mercoledì 16 aprile 2014

Vengo anch'io


Ieri sono stato ad un funerale.
Una collega, in senso ampio del termine; nel senso che facevamo lo stesso lavoro in due posti diversi e spesso si lavorarava assieme su progetti o casi particolari.
Giovane e brava. Una perdita in tutti i sensi.
La cosa che più di tutto mi ha colpito è stata che lei si era preparata il funerale: aveva scelto i canti, le letture, aveva parlato con il prete per i dettagli. Aveva detto: “Che sia una festa”.
Diosanto! Ho pensato. Certo, molte volte ho partecipato a funerali dove la maggior parte delle ritualità proposte non sarebbero piaciute al diretto interessato. Ancora peggio quando c'è l'esercito di amici e conoscenti che fa a gare per proiettare sul caro estinto: “lui avrebbe voluto, lui avrebbe detto”.
Per non parlare dei saluti stereotipati, di rito, con la poesiola presa da internet che è uguale uguale a quella del funerale precedente.
Forse a questo avrà pensato la povera collega nell'aprire il libro dei canti del coro in cui anche lei cantava (ad averlo saputo quante volte avremmo potuto parlare di musica e canto invece che delle sfighe quotidiane) per scegliersi i canti da cantare al suo funerale.
Ma che forza ci vuole?
Non so...
Silver dice che la peggio capita a chi muore, che la sua vita finisce.
Io dico che il peggio è per chi rimane.
La verità è forse, come sempre, che delle disgrazie non si fa classifica, ad ognuno tocca la sua. Al limite chi è fortunato può scalare in fondo alla fila, se avrà la grazia di potersene rendere conto, per discrezione. E decenza.


p.s. scrivo pochino ultimamente: c'è la campagna elettorale, il bilancio al lavoro, un po' non ne ho voglia... ma c'è anche una cosa bella
Quei matti di Genitoricrescono devono aver finito le gocce e mi hanno proposto una rubrica con cadenza mensile. I miei contributi li trovate qui ma leggetevi anche il resto del sito, se non lo avete ancora fatto. Se penso a chi ci scrive ancora non mi capacito 

9 commenti:

  1. Accidenti mi dispiace Gae!
    Ti posso dire che in 17 giorni tra dicembre e gennaio sono stata a tre funerali, di cui uno che mi toccava davvero molto da vicino. E quest'ultimo è stato orribile. Le volontà del defunto sono state completamente stravolte dalla compagna che ha voluto imporre i suoi credo e le sue abitudini su quelle che erano le opinioni e i credo del defunto. Una cosa orribile. E qualche episodio macabro. A sapere di dover morire pure io mi organizzerei il funerale prima.
    Su chi abbia la peggio non saprei dirlo, nel mio caso il peggio è toccato a noi che siamo rimasti. E la gara c'è sempre, così come i gossip. tante ciacole e poco rispetto per chi non c'è più.
    Mando un abbraccio alla famiglia ed agli amici della tua collega

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  2. Mi dispiace tanto per la tua collega.
    Io il mio funerale, ad ogni buon conto, me lo sono già redatto anni fa.
    P.S.
    Sono contenta per la tua rubrica!

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  3. Non so che dire: da un lato sembra una cosa bella, personalizzare il proprio funerale, dall'altro sembra testimoniare la nostra incapacità di accettare che a un certo punto si debba finire, si debba (per fortuna o purtroppo) svanire.
    Io, che faccio lo scrittore, a volte penso che non avrei voglia nemmeno di pianificare possibili pubblicazioni postume. Sul funerale, poi, concordo (ed è una delle rare volte che accade) con mio padre: sia io che lui non lo vogliamo proprio. Vogliamo andarcene in discreto silenzio. Come cenere dispersa nel vento. Chi ci vuole bene ci vuole bene in vita. Di sfilate dolenti DOPO (magari neppure sincere) non sapremmo che farcene.

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  4. Ne ho conosciute anche io di persone che si sono personalizzate il funerale. E' che lo sapevano da molto, che sarebbero andate. Voglio dire, più di noi che tanto lo sappiamo tutti. Mia zia mi dettava il necrologio, per dire. E poi ieri su fb ho letto questo, e te lo copio: Fa’ che sia un fisico a parlare al tuo funerale. Fa’ che un fisico parli alla tua famiglia in lutto della conservazione dell’energia, così che capiscano che la tua energia non è morta. Fa’ che il fisico rammenti a tua madre, distogliendola dai singhiozzi, la prima legge della termodinamica; che nessuna energia è creata nell’universo e nessuna è distrutta. Fa’ che tua madre sappia che tutta la tua energia, ogni vibrazione, ogni unità di misura di calore, ogni onda di ogni particella che era il suo amato bambino rimane con lei in questo mondo. Fa’ che il fisico dica a tuo padre, mentre piange, che di tutta l’energia del cosmo, tu ne hai data tanta quanta ne hai ricevuta.
    E a un certo punto, il fisico scenderà dal pulpito e andrà dal tuo amato, che ha il cuore in pezzi, lì in prima fila, e gli dirà che tutti i fotoni che abbiano mai rimbalzato sul tuo volto, tutte le particelle i cui percorsi siano stati interrotti dal tuo sorriso, dal tocco dei tuoi capelli, centinaia di trilioni di particelle, sono corsi via da te come figli, le loro strade cambiate per sempre da te. E alla tua vedova, tremante nell’amorevole abbraccio della vostra famiglia, possa il fisico far capire che tutti i fotoni che sono rimbalzati via da te sono stati raccolti nei recettori di particelle che sono i suoi occhi, che quei fotoni hanno creato in lei costellazioni di neuroni elettromagneticamente carichi la cui energia vivrà per sempre.
    E il fisico ricorderà agli astanti quanta di tutta la nostra energia è rilasciata sotto forma di calore. Potrebbero esserci alcuni che si fanno aria con un foglio, mentre lo dice. Egli dirà loro che il calore che è fluito attraverso di te in vita è ancora qui, è ancora parte di tutto ciò che siamo, anche mentre noi, addolorati, continuiamo nel calore delle nostre vite.
    E fa’ che il fisico spieghi a coloro che ti hanno amato che non hanno bisogno di avere fede; anzi, proprio non dovrebbero avere fede. Fa’ che sappiano che possono misurare, che gli scienziati hanno già misurato con precisione la conservazione dell’energia e che il loro riscontro è accurato, verificabile e consistente attraverso lo spazio e il tempo. Spera che la tua famiglia comprenda queste prove e si accontenti del fatto che la scienza è salda, e che trovi conforto nel sapere che la tua energia è ancora tutt’attorno. Secondo la legge della conservazione dell’energia, neanche una piccola parte di te se n’è andata. Sei solo meno ordinato. Amen.
    Trascrizione di un discorso dello scrittore Aaron Freeman per il programma radiofonico “All Things Considered” su NPR News.

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    Risposte
    1. "Secondo la legge della conservazione dell’energia, neanche una piccola parte di te se n’è andata. Sei solo meno ordinato. Amen."

      Amen.
      Bella visione. Che poi non è una visione.
      Un abbraccio, Gae.

      Susibita

      p.s. complimenti per la rubrica: perchè? che ti stupisce? non sei da meno di chiunque altro già ci scriva =).

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  5. mi dispiace molto.
    Mi è capitato più volte di partecipare a funerali e sentire nella predica descrivere la persona in maniera totalmente diversa... forse sarebbe meglio nn fare niente. Non so...

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