tanto par essare ciari: dire de
essare veneti e de parlare veneto e de essare contenti de farlo non
vol dire essare leghisti.
tred.
(disclaimer: essere veneti, parlare
veneto ed esserne fieri non ha nulla a che vedere con l'essere
leghisti)
Che sono veneto penso si fosse capito.
In realtà la mia venetezza o venetitudine è parecchio mitigata
dalla parola scritta che risparmia all'interlocutore per lo meno
l'accento (che credo si senta in modo deciso) e le scivolate sulle
bucce di banana dialettali che, quando parlo, escono ogni tre parole:
sole, cuore e amore tanta bona gente .*
Di solito per trovare la frase
corrispondente in italiano è sufficiente che mi fermi un attimo,
faccia un bel respiro, giro su me stesso, ancora, mi tocco i piedi
con le mani, gambe belle dritte e voilà.
Non sempre però esiste una
corrispondenza. Alcuni concetti sono davvero intraducibili ed un
peccato non poterli trasmettere.
Il veneto è una lingua viva (ci sono
differenze di pronuncia e anche di termini anche solo a pochi km di
distanza), solo orale (alcuni suoni sono impossibili da riportare e
comunque non sono codificati) ma soprattutto, ed è qui che la
vicenda diventa drammatica per i foresti (quelli da fuori),
parlata praticamente da tutti (da molti anche esclusivamente). Qui riusciamo a fare un incontro con il direttore delle Ulss, i sindaci e i medici di base, tutta in dialetto.
Ma ora veniamo a noi: in futuro potrei
non riuscire sempre a concentrarmi e tradurre per bene i concetti.
Per cui riporto alcune espressioni che potrebbero ricorrere nei
futuri post. Intanto qualcuna, poi in futuro, magari se mi ricordo,
integro. O forse faccio una pagina a se.
Iniziamo dai classici:
Mona: letteralmente
significa vagina. Viene usato anche come sinonimo di tonto o cretino.
Famosa la canzone dei Pitura Freska: “So
mato par la mona pi mato dei cavai”
Casso: lett.
pene. È però un tipico intercalare delle persone anziane che ormai
ha perso la connotazione volgare. I miei nonni lo dicevano
spessissimo ed ho scoperto solo da grande la correlazione con il
“cugino” italiano.
Smonamento o esare smonà: tipo esempio di parola transgender: basta
cambiare il sesso... Scazzo, essere scazzati
Boresso (essere imboressà):
euforia incontrollata tipica dei bambini ma non esclusivamente.
Cueo: è
facile = culo. Però è per far capire la pronuncia: la “e” è un
po' l ed un po' assente. Chiaro no?
Puteo: bambino
piccolo
Tosi: ragazzini,
ragazzi. Tosetti è sinonimo di putei
Vecio: vecchio,
usato anche per chiamare un amico con cui si è in confidenza “Ciò,
vecio”
Pare: Padre
Mare: Madre.
Legati a questi ultimi due ci sono delle “frasi fatte”
carinissime che riporto: “la roja de to mare, el beco de to pare”
Roja: (la
J si legge come la i). Femmina del maiale (che si dice mas-cio)
Becco: Stambecco,
caprone, animale con le corna (come to “pare”)
Per
il momento è tutto gente.
* (è un gioco di parole veneto
che parte dal fatto che “a more” significa muore. “a” serve a
sottolineare la fatalità)
Il dialetto è cultura.
RispondiEliminaMa scusa, scravasso non lo metti? O dalle tue parti non si usa? I miei amici non veneti hanno imparato subito questo termine ed e' uno dei loro preferiti! Forte questo post, io sono padovana, ormai vivo fuori veneto da 7 anni ma sto per tornare!
RispondiEliminaAlice
Io sono spesso imboressà! :)
RispondiEliminaP.S. Ho un amico veneto che è tutto il contrario di un leghista :)
T'e fa propri ben, varda.
RispondiElimina(lett. "hai fatto proprio bene" slang:"hai tutta la mia stima, fratello").
Che però mica è veneto, ovvio. E' laghee.
Susibita
hahahahah e spantassare no?? :-P complimenti per il blog!!! e comuqnue, una parola che spesso attira i non veneti è barbastrejo :-)))
RispondiElimina@ anonimo (chi sei?): barbastrejo, yeah!
RispondiElimina@ susibita: laghee, fico!
@ ale: e siamo in molti, non leghisti
@ alice: Scravasso non l'ho messo, temevo di chiamare la pioggia ;)
@ Velma: ;)
Perchè il veneto (come il sardo) non è un dialetto ma una lingua (cit). Alla caccia del dizionario ;-)
RispondiEliminaIo sono foresta ma ormai sono quasi vent'anni che vivo qui, capisco perfettamente il dialetto ma non lo parlo per rispetto (l'accento toscano mi renderebbe ridicola). Mi piace la commistione tra le lingue che il veneto porta con sé, la costruzione della frase alla tedesca... e mi piace il suono. Hai dimenticato di citare il DC, che secondo me è quanto di più versatile si possa trovare in un intercalare! :)
RispondiEliminamaddai, non sapevo che parlaste dialetto anche nella vita. Qui in romagna è abbastanza in disuso, io stessa lo capisco ma lo parlo male e sentirlo parlar bene mi fa tanta tenerezza :)
RispondiEliminaa so stè alla fira ad san lazar ohilì ohilà (cit)
(sono stato alla fiera di San Lazzaro, ohilì ohilà)
@ polly: grande Francescone ;)
RispondiElimina@ Mafalda: non posso crederci che in 20 anni non abbia perso il tuo accento toscano
@ luci: è una lingua piuttosto mobile per avere un dizionario. Troppo mobile...
Io sono di Trieste e quindi ci capiamo abbastanza, la pronuncia è decisamente diversa, ma le parole alla fin fine son quelle dai! Il mio problema è che a volte credo che delle parole in dialetto siano in italiano....fino ai 10 anni ero convinta che "scovazze" fosse italiano(immondizie, si dice anche da voi?). Se hai voglia fatti un giro sul mio blog ;)
RispondiElimina@ Antonella: farò un post sulle italianizzazioni. Scovazze è geniale (Scoasse).
RispondiEliminaSe non l'hai letto ti consiglio LIBERA NOS A MALO (Malo è un paesino veneto) di Luigi Meneghello: è un romanzo scritto in italiano, ma è anche un poetico inno al dialetto veneto, una vera miniera di memorie che si legge con gran divertimento (anche per i non veneti: io sono lombardo ma ho adorato quel libro).
RispondiEliminaEccolo, lo aspettavo 'sto post! :)
RispondiEliminaM'inviti a nozze così... :D [Sociolinguista mode on] - Dalle mie parti, il dialetto - che, poi, secondo i linguisti non è da considerarsi un dialetto, ma un vero e proprio idioma come la lingua veneta, lombarda, sicula, ect... - pur se è ancora molto vivo nell'uso, nelle nuove generazioni si assiste ad un italianizzazione sempre crescente, che porta i giovani a forme linguistiche sempre più "sporche", e ciò è un peccato (ci vorrebbero una normalizzazione ed normativa serie, in modo da preservare quello che è risaputamente un patrimonio mondiale; ma lo Stato non lo fa quasi per l'italiano, figuriamoci per il napoletano!).
Per dire, io il napoletano l'ho imparato relativamente da grande e non proprio in famiglia, perché i miei ingenuamente e inconsciamente mi hanno imposto - cosa che in generale non ho mai compreso e condiviso molto - sempre un "Parla bene!" se mi scappava qualche parola in lingua partenopea (non è colpa loro, poveretti :), ed il discorso è più complicato. Si è passati man mano da essere madrelingua napoletani, a una diglossia quasi totale a qualcosa che ancora non si capisce... [/Sociolinguista mode off]
Scusami per il papello, è stato più forte di me! :P
Ad ogni modo, come ho già avuto modo di dirti: quanto me piase el veneto! :D
P.S.: Non so se c'eri già, ma io avevo scritto addirittura un piccolo corso di lingua e cultura sul blog :)... Manca solo la parte finale, il test di verifica per il rilascio dei diplomi. :D
RispondiEliminaDici che è tempo di riesumarlo?! ;)
boresso è bellissimo..
RispondiEliminaio sono di verona, quindi differenze ce ne sono.
a me piace anche tantissimo brasa cuerta e fare sbasissego con la sedia!
@ lulli: brasa cuerta qui è bronsa cuerta. Sbasissego posso arrivarci ma non la conoscevo. Comunque benvenuta
RispondiElimina@ Vince: riesuma, riesuma. E parla dialetto
@ Zio: certo che l'ho letto e confermo che è bellissimo. Hai fatto bene a citarlo. E ti dico anche che Malo, dalla sala mensa sopra il mio ufficio, si vede là, in fondo, prima dei colli.
E' bello il veneto, cio'...
RispondiEliminaMa ai bocie, ghe insegnèo el diaeto o l'itagliano?
RispondiEliminae come si dice: sto imboressà? sono imboressà?
RispondiEliminaAh, ma io lo parlo, lo parlo... e un pensierino sulla riesumazione ce lo faccio, promesso. :)
RispondiElimina@ economistapercaso
RispondiElimina...so imboressà.
Ricordo una discussione con una collega di Italiano, di origine marchigiana romanizzata. Era sconvolta dal fatto che i suoi ragazzi parlassero in dialetto e non conoscessero le corrispondenti parole italiane, spesso.
Le spiegai che per noi veneti, il dialetto è una madrelingua: noi pensiamo in veneto e traduciamo in italiano. Risposta . il veneto, come tutti i dialetti, NON è una lingua, e mai lo sarà, perchè un dialetto, per definizione, NON HA tutte le parole. Obbiettai che Venezia aveva avuto un impero commerciale durato + di 500 anni, come avrebbe fatto, senza tutte le parole ? Niente da fare ! E questa formava i nostri figli !
Cossa dove farghe, massarla ? No a ga miga sentio rason, eh !
Pdre Dante, abbi pietà di lor !
Anonimo SQ
PS sono tutt'altro che leghista, ma par piasser....!!!!
@ economista: ti ha già risposto l'anonimo veneziano SQ
RispondiElimina@ anonimo SQ: però è anche vero che è difficile da codificare, no? Anche se, oggettivamente, è usato coì tanto che ridurlo a semplice dialetto è un peccato
@ nico: parliamo loro in italiano. Il dialetto lo impareranno per "immersione". Ghe pensa i zii
accidenti, questo post ha riscosso più successo del previsto ;)