martedì 16 dicembre 2014

I Natali differenti

Si lo so, a Genitoricrescono sono dei gran rompicoglioni.
Ah, già, è un anno che una volta al mese s-gureggio le mie verità sociali su quel sito.
Quindi anche io sono un grandissimo rompicoglioni. Scusate la scurrilità ma fa parte della terapeuticità della scrittura. Sapete, no, scrivere per esorcizzare bla bla bla bla.
Però a gc non mi lasciano scrivere parolacce (che in effetti non starebbe bene) e devo sfogarmi qui.
Ma insomma, perché insulto loro e me?
Perché ci si è inventati questa cosa del Natale speciale.
Si, è un po' snob, ve ne do atto. Sarebbe molto più rassicurante la storia dell'albero di Natale, il presepe di S. Francesco, la ricetta del panettone senza canditi, la corsa dei Babbo Natali, eccetera eccetera.
Invece no! Si parla di immigrazione, di differenza. KIM (Kicks in the marons) a tutto spiano.
Così mi sono lasciato prendere ed ho scritto di un ragazzo che conosco. L'ho fatto perché mentre il giornale parlava di lui come di un omicida, mi trovavo a fare ore di coda alle poste.
Se pensate che la correlazione tra omicidio e fila alle poste sia quella classica, vi invito a leggere il post. Se invece non avete idea di quale sia la correlazione significa che non avete mai fatto la fila alle poste. E vi invito a leggere il post.
Come sempre fate come se foste a casa vostra. La birra è in frigo.  

giovedì 11 dicembre 2014

5 motivi per non dimagrire


Nella vita è soprattutto questione di fortuna.
Si, immediatamente mi torna alla memoria una bella lezione il primo anno di università dove mi spiegarono il locus of control, cioè la tendenza dell'essere umano ad attribuire agli eventi che lo riguardano una causa interna o esterna a sé.
In pratica dire che nella vita è questione di fortuna è spostare il locus of control all'esterno. Ci si fa lo sconto, in sostanza, e tutto quello che potremmo fare per autodeterminarci non lo facciamo che tanto è lo stesso o comunque non dipende da noi.
Senonché l'altro giorno sono andato a fare gli esami del sangue e per la prima volta nella mia vita, giuro la prima, erano tutti a posto.
Mi sentivo proprio come all'università dopo un esame andato bene.
E mi dicevo: bene, e ora? Mio nonno è morto ad 86 anni ed ha sempre bevuto e fumato. Invece ogni giorno amici, parenti e conoscenti si ammalano pur conducendo una vita sanitariamente irreprensibile.
Vabbè, mi sono detto, almeno riesco a stare sotto ai 5 minuti al chilometro. Frega un cazzo a nessuno, ma almeno una motivazione per la dieta e per correre così tanto la devo pur trovare.
Perché fino ad ora mi vengono molti più motivi per non perdere peso (sempre partendo dal presupposto che poi dipende dalla fortuna), in 5 effetti colleaterali.

1. Effetto Titanic (detto anche “Icebeeerrgg!”). Potreste obiettare che basta perdere peso d'estate, ma se tieni duro il freddo ti sorprende d'inverno. Io ora ho sempre freddo. Prima avevo le mani da pranoterapeuta, ora sembo Schwartzeneger in Batman e Robin. L'ha ben capito Silver che prima si infilava sotto le coperte fendendo la gelida lama dei suoi piedi in mezzo ai miei per scaldarsi ed ora mi guarda come se fossi la cella del freezer.
2. Effetto vela. Diciamo che molte persone non avranno difficoltà a pensare ad un regalo di Natale (ipotizzando per assurdo che molte persone vogliano farmi un regalo di Natale). Il problema sono in particolare gli acquisti on-line che fatico a regolarmi ancora. Mi hanno fatto riflettere la prima volta su questo aspetto le ragazze che distribuivano le magliette alla maratona di Padova (“Non abbiamo le XXL”, senza che io avessi chiesto nulla) e poi a Venezia (“Ma sei pazzo L? Tieni una M”).
3. Effetto cuscino vecchio o piscina vuota. I miei figli adoravano il mio pancione. Ci si buttavano sopra con una certa lena perché gli piaceva atterrare sul morbido. Ora basta, cercano l'angolo giusto come con i vecchi cuscini tutti rattrapiti. Che poi prima la pancia evitava anche che il colpo cadesse più in basso. E non parlo di condotta morale.
4. Effetto Renato Zero, detto anche: “Cercami dove quando e come vuoi, cercami”. Quando ero più grasso i pantaloni tiravano dappertutto ed era impossibile tenere qualcosa in tasca senza saperlo. Ora mi va tutto largo e ho la sensazione di avere le tasche vuote. Prima bastava irrigidire il polpaccio e capivo se avevo le chiavi in tasca anche con le mani occupate. Con un rapido movimento ed un equilibrismo le recuperavo ed aprivo la porta. Ora devo frugare a destra e a sinistra e mi tocca sempre appoggiare tutto per terra. Non sento la vibrazione del cellulare manco se lo metto in modalità martello pneumatico.
5. Effetto “Indovina chi”. C'è più di qualcuno che vedo che mi saluta come se non si ricordasse chi sono. Pare l'indovina chi: ha la barba? Gli occhiali grossi? I capelli scuri? Solo che ho cambiato anche gli occhiali. E qualcuno è arrivato a chiedermi se mi sono tinto i capelli che paiono più neri. C'è una correlazione con i reni, dice. Ma forse è solo l'angolatura diversa della mascella che fa sembrare tutto più scuro. Mah! Comunque anche mia moglie in intimità mi dice: senti che magro. Voglia il cielo che parli sempre dell'avambraccio.

Si dice così, per esorcizzare, chiaramente. Perché io non ho intenzione di riprendermi le mie analisi malandate. Mi auguro invece di perdere ancora peso, quello si. Dovesse girare la sorte almeno potrei dire di aver fatto quello che potevo. 

venerdì 5 dicembre 2014

Per Factor

Attenzione: questo post potrebbe risultarvi snob e sgureggione

Hanno eliminato Leiner da X Factor 8. 
Stica! Io manco lo guardo X Factor.
No, non è vero, un pelino mi interessava perché io Leiner so chi è, l'ho pure visto una volta. 
Pensata che stavano ad una festa di laurea di un paio di amiche e dovevamo pure suonare. 
Eravamo abbastanza scalcinati di nostro, l'acustica era riprovevole e la compagnia apprezzava decisamente di più la soppressa che la musica. Non ricordo se anche quella volta qualcuno ci chiese un pezzo di Vasco. 
Ti chiedono sempre un pezzo di Vasco. 
Senonché era la classica situazione un po' indefinita in cui devi suonare davanti a sola gente che conosci, morosa compresa. VI è mai capitato di esibirvi in qualche modo davanti a soli amici? 
Se si, sapete cosa intendo, quando dico che ti sembra di essere uno sfigato. Ho provato anche l'alternativa: gente che pagava per vedermi suonare ugualmente male. Erano molto più contenti alla fine. L'amico che suona gratis è un'amico che  si ascolta per fargli un piacere. Sono sicuro che anche gli amici di Wolfie Amadeus lo pensavano.
Ma non volevo parlare di me che suonavo male (ed ora anche peggio).
Dicevo sto Leiner, quella sera. Era appena arrivato in Italia, adottato da due amici di una delle festeggiate (credo). Insomma c'era sto stroppoletto moretto che ha ballato tutta la sera.
"I'm a Soul man": piroetta! "Gimme some lovin'": capriola! "Mustang Sally": spaccata!
Ha tenuto su la serata, il bimbetto.
Non è che io l'abbia riconosciuto, ovviamente, anche perché non guardo X Factor (si, l'ho già detto). Non ricodo chi, forse Silver, mi ha fatto ricordare questa cosa.
Ora è uscito ed io non me ne ero mai vantato prima... cazzo! Perso il colpo.
Eppure ora avrà davanti una luminosa carriera solista, ha la stoffa, farà strada lo stesso. Come tutti quelli che hanno partecipato ad X Factor. No?
Si, dai, sparatemi! Mengoni lo so, la Ferreri lo so! E poi?

Io mi faccio delle domande, sapete? Mica per invidia ( o forse si, ma chi se ne frega). La settimana scorsa Silver guardava anche un nuovo talent sui pasticcieri e c'era un giudice cagacazzi (gli fanno un corso ai giudici di talent per essere tutti così stronzi?) che demoliva una tipa dicendogli che il suo dolce non è generoso, che servono, a volte, anche le quantità. Certo, poi nella sua pasticceria una pastina da due cm costa tre euro.
Due uova, 1/2 kg di farina, Coerenza: qb
E pensavo a questi pasticcieri che si fanno questa figura da cioccolatini in tv, e magari la loro pasticceria, a casa, due pastine le vende pure, per qualche anniversario di matrimonio, la laurea del giovane in fondo alla via, la sorpresa del marito amorevole per la moglie incinta. Ora magari non più, solo perché uno ha trovato che il pan di spagna si è inzuppato troppo di brandy e ti smerda in tv.

La verità è che l'unico x factor, il solo vero talento, ce l'hanno le case di produzione, che vendono un prodotto ad uso e consumo di un programma televisivo. E ci illudono con un sogno americano che non è mai esistito, nemmeno in America.
Buona fortuna Leiner, spero che tu diventi un grande, in qualsiasi cosa tu decida di esserlo. 

"Voi fate sogni ambizionsi: successo, fama. Ma questo cose costano! 
Ed è qui che si comincia a pagare. Col sudore" (Fame)


venerdì 28 novembre 2014

Paternità for dummies: padri soli con i figli

Affermo da sempre che il padre che se la tira perché da una mano in caso ha rotto le balle. No, piano, non sto dicendo che deve smettere di accudire i figli, lavarli, preparare la cena... sto dicendo che deve smetterla di tirarsela.
Perché? Perché non fa null'altro che il suo dovere, con buona pace dell'indotto dell'osteria che ci perde gran parte degli avventori. Al limite fate a cambi, mandate una sera si ed una no le mogli a farsi lo spritz. Se volete renderla ancora più pepata, non stabilite in anticipo le serate per uomini o per donne. Ma non degeneriamo.
Pare però che questa mia idea non faccia breccia.
No, non quella dello spritz a sere alterne. 
Quella del padre che se la tira per niente.
Io ho i miei problemi già in famiglia, dove non c'è verso che mia suocera si metta in testa che al sabato sono perfettamente in grado di arrangiami se Silver non c'è.
Silver te li ha lavati?”
Silver ti ha preparato qualcosa per pranzo?”
Silver ti ha preparato qualcosa per vestirli?”
E tutto questo mentre ci sono io che sto facendo tutte queste cose. Capite? È una sorta di rimozione visiva: io vedo ma non voglio vedere. 
 
Così ho pensato: "magari sbaglio io? Forse sono io do tutto per scontato".
E allora diamo alcuni pratici consigli ai padri per sopravvivere a casa senza moglie e vivere felici.
Volevo fare un bel elenco ma preferisco sviluppare bene il tema, mettendolo a puntate (l'ho pensato mentre scrivevo la riga sopra, poi uno dice che non so pianificare).
Prima puntata: il babysitting informale.
Cari padri, dovete pulire casa, cucinare, chattare con l'amante e/o controllare i risultati del Totip sullo smartphone e i pargoli non si schiodano dal vostro polpaccio, continuano a frignare e non c'è verso che vi tempestino di domande sulla vita (tipicamente sulla vita di Peppa Pig o degli Avengers)?
Prima baby-sitter: la TV. Si ok, adesso fatemi il predicozzo che la tv li rende passivi bla bla bla bla.
Mica la devono guardare tutto il giorno. Un'oretta, il tempo di finire di trovare il giusto verso del lenzuolo con gli angoli da mettere sul materasso.
Magari nascondete la collezione di DVD di Edvige Fenech, che già verso i tre anni iniziano a capire come far partire un lettore.
Seconda babysitter: la Vasca da bagno. La riempite bene bene di acqua caldina (non bollente; se dopo qualche minuto li trovate rossicci meglio che li tirate fuori o fate correre un po' di acqua fredda. Lessi vengono stopacciosi, ascoltate me che sono comunista. 
La tecnica della vasca da bagno è eccezionale se avete almeno due figli. Se ne avete solo uno provate ma così ad occhio e croce dovrebbe garantirvi minore autonomia.
Non mettete troppa acqua ed abbondate di schiuma. Così sono anche meno a rischio di annegare.
Logicamente non dovete proporla se hanno meno di due anni.
Accertatevi dell'età di vostro figlio. Se nei paraggi non c'è nessuno che può fugari i vostri dubbi, sicuramente vostra moglie tiene le tessere sanitarie in un cassetto o in una mensola. Di solito è assieme alle tessere elettorali.
Se non avete neppure idea di dove siano le tessere elettorali cercate in casa un cassetto di cui ignoravate l'esistenza. È probabile che siano lì.

mercoledì 26 novembre 2014

Il giorno della violenza

Bene, oggi che si fa?
Si rimette la foto profilo dell'altro giorno, quella in costume da bagno, o meglio cercare qualche cosa di un po' più recente?
Perché, in effetti, il freddo che finalmente è arrivato non è che ispiri molto i ricordi del mare.
Visto che dobbiamo fare la fatica, facciamoci un bel selfie.
Poi ieri era la giornata della violenza sulla donna. Contro la violenza sulla donna, ad essere precisi. Mica tutti lo sono.
Ricordo un prete, anni fa, che nella notte di Pasqua lesse tutte le invocazioni e ad un certo punto, con la tipica cantilena da messa solenne è partito con: "Per la droga, il sesso sfrenato e la corruzione, noi ti preghiaaaamoooo!!!"
Chissà se intendeva pregare a favore o contro. O forse l'ha volutamente lasciata aperta, in modo che tutti potessero pregare per quello a cui tenevano di più.
Va ben.
Ieri era la giornata contro la violenza sulle donne: tutti a condividere link a tema (pure io, eh? Che non mi si tacci di snobbismo), a mettere scarpette rosse sul profilo Instagram, a citare Alda Merini, eccetera.
E oggi?
Ne parleremo ancora oggi?
Ieri, avendo io un gene di bastiancontrario, recessivo per carità (dovreste conoscere alcuni dei miei, mammasanta!) ma ogni tanto anche il pisello liscio di Mendel si ruga, mi veniva da scazzarmi un po' con le colleghe.
"Scusatemi, esordii, vituperate tanto, e giustamente, il termine femminicidio, che pare un omicidio di serie b, e poi tutti a fare un gran parlare della violenza specifica sulla donna".
"Perché se parliamo di violenza in genere alle donne non ci pensa nessuno" mi hanno risposto.
Ed hanno ragione, ahimè!
Ma la cosa che più mi ha fatto star male è un intervista che ho sentito al radio-giornale: "Le donne subiscono violenza perché provocano". Detto da donna.
OH! MY! GOD!
Ho riattaccato le balle con il biadesivo e mi sono tornate in mente alcune amiche, quelle che pensano che la donna debba necessariamente concedersi al marito (sennò la tradisce), quelle che ostinatamente pensano che ci sono ruoli ben definiti (che da lì a pensare che è legittimo prenderle il passo è lungo ma la strada e la direzione è pur la stessa), quelle che giudicano le altre se fanno diversamente: da quanto lavorano, da come si vestono, dalle idee che esprimono.
È una battaglia culturale che si gioca, purtroppo, ancora tanto, troppo, dentro lo stesso genere femminile.
È una guerra civile culturale.
Non sto dicendo che i maschi sono esclusi da questa lotta. Solo continua ad illudermi che le donne siano più avanti, abbiano più risorse. E poi il cambiamento parte sempre da dentro (non ricordo chi l'ha detto ma passatemela).
Invece, nei momenti di sconforto, mi pare che l'unica parità che ci concediamo sia quella di nuotare tutti nella stessa miseria.
Poi ci sono le belle notizie: questo post qui, scritto su genitoricrescono lo scorso anno, viene visualizzato da migliaia di persone.
Allora forse possiamo farcela. Sarà una corsa lunga, ma a noi le corse lunghe non spaventano. Non più.

ps. già ce siete su genitoricrescono, date un occhiata, se vi va, pure alla piccola recensione che ho fatto de "Lo zaino di Emma" di Martina Fuga. Vi direi di che si tratta, ma poi non la andate a leggere. Bastardo, vero?

giovedì 20 novembre 2014

Il giro di Do (di stomaco)

Ieri sentivo una gag su un programma radio che parlava del "giro di Do".
Chiunque sappia strimpellare quattro accordi, sicuramente sa cos'è il "giro di Do", semplicemente perché è la prima cosa che ti insegnano quando ti mettono in mano la chitarra.
Almeno una volta era la prima cosa che ti insegnavano.
Il fatto che una quantità smodata dei brani '60, '70 sia costruita sul giro di Do, fa pensare che molti musicisti pop e rock di quegli anni non fosse andata molto oltre le prime lezioni di chitarra. Altro che X-Factor.
Ma non divaghiamo!
La gag radiofonica, per l'appunto, asseriva che il giro di Do sia adattabile ad ogni canzone. Ben di più, rilancio io: è adattabile a qualsiasi situazione della vita.
Infatti, appena arrivato a casa, trovo Silver e Jack in piena crisi gastrica.
Nel week end era toccato a Pee e la settimana prima a Mary.
Proprio un giro, insomma. Il famoso giro di Do di stomaco.
Con i tempi che corrono, stressati al bisogno (in veneto "al bisogno" significa "quanto basta" o anche "tanto") un giorno di malattia non è neppure visto male, dalle nostre parti. Quasi come un giorno di ferie. Tanto che ci si prende proprio ferie, nella maggioranza dei casi, perché l'influenza dura giusto un giorno e mezzo, ma se vai dal medico ti lascia a casa fino a Natale e non è proprio il caso.
A casa nostra ci siamo sempre malati poco, a dire il vero ma vale comunque la pena avere alcuni accorgimenti.
Se avete figli, cercate di ammalarvi quando è passata a loro. La pace della casa, il silenzio che di solito non c'è, è particolarmente apprezzabile.
Silver su questo è un disastro e becca sempre la simultanea con uno o più figli. E non sono mica di quelli sempre a casa con la febbre, eh? Uno o due giorni massimo all'anno.
Forse non dovrei scriverlo che pare che me la voglio chiamare.
Io invece sono un grandissimo paraculo: da quando ho figli mi sono malato due volte, sempre in solitaria.
Un'occasione unica di riassaporare la pizza pasta in bianco sul divano, con dvd impegnato tamarro, in mutande con copertina sulle gambe.
Insomma a finire il giro manco solo io.
A questo punto potrei farmi un week end di merda (di solito a me prende di là) oppure tener duro (è proprio il caso di dirlo) fino a domenica e cedere lunedì, giorno di solito bello pieno, al lavoro.
E allora si che sarebbe un capolavoro, come Stand by me, Il cielo in una stanza e Grazie Roma.

mercoledì 19 novembre 2014

Krav Maga


L'ultimo post sulla pianificazione di una Ultramaratona ha scatenato l'ilarità dei fans. 
Vabbè, non è che fossero proprio fans, più che altro sono gli amici d'infanzia che dubitano della sanità mentale mia e di mio fratello in particolare. 
Che poi, io lo dico, mio fratello è il più grande maratoneta e futuro ultratrailer scarso che io abbia mai conosciuto. 
Che a tener duro essendo forti, avendo record da battere, sono buoni tutti. Provate voi ad allenarvi ostinatamente poco e male, non calare di un etto, sapere che si resterà soli, a soffrire, andando incontro a fatiche impressionanti con il sorriso sulle labbra (o vestendosi da 'mbescilli) come lui. 
Non si riesce ad andare più veloci? Andremo più lontano. 
Senza metodo, al punto che vuole scriverlo lui il suo. Un metodo non metodo. 
Un po', citando mio figlio, come l'Isola che non c'è, che c'è, però si chiama isola che non c'è. 
Il suo metodo avrà successo. La summa teologica del "se ce l'ha fatta lui" 

Ma non è delle virtù, del pur virtuoso fratello, che volevo parlare. 
Volevo dire che non è tanto il caso di cacare il cats con il fatto che facciamo cose estreme e siamo pazzi. 
Non siamo soli, e neppure i peggiori. 
Voi, ad esempio, senza gugolare, sapreste dirmi cos'è il Krav Maga? 
Ah, no? 
Beh, state sereni, si vive lo stesso. Sempre che non litighiate con qualcuno che pratica il Krav Maga. 
Io l'ho scoperto da uno di loro (fortunatamente senza litigarci): un patatone piuttosto ben piantato, body builder, persona tranquilla e simpatica, mi dice che non può più fare a meno del suo allenamento settimanale di Krav Maga. 
Trattasi di disciplina (?) di autodifesa ideata da un ufficiale dell'esercito israeliano (certamente non noto per le missioni di pace, ammesso che questa locuzione abbia un senso). 
"Non è mica nulla di che, non ci sono tutte le implicazioni filosofiche che trovi nelle arti marziali orientali". 
Ah, beh!
"Serve ad imparare a difendersi nel modo più veloce ed efficace possibile, al limite strappando un bulbo oculare, evirando o uccidendo l'avversario. 
Chiaramente queste cose non è che te le fanno fare in allenamento". 

Ok, anche gli istruttori di Krav Maga devono pur mangiare, uccidere o accecare i giovani padawan non è una mossa commercialmente intelligente, evidentemente. 
"Anche alla figlia, che studia a Vicenza e deve attraversare Campo Marzo, con tutta quella brutta gente, l'ho detto: vieni ad un paio di lezioni, ti insegnano ad usare un pettine come un coltello..." 
La figlia ha detto no. Strano, non credete? 
I figli adolescenti non c'è modo che facciano quello che gli dici. 
Va ben, com'è come non è, mi dice che ad un seminario con un colonnello donna del Mossad, lo hanno incappucciato con un sacco di nylon e lui doveva liberarsi prima di soffocare. 
"Mamma quante pache!" Diceva ridendo. 
"E non sai quante volte, il giorno dopo, devo andare al pronto soccorso". 
Mai più senza. 
Cosa dite? Continuo a correre o mi converto al Krav Maga?