martedì 4 giugno 2013

più dei biglietti senza ritorno dati sempre alle persone sbagliate


Mi chiamo El_Gae e sono quindici giorni che non cerco di “appartenere”

Che è anche vero, per quello. 
Solo che è faticoso.
Da ragazzo ci perdevo i sentimenti, sull'appartenenza: c'era il gruppo fico, quello che avevano la morosa o che comunque ogni tanto limonavano e c'erano i secchioni sfigati e nerd.
M. ed io eravamo borderline, né sufficientemente bravi da essere nerd né abbastanza fighi da essere limonatori (ahimè). 
Una forma assolutamente innovativa ed originale di sfiga. 
Va da sé che stando in mezzo al guado e dovendo decidere quale sponda raggiungere ci si fiondava su quella dei limonatori. Perchè con un compagno pianista avevo anche provato a trovarmi per suonare insieme ma non funzionava. Non poteva reggere un gruppo in cui il figo dovevo farlo io.
Ma poi si capiva che non poteva funzionare neppure con i limonatori, no? Non basta mettersi una giacca colorata per diventare Formigoni (chi trova una metafora peggiore di questa vince un premio).
Così, anche se da fuori potevo sembrare incluso, non mi sentivo a mio agio, non mi ci ritrovavo (non limonavo, baideuei). 
Una volta il gruppo figo rubò delle magliette dentro al Castello degli Estensi di Ferrara. Nell'ilarità generale mi ero sentito stupidamente escluso per non essere stato coinvolto nell'operazione ed avevo anche chiesto: “Ne avete una in più?”. 
Non ce l'avevano
Smascherati i quattro compagni furono sospesi per una settimana. Ricordo il prof di inglese che mi guardò insistentemente per vari minuti ed alla fine chiese: “E tu, sei sicuro di non centrare nulla?”
Ed io mi sentii una merda. Perchè se era vero che non avevo rubato nulla, era vero anche che se un ladruncolo zelante ne avesse presa una in più io sarei stato coinvolto ne più ne meno.
Non sono mai stato bravo a celare le emozioni; credo che il prof avesse letto nei miei occhi il senso di colpa. Probabilmente si ricorda di me come quello che l'ha fatta franca.
Chissà cosa avrebbero pensato i miei? Chissà cosa pensano, ora che lo leggono e non l'ho mai raccontato a nessuno, nemmeno a me stesso.

Ora che sono padre mi vergongo nel ricordare questi episodi. Mi chiedo spesso cosa penserei dei miei figli se venissero coinvolti in un episodio come questo. Cattive compagnie, il branco: facile a dirsi.
Nessuno di quei “ladruncoli” era figlio del disagio sociale (si dice ora). Erano tutti figli di ingegneri, imprenditori, insegnanti. Per carità, è stata una bravata e la lezione è servita, nessuno di loro ha fatto la classica “brutta fine”.
Ma i miei figli, i miei!
Come potrei stigmatizzare il loro comportamento se seguissero i compagni in qualche stupida bravata, se conosco quella debolezza, perchè l'ho provata?
Ed è sufficiente sperare che una cerchia di amici selezionata possa aiutare a prevenire? E chi sono io per selezionare? In virtù di cosa?
A volte spero che si bastino fra di loro, che tre sia già un buon numero, che il loro volersi bene li tuteli dal bisogno di essere altro, di essere altrove.
A volte li vorrei portare io, altrove, per salvarli dagli inciampi della strada.
A volte prego di avere la forza di stare qui, alla finestra, a salutarli e lasciarli andare. 



questo post partecipa al blogstorming di Genitori Crescono. Per l'occasione nel post ho anche usato il passato remoto (almeno credo).  

21 commenti:

  1. credo che lasciar andare sia ancora + difficile di educare. Credo eh. baci sandra frollini

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    1. Credo che siano due aspetti con molti tratti che combaciano.

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  2. Io credo sia necessario lasciarli andare sin da subito: se io continuo a vestirlo, lavarlo e portargli lo zaino ora che ha 5 anni, a fargli trovare il letto fatto, i giochi in ordine e correggergli i compiti quando ne avrà 12, ad accompagnarlo ovunque quando ne avrà 14, forse lui non imparerà a fare le cose da se. Avrà un po meno fiducia in se stesso e un po meno di autostima. Quindi cercherà conferma negli altri, nel gruppo, facendosi coinvolgere in qualunque cosa purchè lo dica il figo del gruppo.
    Se gli faccio fare le cose da se fin da subito, forse avrà un po più consapevolezza nella sue capacità, un po più di autostima e non avrà così tanto bisogno dell'approvazione del componente alfa di un gruppo. forse.
    Si inizia a camminare da soli da subito, io posso essergli accanto ma è lui che deve camminare. Non posso seguire il suo intero cammino, prima o poi mi devo togliere di mezzo.
    Spero solo di insegnargli a camminare dritto.

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    1. Che bello il tuo commento.

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    2. si, anche a me piace moltissimo!

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    3. Sono d'accordo, naturalmente, con il commento di Marta. Ma credo che ci sia sempre una variabile indipendente che, per quanto si faccia nell'edeucazione, non riusciremo mai a prevedere del tutto. L'episodio che racconto non è tanto l'effetto di una leadership negativa quanto la bravata collettiva di alcuni ragazzi incapaci di prevedere le conseguenze delle loro azioni. Ed erano, come dicevo, tutte persone che avevano ricevuto educazioni simili alla mia... io stesso, lì per lì, non avevo realizzato che il furto, in quanto tale, non è un comportamento lecito.

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  3. caro Gae,
    siamo genitori: il nostro compito è dare ai figli la bussola per orientarsi e una barca, possibilmente stabile.
    Poi, la rotta, la sceglieranno loro.

    un abbraccio
    willy

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    1. Si... ma rimangono i nostri figli... io mi pongo il problema di cosa fare se decidono di scegliere una rotta che non condividiamo.

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  4. Non ho figli, ma se ne avrò, mi piacerebbe poterli lasciare autonomi, liberi e responsabili come hanno fatto i miei genitori. Certo, cresciuta a cavallo tra anni 70 e 80, non ci sono paragoni con i ragazzi d'oggi...però i valori sono quelli, no???
    Se ti fa stare meglio, a casa ho una raccolta di bicchieri da birra di mio marito, rubati alle sagre paesane 20 anni fa...
    Ah, ma le giacche colorate non era Malgioglio averle lanciate ???
    Ciao!

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    1. Io voglio che siano autonomi, liberi e responsabili. Il dubbio è che lo diventino seguendo strade che condivido.

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  5. La metafora di Formigoni è stupenda, altroché!
    La bravata peggiore di quando avevo tipo sedici anni è stato fare il palo mentre i miei amici strappavano manifesti davanti alla sede della Lega :)

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    1. Direi che è una bravata al limite del merito. :)

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  6. E che dobbiamo tirar fuori gli scheletri dall'armadio? :/

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    1. No no, era solo un espediente per esternare i dubbi sul futuro ;)

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  7. io so solo che essere genitori è davvero un viaggio ad ostacoli dove anche la fortuna ha la sua parte. Noi facciamo del nostro meglio ed incrociamo anche le dite, dovesse servire ;)

    Ps a me la metafora è piaciuta LOL

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    1. Brava! Piaccia o non piaccia c'è sempre l'elemento fortuna. D'accordissimo.

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  8. Io sono stata molto fortunata nelle compagnie e augurerei a mio figlio un percorso leggero come è stato il mio. Ma per ora non riesco ad immaginarlo, lui non si piega a nulla e il mio compito adesso è fargli capire che la flessibilità è un'opportunità buona, per evitare di spezzarsi. Speriamo ...

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    1. Credo che se il suo non piegarsi possa preservarlo dai rischi di finire nei guai potrebbe anche andare bene. Certo, importante sarebbe che non finisca per diventare solo solitudine.

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  9. ah farsi passare per colpevole quando in realta' non lo si e' (nei fatti) e' il massimo. Pure la mia prof. di inglese era convinta che io mi fumassi le canne, mentre invece io non me le fumavo per niente (ancora per poco), ma lasciavo credere a tutti che forse ci fosse della verita' in quello che credeva, cosi tanto per. Certo che e' proprio un'eta' ingrata...

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    1. Ma io non ci tenevo a passare per colpevole, proprio per nulla. E forse è proprio per questo che a lui sarò sembrato un vile impunito. ;)

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