mercoledì 1 ottobre 2014

Manoterapia non mi avrai

Vorrei che si ricordassero di me che da piccoli li portavo in piscina: si mangiava dei crackers in macchina, che era un cesso, durante il viaggio e poi ci si cambiava tutti assieme in spogliatoio, prima e dopo. Un biscotto comprato alle macchinette prima di ripartire verso casa.
Oppure che se c'era il sole ci si metteva le scarpe e si partiva per una passeggiata sul colle, a scoprire i pezzi di bosco dove, al limite, poteva ancora abitare un lupo, anche se non si è mai visto.
Anche che sapevo tutto di supereroi: poteri, colore del costume e relazioni con altri supereroi (oltre alle caratteristiche di tutti i villain).

Mi dispiacerebbe che portassero dentro il ricordo di un padre che li sculacciava, li sgridava, continuava a dire no a tutto, alzava la voce per qualsiasi sciocchezza.
Non è il voler bene, non c'entra qui. Il voler bene, anche se non scontato, non è in discussione, anche da parte loro.
Il problema è il tempo: quantità e qualità. A volte ho la sensazione di non poter puntare su nessuna delle due cose: la quotidianità è fatta di incombenze e le incombenze portano via tempo e stancano.
Parafrasando De Gregori direi che "non facciamo più fermate nemmeno per pisciare".
A conti fatti non corriamo neppure a casa senza pensare, non facciamo l'amore con le infermiere e non andiamo neppure a funghi. Vaffanculo anche il generale.
E così ci si ritrova a tavola, sfiniti, che il minimo capriccio fa saltare per aria e pure quando loro vorrebbero farti ridere ti viene da sgridarli.

Ho deciso che non sculaccerò più i bimbi. Oh, prima che qualcuno chiami i servizi sociali (se lo fate, in bocca al lupo), non è che io picchi i miei figli, ok?
Dicesi sculaccione il buffetto sul sedere, al quale loro di solito reagiscono con un "Neanche male! Gnecche ghecche gnecche!".
È questo il punto, capite?
Se non fa male non serve, e allora devi volergli far male e io non voglio.
Ho provato a fare un patto, allora: io non ti sculaccio più, ma tu ti devi comportare bene. Devi smetterla di fare la lotta con i tuoi fratelli, devi mangiare da solo senza capricci, devi piantarla di rompere tutto quello che ti passa per le mani, guai a te se la maestra mi dice ancora che ti ha messo in castigo perché tratti male gli altri.
Nessuna minaccia, solo una specie di gara: ci prova il papà e ci provate anche voi.
Oh, è incredibile: Non funziona!
Però ho la sensazione che la loro ammirazione sia maggiore e che sia una base su cui costruire. O forse mi sento semplicemente meno merda. Che comunque sulla merda non si costruisce di certo.
Non so, vi saprò dire.
A presto

Scrivo poco, anche perché mi sto allenando ed il tempo, come dicevo, è poco poco. Però questo non è un motivo per ridurre l'attenzione su Occhio al Nikio. La Venice Marathon ha deciso di aggiungere alla gara principale anche la 10 km e a noi della Folgorante sta cosa è piaciuta parecchio, così ci andiamo in tanti tanti e ci si divertirà un sacco. Chi non lo ha ancora fatto, faccia un giro cliccando su quel link lì sopra. Poi, se vi va, se potete e se volete, fate la vostra offerta. Anche se abbiamo raggiunto l'obiettivo che ci eravamo dati (abbiamo sottostimanto le nostre capacità), nel nostro cuore c'è ancora posto per farci stare anche il vostro nome e correre a Venezia tutti assieme.


12 commenti:

  1. Uh, io sono paladina del "non picchiarla neanche con un dito".
    Piuttosto do un pugno sul muro, caccio un grido, ma non l'ho mai picchiata.
    La verità è che funziona!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non ho ancora elementi per dirti che funziona con loro. Di certo funziona con me ;)

      Elimina
  2. ancora una volta...mi ritrovo completamente in queste tue parole riflessioni ed emozioni...oh, secondo me ce la possiamo fare!

    RispondiElimina
  3. Solidarietà su tutto. Se cominciamo a picchiare non la finiamo più, ogni soffio di vento potrebbe essere una buona scusa. Coraggio, hai appena iniziato.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Appena iniziato??? Già stanco morto sono...

      Elimina
  4. Dalla merda, parafrasando De André, nascono i fiori.
    E io me le taglierei le mani quando partono. Cazzo

    RispondiElimina
    Risposte
    1. È un'ottima sintesi anche di quanto penso io. Grazie JuleZ

      Elimina
  5. La mancanza di tempo e le incombenze che si accumulano sono la mia ossessione quotidiana!

    E di certo sprecare il poco tempo a disposizione sgridando ed urlando è la cosa peggiore.
    Sono dell'idea poi che un silenzio ben dosato è più efficace di mille urla...

    Ce la si puo' fare, dai ;)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ne sono convinto anche io. Certo che è più dura di quello che pensavo!

      Elimina
  6. Mio papà mi ha promesso di non sculacciarmi più (buffetti anche nel mio caso eh) quando a cinque anni gli scappò la mano e mi fece male sul serio.
    Ammettere un errore, scusarsi, mettersi in discussione come genitore tanto da fare una promessa così radicale sui metodi, e mantenerla, è cosa da grandi uomini, e i figli lo capiscono.
    Vai così!

    RispondiElimina
  7. Speriamo funzioni!!
    La mia tre-enne quando l'altro giorno le ho sibilato "vuoi una sberla" mi ha detto Si con aria di sfida!
    Mi prudevano le mani ma mi sono trattenuta.

    Adesso sto provando con una tecnica poco ortodossa ma che funziona: il castigo ai giochi!
    E la cosa buffa è che funziona anche con giochi che non guardava da giorni / ore.
    Bisogna trattenere le risate e con tono cattivo prendere un peluche o un libretto e metterlo "nel l'angolo a pensare" fuori dalla sua portata: non so come ma ha provocato più reazioni del buffetto!!

    Però la storia della gara ... Mi piace!!
    Ciao
    Vans

    RispondiElimina

Scrivi quello che vuoi, in questo blog non si censura un ca##@