martedì 27 gennaio 2015

Eppure deve esserci un modo


Eppure deve esserci un modo...
Si, mi sto ancora arrovellando sulla questione della settimana scorsa. No, non la spalla, che va un po' meglio, grazie a tutti quelli che hanno manifestato solidarietà, ma la mia voglia di raccontare ai ragazzi qualche cosa sulla giornata della memoria.
Ho provato qualche “abbocco”, buttando lì una frase a cena tipo: “domani è la Giornata della Memoria, certo che è pazzesco quello che hanno fatto i nazisti nei lager”. Niente continuano a giochicchiare con il piatto e la minestra.
Eppure se dici a mezza voce “Certo che la taldeitali è proprio una grandissima zoccola” immediatamente Marichan parte con “Chi? Mamma chi? Papà chi? Di chi parlate?”
Ma niente, Maria, di una compagna di scuola della nonna che abita lontano”

Eppure deve esserci un modo...
Tempo fa non riuscivo a spiegarmi perché non ci fosse un'inica giornata della memoria, per le vittime di tutte le dittature e lo incorniciavo nella solita difficoltà ad elevare lo sguardo al di sopra della classica divisione “di destra” e “di sinistra” .
Ma sbagliavo, al netto della politicizzazione che c'è indubbiamente stata, forse di giorni della memoria ne servirebbero ben di più e dovrebbero essere così tanti da non riuscire più a distingure la destra dalla sinistra, proprio come le dittature che, alla fine, finiscono per assomigliarsi anche se sono partiti da assunti completamente differenti.

Eppure deve esserci un modo...
Da quanto tempo sento parlare della Shoah? Quando ero piccolo sicuramente non se ne parlava. Credo che non sia mai capitato alle elementari (poi il ricordo è molto sfumato, se vogliamo lasciare il beneficio del dubbio). So per certo che per la gita di terza media a Vienna (ho fatto le scuole in centro, c'erano li ricchi) si era ipotizzato un passaggio a Mauthausen ma poi non ci si è andati. C'era la canzone di Guccini, si, che si capiva quasi solo dal titolo, se nessuno te la spiegava.
E basta, non ho memoria di giorni della memoria. Quindi, mi dico, se anche non comincio subito, ora che hanno cinque anni, non può succedere nulla di male.

Eppure deve esserci un modo...
Se nonostante tutto, nonostante siano anni che si vedono film e documentari, si leggono storie, ancora ci lascia di sale, conoscere quello che è stato, quello che ancora è in molte parti del mondo e a volte ho l'impressione che preferiamo pensare all'orrore passato per non dover affrontare quello presente ma comunque non ci lascia indifferenti, mai.

Eppure deve esserci un modo...
Per quei bimbi là, che sono passati per quei campi ed hanno vissuto la morte. Saranno riusciti quelle mamme e quei papà a spiegare ai loro figli tutto quell'atrocità?
Io non ne sarei capace, sono sincero. Perfino ora, con il culo al caldo, non riesco a trovare le parole.

8 commenti:

  1. Sarà una cosa un pò ribollita: ma far vedere il film di benigni? O raccontarglielo...
    Poi comunque ci pensa la scuola, te la fanno venire a noia la memoria alla fine.

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    1. Il film di Benigni non so. All'inizio mi era piaciuto poi mi ha un po' stufato, mi pare un po' edulcorato... devo riguardarmelo per capire.

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  2. Io ricordo invece che alle elementari (io sono del '75) le nostre maestre invitarono il nonno di una nostra compagna di classe che aveva vissuto l'esperienza dei campi a portare la sua testimonianza. Raccontava queste cose e piangeva davanti a tutti noi bambini, fu un'esperienza in qualche modo dura ma utile a toccare con mano il dolore che l'odio ingiustificato può provocare. Probabilmente oggi non darebbero più il permesso di fare una cosa simile.

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    1. Oggi non so. DI sicuro quando alle elementari c'ero io non lo facevano (e dire che siamo quasi coetanei). Dipendeva proprio tutto dalle maestre.

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  3. I miei sono ancora troppo piccoli, ma sì il problema di come raccontare quelle atrocità c'è. L'unica cosa che so per certo è che non utilizzerò termini come Olocausto o Shoa, perché rimandano all'idea di un sacrificio religioso, un'offerta alla divinità, che a mio avviso non c'entra nulla con il genocidio degli ebrei. Il termine esatto è genocidio, usiamolo. Mi sembra anche un termine più in linea con la realtà storica: un popolo che aveva deciso razionalmente e lucidamente di eliminarne fisicamente un altro, senza alcun intento religioso o spirituale...

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    1. Sono d'accordo. Anche se la lingua è viva ed ormai Olocausto e Shoa possiamo considerarli sinonimi di genocidio, no?

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  4. Noi abbiamo iniziato mentre guardavamo Indiana Jones e l'ultima Crociata.
    Elisa è rimasta sconvolta dal rogo di libri, che lei adora, allora le abbiamo detto delle camere a gas... Ma penso che il fatto dei libri le sia rimasto più impresso.

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    1. Beh, se ha capito i libri è già a buon punto.

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