sono preso quando ancora insegnavo nuoto: seguivo in lezione individuale un ragazzo più o meno della mia età, una ventina d'anni. Lui era bravo a nuotare e non serviva più la lezione individuale.
Volevo inserirlo nel gruppo delle persone “normali”. Ho insistito e mi sono beccato un uppercut. La settimana dopo il padre mi disse che gli sarebbe piaciuto iniziare a nuotare. Quando gli ho presentato l'istruttrice e i compagni di corso si è ritirato. Voleva anche lui la lezione individuale con il figlio. Voglio dire: non era il 3° cromosoma della coppia 21 a fare del ragazzo un introverso ma tutti gli altri 46.
Negli anni ho capito che è su quei 46 che bisogna lavorare lasciando il 47° al suo destino.

Infatti, ragionandoci, anche io scopro che non è la menomazione che mi fa paura. A me fa paura la gente. Io sono una persona molto schiva, non attacco bottone in autobus, non mi relaziono con i vicini di appartamento al mare, non organizzo le rimpatriate dei compagni del liceo. Se uno mi parla in treno mi infastidisco, penso che sia uno di quelli che ti pezza fino alla stazione di arrivo e poi ti segue in bagno.
Anche io incolpo il 47° cromosoma di altri di una cosa che dipende dal mio corredo genetico, dal mio essere un po' orso.

I miei figli sono timidi come me ma lo sono con tutti e quando si mollano si mollano con tutti. C'è N. che viene al coro che li fa ridere come li zii e loro dicono solo “è matto, N”.
Non hanno pregiudizi e non discriminano. 

Tra i ragazzi della piscina c'è anche R, che nuotava con me quando eravamo giovani. Lui aveva partecipato anche alle Special Olympics di Atlanta e aveva vinto una medaglia. È ingrassato fuor di misura e quasi non lo riconoscevo. 
Temo che abbia pensato la stessa cosa di me.  

Oggi è la giornata mondiale della Sindrome di Down, ieri in piscina ho spiegato ai bimbi che non è contagiosa e che ci vuole un po' di pazienza per spiegargli le cose ma per il resto non c'è nulla di particolare da sapere.
Che se bisogna fare tutto sto casino, al giovedì, per imparare a galleggiare solo in acqua, sarebbe tempo perso.