giovedì 22 ottobre 2015

Rock-a-bye sweet Paolo

Mi ero ripromesso basta tristezza.
Lo avevo promesso a Nicola e adesso vorrei riprometterlo a Paolo.

Sabato mi girava in testa il refrain di "Rhymes and Reasons" di John Denver. Non che ami John Denver o il country in genere, ma le mattine sono così: ti gira in testa Seven Nation Army? Fino a sera Seven Nation Army. Hai la sfiga di svegliarti con gli One Direction? Non ti schiodi da lì fino a sera.
Mi sono fatto l'idea che è il nostro cervello che ci manda dei messaggi che poi hai voglia ad ignorarli.
Infatti mi sono cercato su spotify John Denver e l'ho messa in loop, mentre cambiavo le lenzuola dei letti con Silver. Poi lei se n'è andata a tagliarsi i capelli ed io per la prima volta nella vita ho cercato il testo di quella canzone e mi ha fatto un certo effetto:

So you speak to me of sadness
And the coming of the winter
Fear that is within you now that seems to never end
And the dreams that have escaped you
And the hope that you've forgotten
And you tell me that you need me now
And you want to be my friend

 
Groppo in gola! 
Io non ricordavo assolutamente le parole di Rhymes and Reasons, l'avrò ascoltata si e no quattro o cinque volte e saranno stati almeno vent'anni che non la sentivo.
Eppure era lì, che fluttuava nel mio cervello ed è riemersa sabato mattina. 
Così domenica, complice Silver via per lavoro ed i nonni che si sono portati a spasso 5 nipoti cinque e due cani da 40 kg l'uno (i nonni sanno superarci in follia, a volte), mi sono goduto la stirata pomeridiana con un compilation country rock abbastanza malinconica. Che se il cervello  vuole tristezza, diamogliela finché fa indigestione. 
Così, memorie di campiscuola, di primi arpeggi con la chitarra, di gite scolastiche a cercare di impressionare la bionda di 5 C con l'inizio di Desperado degli Eagles (che poi l'originale è fatto con il piano e la bionda capiva un caz di muscia e figurati se apprezzava lo sforzo di rifarla uguale con la chitarra). 
E niente, pareva che il peggio fosse passato. 
Senonché, ieri sera in macchina, tornavo tardi dal lavoro. Partivo da sotto il Summano, l'ultima volta che ero stato con Paolo eravamo salitì lassù di notte. Inutile ripetere di cosa parlammo, che lo ha già fatto John  Denver. 
Poi però, che quasi ero arrivato, è partito James Taylor 
 
as the moon rises he sits by his fire, thinking about women and glasses of beer.
And closing his eyes as the doggies retire, he sings out a song which is soft but it's clear
as if maybe someone could hear...

Goodnight you moon light ladies, rock-a-bye sweet baby James.

e mi sono messo a piangere come un bambino: a singhiozzi inconsolabili.
E così ora, in queste inutili poche righe, canto sotto voce il mio saluto, come se Qualcuno potesse sentirlo. 
Buona notte, dolce Paolo

2 commenti:

  1. Gae, se me lo permetti, in questo mood ti consiglio una delle mie canzoni preferite del genere.
    Thrasher di Neil Young.

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    1. Vero! Bellissima. Grazie della dritta.

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