mercoledì 22 ottobre 2014

Culigarchia - un racconto di fantasia


Diario del Capitano, data stellare 21/10/2070
55° anno di culigarchia.
Per quanto sia duro da ammettere, la nostra resistenza è allo stremo delle forze.
Questo ultimo anno di lotte, il 2070, è stato senza dubbio il più duro da che la culigarchia si è insediata, in quel cupo 2015, dopo l'editto ferale con cui Scalfarotto ed i suoi si sono impadroniti della nostra libertà.
Qui, dalla prigione in cui scrivo, il mondo mi sembra più buio di come lo era allora, quando le prime Sentinelle venivano schernite sul web da tutti i blogger improvvisati da quattro soldi, da tutti i circoli pro-gender.
Rileggendo i diari di quei giorni si trovano spesso le obiezioni che eravamo soliti subire: “Di cosa avete paura?”
Di questo avevamo paura, di quello che siamo diventati.
Temevamo il subire per forza l'educazione pro-gender, basta rosa per le femmine e blu per i maschietti. Tutto per tutti, a seconda dei gusti dei genitori.
Temevamo il divieto di sposarsi per coppie eterosessuali, inizialmente promossa come misura per ridurre i costi delle separazioni ma poi elevata a vera e propria discriminazione. Lo abbiamo capito tardi, quando tutti i programmi tv e i corsi nelle scuole (sia per genitori che per bambini) hanno iniziato, prima subliminalmente, poi in modo assolutamente aperto a parlare delle coppie omosessuali come le uniche in grado di garantire la corretta educazione dei bambini.
Eppure ci inquietavano le RR, le Ronde Rosa, orribili squadre tutte lustrini e pailettes che girano agitando i loro assurdi manganelli ricoperti di pelo di coniglio, pronti a mazziare chiunque violi il coprifuoco.
E avevamo storto il naso quando il governo, nel 2023 aveva dismesso il vecchio Inno di Mameli (una marcetta naif che nessuno capiva più ma che ricordava a tutti il Mondiale vinto nel 2022), a favore di Y.M.C.A., che però non era stato imposto ma vigliaccamente fatto passare per un'operazione di grande democraticità, avendo superato in regolare referendum, una canzone di Lady Ga Ga.
Anche mio nonno El_Gae, allora, si era indignato, ma testardo com'era non aveva fatto nulla per denunciare gli eventi. Solo quando mia zia, incinta di tre mesi, ha deciso di lasciare mio zio Jack, divorata dall'ansia di crescere un figlio insano mentalmente, perché traviato da un'educazione troppo eterosessuale, lo abbiamo capito anche noi, in casa. Solo quando ci ha toccato da vicino; troppo tardi, come sempre.
Mio nonno, che da tempo sul blog irrideva le Sentinelle ha iniziato a denunciare questi assurdi fatti e, bollato come traditore, è stato catturato dalle RR una mattina all'alba mentre correva sulla collina.
Gli fu concessa la liberta vigilata in virtù degli antichi meriti pro-gender ma ogni sera, finito il lavoro, doveva recarsi in caserma e girare una scena, a sorpresa, presa a scelta da “Mine Vaganti”, “Piume di struzzo” o “In & Out”.
Ma noi abbiamo continuato a lottare, di nascosto, dentro a simboliche catacombe del web, spinti da mia madre Maria, da sempre ribelle nei confronti del padre che la costringeva a guardare The Avengers, perculava le Disney Princess e la faceva a giocare a calcio sul prato di casa. Non glielo ha mai perdonato, al nonno. Nemmeno quando si è pentito.
Ha continuato a lottare per dichiarare il proprio diritto ad esprimere la propria natura, ciò che sentiva di essere. Non aveva nulla contro le famiglie omogenitoriali, mia mamma, ma non capiva perché dovessero odiare tanto la sua voglia di procreare senza assistenza medica e crescere un figlio con il suo compagno.
Quando mio nonno stava morendo glielo ha chiesto: “Perché, papà, hai lottato tanto per la libertà di queste persone che ora ce la negano?”
Perché ascoltare è sembre un gesto di buona creanza e le Sentinelle non ascoltavano. Non deve spaventarci il cambiamento: ricordati sempre che tutto ciò che ora ci sembra consolidato, un tempo è stato osteggiato. Pensa al cristianesimo, al voto delle donne, all'apartheid.
Con che diritto potevamo dire che questa novità era più brutta delle altre?
Se la culigarchia ha sbagliato non è colpa del diritto per cui abbiamo lottato: i diritti sono superiori alle persone che li esercitano”.
Da quell'ultimo abbraccio tra padre e figlia sono nate le Vedette Sedute.
Noi lottiamo per la libertà di parola. Ma non lo facciamo in piazza, semplicemente diciamo la nostra quando ci pare che sia il caso.
Non ha portato a nulla e siamo stanchi. Qui ormai se non si fa gran clamore non ti considera più nessuno.
Pazienza, amici, la lotta continua...

10 commenti:

  1. mmm... spero voglia essere MOLTO ironico e paradossale... Un aspetto antropologicamente giustissimo lo hai di certo colto: tutto ciò che viene imposto dalle maggioranze come normalità obbligatoria, fa schifo. Penso anch'io che farebbe schifo questa nuova normalità obbligatoria imposta da questa immaginaria (e un po' inelegante) "culigarchia". Così come adesso fa schifo l'imperante idiozia del rosa e dell'azzurro obbligatori, per dividere forzatamente gli esseri umani in scimmioni machoidi e princiFessine fin dal primo minuto dopo la nascita... :)
    Un'umanità consapevolmente e serenamente bisex non potrebbe che essere migliore, ma naturalmente è solo un mio molesto parere...

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    1. È molto ironico e paradossale. Ed il tuo parere molesto è sempre ben accetto.

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  2. Bella idea, ironica, paradossale, ma giusta. E vale nei due sensi, purtroppo.

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  3. Fantastico davvero e mooolto profondo. Ti stimo :)

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  4. Grande stima per le Vedette Sedute ;)

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  5. Bella l'idea del racconto al futuro...chissà che se ne dirà fra qualche decennio!

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    1. Sono abbastanza sicuro che il futuro non sarà nero come lo dipingono le Sentinelle. E neppure come l'ho tratteggiato io. Insomma, l'idea di scrivere questo post era proprio per evitare di arrivarci

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