martedì 19 agosto 2014

Con gli occhi ad un metro da terra

Esattamente 16 anni fa la mia vita veniva completamente stravolta da un'esperienza di volontariato ed amicizia al mare con dei ragazzi con disabilità. Da lì in poi è cambiato tutto, ma tutto tutto: Ho conosciuto Silver, mi hanno chiesto di lavorare per la loro cooperativa, tracciando, in qualche modo, tutto quello che sarebbe stato il mio futuro professionale ed umano da lì in poi.
Ho provato a raccontarlo cambiando prospettiva, come mi piace fare di tanto in tanto nei racconti d'estate che da un paio di mesi potete trovare su genitoricrescono. Io vi consiglio caldamente la lettura perché ben si sposano con l'estate che stiamo passando. 

Il mio post invece è questo: Con gli occhi ad un metro da terra.
Come sempre andate lì e fate come se foste qui.

Non vorrei mischiare troppe cose, per cui oggi di Occhio al Nikio non vi parlo

lunedì 18 agosto 2014

Trail delle Creste 2014 (e se avesse ragione Zambo?)

Zambo è un amico che ce l'ha su con la corsa. Per motivi suoi, credo, perché non è mica il tipo che sta sempre sul divano.
Di fatto è stato uno dei primi a stupirsi della conversione alla corsa del Lungo, del Corto e del Pacioccone, conoscendo da una vita l'indole divanosa soprattutto dei Bus Brothers al punto che, qualche mese fa, ad una battuta su una futura ipotetica, eventuale partecipazione alla Ultrabericus 2015 aveva sentenziato: "Ma trovarvi un passatempo più salutare? Tipo drogarvi?"

Ma si sa, i consigli degli amici sono fatti per rimanere inalscoltati, pentirsene e tornare a scusarsi con gli amici medesimi.
Così il Franz (aka il Lungo) ed io (Pacioccone un po' in disarmo), ieri mattina presto, ma nemmeno troppo, viste le nostre abitudini, ci siamo messi in macchina alla volta di S.Rocco di Tretto, poco sopra a Schio per partecipare al Trail delle Creste: 20 chilometri sulle montagne lì attorno con 1550 di dislivello positivo. Convenzione infingarda questa di tener conto solo il D+, considerando quanto delicata è la discesa se la si affronta correndo.
Altimetria del percorso dal sito traildellecreste.it
Tant'è fa un freddo becco e la prima missione è cercare il bagno.
Trovo un paio di persone che conosco per lavoro con le quali si sparano un po' di minchiate rilassanti. Uno dei due è un corridore con i controcazzi che potrebbe arrivare nei primi 30 che mi dice di lasciare in macchina i bastoncini da trail che mi avrebbero solo rotto le balle. 'Annaggia! Se non lo avessi ascoltato mi sarebbero tornati utili ad un certo punto del percorso.
Poco prima del countdown trova anche il tempo per la domanda ansiogena: ma tu non ti porti nemmeno una borraccetta?
Eh eh, caro mio, io ho seguito i consigli dietologici di Galloway ed ho bevuto come un cammello nei due giorni precedenti alla gara. Sono più idratato di una crema per le rughe (e mi sono alzato a pisciare due volte per notte nelle ultime 48 ore).
La zona di partenza-arrivo fotografata dal Franz

Si parte.
"Partiamo piano" dice il Lungo
"Nessun problema" gli dico io.
I primi 5 km vanno lisci come l'olio, la salita è ancora pedalabile (si diceva ai tempi della bici) ed i nove chili che ho perso negli ultimi mesi si sentono eccome.
Il Lungo è felice di vedermi pimpante ma morde il freno ed insisto perché liberi i cavalli del suo motore... e tanti saluti, ci si rivedrà all'arrivo.
La prima salita, il Brazome, è dura e lunga e come sempre soffro. Lassù però si sta d'incanto: il sole scalda ma non troppo e la giornata è limpidissima come raramente accade in agosto
 Qualcuno dice che si dovrebbe vedere il mare. Vabbè, io il mare quest'anno l'ho visto quando ci sono andato e adesso non è che c'ho tanta voglia di tirare gli occhi.
Di sicuro si vede il Summano, seconda asperità di giornata ed il profilo delle Creste da cui il nome della gara.
È una meraviglia vederlo da qui, con la croce, minuscola, lassù in cima.

La discesa è spettacolare e vado come un missile; ripasso a mente i dettami del Chi-Running: gambe leggere, nessun movimento a limitare la forza che ti porta in avanti. Certo c'è da tenere gli occhi bene aperti e l'attenzione a mille. Uccello ad uno ad uno tutti quelli che mi avevano superato in salita;
Un atleta de "La Fulminea" (squadra molto nota e pure parecchio simpatica) è a terra con la gamba già immobilizzata dai sanitari... Osti! Attento Gae, appunto!
Arrivo alla metà gara bello pimpante: magio un biscotto, bevo tutto quello che trovo manco fossi un sommelier e via per "Le Creste".
Cazzarola che dure, sbuffo come un cotechino nella pentola, mi faccio ripassare da un po' di quelli che avevo passato in discesa convinto che tanto, poi, superata la Croce di cima Summano, con quel brutto Cristo che pare disegnato apposta per farsi bestemmiare da chi ci arriva in affano, li avrei ripresi con comodità nella ampia discesa che conosco abbastanza bene.
Sè! Banane!
Appena la strada cambierà pendenza le gambe diventeranno così dure che Pinocchio in confronto a me sembrerà Roberto Bolle.
Ma questa è storia di dopo, prima c'è il tempo per fare uno scatto anche alla Val D'Astico dagli squarci che si aprono nelle creste di roccia. È talmente bello che non si può non fotografare. E poi ogni scusa e buona per rifiatare un po'.
Arrivo in cima e provo a fare un'ultima foto.
"Ma come, fai una foto ora che se in cima e ti manca solo la discesa?" Mi dice uno degli addetti al percorso.
"Beh, sai, visto che il podio è sfumato..."
Ce la ridiamo e riparto. Tra l'altro la foto non è neppure venuta... pazienza.
Il problema è che credo di essere in riserva: inizio ad avere qualche crampo ai quadricipiti, si fa sentire la mancanza di allenamento specifico alla salita.

Sul Summano cellulare e suo padrone in panne. Grazie al Franz anche per questa foto
Anche la lucidità inizia a scarseggiare, se non fosse per il gentile richiamo di un'altra Fulminea (credo Martina, se la memoria di qualche sua foto su vari blog di amici non mi inganna) avrei sbagliato strada un paio di volte, nonostante il sentiero fosse ben segnalato. E niente, come provo a mollare le gambe i cosciotti mi si irrigidiscono. Pazienza.
Finita la discesa più impegnativa vado di intervalli di passo: 3 minuti corro, un minuto cammino. Le gambe sono dure ma girano abbastanza.
Trovo il bimbo stronzo che all'ultima deviazione mi dice: "Dietro di te non c'è più nessuno". Mi ricorda quello che faceva il segno della decapitazione al treno per Auschwitz in Schindler's List.
Tant'è! Ultimo per ultimo, mi fermo a pisciare su di un albero in modo da affrontare la passerella finale bello sereno.
L'arrivo è, come lo era stato alla maratona a Padova, esaltante: lo speaker, la festa, gli striscioni. Salto a piedi pari la striscia del cronometro quasi a dire: c'ho messo una vita ma non sono mica morto.
3 ore e 39. Almeno stando al mio orologio. Spero confermata dal crono ufficiale, ma in fondo chi se ne frega.
Trovo il Franz che è già bello che cambiato. Ci mangiamo un panino al volo, che per gli gnocchi c'è da aspettare almeno un ora.
E noi un'ora non ce l'abbiamo.
Pronti via, per la nostra seconda gara: raggiungere le rispettive famiglie al mare, lui, e alla grigliata con gli amici, io e godersi con loro questa splendida giornata di sole in questa estate così fredda e piovosa.

Che dire? Forse la cosa più divertente che mi sia capitata di fare da quando ho iniziato a correre.
Certo dura dura.
Tanto che ad un certo punto il Lungo ed il Pacioccone si guardano e dicono: "La maratona su strada è una palla, il trail è duro. E se avesse ragione Zambo?"





Ieri era la prima uscita "Ufficiale" di due folgoranti. Come si diceva, probabilmente non vinceremo mai nulla nelle gare a cui prenderemo parte.
L'unica cosa in cui pare che non abbiamo rivali è questa: Occhio al Nikio. Ci sta dando grandi soddisfazioni.
Grazie a tutti voi che siete passati a lasciare quello che ritenevate giusto e che è importante sempre e comunque. Ma non è ancora ora di ringraziare, andate a vedere e fate quello che ritenete più opportuno. Siamo a metà gara, teniamo duro ed il risultato sarà assicurato.

martedì 12 agosto 2014

Tutte le strade... 2004-2014

Anno 2004.
Dev'essere stata primavera, Aprile, forse, perché veniva buio tardi e ancora il rosso sole del tramonto filtrava attraverso le tende della casa di Damiano.
C'erano un paio di bibite e due sfogliatine e come sempre si sparavano più cazzate che contenuti importanti.
Ricordo che ad un certo punto ci siamo guardati in faccia, il padrone di casa ed io, il timoniere ed il tattico della memorabile spedizione a Santiago de Compostela dell'anno precedente, e abbiamo sentenziato: "Allora Roma?"
"Roma!".

Tornando indietro, forse, avremmo potuto condividerlo un pelino di più, ma in fondo che importa?
Credo che nessuno si sia pentito di aver fatto il viaggio, nonostante qualche malumore dei primi giorni ed i classici: "Certo che dopo un anno di lavoro una vacanza un pelino più massificata a Rimini ce la potevamo anche fare".

Che poi la meta è quasi un pretesto, in viaggi così.

Partenza con data sbagliata, fotocamera vittima del millennium bug

Infatti l'abbiamo presa larga, a dare un senso ad ogni singolo giorno di quei dieci passati in sella. Un viaggio nell'Italia del centro-nord, partendo dalle Prealpi Venete fino al mare Adriatico, Sottomarina, ad accontentare chi aveva voglia di mare (e allungano il viaggio di un centinaio di km).
Per poi scendere, passare il Po' e l'inevitabile, obbligatoria battuta che ci facevano fin da bambini "Ragazzi, fuori il passaporto", che era un prendere in giro i razzisti più che i terroni.
E la Romagna e poi l'Emilia, la Toscana appena lambita per passare a salutare la zia Suora in Umbria (un altro bel centino regalato al contachilometri)




Quindi Perugia, Assisi, Spello, l'Etruria, Bracciano




ed infine Roma, Caput Mundi, senza le cornamuse di Santiago, solo con degli agenti di Polizia che ci hanno chiesto di stare buoni e tranquilli che c'era l'allarme terrorismo.
Giusto il tempo di una foto



Avevamo percorso 800 km, quasi il doppio di quelli che servono per collegare Vicenza con Roma, ma avevamo ascoltato i dialetti di cinque regioni, assaggiato i piatti di nove cucine diverse, raccolto consigli errati da decine e decine di persone.

E, per dirla alla De Gregori, "alla fine di un viaggio c'è sempre un viaggio da ricominciare"; così ciascuno di noi è ripartito da lì, da quella piazza eterna, da quel dolore al soprasella, dai muscoli duri di quel giorno per cercare la sua nuova strada.
Con qualcuno non ci siamo più visti, se non di rado, alcuni amori sono finiti, altri sono nati. Vita normale, insomma, vita di ogni giorno.

Ed io, inutile burattinaio di parole, e Silver, mia immeritata consorte, anche se quel giorno non lo sapevamo, di lì a poco tempo avremmo deciso di sposarci ed andare verso un destino che non sapevamo vedere e che forse non è stato sempre e solo in discesa come in questa foto, una delle nostre preferite, scattata a San Gemini da Massimo, il quarto degli irriducibili di Santiago.


Ma, discesa o no, siamo ancora in sella e non abbiamo nessuna voglia di scendere proprio ora.
Buon viaggio!

Anche se posto poco (le ferie concedono meno momenti per scrivere di quando si lavora, curioso), non manco di ricordarvi di passare a fare un "saluto" all'iniziativa Occhio al Nikio. No, dico, non vorrete mica che la soddisfazione per aver raggiunto l'obiettivo ce la teniamo tutta per noi, no?


mercoledì 30 luglio 2014

Incroci

Non può piovere per sempre, diceva Eric Draven ne "Il Corvo".
E magari aveva anche ragione, chi lo sa.
Fatto sta che qui ormai la pioggia ci sta facendo uscire pazzi. Che è l'unico modo di uscire che ci è rimasto, visto che a volte vengono giù certe secchiate che nemmeno con l'ombrello.
I bimbi beati loro, non paiono risentirne più di tanto. Soprattutto durante la settimana dove l'esercizio di far scelrare mamma e papà passa in secondo piano. Ma il nonno, vedovo bianco per una settimana, si è inventato questa cosa di farli dormire da lui a gruppi di due per tre sere, sperimentando tutti gli incroci possibili tra i tre. Genialata pedagogica, a dire il vero.
Primo perché i due che vanno è come se andassero in vacanza: si dorme nel lettone del nonno, che c'ha pure la televisione. Il nonno si sciroppa Peppa Pig, ma questo è un dettaglio. Due punti al nonno (uno per il lettone ed uno per Peppa).
Sono cambiati i tempi, ho pensato; credo di non aver mai dormito con i nonni, e non ho neppure memoria che nessuno di noi fratelli avesse mai dormito nel lettone di mamma e papà, a dire il vero. 
Secondo motivo: il figlio superstite vince una sera da figlio unico. Buttala via. È curioso vedere quanto riescano ad essere così diversi fra loro, anche in questa situazione. Ho sempre pensato che essere figli unici sia abbastana triste. Forse me la raccontavo. In generale però qualche momento da soli con i genitori credo faccia proprio bene. E se lo godono che è un piacere. Altro punto per il nonno.
Terzo ed ultimo motivo: la tecnica dell'incrocio rompe la dicotomia "Maria e i gemelli".
"I gemelli" non esiste, nessuno di loro due è gemello. Nemmeno paiono fratelli, ok? Chi li chiama gemelli o, peggio, chiama uno di loro Ehy, Gemello, mi fa incazzare. È una semplificazione inutile: ti sei imparata i nomi di tutti i compagni di tuo figlio? Che vuoi lo sconto che due nomi non li impari? Essù! Eddai!
Ma questo non centra. Fa proprio bene ai maschietti, sapere che possono stare da soli, senza il fratellino, fa bene a Marichan, che sa che non è controparte, fa bene a noi grandi, che predichiamo ma poi scappa pure a noi di chiamarli gemelli. Quattro punti per il nonno.

Domani finiranno il giro e, in teoria, dovrebbe anche smettere di piovere.

Così chissà che si riesca a ricominciare a correre, una buona volta. Lo so che i duri corrono anche con la pioggia ma io non sono duro.
E poi lo dice anche Galloway che il riposo è da valorizzare quanto l'allenamento.
Fate i bravi e statemi bene

ah, un'occhiata ad Occhio al Nikio la date ogni tanto? Si? Dai, cliccate e donate, è facile, sicuro e garantisco io.

venerdì 25 luglio 2014

Forse un giorno potremo incontrarci di nuovo, lungo la strada

Otto anni fa moriva Paola.
Era da sola in un parco di Pechino, città che conosceva bene per averci abitato, ed è stata aggredita probabilmente per rubargli la borsa.
Avrebbe compiuto 29 anni il dicembre successivo.

Io lo so che ultimamente mi ha preso questa assurda e nostalgica deriva triste ma non so che farci. Scusatemi.
Il problema è che io non riesco a piangere, capite?
Non ho mai pianto per Paola, non ho mai pianto per Enrico, non ho mai pianto per Nikio.
Così mi resta tutto dentro e non riesco a fare pace con il passato, mi resta il dubbio di poterlo fare, almeno.
Paola era una ragazza bellissima, almeno per me lo era. Magari non abbiamo tutti gli stessi canoni estetici di riferimento, ma era impossibile non rimanere affascinati dal suo modo di essere, di vestire, di parlare.

Ci si vedeva pochissimo negli ultimi anni, sempre in giro per il mondo com'era.
Chissà ora se sarebbe diverso?
Alcuni dei nostri amici comuni li abbiamo persi, con altri ci si sente davvero troppo di rado. Altri ancora sono invece tra i più cari, i più vicini.

Chissà se adesso saresti anche tu una giovane mamma piena di dubbi, con dei figli che parlano tre o quattro lingue? 
Chissà se ha senso questo doloroso esercizio, ora che è passato tanto tempo.
Cisco ha lasciato i Modena City Ramblers, avevi fatto in tempo a sentire la notizia? Che tu lo sapevi che lo avrebbe fatto, che lo avevi visto affaticato negli ultimi concerti.
Anche i REM si sono sciolti, sai? Hanno fatto  bene, credo che avresti apprezzato. Non riesco a sentire una sola loro canzone che non mi parli di te, non passano due note e mi rivedo sopra quell'altare con la chitarra in mano, che guardo la tua bara che esce dalla chiesa.
Ti immagino da qualche parte a sfondarti di vasche a nuoto, a sgranare i tuoi grandi occhi neri, a cantare De Andrè con quella particolare voce acuta e graffiante.
Mi devi ancora la rivincita di quella volta che mi hai doppiato sui 1500 a stile, ma credo di essere senza speranza, sono diventato vecchio ed il tempo di allenarsi è quello che è.
Magari ci sediamo a bordo vasca e ti parlo dei miei figli. Spero che saranno grandi quando lo farò. Nel frattempo dacci un occhio da lassù.



In ricchezza e in fortuna,
in pena e in povertà,
nella gioia e nel clamore,
nel lutto e nel dolore,
nel freddo e nel sole,
nel sonno e nell'amore. (Vinicio Capossela - Ovunque Proteggi)

mercoledì 23 luglio 2014

Un problemino da sistemare

(attenzione, post ad alto rischio sgureggione
 
Qualche giorno fa si faceva qualche battuta ad un paio di amici che si trovavano nella piacevole contingenza di avere due dei tre figli al mare con i nonni.
A parte le immancabili frasi di circostanza della serie "Occhio che fate il quarto", eccetera, le battute sono continuate con "La donna si deve concedere ogni tanto, perché, mi ha detto mia nonna, che l'uomo, se non si sfoga in casa, cerca sfogo fuori casa".
E non credo che si riferisse al calcetto.
Qualche giorno dopo assisto ad un secondo siparietto: un gruppo di mamme si lamentava del ritardo dei mariti che si erano imboscati in un bar vicino. "Cosa vuoi? È l'istinto del maschio, bisogna sempre tenerlo a bada e poi, appena ti volti..."
Beh, in effetti, ho pensato, il maschio ha pure le sue ragioni.
Dopotutto, dopo essere stato tutto il giorno a cacciare, avrà pur diritto di fermarsi un attimo alla taverna per rinfrescarsi il gargarozzo, prima di andare a casa, appendere l'antilope in fondo alla caverna per farla frollare e andare a pretendere dalla moglie ciò che gli spetta, pena lasciarla sola con i cuccioli per andarsi a cercare quella sciacquetta della grotta vicina.
Certo, non è che il maschio si distingua sempre in positivo nel cercare di far cambiare l'idea che le donne hanno di lui. Penso ad un vecchio conoscente che aveva una relazione extra coniugale della quale si definiva schiavo perché incapace di resistere alle armi di seduzione di massa agite dall'amante.
Orco can, mi dicevo già allora, magari potresti provare a spostare il baricentro del pensiero un mezzo metro più su rispetto al tuo glande.
Ma io sono freddo e calcolatore e di queste cose sarebbe meglio che non parlassi.

Ma mi interessava parlare delle donne perché a volte ho come l'impressione che abbiano bisogno di sentirsi in qualche modo vittime di una cultura che le relega, quando va bene, ad angeli del focolare.

Basta, ok? È ora di finirla!
Io lo dico da un sacco di tempo e mi ero anche abbastanza abituato a non essere ascoltato dagli uomini, ma le donne?
Se non parte da voi donne la spinta al cambiamento, vogliamo davvero sperare che siano quel manipolo di maschi in controtendenza a creare una nuova cultura? Presi come sono da non sembrare schiavi soggiogati dalle mogli, sempre intenti a mendicare una scopatina, tanto per gradire e tenere sopito l'animale che è in loro, come potranno arrivare al traguardo stabilito?
Ma poi, se anche fosse, ma siete disposte ancora una volta ad annullarvi e lasciare il merito di una faccenda così grande come una rivoluzione culturale ai maschi? Quasi che fosse una loro concessione e non un diritto? 
Io dico finitela, lo dico a spese mie, sarebbe più vantaggioso per me abdicare al modello vecchio.
E chiudo citando i troll di Frozen, film che dovreste vedere, anche se non avete figli.
In particolare la versione inglese della loro canzone.
Dico in inglese non per fare lo sborone ma proprio perché in italiano è completamente diverso il testo e di conseguenza il senso. 
In sostanza dice che l'amore non deve pretendere di cambiare l'altra persona, ma deve tirare fuori il meglio di lui e di lei.
Il meglio, capito?
È un dovere. Una responsabilità grande che deriva dal grande potere dell'amore.
Non ho scritto che io ne sono capace. E neppure che è facile. 

"People make bad choices if they’re mad,
Or scared, or stressed.
"People make bad choices if they’re mad,
Or scared, or stressed.
Throw a little love their way.
 And you’ll bring out their best". (Fixer Upper, Frozen)


Vi ricordo di passare qui per il progetto Occhio al Nikio

giovedì 17 luglio 2014

Occhio al Nikio


Visto che mania dev'essere, che mania sia.
Siamo venuti in contatto con la Fondazione Banca degli Occhi Veneto. Non so chi abbia chiamato chi, fatto sta che il nostro Lungo è persona sveglia ed ha capito subito che a noi per correre serve una missione che vada oltre il semplice tempo. Che ad allenarsi per correre veloci son capaci tutti, è non allenarsi e correre lo stesso per arrivare in fondo alla Maratona di Venezia che serve la classe.
Va ben, non cambiamo discorso.
Voi lo sapevate che nemmeno un cancro può impedirvi di donare le cornee? Io non lo sapevo.
E Nikio le ha donate, l'unica cosa che poteva ancora fare l'ha fatta. Io non riesco a trovarlo un gesto migliore di questo per descriverlo. 
 
Queste due premesse sembrano non c'entrare nulla tra loro, invece c'entrano eccome: la Venicemarathon (mi sta smania de ciamarla in inglese no la capisso) dà la possibilità ad alcune organizzazioni non-profit di far correre quelli che loro chiamano “runners solidali”.
Ora: potremmo discutere fino a sera ed anche più sul fatto che noi tre possiamo essere definiti runners, ma insomma, sul solidali non ci piove.
La Fondazione Banca degli Occhi aderisce all'iniziativa con il progetto “Run for sight” per finanziare i loro progetti di ricerca sulle malattie oculari e di sensibilizzazione sulla donazione di organi. 
In qualche modo ci piace essere venuti a contatto con loro, proprio perché c'è un fil rouge con la storia di Nicola ed il motivo che ci ha portato a La Folgorante.
In sostanza loro ti iscrivono (nel caso nostro noi ci eravamo pure già iscritti, per cui qui soldi vanno diritti nella raccolta fondi) e tu promuovi l'iniziativa. 
 
Non è complicato: si entra nella nostra pagina, che abbiamo chiamato “Occhio al Nikio”  e lì è spiegato tutto in modo così facile che ci sono riuscito persino io.
Io questo link lo metto sotto a tutti i post da qui fino alla fine del progetto ed ogni tanto ve lo ricordo. Non me ne vogliate, lo faccio a fin di bene.
Abbiamo cento giorni per arrivare all'obiettivo (diocristo! Cento giorni (leggasi 100), tosi, vi state allenando si?).
Ma oltre a noi che corriamo c'è un sacco di gente che si sta muovendo, che sta pensando ad altre iniziative collegate: serate musicali, gazebi nelle sagre...

Insomma, questa vita che va avanti e cresce anche dopo la tua morte grazie a te, amico mio, non è anche questa un tuo dono? 
Forse non bastano delle cornee sane per vederlo, ma io sono convinto che il cuore che potevi donare, non il muscolo, l'altro, ecco, quello credo che tu ce lo abbia regalato.