venerdì 11 ottobre 2013

La Sindrome del Loggione


C'è questo grande loggione che dà sulla piscina, no?
Io c'ho passato dieci anni della mia vita, dall'altra parte di quel vetro, ad insegnare. Che, a dire il vero, non c'era nemmeno il vetro, quando ho iniziato a lavorarci io. E ne son passati 13 anni, a non stare ne di qua ne di là.
Va beh, ma non importa non è degli anni che passano che volevo parlare.

I bimbi hanno iniziato il corso nuoto, no?
Così, dopo averli pisciati, cambiati e cuffiati si sale su questo terrazzone vetrato, al riparo dal caldo e dai rumori e si guarda dall'alto il mondo sottostante.
Una volta si facevano dieci minuti di ginnastica iniziale, dopo di che mandavano via i genitori che potevano andare a sfondarsi di paste alla crema in Corso Palladio fino a cinque minuti dalla fine della lezione.
Invece adesso stanno tutti lì, a fissare il mondo da un oblò di svariati metri quadri.
Io, combattuto tra la consapevolezza che si stava meglio quando si stava peggio e la paura che i miei figli possano crescere traumatizzati che il loro sia l'unico genitore che non sta lì a guardarli, scelgo l'insulsa via di mezzo: mi siedo e sbircio di tanto in tanto.
Provo a leggere ed ascolto i discorsi degli altri. C'è un papà che sta provolandoci con una giovane mamma. Discreto nell'approccio, a dire il vero: parla di figli ed impegni genitoriali vari. Ma io sono padre e so cosa gli passa per la testa, ti ho sgamato vecchio mio.
Poi c'è un capannello di mamme assortite che sgureggiano alla grande su acquaticità, didattica sportiva e caratteristiche che un docente deve avere per essere il miglior motivatore possibile: “Ma secondo me sono in troppi, con quella maestra”, “Ma non sarà troppo giovane?” “Ma non sarà troppo vecchia?” “Ma l'acqua sarà troppo fredda o troppo calda?” “Ma perché hanno messo mia figlia in quella corsia che lei è abituata a stare nell'altra?” “Ma non sarà presto per togliere i braccioli?” “Ma sarà vero che se fanno la pipì in acqua viene fuori una macchia rossa?” “Ma se guardo il ragazzo che mi piace in piscina, rimango incinta?”
E ansia a chili. Quasi che il corso sia una misura salvavita, che se non lo fai fare il bimbo ti muore.
E pensavo che, in fondo, quello che ci riesce meglio: stare su, dietro al vetro, al riparo dagli schizzi e dal caldo umido della vasca, a guardare gli altri lavorare e proiettare sugli altri le nostre debolezze, le nostre difficoltà.
Senza risolvere la paura più grande, che è quella di lasciarli là a divertirsi e di prenderci il tempo che ci serve per andarsi a sfondare di paste alla crema. 
 

mercoledì 9 ottobre 2013

Il blogger oscuro - il ritorno #strettchaps



Stamattina accendo il pc e trovo una sorpresa: Stratobabbo è stato rimosso.

Respiro. Smarrimento. Panico.

È durata qualche minuto, forse più di quanto meritasse.

A ben guardare non funiona nulla che sia collegato a Google: la posta, blogger, google+

Lo scrivo su Facebook, come sempre senza essere chiaro, a metà via fra la battuta e l'allarme. Che poi io se sono preoccupato aumento in modo significativo le battute.

Non risponde nessuno per parecchio tempo.

Nel frattempo un paio di amici mi mandano dei messaggi allarmati: non ci sei più.

Non ho, in ogni caso, il tempo per starci dietro e decido di lasciare sedimentare il tutto, compreso il mio allarme.

Non posso lavorare ma ogni tanto do un'occhiata per vedere se sia un problema solo mio.

Tutto tace.

Gmail mi dice che devo dimostrare di avere più di 13 anni o eliminano tutto.

Va ben, non è difficile, per quello. Non è chiaro se riavrò Stratobabbo come prima.

Tutto tace, a parte una webfriend che mi offre aiuto. Gradito, molto.

Forte no?

Mi veniva un parallelismo, fatte le dovute proporzioni (perché diciamolo che queste qua sono cazzate): su quante persone possiamo contare, in generale, su qualsiasi piattaforma ci troviamo, sia essa virtuale o reale?

Molto poche in fondo. Anche se abbiamo 2000 “amici” su facebook o 3000 numeri in rubrica

Vuoi perché c'è un gran casino e non si sente (o non si legge), vuoi perché un conto è passarsi le serate a ridere ma guardarci negli occhi nella difficoltà è più tosta, vuoi perché “scusa non c'ero”, ci sono mille scusanti, spesso valide, anche.

Ed avevo solo voglia di tornare a casa ad abbracciare Silver (che su facebook non c'è) e coccolarmi i bambini e, finché lo pensavo, realizzavo che non è vero che “non c'ero più”, ero semplicemente come Tony Stark alla fine di Iron Man 3 (attenzione spoiler): senza armature ma pronto a dire ancora “Io sono Iron Man”.

Non è il blog che fa di me El_Gae, sono io che do l'anima a Stratobabbo.

Potevo anche farne senza o pensare di ripartire da capo. 
Così che, quando finalmente anche Google si è ricordato che di anni ne ho quasi 40, quasi mi dispiaceva dover rinunciare a provarci. 
 

lunedì 7 ottobre 2013

Luna


Ho la Luna.
Io non so se si usa solo in Veneto questo modo di dire: “Avere la Luna”.
È tra l'altro intraducibile, per come la intendo io.
Sta ad indicare quel misto tra magone, insofferenza, inizio di depressione e voglia di litigare con qualcuno. Che finisce che non fai niente.
Ieri sera ne parlavamo con Silver e si giungeva alla conclusione che il Lunedì è spesso causa di Lune. Magari è prorpio per questo che si chiama Luna. Anche se è facile che ti venga di Domenica.
Ieri dovevo partecipare alla Superpippo e già sapevo che non potevo farla.
Dovevo però andarci Sabato, anche se in forma “privata”, ma non ho trovato anima che mi accompagnasse. Subito avevo pensato di corrermela da solo ma me lo hanno sconsigliato tutti. Proprio tutti, nessuno escluso.
“Guarda che se ti perdi o cadi e ti rompi qualche cosa ti trovano il giorno dopo quelli della gara”.
E così, in realtà, la Luna ce l'avevo già da Venerdì. Crescente.
Ero così girato che sabato ho fatto una cosa che non avrei mai pensato: sono andato a correre sotto la pioggia.
Correre sotto la pioggia non è male. Il brutto è fermarsi, soprattutto se fa freddo.
I rivoletti d'acqua che ti corrono giù per il corpo sono alquanto sgradevoli. Particolarmente quelli in faccia ed in mezzo alle chiappe. 
 
Al posto della SPippo una gustosissima messa di un'ora e tre quarti dove, almeno, abbiamo suonato e cantato bene. Non si fa per la gloria né per i soldi, oh, ma manco un grazie. 
Sto pensando all'ateismo. Anche per comodità.  
Ormai eravamo ai tre quarti di Luna. 
 
Oltretutto ieri sera finiva la quarta serie di Dexter, a detta di tutti l'ultima degna di nota, i bimbi si sono addormentati tardi ed un pezzo ce lo siamo pure persi.
E poi finisce demmerda. Ma demmerda demmerda. Da restarci secchi proprio. Che ti fa passare la voglia di vedere le prossime, non fosse altro che vuoi vedere quanto schifo fanno, visto che lo dicono tutti.
Così la Luna è aumentata. Ha fatto il colmo, diciamo.
E va beh! Adesso dovrebbe inevitabilmente calare, no?
Ieri sera i bimbi parlavano già di regali di Natale. “Al papà Babbo porta la roba da correre” ha detto Jack.
Runners di tutto il mondo: fatevi pure i vostri personal best!
A me basta questo per sentirmi un corridore.



Ah, ma non ci riuncio mica. Alla Superpippo, dico.
Andrò a farmela uno dei prossimi week end, c'ho già dei volontari.

giovedì 3 ottobre 2013

Superpippa

Quale stupido giochino di parole vi viene se vi dico Superpippo?
Non vale ve l'ho già detto io.
Ma nessuno o pochi di voi sanno cosa sia la Superpippo.
In realtà il nome completo è Superpippo Sarapache. Si legge come si scrive, anche se sarebbe bella la pronuncia all'americana, tipo Fort Apache, no?
Apasc. O Apaci, come sarebbe corretto.
Tant'è, ve la presento.
È questa

Trattasi di gara in salita. 1500 metri di dislivello in circa 11 chilometri. Aggiungeteci che i primi tre chilometri sono facili e per differenza immaginate cosa sono gli altri otto.
Qui in provincia di Vicenza quasi nessuno sa di cosa si tratti di preciso ma tutti l'hanno sentita nominare almeno una volta.
Di solito è associata ad imprese da superatleti, di quelli che non solo sono magretti e belli tosti ma pure dei convintoni esagerati.
E tu che centri, direte voi?
Niente. In effetti.
Solo che l'amico Franz l'ha buttata là a mo' di battuta in primavera e poi abbiamo pure iniziato a crederci.
Così è qualche mese che ci si allena in salita con una discreta costanza.
Chiederete, o forse no: ma sarai dimagrito tantissimo, no?
No
Quasi nulla.
Però mangio con meno senso di colpa.

Poi non ci posso neppure andare alla Superpippo, perché è saltato fuori uno che parla male delle chitarre ed io devo andare a strangolarlo con una corda di ferro.

Però mi rompe non andarci a 'sta Superpippo, no?
Allora che faccio: diramo un comunicato a tutti gli amici sportivetti e gli chiedo se vengono con me Sabato invece che domenica.
Certo non sarà la stessa cosa. Ma è meglio di non farla proprio, credo. 
Oh, plebiscitario accordo.
Sul no.
Ma ho ancora un paio di speranze.
La farò, sono fiducioso.
Quindi può darsi che muoio. E questo sarebbe il mio ultimo post.
Certo, sarebbe un gran bel ultimo post di merda.

lunedì 30 settembre 2013

Lacrime in Paradiso


Ci sono cose che ti prendono a tradimento, nel bel mezzo di una spolverata al mobile della sala.
Cioè, tu sei lì, straccio alla mano e spruss spruss nell'altra, hai appena controllato che i bimbi in giardino non si stiano sepellendo vivi a vicenda con il badile di ferro che l'amorevole nonno ha confezionato ad hoc, o che non si siano attaccati l'uno con altro per le caviglie al trattore a pedali, per girare trionfalmente attorno alla casa come il pieveloce Achille con il prode Ettore e ti metti un disco nello stereo.
De Andrè, no. Serve roba energetica
I Gang, no. Per oggi niente impegno sociale
I Modena, uhm, i bimbi già te li fanno sciroppare in macchina.
Guccini, per carità.
Testa, Conte, Fossati? No no, stiamo spolverando, non voliamo troppo alti.
Passiamo alla sessione anglosassone:
Pink Floyd, Dire Straits, non c'ho voglia, troppo complicati.
Rolling Stones... quasi quasi
Clapton.
Eric Calpton is God, scrivevano sui muri di Londra negli anni settanta.
Ci sono poche cose che ti fanno vincere la pigrizia e preparti tutto il set Fender come la musica del vecchio Slow hand.
Ma tu stai spolverando e canti a squarciagola (vivere in campagna ha i suoi porci vantaggi).
Finchè, ad un certo punto, finchè ti accanisci su di un alone del microonde.. Would you know my name, if I saw you in heaven? Would you be the same?
Ricordo quand'è uscita, poco tempo dopo la morte del figlio; avevo trovato un po' eccessivo un tale successo legato ad una disgrazia così grande. Ed un po' mi era scaduto, il vecchio Eric, dopo quel bellissimo disco acustico. Eppure il pezzo è così perfetto, così incredibilmente riuscito.
Dice Igor Salomone che la felicità della genitorialità è solo parziale perché ti fa scoprire cos'è il terrore della perdita.
Ha fatto quello che sapeva fare ManoLenta per buttare fuori il più grande dolore che può capitare ad un padre. Ma non ha fatto solo questo.
Non è solo la morte del figlio che ci allontana da lui. Potrebbe essere la nostra morte ed il pensiero, terribile, di cosa accadrà loro dopo, senza di noi.
Ed è anche la paura di sbagliare, di farli scappare da noi.
È la paura che per i nostri figli, un giorno, non saremo nulla o, peggio, un peso o un brutto ricordo.
È la paura che non ci riconoscano, che si voltino dall'altra parte e, quando finalmente avremmo noi bisogno di loro, se ne siano andati.
“È molto bella questa canzone, papy”.
“Si, Mary, è molto bella” le rispondo fissando i miei occhi lucidi sul vetro del forno.
“Gioca fuori con i tuoi fratelli, dopo il papà te la suona con la chitarra” 

 

martedì 24 settembre 2013

All'incontrario va


Sono giorni di crisi creativa, non c'è che dire.
Ho in testa almeno quattro cinque argomenti per il blog ma come mi ritaglio cinque minuti per scrivere, succede qualcosa che mi fa passare la voglia di parlare di quell'argomento.
Che poi non sono tanto bravo a pianificare un post, questo l'ho già detto spesso. Mio figlio rutta, mi viene una riflessione e Silver dice: facci un post.
Poi il giorno dopo vedo uno che passa e cambio direzione, senza sapere dove andrò.
Mi piace perdermi, in sostanza.
Mi sono perso un po' anche ieri che sono andato a Mestre a fare una lezione ad una specie di master.
Non è che voglio sminuire il master definendolo “una specie” ma, a dir la verità, non dev'essere sta gran cosa, sto master, se si accontentano di docenti come me.
Infatti l'ho detto ai ragazzi: guardate che io a scuola ero l'ultimo della classe, fatevi i vostri conti.
Nel frattempo ho capito di cosa volevo parlare.
Ho preso il treno.
Vabbè, oh!
Io ho fatto il pendolare per sei anni con il treno, quando studiavo all'università. Se per una volta, a distanza di più di dieci anni ti ritrovi sullo stesso marciapiedi ad aspettare lo stesso treno (sicuramente la stessa ora ma, ad occhio e croce, anche le stesse carrozze) un po' la malinconia ti viene, no?
Il regionale delle 7,25. Il carro di bestiame.
Se fossero già iniziati i corsi sarebbe stato difficile perfino salirci, di lunedì.
Invece non c'era tantissima gente. Qualche lavoratore fuori sede, qualche studente.
Ti accorgi lì che gli anni son passati. Non tanto perchè tu ti percepisca più vecchio. Io mi sento sempre uguale. Sono sempre stato grassottello, ho sempre avuto la barba alla cazzo ed anche il giubbotto blu. Ieri mattina mi pareva di essere un universitario. Poi li vedi gli universitari e tu pensi che siano in gita con le medie.
E pensi: “Ma quanto presto si iscrivono all'università al giorno d'oggi?”
E poi ti danno del lei e ti lasciano sedere (non è vero ma credo che la prima volta che succederà mi farà un certo effetto).
Però ci si innamora sempre in treno.
C'è questa bellissima ragazza con le cuffie dell'Iphone.

Risponde in italiano con un accento toscano, pare: “Ha mangiato? Hai trovato la tuta
da mettergli?”
Ci sarebbe da parlare fino Mestre di figli, colazioni e tutine.
Invece apro il mio libro e aggiungo viaggio al viaggio.
E aggiungo non detto ai non detti e sogno ai sogni.

venerdì 20 settembre 2013

Ad Personam


Volevo fare un videomessaggio ma non sono riuscito a sistemare la libreria Billy che è piuttosto incasinata. Credo che sarebbe poco efficace un'inquadratura con dietro uno scaffale dove convivono l'Anatomia del Gray, una manuale di psicologia della riabilitazione, Jo Nesbo, Benni, Pennac, l'equipaggiamento da corsa (non sempre ben piegato e riposto), scampoli di carta da regalo, scatole con dentro il finimondo, un cestello con tutti i caricabatterie di chissadichecazzo.
Potevo metterci davanti alcune foto di famiglia, in effetti. Ma è raro trovare una foto dove ci siamo tutti e cinque e, ammesso che la si trovi, dietro c'è la libreria Billy di cui sopra, per cui siamo punto e a capo.
Poi, diciamolo, chi mi ha conosciuto di persona lo può confermare, ho un accento veneto piuttosto marcato e televisivamente non rende un granchè.
Però mi piacerebbe far sapere le mie idee agli italiani, alla stragrande maggioranza degli italiani. Quei tanti che mi leggono e mi danno fiducia anche se, mannaggia a loro, non sono mai tanti a sufficienza per farmi vincere alcunchè. Nemmeno una nomination ai MIA che, in ogni caso, sono governati da una lobby di genitori comunisti.

Ma non perdiamoci in chiacchere.
Se mi eleggete farò mettere in centro, negli ospedali e nei centri commerciali dei parcheggi dedicati e gratuiti per le famiglie con tre figli. Saranno coperti da una pensilina per la pioggia, vicini agli ingressi e fuori dal pericolo delle altre auto. Così, se siete sole (escludiamo a priori che i papà possano uscire da soli con tre figli, mi raccomando), potete scaricare i pargoli in tutta tranquillità.
No, se ne avete due parcheggiate dove trovate, scendete con la pioggia, ne fermate uno con una gamba ed uno con il sedere finchè cercate di ricordarvi come ostrega si apre quel dannato passeggino.
No, non vale neppure se ne avete quattro, cazzi vostri, dovevate starci attenti.
A poi, sempre per chi ha tre figli, vorrei che per legge venissero esonerati dai compiti a casa i bambini dell'asilo.
Si, avete capito, bene, cari italiani! Quelle gustose attività che si devono compiere a casa tra genitore e bambino: il disegno da fare assieme, le foglie secche da raccogliere per il collage, il cobra vivo da catturare per l'esperimento euristico. Se ne hai uno solo di figli, corri a cercarti il cobra. Se ne hai tre, niente. Dove li trovo tre cobra dalle sei di sera in poi, dopo una giornata di lavoro?
Fatico a trovare le foglie secche, figuriamoci il cobra.
Si, lo so che rinsalda il rapporto genitori-figlio ed è un'occasione di svolgere un'attività piacevole con il piccolo. Ma è questo il punto: se devo farla uno a uno finisco a notte fonda. Se la faccio in gruppo servono i marines.
Questa la estendiamo anche a chi ne ha quattro o più, ok?
Poi metterei per legge l'obbligo del tre per due.
L'obbligo, capito?
Io do forza lavoro allo stato, lo stato mi ripaghi, cristosanto!
Non posso comprare un trattorino a pedali e nemmeno due. Non ci giocano con due trattorini a pedali, ok?
Se li litigano.
Lo stesso per le biciclette.
Oppure: c'è crisi e non ci sono fondi? Istituiamo una legge per cui sei in contravvenzione se tieni in soffitta un trattorino a pedali od una bici inutilizzata. Se non ti serve prestala a chi ha tre figli. Sennò paghi la multa e con i soldi della multa compriamo un trattorino a pedali per chi ha tre figli.
Basta con lo spreco dettato dai comunisti. Conoscete comunisti con tre figli, voi?
Basta, cari italiani.
Viva l'Italia, Viva la Fig...lia e anche gli altri due.